Spondilolistesi: cause, sintomi e cura

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Introduzione

Per spondilolistesi si intende una patologia della colonna vertebrale caratterizzata dallo scivolamento di una vertebra su quella sottostante. Il termine deriva dal greco:

  • spondylos (vertebra)
  • e olisthesis (scivolamento).
Rappresentazione grafica della Spondilolistesi

iStock.com/nmfotograf

Questa patologia interessa circa il 5% della popolazione, ma è più frequente tra gli sportivi dove può raggiungere una prevalenza del 20%.

A seconda di come si manifesti questo scivolamento si parla di:

  • anterolistesi: quando lo scivolamento di una vertebra avviene anteriormente rispetto alla sottostante; rappresenta la forma più frequente di spondilolistesi e colpisce soprattutto la quarta o quinta vertebra lombare;
  • retrolistesi: quando avviene posteriormente;
  • laterolistesi: se avviene lateralmente.

La spondilolistesi può essere:

  • congenita (presente dalla nascita),
  • post-traumatica (comparsa dopo un trauma),
  • secondaria a sollecitazioni meccaniche ripetute (tipicamente nei soggetti che praticano sport come tuffi, ginnastica o sollevamento pesi che praticano esercizi ripetuti a carico della colonna vertebrale),
  • patologica (secondaria a malattie sistemiche che interessano la colonna vertebrale).

I principali sintomi della spondilolistesi sono:

  • dolore in zona lombo-sacrale che si irradia sui glutei e gli arti inferiori,
  • astenia e malessere generalizzato,
  • difficoltà nei movimenti del tronco e degli arti inferiori,
  • difficoltà nelle attività lavorative e sportive,
  • parestesie (sensazione di formicolio o scossa elettrica) a livello degli arti inferiori..

Il quadro clinico con la descrizione dei sintomi è spesso già dirimente di un problema alla colonna vertebrale, che deve tuttavia essere approfondito con esami strumentali mirati per definire il grado di instabilità e il coinvolgimento delle strutture nervose.

Essendo la spondilolistesi una patologia con problematiche di natura meccanica, il trattamento si pone l’obiettivo di stabilizzare la colonna e gestire la sintomatologia attraverso:

  • prevenzione da sforzi e ulteriori sollecitazioni alla colonna,
  • terapia antalgica mirata,
  • fisioterapia specifica per il rinforzo del core,
  • intervento chirurgico nelle forme gravi o progressive.

Cause

In base alle cause e alla patogenesi con cui si viene a creare la spondilolistesi, la si può classificare in:

  • congenita: quando è presente sin dalla nascita; questi neonati nascono con difetto articolare di una vertebra, di solito la quinta lombare (L5) che scivola anteriormente sull’osso sacro;
  • istmica: quando si presenta in seguito ad una frattura da stress dell’istmo vertebrale, tipica dei casi di sovraccarico meccanico negli sportivi;
  • degenerativa acquisita, spesso secondaria ad un quadro di artrosi;
  • post-chirurgica: ovvero dopo intervento sulla colonna vertebrale;
  • traumatica: si presenta in seguito ad un trauma come per un incidente automobilistico, colluttazione, investimento, …
  • secondaria a sollecitazioni meccaniche ripetute, come nei soggetti che praticano taluni sport;
  • patologica: quando si presenta in seguito ad una patologia sistemica che coinvolge secondariamente la colonna vertebrale, come ad esempio:

Per valutare il grado di scivolamento si utilizza la classificazione di Meyerding basata su 4 gradi:

  • grado 1: lo scivolamento è inferiore al 25%,
  • grado 2: scivolamento inferiore al 50%,
  • grado 3: scivolamento inferiore al 75%,
  • grado 4: scivolamento che può raggiungere il 100% (si parla in tal caso anche di spondiloptosi)
Rappresentazione grafica della gravità della spondilolistesi

iStock.com/nmfotograf

Sintomi

Il quadro clinico varia da soggetto a soggetto con sintomi che possono essere più o meno gravi a seconda del grado di scivolamento e della velocità con cui esso avviene; nella maggior parte dei casi si avverte un dolore di entità moderata, intermittente che può peggiorare nel corso della giornata ed esacerbarsi durante gli sforzi o le attività fisiche più intense.

I principali sintomi della spondilolistesi sono:

  • “mal di schiena”, ovvero dolore in sede lombare (lombalgia o “low back pain” meccanico) ed in sede sacrale che può irradiarsi lungo il decorso del nervo sciatico (gluteo, coscia, gamba sino al piede). Il dolore viene esacerbato soprattutto in caso di estensione del rachide;
  • rigidità della colonna con difficoltà nei movimenti: si parla di claudicazione neurogena nel caso di stenosi del canale vertebrale;
  • astenia, stanchezza e malessere generalizzato,
  • difficoltà nei movimenti del tronco come il piegarsi in avanti o lateralmente,
  • riduzione delle attività lavorative e delle performance sportive per la presenza del dolore,
  • debolezza muscolare soprattutto agli arti inferiori,
  • sensazione di formicolio ed arto addormentato (mani e piedi, braccia e polpacci),
  • accorciamento del tronco e spostamento in avanti dell’addome, nei casi più gravi.

Diagnosi

La diagnosi di spondilolistesi richiede un approccio integrato che parte dalla valutazione clinica per approdare a indagini di imaging avanzato. L’obiettivo non è solo confermare lo scivolamento della vertebra, ma valutarne la stabilità e l’eventuale compromissione delle radici nervose.

Valutazione clinica

Durante l’anamnesi, il medico indaga la storia del dolore e la presenza di fattori di rischio. Particolare attenzione viene posta a condizioni predisponenti come:

L’esame obiettivo include la ricerca del “segno del gradino” (una depressione palpabile a livello della vertebra scivolata) e test neurologici per valutare riflessi, forza muscolare e sensibilità degli arti inferiori.

Imaging e test strumentali

Le indagini strumentali sono fondamentali per classificare la gravità della patologia e pianificare il trattamento:

  • Radiografia (RX) del rachide: Viene eseguita in ortostatismo (in piedi) e deve includere proiezioni dinamiche (in massima flessione ed estensione). Queste ultime sono cruciali per determinare se la spondilolistesi è instabile, ovvero se lo scivolamento aumenta durante il movimento.
  • Risonanza magnetica (RM): Rappresenta il gold standard per valutare lo stato dei dischi intervertebrali, dei legamenti e, soprattutto, l’eventuale compressione delle radici nervose o del sacco durale. È indispensabile in presenza di sintomi neurologici o in previsione chirurgica.
  • Tomografia Computerizzata (TC): Fornisce dettagli anatomici superiori sulle strutture ossee, utile per identificare difetti dell’istmo (spondilolisi) o per la pianificazione pre-operatoria della strumentazione.
  • Elettromiografia (EMG): Utilizzata per documentare oggettivamente il danno a carico dei nervi periferici e monitorarne l’evoluzione nel tempo.

Cura

Il trattamento della spondilolistesi è personalizzato in base al grado di scivolamento, alla stabilità della colonna e all’intensità della sintomatologia. Gli obiettivi principali sono il controllo del dolore, il mantenimento della funzionalità fisica e la prevenzione di deficit neurologici.

Approccio conservativo e stile di vita

Nella maggior parte dei casi di grado lieve (I e II), la terapia conservativa è la prima scelta ed è estremamente efficace. I pilastri del trattamento includono:

  • Fisioterapia e Core Stability: Programmi di esercizi mirati al rinforzo dei muscoli stabilizzatori della colonna (addominali profondi, multifido e muscoli del pavimento pelvico). Migliorare il supporto muscolare riduce il carico meccanico sulle vertebre scivolate.
  • Modifica delle attività: Evitare temporaneamente sport che comportano iperestensioni ripetute o carichi assiali eccessivi.
  • Controllo del peso corporeo: Ridurre il carico ponderale è essenziale per diminuire lo stress meccanico sulla giunzione lombo-sacrale.
  • Ortesi: L’uso di bustini o corsetti può essere raccomandato in fasi acute o in specifici casi di spondilolistesi istmica nel giovane, per favorire la guarigione ossea se possibile.

Terapia farmacologica e infiltrativa

Il trattamento farmacologico mira a gestire l’infiammazione e il dolore neuropatico:

  • Farmaci antinfiammatori (FANS): Utilizzati per brevi cicli nelle fasi di riacutizzazione. Tra i più comuni si annoverano ibuprofene, ketoprofene, diclofenac e nimesulide.
  • Analgesici: Il paracetamolo è spesso indicato per la gestione del dolore cronico grazie al suo profilo di sicurezza.
  • Farmaci adiuvanti: In caso di sciatalgia persistente, possono essere prescritti farmaci specifici per il dolore neuropatico (come gabapentinoidi) o miorilassanti.
  • Terapia infiltrativa: Iniezioni epidurali o periradicolari di corticosteroidi e anestetici locali possono essere eseguite sotto guida radiologica o ecografica per ridurre l’infiammazione locale attorno ai nervi compressi.

Trattamento chirurgico

L’intervento chirurgico è indicato quando il trattamento conservativo fallisce dopo 3-6 mesi, in caso di scivolamenti di grado elevato (III-IV), instabilità documentata o deficit neurologici progressivi (perdita di forza o sensibilità). Le tecniche moderne includono:

  • Decompressione: Rimozione delle strutture (lamine, legamenti) che comprimono i nervi.
  • Artrodesi vertebrale: Fusione delle vertebre interessate mediante l’ausilio di viti, barre e “cage” (gabbie) intersomatiche per bloccare lo scivolamento e stabilizzare il segmento.
  • Chirurgia mini-invasiva (MIS): Oggi molti interventi vengono eseguiti con tecniche che riducono il trauma muscolare, permettendo un recupero post-operatorio più rapido e una minore degenza ospedaliera.

Fonti e bibliografia

  • Manuale di ortopedia e traumatologia di AA.VV. Ed. Elsevier
  • MedScape

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