Acido lattico (lattato): valori normali, alti e bassi

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Cos’è l’acido lattico

L’acido lattico è una sostanza prodotta dai muscoli e dai globuli rossi, soprattutto in conseguenza di una riduzione della quantità di ossigeno circolante (ipossia), ad esempio a causa di:

L’ossigeno è normalmente usato come ingrediente essenziale per la produzione di energia; quando questo viene meno l’organismo si trova costretto ad attivare processi alternativi e meno efficaci che conducono alla produzione di acido lattico. Idealmente, ad esempio in caso di accumulo durante un’attività sportiva, questo viene riversato nel sangue per poi essere processato dal fegato e recuperare la quantità di energia residua non appena le condizioni lo permetteranno (non è quindi considerabile alla stregua di un prodotto di rifiuto, bensì un intermedio metabolico).

Nel caso in cui l’acido lattico venga prodotto più velocemente rispetto alle capacità di smaltimento del corpo si osserva inevitabilmente un progressivo accumulo.

Meno comunemente può essere il risultato di una produzione normale, ma in associazione ad un aumento della difficoltà di smaltimento.

Si segnala infine che, da un punto di vista terminologico, sarebbe più corretto parlare di lattato, ovvero la forma in cui si trova disciolto nel sangue.

Quando viene richiesto

L’esame viene in genere richiesto quando ci sia il sospetto di acidosi lattica o per verificare che ci sia una sufficiente quantità di ossigeno a disposizione dell’organismo.

Trova inoltre applicazione nel processo di diagnosi della sepsi, una grave infezioni diffusa pericolosa per la vita e caratterizzata da

Preparazione

L’esame viene in genere condotto su un campione di sangue venoso prelevato dal braccio; non richiede digiuno né alcuna altra forma di preparazione (salvo l’astensione dalla pratica sportiva). Alcuni laboratori possono comunque richiedere il digiuno.

In particolari condizioni il dosaggio può venire richiesto su sangue arterioso (fisiologicamente più ricco di ossigeno), prelevato ad esempio dal polso; in questo caso il prelievo può risultare più doloroso, ma più accurato non necessitando del ricorso al laccio emostatico (che può invece influenzare il risultato se usato erroneamente).

Può infine venire richiesto per l’analisi del liquido cefalo-rachidiano, il fluido che circonda il sistema nervoso centrale, in caso di sospetta meningite.

Valori normali

Nell’adulto sono considerati normali valori su sangue venoso compresi tra 0.5 e 2.2 mmol/L (4.5 – 19.8 mg/dL).

I valori normali possono leggermente differire da un laboratorio all’altro.

Valori alti

Esercizio fisico a parte, le condizioni di salute più comunemente associate ad un aumento dei valori di acido lattico nel sangue sono quelle in cui si verifica un abbassamento della quota di ossigeno circolante, come succede nel caso di

  • insufficienza cardiaca,
  • grave infezione diffusa (sepsi),
  • shock (settico, ipovolemico, ).

I livelli di acido lattico possono tuttavia aumentare anche quando il fegato risulti gravemente compromesso, perché ne viene persa la capacità di corretto smaltimento.

In genere maggiore è la quantità di lattato in circolo, più è grave la malattia responsabile, anche se purtroppo questo esame da solo non consente alcuna diagnosi.

Altre condizioni in grado di spiegare un aumento sono:

Se i livelli di acido lattico diventano troppo alti (superiori a 5 mmol/L secondo i laboratori Mayo) l’organismo è presumibilmente in acidosi lattica, una pericolosa condizione metabolica che porta ad un abbassamento del pH del sangue a causa dell’accumulo del lattato caratterizzata da:

Altri fattori

L’esercizio fisico intenso può essere responsabile di un aumento dei valori, così come una grave disidratazione e l’ipertermia.

Diversi farmaci sono in grado di favorire un accumulo del lattato, come ad esempio

Valori bassi

Un risultato inferiore al limite minimo non è in genere considerato significativo.

Sport e test del lattato

Durante l’esercizio aerobico cuore e polmoni sono in grado di garantire un’adeguata quantità di ossigeno all’organismo, come avviene ad esempio ad un podista che stia correndo una maratona.

L’esercizio anaerobico, tipico ad esempio dei 100 m piani, utilizza invece più ossigeno di quello disponibile, costringendo le cellule ad attivare meccanismi metabolici alternativi, che tuttavia conducono rapidamente all’accumulo di lattato e limitando quindi la possibile durata della prestazione (alcuni atleti d’élite sono in grado di arrivare a tollerare brevi periodi di accumulo).

In base a queste considerazioni sono stati proposti diversi test che prevedono la misura della quantità di lattato presente in un campione di sangue capillare (prelevato in genere dal polpastrello del dito) per determinare la soglia di allenamento dell’atleta a seguito di una serie di sforzi crescenti.

Acido lattico nei muscoli delle gambe: rimedi?

Lattato e dolori muscolari

Getty/Paul Bradbury

L’acido lattico viene prodotto a livello muscolare durante l’esercizio fisico intenso e svolto in condizione anaerobia, ovvero senza ossigeno.

Se lo sforzo prosegue il lattato tende ad accumularsi nel muscolo fino a causare un progressivo abbassamento del pH, che può avere come conseguenza l’impedimento della contrazione muscolare e l’insorgenza di uno spasmo particolarmente doloroso.

Si noti tuttavia che è sufficiente dare modo alle cellule muscolari di riprendere una normale attività aerobica (con ossigeno, ad esempio rallentando od interrompendo l’esercizio) per rilevare una consistenza riduzione della concentrazione di lattato già entro un minuto ed uno smaltimento complessivo che richiede in genere non più di 2-3 ore. Questa è la ragione per cui associare alla presenza di acido lattico la comparsa dei DOMS (dolori ad insorgenza ritardata, nei giorni successivi allo sforzo) sia privo di senso.

L’acido lattico rappresenta d’altra parte un forte stimolo per la secrezione di ormoni anabolici (ormone della crescita e testosterone), rendendo conto dell’efficacia degli allenamenti ad alta intensità sulla massimizzazione della massa muscolare.

Alla luce di quanto detto appare quindi inutile pensare di ridurre l’impatto dell’acido lattico sui dolori post-allenamento, per almeno due ragioni:

  1. Lo smaltimento fisiologico è già di per sé molto rapido e la presenza residua è utile al miglioramento della performance.
  2. L’acido lattico NON è il responsabile del dolore avvertito nei giorni seguenti.

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