Nuovo DIABETE di tipo 5: le differenze in parole semplici

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Durante il Congresso mondiale sul Diabete del 2025, organizzato dalla Federazione Internazionale del Diabete (IDF), è stato annunciato il lancio di un gruppo di lavoro dedicato allo sviluppo di criteri diagnostici e linee guida terapeutiche per il cosiddetto “diabete di tipo 5”.

Ma di cosa si tratta esattamente?

Per comprenderlo meglio è utile fare una panoramica delle principali forme di diabete, una malattia che secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità colpisce circa 830 milioni di persone nel mondo — ovvero quasi una persona su dieci.

Cos’è il diabete?

Glucometro che segna 105

Shutterstock/2531361139

Il termine “diabete” indica un gruppo di malattie croniche accomunate da un’eccessiva quantità di zucchero nel sangue (iperglicemia).

Questa condizione, se protratta nel tempo, può danneggiare i vasi sanguigni e numerosi organi, aumentando il rischio di complicanze gravi come:

Alla base del diabete c’è un difetto nel funzionamento dell’insulina, l’ormone che regola l’ingresso del glucosio nelle cellule per essere utilizzato come fonte di energia. Il malfunzionamento può dipendere da:

  • Insufficiente produzione di insulina da parte del pancreas
  • Inefficacia dell’insulina nel promuovere l’assorbimento di glucosio da parte delle cellule (insulino-resistenza)

In entrambi i casi, il risultato è una glicemia persistentemente alta, con tutte le conseguenze associate.

Diabete di tipo 1

Nel diabete di tipo 1 il sistema immunitario attacca erroneamente le cellule del pancreas che producono insulina (malattia autoimmune).

Questa forma colpisce prevalentemente bambini e adolescenti, anche se può manifestarsi anche negli adulti, ed è indipendente dallo stile di vita.

La terapia richiede somministrazioni quotidiane di insulina.

Grazie ai progressi scientifici oggi esistono strumenti come microinfusori, sensori per il monitoraggio continuo e sistemi automatizzati di erogazione dell’insulina, che possono migliorare significativamente la gestione della malattia. In casi selezionati, soprattutto in presenza di ipoglicemie gravi non controllabili con le terapie disponibili, il trapianto di isole pancreatiche può rappresentare un’opzione specialistica, ma richiede in genere una terapia immunosoppressiva e non costituisce un trattamento di routine.

Diabete di tipo 2

Il diabete di tipo 2 è la forma più comune di diabete a livello globale ed è in costante aumento, complice il diffondersi di stili di vita sedentari e di abitudini alimentari poco salutari.

A differenza del tipo 1, nel diabete di tipo 2 il pancreas continua a produrre insulina, almeno nelle fasi iniziali della malattia, tuttavia, le cellule del corpo diventano progressivamente meno sensibili all’azione di questo ormone (insulino-resistenza).

In una fase iniziale il pancreas cerca di compensare la resistenza producendo quantità maggiori di insulina e questo sforzo permette di mantenere la glicemia a livelli quasi normali, ma spesso a costo di livelli insulinemici anomali. Col passare del tempo, purtroppo, la capacità del pancreas di compensare può ridursi; la conseguenza è che la glicemia comincia ad aumentare stabilmente, portando alla diagnosi di diabete conclamato.

Tra i principali fattori di rischio troviamo:

La gestione del diabete di tipo 2 comprende sempre cambiamenti dello stile di vita, fondamentali sia nella prevenzione sia nella cura. Questi includono:

In base alla glicemia, alle condizioni generali e all’eventuale presenza di malattie cardiovascolari o renali, i farmaci ipoglicemizzanti possono essere prescritti già al momento della diagnosi. La scelta va personalizzata considerando benefici, effetti indesiderati e rischio di ipoglicemia. In alcuni casi, soprattutto a distanza di anni dalla diagnosi o in presenza di iperglicemia importante, può rendersi necessario l’uso dell’insulina.

Una notizia incoraggiante è che numerose evidenze cliniche mostrano come, soprattutto dopo una perdita di peso significativa e mantenuta nelle persone con sovrappeso od obesità, sia possibile ottenere un eccellente controllo glicemico e, in alcuni casi, persino una remissione del diabete di tipo 2, ovvero valori glicemici inferiori alla soglia diagnostica senza farmaci per un periodo prolungato. La remissione non equivale però a una guarigione definitiva e richiede controlli nel tempo.

Diabete di tipo 3

Il concetto di diabete di tipo 3 è poco utilizzato nella pratica clinica e non è riconosciuto ufficialmente dalle principali classificazioni mediche.

Alcuni autori hanno proposto questa definizione per descrivere la malattia di Alzheimer, basandosi sulle alterazioni della risposta all’insulina osservate nel cervello. Si tratta tuttavia di un’ipotesi di ricerca: l’Alzheimer non viene diagnosticato né trattato come una forma di diabete.

Diverso è il diabete di tipo 3c, una categoria clinica riconosciuta che comprende il diabete dovuto a malattie del pancreas esocrino, cioè la parte dell’organo che produce gli enzimi digestivi. Può comparire, per esempio, in seguito a pancreatite cronica, interventi chirurgici sul pancreas o tumore pancreatico. In alcune persone l’abuso di alcol può contribuire allo sviluppo di pancreatite cronica e quindi, indirettamente, di questa forma di diabete.

Esistono inoltre altre forme secondarie di diabete, provocate da malattie endocrine, condizioni genetiche o farmaci, come il cortisone. Queste condizioni non devono essere chiamate genericamente diabete di tipo 3 o 3c, perché cause e trattamenti possono essere molto diversi.

Diabete di tipo 4

Il “diabete di tipo 4” è una definizione proposta per descrivere alcuni casi di insulino-resistenza in persone anziane senza obesità.

Le evidenze nell’essere umano sono ancora limitate e non esistono criteri diagnostici condivisi. Non è quindi una categoria ufficialmente riconosciuta nella pratica clinica.

Altre forme di diabete

Prima di arrivare al diabete di tipo 5, vale la pena ricordare anche:

  • Diabete gestazionale: si manifesta durante la gravidanza e può aumentare il rischio di sviluppare diabete di tipo 2 negli anni successivi.
  • MODY (Maturity-Onset Diabetes of the Young): comprende diverse forme genetiche che esordiscono spesso in giovane età. In passato una particolare forma di MODY è stata talvolta indicata con l’espressione “MODY 5”, che non va confusa con il diabete di tipo 5 legato alla malnutrizione.
  • LADA (Latent Autoimmune Diabetes in Adults): una forma autoimmune di diabete di tipo 1 che compare nell’adulto e può progredire più lentamente rispetto alla forma a esordio infantile.
  • Diabete insipido: non riguarda la glicemia ed è legato a disfunzioni della regolazione dei liquidi corporei (sarà oggetto di approfondimento separato).

Diabete di tipo 5: una nuova sfida

Il diabete di tipo 5, in precedenza indicato come diabete correlato alla malnutrizione, è stato riconosciuto dalla Federazione Internazionale del Diabete come una forma distinta. Rimane però una categoria in evoluzione, non ancora accompagnata da criteri diagnostici e protocolli terapeutici internazionali definitivi.

È caratterizzato soprattutto da una ridotta capacità del pancreas di produrre insulina in persone generalmente magre, con una storia di denutrizione cronica o di importanti carenze alimentari durante la crescita. Si osserva principalmente nei Paesi a basso e medio reddito, in particolare in alcune aree dell’Asia e dell’Africa, ed è stato spesso confuso con il diabete di tipo 1 o con il diabete di tipo 2 nelle persone magre.

Le caratteristiche più frequentemente associate sono:

  • Esordio nell’adolescenza o nella giovane età adulta
  • Basso peso corporeo e storia di denutrizione, spesso iniziata durante l’infanzia
  • Produzione di insulina ridotta, senza la marcata insulino-resistenza tipica di molti casi di diabete di tipo 2
  • Assenza degli autoanticorpi caratteristici del diabete di tipo 1
  • Minore tendenza alla chetosi rispetto al diabete di tipo 1, anche se la sua assenza non è costante e non basta per formulare la diagnosi

Il legame tra denutrizione, sviluppo del pancreas e diabete è sostenuto da evidenze crescenti, ma i meccanismi biologici e i confini esatti della malattia devono essere ancora chiariti.

Come si diagnostica il diabete di tipo 5?

La prima fase consiste nel confermare la presenza di diabete con esami di laboratorio. La diagnosi può essere posta in presenza di almeno una delle seguenti condizioni:

  • Glicemia a digiuno pari o superiore a 126 mg/dl
  • Glicemia pari o superiore a 200 mg/dl due ore dopo un test da carico orale con 75 grammi di glucosio
  • Emoglobina glicata, o HbA1c, pari o superiore al 6,5%
  • Glicemia casuale pari o superiore a 200 mg/dl in presenza di sintomi tipici, come sete intensa, minzione frequente e perdita di peso, o di una crisi iperglicemica

Se non sono presenti sintomi inequivocabili, un risultato anomalo deve normalmente essere confermato con una seconda misurazione. I valori rilevati con un glucometro domestico possono segnalare un problema, ma da soli non sostituiscono gli esami di laboratorio necessari per la diagnosi.

L’HbA1c può essere meno affidabile in presenza di anemia, alterazioni dell’emoglobina, trasfusioni recenti o altre condizioni che modificano la durata dei globuli rossi. Questi problemi possono essere relativamente frequenti nelle persone denutrite: il medico può quindi preferire la glicemia plasmatica o il test da carico.

Non esiste ancora un singolo esame che confermi il diabete di tipo 5. Dopo avere accertato il diabete, lo specialista valuta insieme diversi elementi:

  • Storia di denutrizione, scarso accrescimento, insicurezza alimentare o infezioni ricorrenti durante l’infanzia e l’adolescenza
  • Età di esordio, andamento del peso e indice di massa corporea
  • Segni di perdita di massa muscolare o di carenze nutrizionali
  • Quantità di insulina ancora prodotta dal pancreas, stimata attraverso il dosaggio del peptide C
  • Presenza di autoanticorpi contro le cellule pancreatiche, come GAD, IA-2 e ZnT8, utili per distinguere questa condizione dal diabete di tipo 1
  • Eventuali caratteristiche di insulino-resistenza, come obesità addominale o acanthosis nigricans, un ispessimento scuro della pelle che compare soprattutto nelle pieghe

Il peptide C deve essere interpretato insieme alla glicemia, alla funzionalità renale e all’eventuale terapia insulinica. Un singolo valore basso non identifica automaticamente il tipo di diabete.

Gli esami del sangue servono anche a controllare emocromo, elettroliti, funzione renale ed epatica e possibili carenze nutrizionali. Se la glicemia è molto elevata, oppure sono presenti nausea, vomito, dolore addominale, sonnolenza o respirazione affannosa, si ricercano i chetoni nel sangue o nelle urine. La chetoacidosi è meno caratteristica del diabete di tipo 5, ma non può essere esclusa in base al solo sottotipo sospettato.

Ecografia, tomografia computerizzata o risonanza magnetica del pancreas non sono esami di routine per tutti. Possono essere indicati se sintomi, storia clinica o alterazioni degli enzimi pancreatici fanno sospettare pancreatite cronica, calcoli pancreatici, tumori o altre cause di diabete di tipo 3c. In casi selezionati possono essere necessari test genetici per escludere il MODY o altre forme monogeniche.

La diagnosi è quindi una diagnosi specialistica e di esclusione. Una persona giovane, sottopeso e con diabete non deve essere classificata automaticamente come affetta da diabete di tipo 5: occorre prima valutare soprattutto diabete di tipo 1, forme monogeniche, diabete di tipo 3c e altre cause secondarie. Il percorso dovrebbe coinvolgere un diabetologo o un endocrinologo e, nei minori, un centro di diabetologia pediatrica.

Come si cura il diabete di tipo 5?

Gli obiettivi della cura sono controllare la glicemia senza provocare ipoglicemie, correggere la denutrizione, recuperare peso e massa muscolare quando necessario e prevenire le complicanze del diabete. Poiché non sono ancora disponibili linee guida terapeutiche definitive e gli studi specifici sono limitati, il trattamento deve essere personalizzato da un’équipe con competenze diabetologiche e nutrizionali.

Supporto nutrizionale

La valutazione e il trattamento della denutrizione sono una parte centrale della cura. Il piano alimentare deve fornire energia, proteine, grassi, carboidrati, vitamine e minerali in quantità adeguate alle condizioni della persona. Non è indicato applicare automaticamente le diete dimagranti spesso consigliate nel diabete di tipo 2.

In presenza di denutrizione grave, l’apporto di cibo deve talvolta essere aumentato gradualmente e sotto controllo medico. Una ripresa troppo rapida dell’alimentazione può causare la sindrome da rialimentazione, una complicanza caratterizzata da pericolose alterazioni di fosforo, potassio, magnesio e liquidi corporei. Le persone a rischio possono avere bisogno di controlli ravvicinati, integrazioni mirate e, in alcuni casi, ricovero.

Gli integratori vitaminici o minerali sono utili quando esiste una carenza accertata o fortemente sospetta, ma non curano da soli il diabete. Prodotti erboristici e rimedi tradizionali non devono sostituire l’insulina, i farmaci o il supporto nutrizionale e possono interferire con la glicemia o con le terapie.

Insulina e altri farmaci

L’insulina può essere necessaria quando la produzione pancreatica è insufficiente, la glicemia è molto elevata, sono presenti sintomi importanti o perdita di peso, oppure gli altri interventi non garantiscono un controllo adeguato. È indispensabile in caso di chetoacidosi o altra emergenza iperglicemica.

Le dosi devono essere adattate con prudenza all’alimentazione, al peso e alla sensibilità individuale. Le persone denutrite possono avere riserve limitate e un rischio maggiore di ipoglicemia, soprattutto se saltano un pasto o ricevono più insulina del necessario. Il paziente e i familiari devono quindi imparare a riconoscere e trattare rapidamente tremori, sudorazione, fame improvvisa, confusione e altri sintomi di glicemia troppo bassa.

In casi selezionati il diabetologo può valutare farmaci orali che stimolano la produzione di insulina ancora presente. Il possibile beneficio deve essere bilanciato con il rischio di ipoglicemia, particolarmente rilevante nelle persone sottopeso o con accesso irregolare al cibo. Le prove disponibili non permettono ancora di considerarli una prima scelta valida per tutti.

Altri farmaci comunemente utilizzati nel diabete di tipo 2 non sono stati studiati a sufficienza nel diabete di tipo 5. Alcuni possono ridurre ulteriormente il peso, causare disturbi gastrointestinali o aumentare il rischio di chetoacidosi in condizioni di scarso apporto alimentare. Non devono quindi essere impiegati automaticamente né senza un’attenta valutazione specialistica.

Monitoraggio e controlli

Il controllo può prevedere misurazioni della glicemia capillare o l’impiego di un sensore per il monitoraggio continuo, soprattutto durante la terapia insulinica o in presenza di ipoglicemie. La frequenza dipende dal trattamento e dalla stabilità clinica.

Durante il follow-up vengono controllati:

  • Glicemia e HbA1c, con obiettivi personalizzati
  • Peso, crescita nei bambini e negli adolescenti, massa muscolare e stato nutrizionale
  • Funzione renale, pressione arteriosa e grassi nel sangue
  • Occhi, sensibilità dei piedi e segni di neuropatia
  • Aderenza alle cure, disponibilità regolare di cibo e benessere psicologico

Gli obiettivi glicemici possono essere temporaneamente meno rigorosi durante il recupero da una grave denutrizione o nelle persone con elevato rischio di ipoglicemia. Il piano va rivalutato quando migliorano il peso e l’alimentazione, perché anche il fabbisogno di insulina o farmaci può cambiare.

Stile di vita

Lo stile di vita deve sostenere il recupero nutrizionale, non la perdita di peso. Sono da evitare digiuni, diete fortemente restrittive e attività fisica intensa in presenza di denutrizione non corretta o glicemia instabile. Dopo la stabilizzazione, un’attività graduale e adatta alle condizioni individuali può aiutare a recuperare forza, preservare la salute cardiovascolare e migliorare il benessere. È inoltre importante evitare il fumo e limitare o escludere l’alcol secondo le indicazioni del medico.

È necessario rivolgersi rapidamente al medico se compaiono glicemie persistentemente elevate, episodi ripetuti di ipoglicemia, ulteriore perdita di peso, difficoltà ad alimentarsi o segni di infezione. Vomito, dolore addominale, respirazione rapida o profonda, disidratazione, confusione, sonnolenza marcata o perdita di coscienza richiedono una valutazione urgente.

In sintesi, il diabete di tipo 5 è una forma di diabete associata a denutrizione e ridotta produzione di insulina, riconosciuta dall’IDF ma ancora in fase di definizione clinica. Distinguere questa condizione dal diabete di tipo 1, dal tipo 2 nelle persone magre e dalle forme pancreatiche o genetiche è essenziale per evitare trattamenti inappropriati. Il lavoro internazionale in corso dovrà trasformare le conoscenze disponibili in criteri diagnostici e indicazioni terapeutiche condivise.

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