- Introduzione
- Quali sono i sintomi dell’intolleranza alimentare?
- Come viene diagnosticata l’intolleranza alimentare
- I miei sintomi potrebbero essere segno di qualcos’altro?
- Allergia o intolleranza?
- Le cause dell’intolleranza alimentare
- Intolleranza al glutine
- Trattamento e gestione delle intolleranze alimentari
- Quando è necessario rivolgersi allo specialista?
- Fonte
- Le domande più frequenti
Introduzione
Per intolleranza alimentare s’intende la difficoltà a digerire alcuni alimenti, in quanto causa di sintomi anomali e sgradevoli come gonfiore e dolore allo stomaco, che possono comparire a poche ore dal pasto.
Allergia e intolleranza alimentare sono due condizioni che spesso vengono confuse tra loro, nonostante il fatto che solo occasionalmente i sintomi che ne conseguono sono sovrapponibili, ma soprattutto
- l’intolleranza alimentare non coinvolge il sistema immunitario,
- non provoca shock anafilattico,
- non si rileva dai test allergologici,
- manifesta i sintomi a distanza di maggior tempo,
- sintomi che possono essere proporzionali alla quantità di alimento consumato.
L’intolleranza alimentare può essere un concetto difficile da comprendere: a volte le sostanze contenute negli alimenti possono infatti causare sintomi poco specifici (intolleranza) o aumentare semplicemente la frequenza e la gravità di condizioni preesistenti, come emicrania, orticaria o intestino irritabile.
Soggetti diversi tollerano quantità differenti delle sostanze causa dei sintomi ma, in generale, quantità maggiori causano sintomi più severi.
Il numero di persone che si convince di soffrire di una qualche intolleranza alimentare è aumentato drammaticamente negli ultimi anni, ma è difficile capire quante ne siano realmente colpite, in quanto in molti casi la responsabilità dei sintomi sofferti e da imputare a cause diverse; a peggiorare il quadro si rileva la diffusione purtroppo incontrollata di numerosi test diagnostici privi di fondamento scientifico e riproducibilità che conducono a diagnosi errate, con l’effetto di indurre nel paziente:
- pericolose carenze alimentari,
- ritardo nella diagnosi.
Si stima che una persona su 5 ritenga di soffrire di una qualche allergia o intolleranza alimentare, “ma quando viene seguito un corretto iter diagnostico, solo in un decimo di questi soggetti viene confermata una reazione avversa al cibo sospettato”.
Si noti infine che le intolleranze alimentari non sono responsabili di sovrappeso e obesità, come talvolta si legge, le cui ragioni vanno invece cercate di norma in stili di vita e abitudini inadeguate e poco sane.
Quali sono i sintomi dell’intolleranza alimentare?
L’intolleranza alimentare è più cronica, meno acuta, meno ovvia nella sua presentazione e spesso più difficile da diagnosticare rispetto a un’allergia alimentare.
I sintomi più comuni delle intolleranze alimentari sono:
- mal di stomaco,
- gonfiore e flatulenza,
- diarrea,
- eruzioni cutanee,
- orticaria, ulcere alla bocca ricorrenti.
Si noti quindi che il paziente affetto da intolleranza alimentare presenta soprattutto sintomi a carico dell’apparato digerente, a cui possono eventualmente associarsi disturbi sistemici (sonnolenza o affaticamento, cefalea e/o emicrania, malessere generale).
Questi sintomi di norma compaiono a poche ore di distanza dal consumo del cibo mal tollerato, a differenza delle allergie che si manifestano in modo più rapido e indipendentemente dalla quantità di alimento consumata.
La presenza di questi sintomi non è tuttavia sufficiente, da sola, a diagnosticare un’intolleranza, in quanto comune a molte altre condizioni digestive e non solo.
Come viene diagnosticata l’intolleranza alimentare
La diagnosi di intolleranza alimentare rappresenta una sfida clinica poiché i sintomi sono spesso sovrapponibili a quelli di patologie organiche o funzionali. Il percorso diagnostico moderno si basa su un approccio rigoroso che mira innanzitutto a escludere allergie alimentari IgE-mediate e patologie come la celiachia o le malattie infiammatorie intestinali.
Anamnesi e diario alimentare
Il primo passo fondamentale è una raccolta anamnestica dettagliata. Il medico valuterà la correlazione temporale tra l’ingestione di specifici alimenti e la comparsa dei sintomi. Lo strumento d’elezione in questa fase è il diario alimentare, in cui il paziente deve annotare per almeno due o tre settimane:
- Tutti i cibi e le bevande assunti (inclusi condimenti e additivi).
- L’orario dei pasti.
- La comparsa, la durata e l’intensità dei sintomi.
- Eventuali fattori concomitanti come stress o attività fisica.
Protocollo di eliminazione e reintroduzione
Attualmente, il “gold standard” diagnostico per la maggior parte delle intolleranze (ad eccezione di quelle con test biochimici validati) rimane la dieta di eliminazione seguita dal test di provocazione orale. Sotto controllo specialistico, si escludono i sospetti colpevoli per un periodo di 2-6 settimane. Se i sintomi regrediscono, i cibi vengono reintrodotti gradualmente e uno alla volta per identificare con precisione la sostanza scatenante e la soglia di tolleranza individuale.
Test validati scientificamente
La medicina basata sull’evidenza riconosce solo un numero limitato di test diagnostici oggettivi:
- Breath Test (Test del respiro): Utilizzato per l’efficace diagnosi dell’intolleranza al lattosio e al fruttosio. Valuta la concentrazione di idrogeno nell’espirato dopo l’assunzione di uno zucchero specifico, segno di una fermentazione intestinale anomala.
- Test genetici: Utili per identificare la predisposizione genetica all’intolleranza primaria al lattosio o per patologie metaboliche come il favismo.
- Dosaggio della Diamino Ossidasi (DAO): In casi selezionati di sospetta intolleranza all’istamina, può essere valutata l’attività di questo enzima nel sangue.

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Test privi di validità scientifica
È fondamentale mettere in guardia i pazienti contro una vasta gamma di test commercializzati ma privi di attendibilità, che spesso portano a diete restrittive ingiustificate. Tra questi figurano:
- Dosaggio delle IgG4 (le immunoglobuline G indicano esposizione al cibo, non intolleranza).
- Test citotossico (test di Bryant).
- Alcat test.
- Test elettrici o bioenergetici (Vega test, Elettroagopuntura di Voll, Bioscreening).
- Test kinesiologico e Dria test.
- Analisi del capello, iridologia e biorisonanza.
- Pulse test e riflesso cardiaco auricolare.
L’utilizzo di questi esami non validati è attivamente scoraggiato dalle principali società scientifiche di allergologia e nutrizione.
I miei sintomi potrebbero essere segno di qualcos’altro?
Se compaiono regolarmente diarrea, gonfiore, dolore alla pancia o eruzioni cutanee, ma non se ne comprende la causa, si raccomanda di rivolgersi al medico curante.
Il medico potrebbe essere in grado di diagnosticare la ragione della comparsa dei sintomi in base alla storia medica e alla visita, ma se necessario è possibile avvalersi di alcuni esami, come quelli sul sangue, per aggiungere ulteriori indizi alla situazione.
In alcuni casi la condizione scatenante potrebbe essere diversa, ad esempio:
- sindrome del colon irritabile,
- stress e/o ansia,
- intolleranza al lattosio,
- celiachia,
- malattia infiammatoria intestinale.
Oppure potrebbe essere un’allergia alimentare, situazione ben diversa dall’intolleranza.
Intolleranza al glutine
L’intolleranza al glutine è collegata alla patologia detta “enteropatia glutine-sensibile” o “morbo celiaco” o, più semplicemente, celiachia (si preferisce non utilizzare più il termine intolleranza perché trattasi di condizione molto più complessa).
Si verifica quando il sistema immunitario reagisce in modo anomalo al glutine, un componente del grano e di alcuni altri cereali. Alcuni ricercatori considerano la celiachia come un’allergia alimentare. La risposta anomala del sistema immunitario, tuttavia, non coinvolge gli anticorpi della classe IgE.
Cause psicologiche
Alcuni pazienti possono soffrire di intolleranza alimentare scatenata da fattori di natura psicologica.
Se il vostro caso di intolleranza alimentare è provocato da questo tipo di fattore scatenante, una visita psichiatrica approfondita è in grado di identificare l’evento spiacevole, verificatosi di solito durante l’infanzia, collegato all’assunzione dell’alimento che vi crea problemi.
Mangiare quel cibo anche a distanza di anni, persino in età adulta, provoca la comparsa improvvisa di sensazioni spiacevoli.
Allergia o intolleranza?
L’intolleranza alimentare è una condizione completamente diversa dall’allergia alimentare; nel primo caso la reazione ha luogo nel sistema digestivo e si verifica quando non si è in grado di scomporre correttamente il cibo, per esempio a causa di
- carenze nella produzione enzimi,
- sensibilità agli additivi alimentari
- o reazioni verso sostanze chimiche presenti naturalmente negli alimenti.
Più schematicamente un’intolleranza alimentare:
- Non coinvolge il sistema immunitario, non c’è reazione allergica e non è mai pericolosa per la vita.
- Provoca sintomi che si presentano più lentamente, spesso molte ore dopo aver consumato il cibo responsabile.
- Spesso il paziente intollerante è in grado di consumare piccole quantità del cibo in questione senza la comparsa di sintomi (a differenza dell’allergia, dove piccole tracce o contaminazioni possono essere sufficienti a innescare una reazione).
- Può essere causata da molti cibi diversi.
Una allergia alimentare al contrario:
- È una reazione del sistema immunitario, che si attiva per errore verso alcune proteine che si trovano in specifici alimenti.
- Può causar i sintomi tipici dell’allergia, come eruzioni cutanee, respiro sibilante e prurito dopo aver mangiato anche solo una piccola quantità di cibo; i sintomi in genere compaiono anche molto rapidamente.
- È legata in genere a cibi particolari, come ad esempio pesce, molluschi e noci per gli adulti, latte, uova, arachidi, noci e pesci per i bambini.
- Può essere grave e mettere in pericolo di vita il paziente.
Le cause dell’intolleranza alimentare
Spesso non è chiaro perché una persona sia o diventi sensibile a determinati alimenti.
Se i sintomi si verificano dopo aver consumato prodotti lattiero-caseari è possibile che si tratti di intolleranza al lattosio. Questo significa che l’organismo non è (più?) in grado di digerire il lattosio, uno zucchero che si trova in latte, yogurt e formaggi morbidi.
La diagnosi può avvenire in base ai sintomi, oppure a seguito di test specifici come il breath-test.
Alcune persone hanno difficoltà a digerire alimenti contenenti il grano, perché causa di gonfiore, flatulenza, diarrea, vomito e dolore allo stomaco dopo aver mangiato per esempio del pane. Si noti che l’allergia al grano è invece una situazione diversa e, a proposito di farinacei, l’intolleranza al lievito non esiste.
In altri pazienti il responsabile può essere un additivo alimentare, chimico o contaminante, come ad esempio:
- glutammato monosodico,
- irritanti come caffeina e curry,
- alcool,
- dolcificanti artificiali,
- ammine vasoattive (come tiramina, serotonina e istamina),
- tossine, virus, batteri o parassiti che hanno contaminato cibo,
- coloranti alimentari artificiali, conservanti o aromi.
Intolleranza al glutine
Molte persone negli ultimi anni hanno deciso di attenersi a una dieta senza glutine pensando di esserne intolleranti a causa dei sintomi che compaiono dopo aver consumato farinacei a base di grano, ma è difficile avere la certezza che la ragione sia un’effettiva intolleranza al glutine, piuttosto che a un’altra sostanza presente nel grano o addirittura tutt’altro.
Si raccomanda quindi di escludere il glutine dalla dieta solo dietro espresso consiglio medico e mai prima di aver escluso con gli specifici esami la possibilità di celiachia.
Trattamento e gestione delle intolleranze alimentari
L’obiettivo principale del trattamento non è l’esclusione perpetua dell’alimento, ma il ripristino di una buona qualità della vita e, dove possibile, della tolleranza immunologica e digestiva. A differenza delle allergie, le intolleranze permettono quasi sempre la gestione della “soglia di tolleranza”, ovvero la quantità massima di alimento che può essere assunta senza scatenare disturbi.
Gestione dietetica personalizzata
L’approccio moderno si articola in tre fasi supervisionate da un professionista della nutrizione:
- Fase di eliminazione: Rimozione temporanea degli alimenti trigger per sfiammare la mucosa intestinale e azzerare i sintomi.
- Fase di reintroduzione graduale: Inserimento controllato degli alimenti per testare la tolleranza a dosi crescenti. Questo permette di scoprire, ad esempio, che un paziente intollerante al lattosio può tollerare un vasetto di yogurt ma non un bicchiere di latte.
- Fase di mantenimento: Stabilizzazione di una dieta varia ed equilibrata che includa gli alimenti critici entro i limiti di tollerabilità individuale, evitando carenze nutrizionali.
Integrazione enzimatica e supporti innovativi
In molti casi, è possibile gestire l’intolleranza attraverso l’ausilio di integratori specifici che sostituiscono l’enzima mancante o supportano la funzione barriera dell’intestino:
- Lattasi: Compresse o gocce da assumere prima di pasti contenenti lattosio. Sono estremamente efficaci e permettono di consumare latticini occasionalmente senza sintomi.
- Diamino Ossidasi (DAO): Integratori enzimatici per chi soffre di intolleranza all’istamina, utili per metabolizzare l’eccesso di istamina presente in cibi conservati, vino o formaggi stagionati.
- Probiotici mirati: Alcuni ceppi batterici (come specifici Bifidobatteri e Lattobacilli) possono migliorare la salute del microbiota e ridurre la permeabilità intestinale, mitigando i sintomi della sensibilità alimentare.
- Enzimi digestivi ad ampio spettro: Possono aiutare nella scomposizione di proteine e carboidrati complessi in soggetti con difficoltà digestive generali.
Importanza dello stile di vita
Lo stile di vita gioca un ruolo cruciale nella gestione delle sensibilità alimentari. Lo stress cronico aumenta la permeabilità intestinale (“leaky gut”) e abbassa la soglia di tolleranza ai cibi. Pratiche di gestione dello stress, un’adeguata igiene del sonno e una masticazione lenta e accurata migliorano significativamente la capacità digestiva. L’attività fisica regolare, inoltre, favorisce la motilità intestinale e l’equilibrio del microbiota.
Quando è necessario rivolgersi allo specialista?
Il medico curante potrebbe decidere di inviare il paziente allo specialista quando non è possibile individuare la causa scatenante dei sintomi sofferti.
Nei bambini è particolarmente importante quando si verificano:
- ritardo di crescita,
- mancata risposta alle diete di eliminazione provate dal pediatra,
- reazioni improvvise e/o severe a specifici alimenti.
Gli specialisti di elezione in grado di diagnosticate eventuali intolleranze e formulare indicazioni dietetiche sono:
- dietologo,
- medico di medicina generale,
- pediatra,
- allergologo,
- endocrinologo (e diabetologo),
- gastroenterologo,
- internista.
Fonte
- Food intolerance (NHS), licensed under the OGL
- Documento condiviso intolleranze alimentari
- Unorthodox testing and treatment for allergic disorders
Le domande più frequenti
Le intolleranze alimentari esistono realmente?
Intolleranze alimentari, come scoprirle?
Quali esami si possono fare per verificare un'intolleranza alimentare come quella al grano?
In che modo le intolleranze alimentari influenzano la salute e quali sintomi possono presentarsi?
Autore
Dr. Roberto Gindro
DivulgatoreLaurea in Farmacia con lode, PhD in Scienza delle sostanze bioattive.
Fondatore del sito, si occupa ad oggi della supervisione editoriale e scientifica.