Dispepsia funzionale ed organica: significato, sintomi e cura

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Il significato del termine dispepsia

Dispepsia è il termine medico per indicare una difficoltà digestiva, un’indigestione (il termine dispepsia deriva dal greco dys-difficile e pepsis-digestione).

Donna con sintomi di dispepsia al lavoro

Shutterstock/HENADZI KlLENT

Cause

Per individuare le possibili cause di dispepsia è primariamente opportuno differenziarne la natura in:

  • organica (o secondaria), quando conseguente a condizioni oggettivamente diagnosticabili, come ad esempio
  • funzionale (o primitiva), quando non sia possibile evidenziare concretamente la causa (ad esempio mediante analisi del sangue, difetti biochimici o strutturali). Si stima che spieghi 3 casi su 4.

Una dispepsia diagnosticata come funzionale nulla toglie alla dignità del disturbo: in oltre il 70% dei pazienti non è infatti possibile rilevare una causa organica evidente per i sintomi lamentati e si stima che si tratti peraltro della più comune causa di bruciore di stomaco cronico. In questi casi si pensa che i disturbi siano la possibile conseguenza di una complessa interazione di

  • aumento della sensibilità relativa agli organi interni dell’apparato digerente,
  • svuotamento gastrico ritardato (il cibo rimane troppo a lungo nello stomaco),
  • risposta alterata alla presenza e transito del cibo in stomaco ed intestino.

Non dovrebbe quindi stupire che ansia e stress siano strettamente legati a questi disturbi, in complicati rapporti in cui è difficile stabilire con precisione il ruolo di cause ed effetti, mediati da ormoni e neurotrasmettitori.

I disturbi possono interessare soggetti di entrambi i sessi e di ogni età.

Sintomi

L’associazione americana dei medici di famiglia definisce la dispepsia come un dolore o una sensazione di disagio percepita nella parte centrale superiore della zona dello stomaco. Il dolore può andare e venire, ma è presente per la maggior parte del tempo; ci si potrebbe anche sentire eccessivamente pieni dopo il pasto o sviluppare un senso di sazietà precoce.

Più nello specifico sono considerati sintomi comuni

Sintomi di allarme: quando preoccuparsi

Spesso indicati nella letteratura scientifica anglosassone come alarm features, alert features, red flags, or warning signs (caratteristiche di allarme o di avviso, bandiere rosse o segnali di avvertimento), i disturbi suggestivi di condizioni serie che necessitino di immediato parere medico sono:

  • sanguinamento gastrointestinale cronico (ovvero persistente nel tempo)
  • perdita di peso progressiva ma inspiegabile ed involontaria
  • difficoltà di deglutizione (disfagia)
  • vomito persistente
  • anemia da carenza di ferro
  • presenza di una chiara massa a livello addominale, avvertita alla palpazione.

Diagnosi

L’approccio diagnostico moderno alla dispepsia mira innanzitutto a distinguere tra una forma funzionale e una organica (causata da malattie sottostanti), minimizzando al contempo l’uso di esami invasivi quando non strettamente necessari. La valutazione inizia con un’accurata anamnesi clinica per identificare la localizzazione del dolore, la relazione con i pasti e la presenza di sintomi sistemici.

Valutazione dei segnali di allarme e dell’età

Il primo passo fondamentale è la stratificazione del rischio. Se il paziente presenta “segnali di allarme” (come perdita di peso inspiegabile, anemia, disfagia o vomito persistente) o se ha un’età superiore ai 45-55 anni (la soglia varia leggermente in base alle linee guida locali), il medico raccomanderà tempestivamente una gastroscopia (EGDS). Questo esame permette la visualizzazione diretta delle mucose e l’esecuzione di biopsie per escludere lesioni maligne o infiammatorie gravi.

Strategia test-and-treat per helicobacter pylori

Nei pazienti più giovani e senza sintomi d’allarme, il protocollo clinico internazionale privilegia la strategia “test-and-treat” per l’ helicobacter pylori. Questo batterio è una delle principali cause di gastrite e ulcera. La diagnosi viene effettuata con test non invasivi:

  • Urea Breath Test (test del respiro): considerato il gold standard per accuratezza.
  • Ricerca dell’antigene fecale: un esame delle feci altamente affidabile e semplice da eseguire.

Se il test risulta positivo, si procede direttamente alla terapia di eradicazione batterica, che spesso risolve definitivamente la sintomatologia dispeptica.

Ulteriori accertamenti strumentali

Se i sintomi persistono nonostante l’assenza del batterio o se il quadro clinico lo suggerisce, possono essere prescritti altri esami:

  • Esami del sangue: per valutare l’emocromo (ricerca di anemia), la funzionalità epatica, pancreatica e test per la celiachia.
  • Ecografia addominale: utile per escludere calcoli alla colecisti o patologie del pancreas e delle vie biliari.
  • Test di svuotamento gastrico: riservati a casi selezionati dove si sospetti una grave lentezza digestiva (gastroparesi).

In assenza di alterazioni strutturali o biochimiche documentabili, si conferma la diagnosi di dispepsia funzionale, una condizione che, seppur benigna dal punto di vista prognostico, richiede una gestione terapeutica personalizzata.

Cura e rimedi

L’obiettivo primario della terapia è il controllo dei sintomi e il miglioramento della qualità della vita del paziente. Poiché la dispepsia è spesso una condizione multifattoriale, l’approccio ideale integra modifiche comportamentali, farmaci specifici e, in alcuni casi, supporto psicologico.

Stile di vita e alimentazione

Le abitudini quotidiane rappresentano la pietra angolare del trattamento. Piccoli cambiamenti possono ridurre drasticamente la pressione sullo stomaco e migliorare la motilità digestiva:

  • Frazionamento dei pasti: evitare pasti abbondanti, preferendo 5-6 piccoli spuntini durante la giornata per non sovraccaricare la capacità contenitiva dello stomaco.
  • Igiene alimentare: mangiare lentamente e masticare con cura. Evitare di coricarsi immediatamente dopo aver mangiato (attendere almeno 2-3 ore).
  • Selezione dei cibi: limitare gli alimenti che rallentano lo svuotamento gastrico o irritano le mucose, come grassi animali, fritture, cibi piccanti, caffeina, cioccolato e bevande gassate.
  • Gestione del peso: ridurre il peso corporeo se necessario, poiché il grasso addominale aumenta la pressione interna facilitando il reflusso e il senso di pienezza.
  • Abolizione dei fattori irritanti: il fumo e l’alcol compromettono la barriera protettiva dello stomaco e la corretta motilità.
  • Attenzione ai farmaci: limitare l’uso di antinfiammatori non steroidei (FANS come ibuprofene o ketoprofene), preferendo il paracetamolo per il controllo del dolore quando possibile, in quanto meno aggressivo sulla mucosa gastrica.

Terapia farmacologica

Quando lo stile di vita non è sufficiente, il medico può prescrivere farmaci mirati alla specifica sottocategoria di dispepsia:

  • Inibitori della Pompa Protonica (IPP): sono i farmaci d’elezione per chi soffre di dolore epigastrico e bruciore. Riducono drasticamente la produzione di acido cloridrico.
  • Procinetici: medicinali come la metoclopramide, il domperidone o la levosulpiride favoriscono lo svuotamento dello stomaco, risultando molto efficaci per chi avverte pesantezza post-prandiale, gonfiore e nausea.
  • Antiacidi e Alginati: utili per un sollievo immediato ma temporaneo dai sintomi, agendo localmente per tamponare l’acidità o creare una barriera protettiva.
  • Eradicazione dell’H. Pylori: se il batterio è presente, viene prescritto un ciclo di antibiotici combinati con inibitori dell’acidità.

Approccio neuromodulatorio e psicoterapia

In molti casi di dispepsia funzionale, il problema risiede in una ipersensibilità dei nervi che avvolgono l’apparato digerente. In questi pazienti, dosi molto basse di farmaci modulanti del sistema nervoso (come alcuni antidepressivi triciclici) possono “resettare” la sensibilità viscerale senza essere usati per scopi psichiatrici.

Parallelamente, la Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT) e le tecniche di rilassamento o mindfulness si sono dimostrate efficaci nel ridurre la percezione del dolore gastrico, specialmente quando i sintomi sono esacerbati da stress o ansia. La gestione dello stress non è un contorno, ma parte integrante della cura, data la stretta connessione tra sistema nervoso centrale e sistema nervoso enterico.

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