Cos’è la cruralgia
Il termine cruralgia viene utilizzato in ambito medico per indicare la presenza di una sintomatologia dolorifica lungo il decorso del nervo crurale (o femorale) e cioè a livello della faccia anteriore e/o interna della coscia.
Talvolta si associa al mal di schiena e si parla quindi di lombo-cruralgia, in cui il dolore viene percepito anche a livello lombare. Altre aree meno usuali, ma che possono comunque essere dolenti, comprendono
- la regione inguinale,
- dell’anca,
- la porzione mediale del ginocchio;
in alcuni casi il dolore può spingersi ad interessare anche la parte interna della gamba fino al collo e al dorso del piede.
Il dolore può comparive dopo uno sforzo o dopo episodi di lombalgia e può iniziare in maniera improvvisa e violenta oppure lenta e progressiva. Possono associarsi altre manifestazioni, come la comparsa di formicolii o la perdita della sensibilità a livello delle stesse aree interessate dal dolore. Se la condizione non viene curata e si aggrava è possibile che insorgano anche deficit di forza a livello dei muscoli innervati dal nervo crurale fino alla paralisi.
Le cause e la sintomatologia sono simili a quelle della sciatalgia, condizione causata dalla compromissione del nervo sciatico; rispetto a questa la cruralgia è molto meno frequente, anche se in genere più dolorosa. Cambia inoltre il territorio di distribuzione del dolore che ricalca il territorio di innervazione del nervo coinvolto.
L’origine del dolore e dei sintomi associati sono da cercare nella compressione e/o nell’irritazione del nervo crurale o delle sue radici, in molti casi provocate dalla presenza di un’ernia del disco, ma che di fatto possono essere causate anche da altri processi patologici.
La cruralgia colpisce soprattutto gli adulti di età superiore ai 35 anni e alcuni fattori di rischio comprendono:
- obesità,
- vita sedentaria,
- mantenimento di posture scorrette,
- sollevamento dei pesi in maniera errata,
- sforzi eccessivi.

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Richiami di anatomia
Il nervo crurale, detto anche femorale, origina a livello del plesso lombare ed è responsabile dell’innervazione del muscolo ileopsoas, dei muscoli della loggia anteriore della coscia e parte di quelli della loggia mediale (o interna). Una sua lesione comporta quindi difficoltà nella flessione della coscia e nell’estensione del ginocchio.
È inoltre responsabile di portare l’innervazione sensitiva proveniente delle regioni cutanee corrispondenti alle zone anteromediali della coscia e, mediante il nervo safeno che rappresenta il suo ramo terminale, della gamba e della porzione dorso-mediale del piede.
Cause
L’origine della cruralgia è da ricercare in tutte le possibili cause in grado di provocare una compressione delle radici nervose del nervo crurale a livello della colonna vertebrale o del nervo stesso lungo il suo decorso, come ad esempio:
- ernia del disco,
- artrosi,
- stenosi del canale lombare della colonna vertebrale,
- fratture della colonna,
- masse che comprimono il nervo:
- tumori,
- cisti,
- ematomi,
- ascessi locali.
Le cause più frequenti della cruralgia sono in ogni caso l’ernia del disco e l’artrosi.
La presenza di un ernia del disco a livello lombare può determinare irritazione e compressione delle radici del nervo crurale e dare origine alla sintomatologia dolorifica che si manifesta lungo il decorso del nervo stesso e cioè a livello della porzione antero-mediale della coscia. Spesso si associa al mal di schiena e in questo caso si parla di lombo-cruralgia. Nella maggior parte dei casi la radice nervosa che viene compressa dall’ernia è la L4, che origina tra la quarta e la quinta vertebra lombare, ma possono essere colpite anche L3 o L2. Poiché la radice nervosa interessata si trova sempre un segmento a valle rispetto al disco erniato, nel caso di compromissione della radice di L4 l’ernia interessa il disco intervertebrale presente tra la terza e la quarta vertebra lombare.
I dischi intervertebrali sono delle strutture poste tra due vertebre adiacenti lungo tutta la colonna vertebrale con la funzione di connettere i vari segmenti, permettendone i movimenti e fungendo da ammortizzatori. La loro struttura è composta da una parte interna di natura gelatinosa, detta nucleo polposo, e da una struttura fibrosa esterna, fatta di anelli concentrici di cartilagine ialina, detta anulus fibroso. L’ernia del disco si verifica quando il nucleo polposo si fa strada posteriormente o postero-lateralmente attraverso la cartilagine lacerata dell’anulus fibroso e va a comprimere le strutture nervose adiacenti.
L’artrosi vertebrale può essere responsabile dell’insorgenza della cruralgia quando causa la formazione di osteofiti, ossia degli speroni ossei che originano nelle zone articolari sottoposte a maggiori processi erosivi e che rappresentano la reazione dell’osso allo stimolo irritativo cronico. Queste protuberanze ossee, che si formano sulle superfici vertebrali, possono andare a comprimere e ledere le radici nervose al pari dell’ernia del disco.
Allo stesso modo, la presenza a livello locale di masse occupanti spazio, come possono essere tumori, cisti, ascessi o ematomi, può diventare causa di irritazione della radice nervosa e provocare così l’insorgenza della sintomatologia dolorifica lungo il territorio di innervazione del nervo.
Fattori di rischio
- Obesità,
- vita sedentaria,
- postura scorretta,
- osteoporosi,
- manovre scorrette e sforzi eccessivi per il sollevamento dei pesi.
Sintomi e segni
I sintomi caratteristici della cruralgia sono:
- dolore alla coscia (anteriormente, cioè davanti, e/o internamente),
- sensazioni d’intorpidimento, bruciore e debolezza,
- formicolio.
I sintomi insorgono in maniera graduale o improvvisa, soprattutto se in seguito a uno sforzo, e in un primo momento viene compromessa la sola funzione sensitiva del nervo. Si ha quindi l’insorgenza di dolore e di parestesie (alterazioni della sensibilità). Solo nelle fasi più avanzate si può arrivare all’interessamento della funzione motoria con deficit di forza (debolezza della gamba).
Analizzando più nel dettaglio:
- Dolore lungo il territorio di distribuzione del nervo: in genere interessa la parte anteriore e mediale della coscia ma, a seconda delle fibre nervose coinvolte, può estendersi a interessare anche la zona lombare e inguinale fino ad arrivare alla parte interna della gamba e del dorso del piede.
- Disestesie: fenomeno per cui il semplice tatto delle aree cutanee innervate dal nervo compromesso evoca dolore.
- Parestesie: percezione di sensazioni spiacevoli di bruciore, formicolii o pizzicore.
- Difetti motori: nelle forme più gravi la compromissione del nervo può essere tale da indurre una contrattura o una debolezza dei muscoli innervati, al punto da limitare la flessione della coscia, l’estensione del ginocchio e la normale deambulazione. Può essere inoltre abolito il riflesso rotuleo.
Diagnosi
L’iter diagnostico per la cruralgia mira a confermare il coinvolgimento del nervo femorale e, soprattutto, a identificarne la causa sottostante (meccanica, infiammatoria o compressiva). Il processo inizia sempre con un’anamnesi approfondita, in cui il medico valuta le modalità di insorgenza del dolore, la sua localizzazione precisa e l’eventuale presenza di fattori scatenanti.
Esame obiettivo e neurologico
Durante l’esame fisico, il medico esegue manovre specifiche per testare la funzionalità del nervo. Il test cardine è il segno di Wasserman (noto anche come Lasègue inverso o test di estensione della coscia): il paziente viene invitato a sdraiarsi in posizione prona (a pancia in giù) e il medico flette il ginocchio estendendo l’anca. Il test è positivo se la manovra scatena un dolore acuto nella parte anteriore della coscia o nella regione lombare.
Oltre a questo, la valutazione neurologica comprende:
- Valutazione della forza: si verifica la capacità di estendere il ginocchio (funzione del muscolo quadricipite) e di flettere l’anca.
- Test dei riflessi: si valuta il riflesso rotuleo, che può apparire ridotto o assente in caso di compressione delle radici nervose L3-L4.
- Esame della sensibilità: mappatura delle aree di formicolio o intorpidimento lungo la coscia e la gamba.
Diagnostica per immagini e test strumentali
Per mappare con precisione l’entità della lesione e guidare la terapia, il medico può prescrivere:
- Risonanza magnetica (RM) lombosacrale: è l’esame d’elezione (gold standard) per visualizzare i tessuti molli, identificando ernie del disco, stenosi del canale o processi infiammatori a carico delle radici nervose.
- Tomografia Assiale Computerizzata (TAC): utile per valutare le strutture ossee e l’eventuale presenza di osteofiti (artrosi) o fratture vertebrali.
- Radiografia (RX) della colonna: impiegata per escludere instabilità vertebrali o gravi degenerazioni ossee, sebbene non mostri i dischi intervertebrali.
- Elettromiografia (EMG): questo esame neurofisiologico permette di misurare la velocità di conduzione nervosa e l’attività muscolare, confermando la sede della sofferenza del nervo e distinguendo tra una sofferenza acuta o cronica.
Cura
Il trattamento della cruralgia è volto primariamente alla riduzione del dolore, alla risoluzione dell’infiammazione e al ripristino della mobilità. Nella stragrande maggioranza dei casi (circa il 90%), l’approccio conservativo basato su farmaci e fisioterapia si dimostra efficace entro poche settimane.
Terapia farmacologica
I farmaci rappresentano il supporto principale nella fase acuta per gestire la sintomatologia:
- Antinfiammatori non steroidei (FANS): indicati per ridurre l’infiammazione locale e il dolore lieve-moderato.
- Analgesici: come il paracetamolo, spesso usato in combinazione con altri principi attivi.
- Miorilassanti: utili se la cruralgia è accompagnata da contratture muscolari difensive della regione lombare.
- Corticosteroidi: prescritti per brevi cicli in caso di dolore severo o infiammazione radicolare acuta.
- Farmaci per il dolore neuropatico: in caso di sintomi persistenti o cronici, possono essere impiegati farmaci specifici per la fibra nervosa (come gabapentinoidi o alcuni antidepressivi usati a dosaggio analgesico) per modulare la trasmissione del segnale doloroso.
Fisioterapia e riabilitazione
Una volta superata la fase di dolore acuto, la riabilitazione è fondamentale per prevenire ricadute. Il percorso può includere:
- Terapia manuale: per migliorare la mobilità vertebrale.
- Esercizi di neurodinamica: tecniche specifiche per favorire lo scorrimento del nervo lungo il suo decorso e ridurne l’irritabilità.
- Rieducazione posturale: per correggere scompensi che sovraccaricano la colonna lombare.
- Terapie fisiche: come Tecarterapia o laserterapia ad alta potenza, che possono coadiuvare la riduzione del processo infiammatorio.
Stile di vita e gestione domiciliare
L’approccio moderno alla cruralgia sconsiglia il riposo prolungato a letto, che può irrigidire ulteriormente la muscolatura. È preferibile mantenere un’attività leggera e compatibile con il dolore. Il controllo del peso corporeo è un pilastro della terapia a lungo termine: ridurre il carico sulla colonna lombare diminuisce drasticamente il rischio di nuove compressioni nervose. Inoltre, l’adozione di un’ergonomia corretta durante il lavoro e il sollevamento pesi (flettendo le ginocchia e non la schiena) è essenziale per la protezione dei dischi intervertebrali.
Interventi mininvasivi e chirurgia
Se il dolore non risponde alle terapie conservative dopo 6-8 settimane, o in presenza di un peggioramento dei deficit motori, si considerano opzioni più invasive:
- Infiltrazioni epidurali: somministrazione mirata di cortisonici e anestetici vicino alla radice nervosa compressa, spesso eseguita sotto guida radiologica.
- Intervento chirurgico: riservato a casi selezionati, come l’asportazione di un frammento di ernia del disco (discectomia) o la decompressione del canale vertebrale (laminectomia) in caso di stenosi severa.
Esercizi
Suggerire esercizi specifici è in generale controproducente, perché è opportuno che vengano consigliati e programmati ad personam in base a fattori quali:
- entità del dolore,
- eventuali altri disturbi associati,
- età,
- stato di forma,
- …
A solo scopo divulgativo riporto il seguente video con un possibile approccio, che tuttavia consiglio di non applicare se non previo consenso del proprio medico/fisioterapista.
Autore
Dr.ssa Giulia Grotto
Medico ChirurgoIscritta all'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Treviso n. 5639
