Carnitina: a cosa serve, integratori, benefici e controindicazioni

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A cosa serve?

La carnitina è una sostanza naturale presente nel corpo umano, dove svolge un ruolo essenziale nel metabolismo energetico. La sua principale funzione è quella di facilitare il trasporto degli acidi grassi a catena lunga all’interno delle mitocondri, le strutture cellulari coinvolte nella produzione di energia. Una volta all’interno delle mitocondri gli acidi grassi vengono ossidati per produrre energia sotto forma di adenosina trifosfato (ATP), che è la principale fonte di energia per le cellule.

Si trova in particolare nei tessuti che ossidano gli acidi grassi come combustibile, muscoli scheletrici e cuore e, solo in minima parte, rene e intestino.

La carnitina è sintetizzata nel corpo a partire da due amminoacidi, la lisina e la metionina, a livello di cervello, fegato e reni; non è quindi considerata una molecola essenziale anche se viene quotidianamente ottenuta anche attraverso l’alimentazione, prevalentemente attraverso gli alimenti di origine animale (carne rossa, pesce e latticini).

Tecnicamente viene tuttavia considerata un nutriente condizionatamente essenziale, perché i fabbisogni di carnitina superano la capacità di un individuo di provvedere autonomamente alla produzione solo in determinate condizioni (ad esempio parto prematuro o disfunzione renale).

La carnitina è disponibile anche come integratore alimentare ed è stata spesso promossa come sostanza in grado di favorire la perdita di peso e migliorare la performance atletica, tuttavia le evidenze scientifiche riguardo a questi effetti sono miste e non sempre di buona qualità.

Dove trova solida applicazione è invece in ambito medico nel trattamento di alcune condizioni genetiche rare che ne causano una carenza cronica.

L’eventuale eccesso di carnitina in circolo viene escreta nelle urine.

Compresse bianche in un contenitore nero

Shutterstock/Eugeniusz Dudzinski

Quali alimenti la contengono?

Il corpo necessita di circa 15 mg al giorno di carnitina, che può derivare da una combinazione di fonti alimentari e sintesi endogena (prodotta dal corpo). Gli alimenti di origine animale forniscono la maggior parte della carnitina dalla dieta, quindi una dieta vegana ne apporta quantità estremamente limitate, ma anche con questo regime alimentare il corpo è in grado coprire interamente il fabbisogno quotidiano senza necessità di integrazione.

La carnitina è concentrata soprattutto nei prodotti animali, in particolare nella carne rossa. Anche pollame, pesce e latticini forniscono quantità significative, mentre verdure, frutta e cereali ne apportano quantità trascurabili.

La carnitina alimentare ha una biodisponibilità compresa tra il 63% e il 75% circa (contro il 14-18% di quella disponibile negli integratori, ovvero di molto inferiore).

Carenza

Esistono due possibili cause di carenza di carnitina:

  • Carenza primaria di carnitina: si tratta di una malattia genetica che riguarda il sistema di trasporto cellulare della carnitina e che causa una carenza della sostanza all’interno delle cellule. La carenza primaria di carnitina si presenta solitamente durante l’infanzia e può provocare
  • Carenza secondaria di carnitina: deriva da alcuni disturbi (come l’insufficienza renale cronica) che riducono la sintesi di carnitina endogena o ne aumentano l’escrezione. Segni e sintomi di carenza secondaria di carnitina comprendono encefalopatia iperammoniemica (malessere, convulsioni e diminuzione della coscienza causata da elevati livelli di ammoniaca in circolo), ipoglicemia, ipochetonemia (basso livello di chetoni nel sangue), aumento delle concentrazioni di acidi dicarbossilici nelle urine , eccesso di acido urico nel sangue, debolezza muscolare, eccesso di mioglobina nelle urine, cardiomiopatia e morte improvvisa.

Si segnala infine l’aumento del fabbisogno dei neonati prematuri, che hanno elevate esigenze di crescita, ma scarse riserve di carnitina e soprattutto un’ancora immatura capacità di sintesi.

Benefici

Malattie cardiache e arteriopatie periferiche

Gli studi sulla somministrazione di integratori di carnitina per le malattie cardiache hanno avuto risultati contrastanti; se in alcuni è stato evidenziato un ridotto rischio di aritmie e angina (ma non di insufficienza cardiaca e infarto), altri hanno evidenziato addirittura un possibile aumento del rischio di sviluppare malattie cardiache. Ad oggi non è quindi consigliata a questo scopo.

L’arteriopatia periferica è una condizione che colpisce i vasi sanguigni delle gambe e si manifesta con dolore e crampi; anche in questo caso i risultati positivi di alcuni studi si scontrano con altre ricerche che non hanno dimostrato gli stessi benefici.

Resistenza all’insulina e diabete

La resistenza all’insulina è una condizione in cui il corpo non è in grado di rispondere adeguatamente al segnale portato dall’insulina, un ormone che, tra i tanti effetti, controlla anche i livelli di glucosio nel sangue (glicemia). La resistenza all’insulina aumenta il rischio di sviluppare diabete di tipo 2.

Alcuni studi suggeriscono che l’integrazione di carnitina potrebbe favorire l’azione dell’insulina (oltre che ridurre i livelli di colesterolo e trigliceridi in pazienti già diabetici), ma sono necessarie ulteriori ricerche per confermare questi dati preliminari.

Infertilità

Diversi studi hanno dimostrato che gli integratori di carnitina migliorano la salute dello sperma negli uomini affetti da infertilità, anche se purtroppo questo non si traduce in un effettivo aumento dei tassi di gravidanza.

Gli integratori di carnitina sono stati studiati anche per l’infertilità nelle donne affette da sindrome dell’ovaio policistico (PCOS): i risultati sono incoraggianti, ma ancora troppo limitati per trarre conclusioni definitive.

Osteoartrite

Gli studi sull’efficacia degli integratori di carnitina per l’osteoartrite (artrosi) hanno avuto risultati contrastanti e sono necessarie ulteriori ricerche per chiarire il reale potenziale della sostanza.

Performance atletiche

Poiché la maggior parte della carnitina nel corpo è immagazzinata nei muscoli, la scienza sportiva si è interrogata sulla possibilità che un’integrazione mirata potesse favorire la prestazione atletica attraverso un miglioramento della funzione muscolare, una riduzione del rischio di crampi e un recupero più rapido.

Nonostante l’interesse diffuso, la qualità delle ricerche disponibili è bassa, impedendo di trarre qualsiasi conclusione su un eventuale reale effetto.

È utile per dimagrire?

La carnitina, in ultima analisi, aiuta a trasformare il cibo che mangi nell’energia di cui hai bisogno, viene quindi spontaneo chiedersi se integrare la sostanza portasse a un maggior dispendio energetico (con conseguenza riduzione di peso).

Nella migliore delle ipotesi, emersa solo in alcuni studi, la perdita aggiuntiva di peso è risultata minima; in altre parole potrebbe quindi favorire la perdita di peso, ma in modo non particolarmente rilevante da un punto di vista clinico.

Anche in questo caso sono necessari studi più ampi per misurarne con precisione l’eventuale effetto.

Ha effetti sessuali?

No, ad oggi non sono noti effetti sulla salute sessuale (per la valutazione dell’integrazione in caso di infertilità si rimanda al paragrafo dedicato, poco sopra).

Quando assumerla?

Da un punto di vista di salute generale, bambini e adulti sani non hanno bisogno di consumare carnitina dal cibo né dagli integratori, perché fegato e reni sono perfettamente in grado di soddisfare interamente i fabbisogni giornalieri.

Le uniche condizioni in cui è necessaria un’integrazione sono quelle di accertata carenza, ad esempio (secondo il manuale MSD):

  • Incapacità di metabolizzare la carnitina per deficit enzimatici
  • Ridotta sintesi endogena di carnitina provocata da una grave malattia epatica
  • Eccessiva perdita di carnitina dovuta a diarrea, diuresi o emodialisi
  • Disturbo ereditario in cui si verifica la perdita di carnitina dai tubuli renali
  • Aumento del fabbisogno di carnitina quando è presente chetosi o quando la domanda di ossidazione degli acidi grassi è elevata
  • Diminuzione dei livelli di carnitina nel muscolo a causa dell’insufficienza mitocondriale (per esempio a causa di uso della zidovudina)
  • Uso del valproato.

Per quanto tempo assumerla?

L’integrazione con carnitina è considerata ragionevolmente sicura, almeno fino a 12 mesi di assunzione continuativa

Effetti collaterali: fa male?

La carnitina contenuta negli alimenti e di per sé sicura, anche se vale la pena notare che essendo apportata soprattutto da alimenti animali sarebbe bene non esagerare per le altre sostanze contenuto (come i grassi saturi).

A questo proposito alcune ricerche suggeriscono che i batteri intestinali potrebbero metabolizzare la carnitina non assorbita per formare TMAO e gamma-butirrobetaina, sostanze associate a un possibile aumento del rischio di malattie cardiovascolari. Questo effetto sembra essere più pronunciato nelle persone che consumano carne rispetto ai vegani o ai vegetariani, forse a causa di una diversa flora batterica intestinali. Per onestà intellettuale si sottolinea che, ad oggi, le implicazioni concrete di questi risultati non sono ancora ben comprese e richiedono ulteriori ricerche.

In termini di integrazione, l’assunzione di 3 grammi o più al giorno di carnitina può causare nausea, vomito, crampi allo stomaco, diarrea e odore di pesce. Quantità elevate possono anche causare debolezza muscolare nelle persone con malattia renale cronica e possono aumentare il rischio di convulsioni nelle persone che soffrono di epilessia (peraltro alcuni farmaci antiepilettici, come fenobarbital e acido valproico, possono ridurre i livelli circolanti di carnitina).

Fa gonfiare?

No, il gonfiore non è tra gli effetti collaterali segnalati dalla letteratura.

Controindicazioni

Si raccomanda cautela e un preventivo parere del medico in caso di volontà di assumere integratori da parte di pazienti con patologie croniche, come epilessia, malattie cardiache, renali, …

Per il principio di precauzione è controindicata in gravidanza.

Fonti e bibliografia

  • Carnitine – Fact Sheet for Health Professionals
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