Immagina la scena: assumi un integratore di L-carnitina per sostenere l’allenamento o contrastare la stanchezza ma, nel giro di ore, alcuni dei tuoi microbi intestinali la trasformano in una piccola e apparente innocua molecola, il TMAO.
Peccato che questa molecola è stata associata a un aumento del rischio di mortalità…
Ma come sempre… è più complesso di così.
Cosa succede nel corpo
La TMAO (trimetilammina N-ossido) si forma dalla carnitina attraverso questo processo:
- Metabolismo batterico intestinale: I batteri intestinali (principalmente Enterobacteriaceae e Clostridiaceae) convertono la carnitina in TMA (trimetilammina) attraverso l’enzima carnitina ossidoreduttasi.
- Assorbimento: La TMA prodotta viene assorbita nell’intestino e trasportata al fegato attraverso la circolazione portale.
- Ossidazione epatica: Nel fegato, l’enzima flavina monossigenasi 3 (FMO3) ossida la TMA in TMAO.
- Rilascio in circolo: La TMAO viene quindi rilasciata nel torrente circolatorio.
Quello che emerge dalla ricerca

In diversi lavori di ricerca l’assunzione orale di carnitina — anche in chi mangia poca carne — porta a un netto incremento del TMAO nel sangue.
Livelli più alti di TMAO sono stati associati — in studi osservazionali e in modelli animali — a maggiore aterosclerosi e rischio cardiovascolare; per ora un’ipotesi preliminare, ma quantomeno un segnale che merita attenzione.
E nell’uomo sano?
Finora, nei piccoli trial su adulti anziani, l’aumento di TMAO da carnitina non si è tradotto, nel breve-medio termine (fino a ~24 settimane), in peggioramento di marcatori infiammatori, lipidici o di danno vascolare, ma una revisione sistematica conferma luci e ombre della supplementazione, senza verdetti definitivi sulla sicurezza cardiovascolare.
L’altra faccia della medaglia
Attenzione ai contesti fragili:
- chi ha insufficienza renale tende ad accumulare TMAO e potrebbe essere più esposto ai rischi;
- d’altra parte esistono condizioni di salute che richiedono necessariamente una supplementazione di carnitina, come nel caso di
- deficit primari o secondari di carnitina,
- alcune malattie metaboliche ereditarie
- e l’emodialisi cronica, dove l’integrazione resta parte integrante della terapia.
Cosa significa per te
Se stai bene e assumi carnitina per brevi periodi, è plausibile che il TMAO salga senza effetti clinici immediati misurabili sui principali marker.
Ma l’associazione tra TMAO e rischio cardiovascolare resta un campanello d’allarme, soprattutto se hai fattori di rischio o una funzione renale ridotta.
La tua risposta è anche “microbiota-dipendente”: alcuni di noi producono molto TMAO, altri poco, come indicato qui.
Strategie ragionevoli?
Curare la dieta in modo che sia ricca di fibre e polifenoli e valutare interventi sul microbiota.
In sintesi
La carnitina aumenta il TMAO: questo è chiaro e dimostrato.
Che ciò si traduca in più eventi cardiovascolari nell’uomo sano, oggi, non è dimostrato.