Gastrite nervosa/da stress e dispepsia funzionale: sintomi e dieta

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Esiste davvero la gastrite nervosa?

Gastrite è il termine medico che indica l’infiammazione delle pareti dello stomaco; è una condizione piuttosto comune, che può avere da un’ampia serie di cause, come ad esempio l’abuso di alcolici, l’azione erosiva dei farmaci antinfiammatori, infezioni batteriche, reazioni autoimmuni ed altro ancora.

E poi lo stress, ma secondo la maggior parte degli autori stress inteso come evento o condizioni davvero provanti per l’individuo, come ad esempio quelle che si verificano nelle unità di terapia intensiva in ospedale, ovvero in pazienti che si trovino in condizioni critiche a seguito di traumi gravi, ustioni particolarmente estese e necessità di ventilazione assistita.

Quella di gastrite nervosa è quindi una definizione ben lontana da ciò che intendiamo nel parlato comune, in riferimento a disturbi digestivi spesso temporanei provocati e/o sostenuti da ansia, preoccupazioni, rabbia e stress di ogni tipo, disturbi che vengono più correttamente descritti come:

  • dispepsia funzionale quando non vi sia una reale infiammazione delle pareti dello stomaco, pur in presenza di sintomi molto concreti e fastidiosi,
  • gastrite, in caso di danno organico, ovvero rilevabile.

In questo articolo mi occuperò quindi di questo genere di disturbi e non della gastrite da stress propriamente detta che, come abbiamo detto, è causata da situazioni più estreme.

Gastrite nervosa

Shutterstock/mi_viri

Cause

Ho da sempre una passione viscerale per l’informatica e la programmazione, una disciplina che nella maggior parte dei contesti è profondamente deterministica, ovvero conosciute le condizioni di partenza non solo so cosa aspettarmi come risultato, ma posso prevederlo con certezza perché a parità di dati in ingresso quelli in uscita saranno sempre gli stessi. Se premo la lettera “A” sulla tastiera mentre sto scrivendo questo testo, ho la certezza che sullo schermo comparirà la lettera “A”.

Durante tutti gli anni dell’Università e quelli immediatamente successivi ho sempre affrontato lo studio del corpo umano e delle malattie con questa stessa forma mentis:

  • la produzione di acidi nello stomaco è causata da questi fattori,
  • questa malattia è causata da un virus,
  • somministrando questo farmaco otterrò quella risposta,
  • etc.

Questo è quello che si trova sui libri, e didatticamente parlando è ovviamente corretto, ma come ogni medico sa è tutto dannatamente più complesso di così, salvo poche eccezioni; è più complesso perché il corpo umano è sì come una macchina, ma tremendamente più articolato e complicato di un programma informatico scritto a tavolino.

Il nostro corpo, ad esempio, adora l’equilibrio, ma anche in questo caso se ci sforziamo di fare un passo più in là scopriamo che l’equilibrio è un concetto fondante dell’intera biologia, tanto da meritare un termine specifico, omeostasi. La Treccani definisce l’omeostasi come “l’attitudine propria dei viventi a mantenere intorno a un livello prefissato il valore di alcuni parametri interni, disturbati di continuo da vari fattori esterni e interni. All’insieme ordinato dei sottosistemi che compongono l’organismo umano è preposta una rete di sistemi di controllo, il cui intervento simultaneo regola il flusso di energia e di metaboliti, in modo da conservare immutato o quasi l’ambiente interno, indipendentemente dalle modificazioni di quello esterno”.

Detto in parole semplici, non importa quello che accade fuori, e di cose ne accadono in continuazione, dobbiamo fare in modo che alcuni parametri rimangano sempre entro limiti certi per poter stare bene.

Questo è l’inevitabile risultato evolutivo del fatto che ci troviamo calati in un ambiente con cui dobbiamo fare i conti e su cui peraltro non abbiamo nemmeno un pieno controllo.

Ma cosa c’entra tutto questo con la tua gastrite?

Lo stomaco è un esempio perfetto di omeostasi, perché si tratta di un ambiente acidissimo, che dev’essere in grado di digerire il cibo che ingeriamo ma senza digerire sé stesso; non solo, deve continuamente giostrarsi tra condizioni in cui è vuoto e quindi può sospendere la produzione di acido, a momenti in cui si riempie, di più o di meno, di liquidi o di solidi, di cibo rapidamente digeribile o di alimenti che richiedono invece anche tre ore per essere affrontati.

Per proteggersi dai potenti acidi che utilizza per svolgere il suo lavoro ha trovato una soluzione brillante, ovvero la capacità di produrre specifiche sostanze protettive che, al bisogno, ne rivestono le pareti impedendo una pericolosa auto-digestione.

E le parole su cui ti invito a porre attenzione sono due, “al bisogno”: produce sostanze protettive, nella quantità necessaria, per il tempo strettamente indispensabile, quando serve, se serve.

Come quasi tutti i sistemi del nostro organismo è quindi un esempio perfetto di “equilibrio dinamico”, una definizione che se ci pensi è quasi un ossimoro, un qualcosa di stabile nel suo continuo adattamento e cambiamento. Meraviglia!

Questo equilibrio è ovviamente più che sufficiente quando tutto funziona bene, ma dispone anche di margini di tolleranza piuttosto ampi per adattarsi a quando le cose si fanno più complicate del previsto, ad esempio quando sei a cena da Michele che ha appena comprato un forno per la pizza in casa e ti sta cucinando la seconda pizza a lunga lievitazione, e per quanto ti sforzi non riesci proprio a dire di no…

Ma questo equilibrio si spinge anche oltre, andando a coinvolgere ed intrecciarsi intimamente con altri organi ed apparati, come il sistema nervoso ed il cervello; il cervello ha un effetto diretto sullo stomaco, te ne puoi accorgere banalmente dal fatto che al solo pensiero di mangiare qualcosa lo stomaco inizia a produrre succhi gastrici, ma di nuovo siamo in presenza di un equilibrio dinamico, i cui legami vanno in entrambe le direzioni e quindi un disturbo gastrico può essere tanto la causa quanto il prodotto di un malessere psicologico, che si tratti di stress quotidiano, una semplice preoccupazione, una forte arrabbiatura perché tuo figlio ha appena fatto cadere una bottiglia di olio appena aperta o qualcosa di più, come ansia o depressione.

In questi casi il paziente manifesta sintomi cosiddetti funzionali, ovvero senza un riscontro evidenziabile da esami o visite, ma terribilmente concreti, come chiunque l’abbia provato può testimoniare.

Ma com’è possibile che una condizione di ansia possa realmente indurre problemi organici di stomaco? È presto detto e ci troviamo di nuovo di fronte a una situazione più complessa di come appare ad una prima analisi:

  • È possibile individuare effetti diretti, ad esempio essere preoccupati aumenta la produzione di cortisolo, l’ormone che non a caso definiamo “dello stress” e di adrenalina; questi ormoni riducono l’afflusso di sangue allo stomaco per destinarlo al cuore, che sotto stress pompa di più, ai polmoni ed ai muscoli, come se dovessimo scappare da una minaccia imminente. Lo stomaco si trova a corto di energie perché riceve meno sangue e può decidere, o meglio, si trova costretto a rinunciare alla solita produzione di sostanze protettive delle pareti, che saranno quindi più fragili e maggiormente esposte a sviluppare danni.
  • Ma allo stesso tempo non è difficile individuare effetti indiretti, perché se passi un periodo di stress e preoccupazione sarai più facilmente tentata da qualche bicchiere di vino in più che ti aiuti a rilassare la sera, di giorno invece scaricherai il nervosismo con qualche sigaretta in più, senza contare che sarai più facilmente tentata da snack e pasti poco salutari che ti regaleranno qualche secondo di benessere al costo di diverse ore di mal di stomaco, prenderai qualche antinfiammatorio perché la tensione muscolare da stress ha di nuovo risvegliato il mal di schiena e magari la sera decidi che qualche goccia di sonnifero è tutto sommato il male minore. Questi sono tutti fattori di rischio noti per lo sviluppo di gastrite.

Sintomi

La vera gastrite nervosa si presenta con sintomi ad esordio drammatico, tra cui anche sangue nel vomito e nelle feci (melena), mentre fortunatamente la gastrite che possiamo sviluppare nel quotidiano a causa dello stress almeno inizialmente si presenta con uno o più dei seguenti sintomi:

Richiamiamo ancora una volta il concetto di equilibrio e di intreccio di sistemi, perché alla sola visita medica può essere difficile operare una distinzione netta tra

  • dispepsia funzionale (presenza di sintomi di disagio, anche severi, ma in assenza di una reale infiammazione)
  • gastrite, ovvero l’infiammazione delle pareti dello stomaco,
  • reflusso gastroesofageo, ovvero la risalita di acidi e di cibo dallo stomaco verso la bocca.

Quando la causa è rappresentata dallo stress e dalle preoccupazione quello che si sviluppa è invece un quadro sfumato, in cui spesso vanno a sovrapporsi tutte e tre le condizioni, ma che non a caso beneficiano sostanzialmente dello stesso approccio terapeutico.

Complicazioni

Anche se la causa è il solo, “solo” si fa per dire ovviamente, stress quotidiano, i rischi sono comunque significativi nel caso in cui questo e/o gli altri fattori indiretti che abbiamo visto prima non vengano corretti, perché a differenza di quanto si pensava qualche anno fa è possibile una progressione verso lo sviluppo di ulcera, ovvero di un danno così profondo alla parete dello stomaco da diventare una vera e propria ferita aperta, sanguinante, con un ulteriore peggioramento dei sintomi e a sua volta la possibile evoluzione verso ulteriori e più gravi complicazioni.

Rimedi e dieta

Come ci curiamo? La buona notizia è che, soprattutto quando riconosciuta tempestivamente, per guarire dalla gastrite è spesso sufficiente mettere l’organismo nelle condizioni ideali per sbrigarsela da solo, rimuovendo stress ed ansie. La cattiva notizia è che se fosse semplice riuscire ad scrollarseli di dosso probabilmente non staresti leggendo questo articolo.

È quindi necessario:

  • Ridurre all’essenziale l’uso di antinfiammatori, sia in termini di dosi che di frequenza che di durata della terapia, facendosi magari consigliare dal medico principi attivi meno aggressivi (ad esempio ibuprofene tra gli antinfiammatori, da assumere a stomaco pieno, oppure il paracetamolo quando sia sufficiente un’azione antidolorifica).
  • Idealmente smettere di fumare, o almeno ridurre il numero di sigarette giornaliere.
  • Ridurre o, meglio, evitare del tutto il consumo di alcolici.
  • Preferire spuntini frequenti e piccoli, rispetto ai classici 2-3 pasti abbondanti, ad esempio:
    • Colazione al risveglio
    • Spuntino di metà mattina
    • Spuntino di pranzo
    • Merenda
    • Cena leggera.
  • Non saltare i pasti.
  • Attenzione anche a caffeina ed alimenti speziati o piccanti.
  • Attenzione agli alimenti acidi, come ad esempio il pomodoro e gli agrumi (per una disamina completa sulla dieta fare riferimento a questo articolo).
  • Mangia lentamente, prenditi il tempo necessario per masticare a lungo ogni boccone.
  • Cerca sempre di lasciarti 2-3 ore di tempo tra l’ultimo pasto ed il momento di coricarsi.
  • Bevi, bevi, bevi, anche durante i pasti.
  • Si possono valutare con il medico diversi farmaci antiacidi, ma è importante comprendere che sebbene la loro assunzione possa offrire sollievo dai sintomi o magari anche promuovere il raggiungimento di una condizione utile all’auspicabile guarigione, questa non potrà realmente essere raggiunta se non con la modifica delle cause scatenanti, ma non solo, come ogni medicinale hanno spesso effetti collaterali anche molto seri se l’utilizzo viene eccessivamente protratto nel tempo.

Ed arriviamo quindi agli aspetti più propriamente nervosi: lo stress rappresenta di per sé una risposta non solo inevitabile, ma anche vitale per il nostro organismo, preziosa ed utile se limitata nel tempo. I problemi nascono quando si protrae nel tempo, per giorni interi, settimane, mesi.

  1. Valuta di intraprendere un percorso di educazione volto all’apprendimento di tecniche di respirazione o di meditazione, se praticate regolarmente possono davvero fare la differenza. Anche yoga e discipline correlate sono un’ottima scelta.
  2. Pratica regolarmente attività fisica, meglio se all’aria aperta, ci sono tonnellate di studi che ne dimostrano l’utilità pratica per scaricare tensione e stress.
  3. Non avere paura di cercare aiuto se ti senti soverchiata da questi sentimenti di disagio, se provi la sensazione di esserne schiacciata. Intraprendere un percorso psicologico per imparare a gestire più efficacemente le difficoltà quotidiane è esattamente come prendere un antibiotico quando hai un’infezione, significa correggere qualcosa che non sta funzionando come dovrebbe nel tuo corpo e la tua mente non è differente una ferita sul braccio o da un ascesso in bocca. Per questi ti rivolgeresti ad un medico, no? La mente non è in alcun modo diversa, anzi, essendo il centro nevralgico del tuo organismo merita più di ogni altro organo la tua massima attenzione.
  4. Cerca di avere un atteggiamento positivo nelle difficoltà, ma allo stesso modo ritagliati del tempo per te stessa, è davvero fondamentale.
  5. Da ex-farmacista ti invito a non vedere nei farmaci la soluzione, ma solo un appoggio temporaneo se davvero servissero; mi riferisco non solo ai medicinali per lo stomaco, ma anche ad ansiolitici ed antidepressivi, che a volte possono essere indispensabili, ma per loro stessa natura volti a dare esclusivamente sollievo ad un sintomo, non a curare il problema, e come qualsiasi altro farmaco si portano con sé possibili effetti indesiderati che vanno sempre attentamente soppesati.

Fonti e bibliografia

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