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Introduzione

La parola gastrite viene usata per descrivere un gruppo di disturbi con una caratteristica in comune, l’infiammazione della mucosa gastrica.

La mucosa dello stomaco (o mucosa gastrica) è costituita tra l’altro da cellule specializzate che producono

  • acido ed enzimi che aiutano a frammentare il cibo per la digestione,
  • muco, che protegge la mucosa dagli stessi acidi/enzimi prodotti e quindi dall’auto-digestione.

Quando è infiammata la mucosa gastrica diminuisce la produzione di entrambi, ma soprattutto di tutte quelle sostanze che normalmente rivestono e proteggono le pareti dall’azione degli acidi gastrici.

Il disturbo può

  • apparire all’improvviso e durare per un breve periodo di tempo (gastrite acuta),
  • oppure può protrarsi nel tempo (gastrite cronica) e in alcuni casi trasformarsi in ulcera gastrica, aumentando così il rischio di sviluppare tumore allo stomaco.

Tra le numerose classificazioni possibili di gastrite assume quindi particolare rilevanza differenziare la gastrite

  • erosiva, che causa un danno fisico del rivestimento dello stomaco, sotto forma di piaghe, ulcere, …
  • non erosiva, che provoca l’infiammazione nel rivestimento, ma senza erosioni della parete.

L’infiammazione spesso è il risultato dell’infezione causata dal batterio responsabile della maggior parte delle ulcere gastriche (Helycobacter Pilori), tuttavia anche altri fattori come i traumi, l’uso regolare di antinfiammatori o l’assunzione di alcool in elevate quantità possono scatenare la gastrite.

Tra i sintomi più comuni che indicano la presenza di gastrite ricordiamo:

In caso di gastrite erosiva i sintomi possono includere anche

  • dolore,
  • sanguinamento,
  • presenza di ulcerazioni.

Per la maggior parte delle persone che ne vengono interessate la gastrite non rappresenta un problema serio, al contrario migliora rapidamente se trattata in modo corretto; se trascurata, invece, può durare anni e/o condurre a complicazioni anche importanti.

Differenza tra gastrite e gastroenterite

La gastroenterite (spesso impropriamente chiamata influenza intestinale) consiste in un’infiammazione dello stomaco e dell’intestino, causata da un’infezione (tipicamente da virus, più raramente batterica).

La gastrite è invece l’infiammazione del solo rivestimento dello stomaco e non sempre è causata da un’infezione.

Infografica riassuntiva sulla gastrite

iStock.com/Macrovector

Cause

Le pareti dello stomaco normalmente sono protette da una mucosa che fa da barriera contro gli acidi responsabili della digestione.

Gli acidi presenti sono così corrosivi che, in assenza di un’adeguata protezione, finirebbero per digerire lo stomaco stesso; se questa barriera si indebolisce i succhi digestivi riescono quindi a danneggiare e infiammare le pareti dello stomaco causando la comparsa di gastrite.

Infezione da helicobacter pylori

L’infezione causata dal batterio helicobacter pylori è la causa principale di comparsa di ulcera gastrica ed è inoltre responsabile di numerosi casi di gastrite, nella maggior parte dei casi cronica.

Si stima che metà della popolazione mondiale sia stata infettata da questo batterio, in grado di trasmettersi da persona a persona. La maggior parte delle persone infette non soffre tuttavia di complicazioni dell’infezione, ma in alcune di esse il batterio può lacerare la mucosa interna dello stomaco modificando così le pareti gastriche. Non si sa con esattezza perché solo alcune persone soffrano delle complicazioni dell’infezione da Helicobacter pylori (circa il 20% del totale), ma i medici ritengono che la vulnerabilità al batterio possa essere ereditaria oppure sia provocata dallo stile di vita errato, ad esempio dal fumo e dagli alti livelli di stress.

L’H. pylori è contagioso, ma l’esatta via di trasmissione non è ancora stata chiarita; l’uomo sembra essere l’unico serbatoio in natura per il batterio e la via di contagio più probabile si pensa essere quella orale o oro-fecale (consumo di alimenti contagiati da feci di soggetti portatori).

  • A sostegno dell’ipotesi di trasmissione orale è il fatto che il batterio sia stato isolato nella placca e soprattutto nella saliva; non è invece chiaro se la bocca sia un passaggio casuale (per esempio causato da rigurgito o vomito) o meno.
  • Per quanto riguarda il rischio di contagio oro-fecale è stato dimostrata una buona sopravvivenza del microrganismo nell’acqua (per diversi giorni), anche se in realtà manca una conferma certa della presenza del batterio nelle feci espulse da un portatore.

Antinfiammatori e altre sostanze

Un uso abituale e/o eccessivo di antinfiammatori non steroidei come aspirina, ibuprofene (Moment®, Brufen®, …), ketoprofene sale di lisina (Oki, …) e naprossene (Synflex®, Momendol®, …), può causare gastrite, sia acuta che cronica; l’abuso di questi medicinali può ridurre la quantità di una sostanza fondamentale che aiuta a proteggere la mucosa interna dello stomaco esponendo così il paziente allo sviluppo di problemi. I problemi di stomaco si presentano con minore probabilità se assumete i FANS sporadicamente.

Gli antinfiammatori sono responsabili di circa il 20% dei casi di gastrite.

Al pari degli antinfiammatori sono responsabili di alcuni casi anche altre sostanze, come:

  • alcool, che è in grado di irritare e corrodere la mucosa gastrica, rendendo lo stomaco più vulnerabile ai succhi digestivi
  • cocaina,
  • bile, la sostanza fluida che contribuisce alla digestione dei grassi, prodotta dal fegato e conservata all’interno della cistifellea; in condizioni normali una valvola impedisce alla bile di risalire verso lo stomaco dall’intestino, ma se questa non funziona adeguatamente il fluido può refluire nello stomaco, causando infiammazione e gastrite cronica,

Gastrite autoimmune

In questa forma di gastrite, il sistema immunitario attacca per errore le cellule sane dello stomaco, scambiandole per una minaccia da combattere.

La gastrite autoimmune si verifica con maggior frequenza nei pazienti affetti da altre patologie autoimmuni e soprattutto nella popolazione anziana; in genere non è erosiva.

Altre cause

Tra le cause meno comuni troviamo lo stress, inteso come reazione psicosomatica a situazioni come lesioni traumatiche, malattie gravi, ustioni severe e necessità di sottoporsi a interventi di chirurgia maggiore, che sono in grado di favorire la comparsa di gastrite nervosa. La causa esatta del perché questo avvenga non è nota, si ipotizza che possa essere correlata alla diminuzione del flusso sanguigno allo stomaco.

In alcuni casi la patologia può essere legata ad altre malattie, come l’HIV/AIDS, il morbo di Crohn, le infezioni da parassiti, …

Ad oggi non esistono evidenze che provino che alimenti specifici, tra cui cibi piccanti e caffè, possano essere di per sé causa di problemi, ma è sicuramente consigliabile evitarli in caso di problemi preesistenti.

Sintomi

Non sempre si manifesta con segni e/o sintomi, ma può insorgere in diversi modi a seconda dei casi (i più comuni sono un senso di fastidio epigastrico e/o senso di bruciore).

Tra i segni e i sintomi della gastrite ricordiamo:

Il dolore può migliorare o peggiorare mangiando.

  • La gastrite acuta compare all’improvviso e provoca con maggiori probabilità la nausea, il bruciore o il fastidio allo stomaco.
  • La gastrite cronica, invece, si sviluppa gradualmente e ha maggiori probabilità di provocare un mal di stomaco sordo, la sensazione di stomaco pieno o la perdita di appetito dopo aver mangiato anche solo pochi bocconi. In molti pazienti, tuttavia, la gastrite cronica non causa alcun sintomo fisico.

Se una forma cronica non viene trattata, può durare anni o anche per tutta la vita.

In alcuni casi evolversi in sanguinamento gastrico, ma raramente questo sintomo è grave; vi ricordiamo però che il sanguinamento gastrico, che comporta la presenza di sangue nel vomito oppure la produzione di feci nere e catramose, richiede cure mediche immediate.

Quando chiamare il medico

Più o meno tutti abbiamo sperimentato, almeno una volta nella vita, un attacco di mal di stomaco o di bruciore di stomaco. La maggior parte dei casi è di breve durata e può essere gestita con farmaci da automedicazione come gli antiacidi, ma si raccomanda di rivolgersi al medico in caso di:

  • persistenza dei sintomi da una settimana o più,
  • dolore particolarmente severo,
  • possibile legame con farmaci in uso (antinfiammatori o altro).

Rivolgetevi al Pronto Soccorso in caso di sintomi legati a un possibile sanguinamento gastrico, come:

Pericoli

L’evoluzione dipende dalla causa, ma è spesso positiva.

La maggioranza della forme aspecifiche di gastrite cronica non causa sintomi, tuttavia la gastrite cronica è un fattore di rischio per lo sviluppo di

  • ulcera gastrica,
  • polipi e tumori dello stomaco benigni e maligni.

Alcuni individui con gastrite cronica da H. pylori o con gastrite autoimmune sviluppano una gastrite atrofica. Quest’ultima distrugge le cellule della mucosa gastrica che producono acide ed enzimi digestivi. La gastrite atrofica può portare a due tipi di cancro: il cancro gastrico e il linfoma del tessuto linfoide associato alla mucosa gastrica.

In caso di gastrite erosiva si può andare incontro ad anemia, a causa della costante emorragia di sangue.

Diagnosi

La diagnosi di gastrite inizia con un’accurata anamnesi clinica, durante la quale il medico valuta i sintomi, le abitudini alimentari e l’eventuale assunzione di farmaci gastrolesivi (come i FANS). Il percorso diagnostico moderno mira non solo a confermare l’infiammazione, ma soprattutto a identificarne la causa sottostante per impostare una terapia mirata.

Test per l’Helicobacter pylori

L’identificazione di questo batterio è prioritaria. Oggi i protocolli clinici privilegiano test non invasivi ad alta accuratezza:

  • Urea Breath Test (test del respiro): considerato il “gold standard” tra i test non invasivi. Il paziente ingerisce una piccola quantità di urea marcata e si analizza l’aria espirata; la presenza del batterio viene rilevata dalla sua capacità di scindere l’urea.
  • Ricerca dell’antigene fecale: un esame delle feci altamente affidabile per rilevare un’infezione in corso.
  • Sierologia (analisi del sangue): meno utilizzata oggi per la diagnosi iniziale, poiché rileva gli anticorpi che possono persistere anche dopo la guarigione, non distinguendo sempre tra infezione passata e attiva.

Gastroscopia e valutazione della mucosa

La gastroscopia (EGDS) rimane l’esame definitivo. Attraverso un endoscopio flessibile, il medico visualizza direttamente le pareti dello stomaco, individuando segni di arrossamento, erosioni o ulcere.

Durante la procedura è fondamentale l’esecuzione di una biopsia: il prelievo di piccoli frammenti di tessuto permette l’analisi istologica al microscopio. Questo passaggio è cruciale per:

  • Confermare la presenza dell’H. pylori (tramite test rapido all’ureasi o esame istologico).
  • Valutare il grado di infiammazione o la presenza di gastrite atrofica.
  • Escludere alterazioni precancerose o neoplasie.

Esami di supporto e monitoraggio

In casi specifici, il medico può richiedere:

  • Emocromo completo: per verificare la presenza di anemia (bassa emoglobina) causata da micro-sanguinamenti cronici.
  • Dosaggio della Vitamina B12 e anticorpi specifici: se si sospetta una gastrite autoimmune, che può compromettere l’assorbimento di nutrienti essenziali.

Cura e terapia

L’obiettivo primario della cura è la risoluzione dell’infiammazione, il sollievo dai sintomi e la prevenzione di complicanze come ulcere o neoplasie. Il piano terapeutico è strettamente personalizzato in base alla causa individuata.

Eradicazione dell’Helicobacter pylori

Se viene accertata l’infezione batterica, è necessario un ciclo di terapia antibiotica. A causa della crescente resistenza batterica, le linee guida attuali raccomandano spesso la quadruplice terapia (che combina un inibitore di pompa protonica con bismuto e due antibiotici, oppure una combinazione di più antibiotici senza bismuto). La durata del trattamento è solitamente di 10-14 giorni e l’eradicazione deve essere sempre confermata con un test del respiro o delle feci dopo circa 4-6 settimane dalla fine della cura.

Gestione dell’acidità e protezione della mucosa

Per permettere alla mucosa di guarire, è essenziale ridurre l’insulto acido. Le opzioni includono:

  • Inibitori della Pompa Protonica (IPP): farmaci come omeprazolo, lansoprazolo o esomeprazolo sono i più efficaci nel bloccare la produzione di acido.
  • P-CAB (Potassium-competitive acid blockers): una classe innovativa di farmaci che offre un blocco acido ancora più rapido e potente in casi selezionati.
  • Protettori della mucosa e citoprotettori: sostanze che formano una barriera meccanica o chimica sopra l’infiammazione (come sucralfato o composti a base di acido ialuronico e condroitin solfato), utili per dare sollievo immediato.
  • Antiacidi e alginati: farmaci da banco utili per gestire i sintomi occasionali e il reflusso associato.

Trattamento delle forme specifiche

  • Gastrite da FANS: la sospensione del farmaco responsabile è il primo passo. Se il farmaco è indispensabile, va associata una protezione costante con IPP.
  • Gastrite autoimmune: non esistendo una cura definitiva per l’attacco del sistema immunitario, il trattamento si concentra sul monitoraggio endoscopico periodico e sulla correzione delle carenze vitaminiche (integrazione di Vitamina B12).

Stile di vita e alimentazione

L’approccio comportamentale è un pilastro della terapia e può ridurre drasticamente la dipendenza dai farmaci:

  • Frazionamento dei pasti: preferire 5 piccoli pasti quotidiani rispetto a 2 abbondanti aiuta a non sovraccaricare lo stomaco e a tamponare meglio l’acido.
  • Scelte alimentari: evitare cibi che stimolano eccessivamente la secrezione acida o irritano direttamente la mucosa, come fritture, caffeina in eccesso, cioccolato, menta e spezie piccanti.
  • Abitudini dannose: la cessazione del fumo e la drastica limitazione degli alcolici sono condizioni necessarie per una guarigione duratura.
  • Gestione dello stress: poiché la connessione mente-intestino è molto forte, tecniche di rilassamento o attività fisica moderata possono ridurre la produzione di acido legata alla stimolazione nervosa.

Dieta

Una scrupolosa attenzione all’alimentazione è sicuramente il primo passo per una corretta gestione del disturbo; se gli episodi di gastrite o acidità di stomaco sono frequenti, fare pasti più leggeri e più frequenti può essere di grande aiuto, perché consente di diminuire gli effetti dell’iperacidità gastrica.

Vanno poi evitati tutti quegli alimenti con potere irritante, soprattutto quelli speziati, acidi, fritti o grassi, e vanno altresì evitati pasti eccessivamente abbondanti.

(Per approfondire Dieta e Gastrite)

Prevenzione

L’infezione da H. pylori in alcuni casi è inevitabile, ma questi suggerimenti vi aiuteranno a diminuire le probabilità di essere colpiti dalla gastrite:

  • Limitate l’uso di alcool o evitatelo completamente. L’abuso di alcool è in grado di irritare e corrodere la mucosa gastrica, provocando infiammazione e sanguinamento.
  • Non fumate. Il fumo interferisce con l’azione della mucosa protettiva dello stomaco, rendendo lo stomaco maggiormente soggetto alla gastrite e all’ulcera. Il fumo, inoltre, aumenta l’acidità di stomaco, rallenta il processo di guarigione ed è uno dei principali fattori di rischio per il tumore allo stomaco. Nonostante tutto, smettere di fumare non è facile, soprattutto se avete fumato per anni. Chiedete consiglio al medico sui metodi che potranno aiutarvi a smettere.
  • Cambiate analgesici. Se possible, evitate i FANS, cioè l’aspirina, l’ibuprofene e il naprossene. Questi farmaci possono provocare l’infiammazione dello stomaco o far peggiorare l’irritazione esistente. In alternativa, potrete usare gli analgesici a base di paracetamolo (Tachipirina®).
  • Seguite i consigli del vostro medico. Il medico può consigliarvi di assumere un antiacido da banco o un farmaco antiulcera per prevenire la gastrite ricorrente.

Fonti e bibliografia

Le domande più frequenti

Risposte a cura del Dr. Roberto Gindro

Cos'è la gastrite?

La gastrite è l'infiammazione delle pareti dello stomaco.

Cos'è la gastrite nervosa?

È una forma di gastrite causata e sostenuta da uno stress eccessivo e persistente.

Quanto dura?

Nella maggior parte dei casi la gastrite è una condizione con ottima prognosi, ma l'evoluzione dipende strettamente dalla causa; quando per esempio è la conseguenza di un abuso di farmaci o alcool è necessario sospenderne l'utilizzo per consentire la guarigione.
Nei casi di gastrite da Helicobacter è invece necessario seguire la terapia antibiotica prescritta dal medico.

Come curare la gastrite?

La cura consiste essenzialmente in una combinazione dei seguenti fattori:
  • evitamento dei fattori di rischio (fumo, alcool, farmaci, ...)
  • miglioramento dell'alimentazione e dello stile di vita in genere
  • terapia antibiotica in caso di infezione da Helicobacter
  • farmaci antiacidi/inibitori di pompa se prescritti dal medico.
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