Stenosi vertebrale: cause, sintomi, intervento, rischi

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Cos’è una stenosi?

In campo medico con il termine “stenosi” si indica un “restringimento”, che può verificarsi a carico di diverse strutture del nostro corpo, come ad esempio

  • un orifizio (ano, vagina),
  • un canale (canale vertebrale, uretra, uretere, …),
  • un organo cavo (stomaco, intestino, trachea, esofago, cuore, …),
  • un vaso (vene, arterie, vasi linfatici).

Una stenosi causa sempre un ostacolo al normale passaggio delle sostanze che in condizioni fisiologiche attraversano normalmente queste strutture, come ad esempio

  • sangue,
  • linfa,
  • bolo alimentare,
  • urina,

Questo ostacolo può essere più o meno grave, a seconda del grado di restringimento che si è verificato; in base a questo aspetto si parla di

  • stenosi lievi,
  • stenosi moderate,
  • stenosi severe (o serrate).

Quando la stenosi interessa la colonna vertebrale si parla di stenosi spinale (o stenosi vertebrale).

La stenosi spinale può svilupparsi in qualsiasi tratto della colonna vertebrale ma, solitamente, riguarda

  • la zona lombare (stenosi lombare)
  • o cervicale (stenosi cervicale).
Rappresentazione grafico-schematica della stenosi spinale

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Richiami di anatomia

La colonna vertebrale è costituita da 33-34 segmenti ossei, chiamati vertebre, articolati fra loro e con le strutture ossee vicine. In particolare si distinguono:

  • 7 vertebre cervicali,
  • 12 vertebre toraciche (o dorsali),
  • 5 vertebre lombari (o addominali),
  • sacro e coccige.

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Più nel dettaglio

  • Le vertebre cervicali sono presenti nel collo: la prima vertebra è collegata con l’osso occipitale del cranio e l’ultima vertebra con la prima vertebra toracica.
  • Le vertebre toraciche sono presenti nel petto: ogni vertebra toracica è collegata ad una delle 12 coste corrispondenti della cassa toracica.
  • Le vertebre lombari si trovano in addome e l’ultima si collega con il sacro.
  • Sacro e coccige costituiscono l’ultimo tratto della colonna vertebrale. Sono due ossa presenti nella pelvi, derivate dalla fusione di numerose vertebre primitive: si collegano con le ossa dell’anca, contribuendo alla formazione del bacino.

Tutte le vertebre della colonna vertebrale sono sovrapposte, cioè poste una sopra l’altra, divise solo da un cuscinetto fibrocartilagineo detto disco intervertebrale, a costituire un unico stelo osseo flessibile al cui interno prende forma il canale vertebrale contenente il midollo spinale.

Le vertebre, inoltre, sono ossa brevi: anatomicamente si distingue un corpo ed un arco che insieme formano il foro (o forame) vertebrale ; da ogni foro passa un nervo spinale , cioè le fibre nervose che si diramano dal midollo spinale. In totale nel corpo umano ci sono 33 paia di nervi spinali con doppia radice motoria e sensitiva.

Il midollo spinale ha colore bianco ed è lungo in media 45 cm e spesso 1 cm. All’altezza della 1ª-2ª vertebra lombare si restringe diventando cono midollare e continua sotto forma di lungo e sottile filamento, detto filamento terminale. Le radici degli ultimi nervi lombari, dei nervi sacrali e di quello coccigeo si raccolgono intorno al filamento terminale formando la cauda equina: questi nervi lunghissimi e a decorrenza verticale, infatti, ricordano proprio la coda di un cavallo.

Protetto dalle meningi spinali e dal liquido cefalorachidiano, grazie anche ai suoi mezzi di fissità, il midollo spinale segue la colonna vertebrale

  • nelle sue fisiologiche curvature, acquisendo una tipica forma ad S italica,
  • ed in tutti i suoi movimenti senza entrare mai in contatto con superfici ossee.

Cause

Diverse condizioni cliniche,

  • congenite (cioè presenti sin dalla nascita)
  • o acquisite (cioè subentrate in seguito),

possono essere causa di stenosi spinale.

I casi di stenosi spinale congenita sono dovuti a deformazioni della colonna vertebrale presenti fin dalla nascita e sono rarissimi.

In oltre il 90% dei pazienti si riconosce al contrario un’eziologia acquisita; generalmente la stenosi spinale è causata da una malattia degenerativa che colpisce le ossa e/o i tessuti molli del canale vertebrale, determinando cambiamenti a carico della normale costituzione della colonna vertebrale stessa o delle strutture anatomiche vicine, tanto da comprometterne i rapporti articolari e le funzioni .

Tra le più comuni cause di stenosi spinale acquisita ricordiamo:

Queste malattie possono:

  • ridurre le dimensioni del canale vertebrale o dei fori vertebrali,
  • alterare la forma del canale vertebrale o dei fori vertebrali,
  • sviluppare protuberanze ossee (osteofiti) a carico delle vertebre e/o ossa del bacino,
  • causare protrusioni o schiacciamenti dei dischi intervertebrali,
  • causare lo scivolamento patologico di una vertebra su un’altra,
  • determinare un maggior spessore o consistenza (durezza) dei legamenti intervertebrali,

che in ultima analisi, vanno a modificare lo spazio disponibile al midollo spinale od alle sue radici nervose, causandone compressioni di varia entità con comparsa di sintomi, di cui il dolore è il primo e più frequente.

Fattori di rischio

Le persone più colpite da stenosi spinale sono gli anziani; oltre all’età gli altri fattori di rischio sono

  • fumo di sigaretta,
  • sovrappeso o obesità,
  • professioni usuranti che affaticano quotidianamente la colonna vertebrale,
  • predisposizione genetica.

Sintomi

Una stenosi spinale è causa di una riduzione dell’ampiezza del canale vertebrale o del forame vertebrale, ne consegue una più o meno severa compressione del midollo spinale o del nervo spinale, rispettivamente.

  • Se non si verifica la compressione nervosa, la stenosi spinale non da sintomi.
  • Stenosi cervicale: Quando la stenosi interessa il tratto cervicale i sintomi originano al collo e possono diffondersi anche a braccia, mani, polso, spalle, testa. Comprendono:
  • Stenosi lombare: Quando la stenosi interessa il tratto lombare della colonna vertebrale i sintomi originano alla schiena e possono diffondersi anche a cosce, gambe, glutei, piedi. Comprendono:
    • dolore a
    • mal di schiena,
    • sciatalgia,
    • cruralgia,
    • claudicatio neurogena (zoppicamento alla deambulazione, è un sintomo piuttosto caratteristico),
    • sensazione di bruciore o formicolii alle dita dei piedi.

Sintomi comuni, indipendentemente dalla sede della stenosi, sono:

Tutte queste manifestazioni, e in particolare il dolore:

  • sono croniche, ossia non compaiono mai all’improvviso ma si manifestano gradualmente e sono presenti da tempo nella storia clinica del paziente,
  • possono essere unilaterali o bilaterali (ossia possono interessare ad esempio solo una gamba o un braccio, oppure entrambe le gambe o le braccia),
  • peggiorano se il paziente si muove (cammina, sta in piedi a lungo, solleva un peso da terra) o assume determinate posizioni di estensione del corpo; di contro si ottiene un beneficio da seduti o con il riposo.

Pericoli

La stenosi cervicale è meno comune ma più pericolosa rispetto alla stenosi lombare.

In caso di stenosi cervicale, infatti, può verificarsi una compressione del midollo spinale che comporta segni di perdita di controllo dell’attività motoria del corpo, come ad esempio la comparsa di

  • spontanee e rapide contrazioni di un muscolo (fascicolazioni),
  • spasmi muscolari ripetitivi (miochimie),
  • o contrazioni muscolari prolungate (miotonie).

In altri casi si può verificare una perdita parziale (paresi) o completa ed irreversibile (paralisi o paraplegia) della capacità di movimento di una parte del corpo.

La stenosi lombare, invece, non può causare una compressione del midollo spinale (che nell’uomo termina al livello della 1ª- 2ª vertebra lombare): per cui i sintomi sono dovuti sempre ad una compressione delle radici nervose degli ultimi nervi spinali.

In rari casi, tuttavia, una stenosi lombare può comprimere l’intera cauda equina ed essere responsabile della sindrome della cauda equina (un’emergenza medico-chirurgica che richiede un intervento chirurgico) con comparsa di

Diagnosi

Il percorso diagnostico per la stenosi spinale è oggi un processo multidisciplinare che mira non solo a confermare il restringimento del canale, ma soprattutto a valutare quanto questo comprometta la funzionalità dei nervi e la qualità di vita del paziente. Non è raro, infatti, riscontrare stenosi visibili agli esami radiologici in pazienti completamente asintomatici.

Valutazione clinica e neurologica

La diagnosi inizia sempre con una raccolta dettagliata della storia clinica (anamnesi), focalizzandosi sulla “claudicatio neurogena”: il medico indagherà se il dolore alle gambe compare dopo un certo tempo di cammino e se regredisce flettendo il busto in avanti (posizione che “apre” il canale vertebrale). L’esame obiettivo neurologico serve a testare la forza muscolare, la sensibilità cutanea e l’integrità dei riflessi osteotendinei, permettendo di localizzare con precisione il livello vertebrale coinvolto.

Imaging di precisione

Per confermare il sospetto clinico si ricorre a tecnologie avanzate:

  • Risonanza Magnetica (RM): rappresenta lo standard di riferimento. Grazie all’alta risoluzione sui tessuti molli, permette di visualizzare lo stato dei dischi, dei legamenti ispessiti e il grado di compressione delle radici nervose o del midollo.
  • Tomografia Assiale Computerizzata (TAC): fornisce dettagli superiori sulle strutture ossee, come la presenza di osteofiti (becchi ossei). È l’alternativa d’elezione per i pazienti che non possono sottoporsi a RM (ad esempio portatori di pacemaker non compatibili).
  • Radiografia (RX) della colonna: eseguita spesso in modalità “dinamica” (ovvero facendo flettere ed estendere il paziente), è fondamentale per individuare instabilità vertebrali come la spondilolistesi.

Test neurofisiologici

In casi selezionati, soprattutto quando i sintomi sono ambigui o si sovrappongono a neuropatie periferiche (come quella diabetica), viene richiesta l’elettromiografia (EMG). Questo esame misura la velocità di conduzione dei nervi e l’attività elettrica dei muscoli, confermando se e quanto un nervo sia effettivamente sofferente a causa della compressione.

Cura

L’obiettivo principale del trattamento non è necessariamente il “ripristino del diametro originale” del canale, ma il controllo del dolore e il mantenimento dell’autonomia motoria. La strategia terapeutica è graduale e personalizzata in base alla gravità della stenosi e alle condizioni generali del paziente.

Approccio conservativo e farmacologico

Nelle forme lievi e moderate, la prima linea è sempre non chirurgica. I protocolli attuali prevedono:

  • Controllo dell’infiammazione: uso mirato di farmaci antinfiammatori (FANS) o paracetamolo per le fasi acute.
  • Gestione del dolore neuropatico: per il dolore cronico o i formicolii persistenti, possono essere prescritti farmaci modulatori (come alcuni antidepressivi a basso dosaggio o farmaci antiepilettici specifici per il dolore) che agiscono sulla trasmissione del segnale doloroso al cervello.
  • Infiltrazioni epidurali: somministrazione locale di corticosteroidi e anestetici direttamente nello spazio epidurale per ridurre l’edema e l’infiammazione intorno ai nervi compressi.

Fisioterapia e riabilitazione

La fisioterapia non cura la stenosi “meccanica”, ma è fondamentale per stabilizzare la colonna. Gli esercizi mirano a rinforzare la muscolatura addominale e dorsale (il cosiddetto “core”), migliorando la postura e riducendo il carico sulle vertebre. Tecniche di mobilizzazione dolce possono aiutare a mantenere la flessibilità articolare residua.

Opzioni chirurgiche e mini-invasive

Quando il dolore diventa invalidante, la capacità di cammino si riduce drasticamente o compaiono deficit neurologici (perdita di forza o controllo degli sfinteri), si considera l’intervento. Le opzioni includono:

  • Decompressione (Laminectomy): asportazione della parte posteriore della vertebra per creare spazio.
  • Tecniche mini-invasive ed endoscopiche: permettono di liberare i nervi attraverso piccole incisioni, riducendo i tempi di recupero e il trauma muscolare.
  • Stabilizzazione (Fusione spinale): necessaria se la stenosi è associata a una forte instabilità della colonna.
  • Sistemi di stimolazione midollare: per pazienti non operabili, piccoli dispositivi elettrici possono essere impiantati per “mascherare” i segnali di dolore prima che raggiungano il cervello.

Stile di vita e prevenzione

Le abitudini quotidiane influenzano profondamente l’evoluzione della patologia:

  • Gestione del peso: ridurre il BMI (indice di massa corporea) è prioritario per scaricare meccanicamente la colonna lombare.
  • Attività fisica adattata: il nuoto, la cyclette (spesso ben tollerata perché il busto è flesso in avanti) e il cammino regolare sono essenziali per evitare l’atrofia muscolare. È fondamentale mantenere una attività fisica costante ma senza impatti violenti.
  • Ergonomia: l’uso di un materasso ortopedico di buona qualità e sedute ergonomiche con supporto lombare riduce lo stress meccanico durante le ore di riposo e di lavoro.
  • Abitudini dannose: la cessazione del fumo è fortemente raccomandata, poiché il tabagismo compromette l’irrorazione sanguigna delle strutture spinali e accelera la degenerazione dei dischi.
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