Introduzione
Ebola è il nome di un virus particolarmente aggressivo in grado di causare una febbre emorragica potenzialmente mortale per uomini ed altri primati (scimmie, gorilla, scimpanzé); la scoperta del virus risale al 1976 in Congo (Africa).
Si tratta di una malattia grave e spesso fatale, in grado di diffondersi da uomo a uomo attraverso il contatto diretto con il sangue o con le secrezioni di un paziente infetto.
I sintomi della malattia da virus Ebola possono comparire a seguito di un tempo variabile da 2 a 21 giorni dopo l’esposizione al virus e includono:
- febbre,
- mal di testa,
- dolori articolari e muscolari,
- debolezza,
- diarrea,
- vomito,
- mal di stomaco,
- mancanza di appetito.
Possono verificarsi anche altri sintomi tra cui
- rash cutaneo,
- occhi rossi
- e sanguinamento interno ed esterno (emorragie).
I primi sintomi con cui si manifesta l’infezione sono sovrapponibili ad altre malattie più comuni e questo rende difficile una diagnosi tempestiva, che viene in genere confermata attraverso specifici test di laboratorio.
Grazie ai recenti progressi della ricerca scientifica, oggi esistono trattamenti specifici basati su anticorpi monoclonali che hanno trasformato la gestione della malattia, riducendo significativamente il tasso di mortalità se somministrati precocemente. Il protocollo prevede inoltre terapie di supporto cruciali come:
- integrazione dei fluidi,
- ossigeno
- e trattamento delle complicanze.
Valutando nell’insieme l’elevata mortalità, la rapidità con cui si manifestano i sintomi e la localizzazione delle infezioni (di norma regioni isolate), il rischio di epidemia globale è considerato basso; potenzialmente il virus potrebbe tuttavia essere utilizzato come arma biologica.

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Ebola in Italia
Il Ministero della Salute, in data 19 luglio 2019 (a seguito dell’epidemia in Congo), ha emanato una circolare in cui sottolinea il fatto che “per i Paesi Europei il rischio rimane basso”.
La Simit (Società Italiana di Malattie Infettive e tropicali) sottolinea inoltre che:
- I focolai di infezione nascono con la trasmissione del virus da parte di un animale ospite in aree prossime alla foresta, lontane da aree metropolitane e dagli aeroporti internazionali.
- La malattia si manifesta con sintomi molto severi che rendono improbabile uno spostamento intercontinentale; tenuto conto della rapida incubazione (mediamente circa 7 giorni, più in generale da 2 fino a 21), l’ipotesi che l’infezione possa giungere via mare con persone che, partite dalle zone interessate dall’epidemia, abbiano attraversato il nord Africa via terra per poi imbarcarsi verso l’Europa è destituita di fondamento.
- Il volo diretto rappresenta invece l’unica possibilità affinché un paziente possa giungere in Italia partendo da uno dei Paesi attualmente interessati: questa eventualità è tuttavia poco probabile per le stesse considerazioni fatte precedentemente sulla lontananza tra il punto di insorgenza dei focolai epidemici, le vie di comunicazione internazionali, terrestri ed aeree e gli aeroporti intercontinentali, in cui la sorveglianza sanitaria è stata ovviamente fortemente intensificata.
Ai viaggiatori che si recano o che vivono nelle zone infette da malattia da virus Ebola di raccomanda di:
- evitare ogni contatto con pazienti sintomatici, coi loro fluidi corporei e coi corpi o liquidi corporei di persone decedute,
- non consumare carne di selvaggina ed evitare i contatti con animali selvatici vivi o morti,
- lavare e sbucciare (quando appropriato) frutta e verdura prima di consumarle,
- lavarsi frequentemente le mani con acqua e sapone o con prodotti antisettici,
- avere rapporti sessuali protetti.
Virus
Il virus ha come serbatoio principale alcune specie animali, il pipistrello sembra essere quella principale, e gli esseri umani possono contrarre il virus da animali infetti (di cui si ribadisce l’assenza in Italia).
Dopo la trasmissione iniziale i virus possono diffondersi da persona a persona attraverso il contatto con fluidi corporei o aghi contaminati.
Come si trasmette?
Poiché non è ancora stato dimostrato con certezza il serbatoio principale, il modo in cui viene colpito il primo soggetto umano non è ancora stato chiarito, ma si ipotizza che sia attraverso il contatto con un animale infetto.
Dagli animali all’uomo
Il virus potrebbe essere trasmesso all’uomo per esposizione a fluidi corporei di un animale infetto:
- Sangue: La macellazione od il consumo di animali infetti può diffondere il virus. Gli scienziati che hanno operato sugli animali infetti come parte della loro ricerca hanno contratto il virus.
- Prodotti di scarto. I turisti di alcune grotte africane e alcuni lavoratori in miniera sono stati infettati con il virus di Marburg, un virus analogo, probabilmente per contatto con le feci o le urine di pipistrelli infetti.
Da persona a persona
Le persone infette in genere non diventano contagiose fino a che non sviluppano sintomi.
Non c’è alcuna prova che il virus Ebola possa essere diffuso tramite punture di insetti.
Quando l’infezione Ebola si verifica negli esseri umani ci sono diversi modi in cui il virus può essere trasmesso ad altri uomini e donne:
- contatto diretto con fluidi e secrezioni di una persona infetta (saliva, sangue, sudore, feci, urina, vomito, sperma, …),
- l’esposizione a oggetti (come aghi) che sono stati contaminati con secrezioni infette.
I virus che causano la malattia trovano facile diffusione in famiglie e gruppi di amici in quanto sono soggetti che vengono a stretto contatto con le secrezioni infettanti, quando si occupano dei malati. Durante i focolai (ossia le piccole epidemie) la malattia può diffondersi rapidamente anche all’interno di presidi sanitari (ad esempio una cliniche ed ospedali) se il personale non indossa un adeguato equipaggiamento protettivo come maschere, camici e guanti. I centri medici in Africa sono spesso così poveri che devono riutilizzare aghi e siringhe ed alcune delle peggiori epidemie di Ebola si sono verificati a causa di iniezioni contaminate.
La contagiosità perdura finché sangue, secrezioni, organi o seme contengono il virus: il Virus Ebola è stato isolato dallo sperma fino a mesi dopo l’insorgenza della malattia e la trasmissione attraverso lo sperma è stata accertata dopo 7 settimane dopo la guarigione clinica (fonte: Viaggiare Sicuri).
Alimenti e altro
Il virus dell’ebola non si diffonde attraverso l’aria, l’acqua e nemmeno il cibo, anche se in realtà in Africa potrebbero esserci stati casi di contagio a causa della gestione poco accorta della carne di animali selvatici venuti a contatto con pipistrelli infetti.
Non ci sono prove che le zanzare o altri insetti possono trasmettere il virus Ebola e solo poche specie di mammiferi (per esempio esseri umani, pipistrelli e scimmie) hanno dimostrato la capacità di essere infettati dal virus Ebola.
Sintomi
Il CDC statunitense ha segnalato i seguenti criteri per l’individuazione dei pazienti a rischio:
- Criteri clinici, tra cui
- febbre superiore a 38,6 °C,
- mal di testa,
- dolori muscolari,
- vomito,
- diarrea,
- dolore addominale,
- emorragia inspiegabile.
- Fattori di rischio epidemiologici negli ultimi 21 giorni prima della comparsa dei sintomi, come
- contatto con il sangue o altri fluidi corporei o resti umani di un paziente noto per avere o sospettato di avere l’infezione;
- residenza o provenienza da una zona colpita,
- manipolazione diretta di pipistrelli o primati non umani provenienti da aree malattie endemiche.
In assenza di entrambe queste condizioni non c’è motivo di temere un contagio, ma vediamo nello specifico i sintomi principali della malattia.
Il tempo di incubazione medio è di circa 8-12 giorni, ma può variare da 2 a 21, mentre l’intervallo medio fra la comparsa dei primi sintomi e la morte varia dai 3 ai 21 giorni, con una media di circa 10 giorni.
I primi sintomi che compaiono in caso di Ebola sono:
- febbre (87% dei pazienti),
- mal di gola,
- rash cutaneo (più visibile nei pazienti di carnagione chiara),
- occhi rossi e congiuntivite,
- brividi,
- dolori articolari e muscolari,
- malessere,
- debolezza (76% dei pazienti).
Dopo circa 5 giorni possono comparire sintomi gastrointestinali:
- diarrea acquosa (66% dei pazienti),
- nausea e vomito (68% dei pazienti),
- mal di stomaco,
- dolore addominale,
- inappetenza (65% dei pazienti).
ed altri sintomi come
Alcuni pazienti possono inoltre manifestare:
- singhiozzo,
- tosse,
- convulsioni,
- perdita di peso,
- difficoltà di deglutizione,
- emorragie (sanguinamento all’interno e all’esterno del corpo).
L’emorragia non è sempre presente, ma può manifestarsi in una seconda fase sotto forma di petecchie, ecchimosi/ematomi, sanguinamenti ingiustificati a seguito di iniezioni.
Nei pazienti che andranno incontro a morte di solito si sviluppano segni clinici più gravi fin dai primi giorni; al contrario, nei casi di guarigione i pazienti possono avere la febbre per diversi giorni e migliorare, di solito intorno al giorno 6, pur necessitando comunque di una convalescenza prolungata.
La mortalità tra i pazienti in Africa occidentale nell’epidemia iniziata nel 2014 è circa del 71% (range dal 46% in Nigeria al 69-72% in Guinea, Sierra Leone e Liberia); i fattori di rischio significativamente associati a un esito fatale nei Paesi africani colpiti sono:
- età superiore a 45 anni,
- sanguinamento inspiegabile,
- una serie di altri segni e sintomi non tutti comuni:
- diarrea,
- dolore toracico,
- tosse,
- difficoltà respiratorie,
- difficoltà di deglutizione,
- congiuntivite,
- mal di gola,
- confusione,
- singhiozzo,
- coma o incoscienza.
Le donne in gravidanza sono purtroppo in genere soggette ad aborto spontaneo.
Per le persone che sopravvivono il recupero è lento, possono passare mesi per riacquistare peso e forza ed il virus rimane nel corpo per molti mesi.
(Fonte principale: CDC)
Pericoli
Il tasso di mortalità è estremamente alto, variabile dal 50 al 89% secondo il ceppo virale.
Col progredire della malattia questa può causare:
I ricercatori hanno infine individuato la cosiddetta sindrome virale post-ebola, una condizione in grado di colpire un paziente sopravvissuto all’infezione e che si manifesta con la comparsa di sintomi quali:
- dolore articolare,
- dolore muscolare,
- problemi agli occhi (in alcuni casi cecità),
- disturbi neurologici,
- severo affaticamento,
- perdita dell’udito,
- perdita dei capelli,
- alterazioni del ciclo mestruale,
- peggioramento dello stato di salute generale sul lungo periodo.
Diagnosi
La diagnosi tempestiva della malattia da virus Ebola rappresenta una sfida clinica significativa, poiché le manifestazioni iniziali sono spesso aspecifiche e facilmente confondibili con patologie endemiche più comuni, come la malaria o la febbre tifoide. Il sospetto diagnostico nasce dalla combinazione di criteri clinici (sintomatologia compatibile) e anamnestici (viaggio in zone a rischio o contatto con persone infette negli ultimi 21 giorni).
Il percorso diagnostico si basa oggi sui seguenti standard:
- Test molecolari (RT-PCR): È il “gold standard” diagnostico. Consente di rilevare il materiale genetico del virus nel sangue o in altri fluidi corporei. Il virus è generalmente rilevabile tramite PCR a partire dal terzo giorno dalla comparsa dei sintomi.
- Test rapidi per l’antigene (RDT): Utilizzati principalmente in contesti di emergenza o sul campo per uno screening rapido, sebbene richiedano spesso una conferma successiva tramite PCR per la loro minore sensibilità.
- Sierologia (ELISA): La ricerca di anticorpi specifici (IgM e IgG) è utile nelle fasi più avanzate della malattia o per monitorare i sopravvissuti, ma non è indicata per la diagnosi in fase acuta precoce.
- Diagnosi differenziale: È fondamentale escludere altre patologie attraverso test specifici per malaria, leptospirosi, meningite e altre febbri emorragiche virali.
Per ragioni di biosicurezza, il prelievo e l’analisi dei campioni devono essere effettuati seguendo protocolli estremamente rigorosi in laboratori dotati di elevati livelli di contenimento, per prevenire il rischio di infezioni accidentali nel personale sanitario.
Cura e terapia
Il paradigma terapeutico per l’Ebola ha subito una svolta decisiva. L’obiettivo primario non è più soltanto il supporto vitale, ma l’eliminazione diretta del virus attraverso terapie mirate che, se somministrate nelle prime fasi dell’infezione, aumentano drasticamente le probabilità di sopravvivenza.
Trattamenti specifici (Anticorpi monoclonali)
Il consenso scientifico attuale identifica negli anticorpi monoclonali il trattamento d’elezione. Questi farmaci agiscono legandosi alla glicoproteina sulla superficie del virus, impedendogli di infettare le cellule umane. Le opzioni validate includono:
- Inmazeb (REGN-EB3): Una combinazione di tre anticorpi monoclonali approvata per l’uso sia in adulti che in bambini.
- Ebanga (mAb114): Un singolo anticorpo monoclonale derivato da un sopravvissuto all’ebola, anch’esso estremamente efficace nel neutralizzare il virus.
Terapia di supporto ottimizzata
Parallelamente ai farmaci specifici, la gestione clinica richiede un supporto fisiologico intensivo per prevenire lo shock e l’insufficienza d’organo:
- Reidratazione aggressiva: Somministrazione di fluidi per via orale o endovenosa per contrastare la massiva perdita di liquidi dovuta a vomito e diarrea.
- Bilancio elettrolitico: Monitoraggio e correzione costante di sodio, potassio e calcio per evitare aritmie e complicazioni neurologiche.
- Supporto emodinamico e respiratorio: Utilizzo di farmaci per mantenere la pressione sanguigna e, se necessario, ossigenoterapia o trasfusioni di sangue per gestire l’anemia o le emorragie gravi.
- Trattamento delle coinfezioni: Somministrazione di antibiotici o antimalarici qualora si sospettino sovrapposizioni batteriche o parassitarie.
Stile di vita e recupero
Per i sopravvissuti, il percorso di cura continua ben oltre la fase acuta. È fondamentale un monitoraggio medico a lungo termine per gestire la “sindrome post-ebola” e il supporto psicologico per affrontare il trauma e lo stigma sociale. Dal punto di vista pratico, i pazienti guariti devono seguire rigorose precauzioni nei rapporti sessuali, poiché il virus può persistere in alcuni fluidi corporei (come lo sperma) per molti mesi dopo la guarigione clinica.
Prevenzione
La prevenzione della malattia presenta molte sfide; poiché è ancora sconosciuta l’esatta via di contagio, si sono sviluppate alcune linee guida per il personale sanitario da adottare alla comparsa dei primi casi, ma di fatto per salvaguardare famigliari ed amici è essenziale l’isolamento del malato.
Da ricordare inoltre per chi viaggia:
- Evitare di viaggiare in aree di focolai noti.
- Lavarsi frequentemente le mani, usando acqua e sapone o prodotti a base di alcool almeno al 60 per cento.
- Evitare la carne di animali selvatici nei paesi in via di sviluppo.
- Evitare il contatto con persone infette.
- Non maneggiare resti di pazienti deceduti per Ebola.
Vaccino
In data 11 novembre 2019 è stato autorizzato all’immissione in commercio il primo vaccino contro l’ebola, dal nome commerciale Ervebo (prodotto dalla Merck Sharp & Dohme B.V.) ed in fase di studio già dal 2014 (anno di esplosione della più grave epidemia mai registrata in età recente).
Si tratta di un’autorizzazione condizionata, che ha permesso di adottare un iter più snello del normale, in virtù della pressante esigenza di trovare una soluzione preventiva efficace all’emergenza legata all’epidemia; questa possibilità viene riservata a specifici casi, dove il vantaggio di una disponibilità immediata superi il rischio legato alla disponibilità di dati ancora incompleti (generalmente si tratta quindi di medicinali mirati a trattare, prevenire o diagnosticare malattie gravemente debilitanti o potenzialmente letali).
Il vaccino è in altre parole considerato tuttora in sperimentazione (in Congo, dove l’attuale tasso di mortalità legato all’infezione è del 67% circa), ma secondo l’OMS è considerato sufficientemente efficace e sicuro per poter godere di un più ampio utilizzo; gli attuali dati parlando di un’efficacia nell’immunizzazione pari al 97.5% dei pazienti vaccinati.
Le attuali informazioni individuano come effetti indesiderati più comuni le classiche reazioni ai vaccini iniettabili, come ad esempio
- dolore, gonfiore ed eritema al sito d’iniezione,
- mal di testa,
- febbre,
- dolori muscolari e articolari,
- affaticamento.
Un secondo vaccino, prodotto dalla Johnson & Johnson, è stato approvato nel luglio del 2020 e numerosi altri sono in fase di studio.
Fonti e bibliografia
Autore
Dr. Roberto Gindro
DivulgatoreLaurea in Farmacia con lode, PhD in Scienza delle sostanze bioattive.
Fondatore del sito, si occupa ad oggi della supervisione editoriale e scientifica.