Un integratore molto popolare aumenta il rischio cardiovascolare?

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Immagina la scena: assumi un integratore di L-carnitina per sostenere l’allenamento o contrastare la stanchezza ma, nel giro di ore, alcuni dei tuoi microbi intestinali la trasformano in una piccola e apparente innocua molecola, il TMAO.

Peccato che questa molecola è stata associata a un aumento del rischio di mortalità…

Ma come sempre… è più complesso di così.

Cosa succede nel corpo

La TMAO (trimetilammina N-ossido) si forma dalla carnitina attraverso questo processo:

  1. Metabolismo batterico intestinale: I batteri intestinali (principalmente Enterobacteriaceae e Clostridiaceae) convertono la carnitina in TMA (trimetilammina) attraverso l’enzima carnitina ossidoreduttasi.
  2. Assorbimento: La TMA prodotta viene assorbita nell’intestino e trasportata al fegato attraverso la circolazione portale.
  3. Ossidazione epatica: Nel fegato, l’enzima flavina monossigenasi 3 (FMO3) ossida la TMA in TMAO.
  4. Rilascio in circolo: La TMAO viene quindi rilasciata nel torrente circolatorio.

Quello che emerge dalla ricerca

Ragazza preoccupata

In diversi lavori di ricerca l’assunzione orale di carnitina — anche in chi mangia poca carne — porta a un netto incremento del TMAO nel sangue.

Livelli più alti di TMAO sono stati associati — in studi osservazionali e in modelli animali — a maggiore aterosclerosi e rischio cardiovascolare; per ora un’ipotesi preliminare, ma quantomeno un segnale che merita attenzione.

E nell’uomo sano?

Finora, nei piccoli trial su adulti anziani, l’aumento di TMAO da carnitina non si è tradotto, nel breve-medio termine (fino a ~24 settimane), in peggioramento di marcatori infiammatori, lipidici o di danno vascolare, ma una revisione sistematica conferma luci e ombre della supplementazione, senza verdetti definitivi sulla sicurezza cardiovascolare.

L’altra faccia della medaglia

Attenzione ai contesti fragili:

  • chi ha insufficienza renale tende ad accumulare TMAO e potrebbe essere più esposto ai rischi;
  • d’altra parte esistono condizioni di salute che richiedono necessariamente una supplementazione di carnitina, come nel caso di
    • deficit primari o secondari di carnitina,
    • alcune malattie metaboliche ereditarie
    • e l’emodialisi cronica, dove l’integrazione resta parte integrante della terapia.

Cosa significa per te

Se stai bene e assumi carnitina per brevi periodi, è plausibile che il TMAO salga senza effetti clinici immediati misurabili sui principali marker.

Ma l’associazione tra TMAO e rischio cardiovascolare resta un campanello d’allarme, soprattutto se hai fattori di rischio o una funzione renale ridotta.

La tua risposta è anche “microbiota-dipendente”: alcuni di noi producono molto TMAO, altri poco, come indicato qui.

Strategie ragionevoli?

Curare la dieta in modo che sia ricca di fibre e polifenoli e valutare interventi sul microbiota.

In sintesi

La carnitina aumenta il TMAO: questo è chiaro e dimostrato.

Che ciò si traduca in più eventi cardiovascolari nell’uomo sano, oggi, non è dimostrato.

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