Durante il recente Congresso mondiale sul Diabete, organizzato dalla Federazione Internazionale del Diabete (IDF), è stato annunciato il lancio di un nuovo gruppo di lavoro dedicato allo sviluppo di criteri diagnostici e linee guida terapeutiche per il cosiddetto “diabete di tipo 5”.
Ma di cosa si tratta esattamente?
Per comprenderlo meglio è utile fare una panoramica delle principali forme di diabete, una malattia che secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità colpisce circa 830 milioni di persone nel mondo — ovvero quasi una persona su dieci.
Cos’è il diabete?

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Il termine “diabete” indica un gruppo di malattie croniche accomunate da un’eccessiva quantità di zucchero nel sangue (iperglicemia).
Questa condizione, se protratta nel tempo, può danneggiare i vasi sanguigni e numerosi organi, aumentando il rischio di complicanze gravi come:
Alla base del diabete c’è un difetto nel funzionamento dell’insulina, l’ormone che regola l’ingresso del glucosio nelle cellule per essere utilizzato come fonte di energia. Il malfunzionamento può dipendere da:
- Insufficiente produzione di insulina da parte del pancreas
- Inefficacia dell’insulina nel promuovere l’assorbimento di glucosio da parte delle cellule (insulino-resistenza)
In entrambi i casi, il risultato è una glicemia persistentemente alta, con tutte le conseguenze associate.
Diabete di tipo 1
Nel diabete di tipo 1 il sistema immunitario attacca erroneamente le cellule del pancreas che producono insulina (malattia autoimmune).
Questa forma colpisce prevalentemente bambini e adolescenti, anche se può manifestarsi anche negli adulti, ed è indipendente dallo stile di vita.
La terapia richiede somministrazioni quotidiane di insulina.
Grazie ai progressi scientifici oggi esistono strumenti come microinfusori e sensori di monitoraggio continuo che migliorano significativamente la gestione della malattia e sono inoltre in corso studi sul trapianto di isole pancreatiche, con l’obiettivo di ripristinare la produzione naturale di insulina.
Diabete di tipo 2
Il diabete di tipo 2 è la forma più comune di diabete a livello globale ed è in costante aumento, complice il diffondersi di stili di vita sedentari e di abitudini alimentari poco salutari.
A differenza del tipo 1, nel diabete di tipo 2 il pancreas continua a produrre insulina, almeno nelle fasi iniziali della malattia, tuttavia, le cellule del corpo diventano progressivamente meno sensibili all’azione di questo ormone (insulino-resistenza).
In una fase iniziale il pancreas cerca di compensare la resistenza producendo quantità maggiori di insulina e questo sforzo permette di mantenere la glicemia a livelli quasi normali, ma spesso a costo di livelli insulinemici anomali. Col passare del tempo, purtroppo, il pancreas si affatica, e la produzione di insulina può non essere in grado di aumentare ulteriormente; la conseguenza è che la glicemia comincia ad aumentare stabilmente, portando alla diagnosi di diabete conclamato.
Tra i principali fattori di rischio troviamo:
- Sovrappeso e obesità, in particolare l’accumulo di grasso viscerale
- Sedentarietà
- Familiarità genetica e predisposizione ereditaria
La gestione del diabete di tipo 2 si basa inizialmente su cambiamenti dello stile di vita, fondamentali sia nella prevenzione sia nella cura. Questi includono:
- Adozione di una dieta equilibrata, ricca di fibre, verdura, frutta, cereali integrali e povera di zuccheri semplici
- Attività fisica regolare
- Controllo del peso corporeo
Quando le modifiche dello stile di vita non bastano si ricorre a farmaci ipoglicemizzanti, scelti in base alle caratteristiche cliniche di ciascun paziente. In alcuni casi, soprattutto a distanza di anni dalla diagnosi, può rendersi necessario l’uso dell’insulina.
Una notizia incoraggiante è che numerosi studi clinici dimostrano come, attraverso interventi intensivi sullo stile di vita, sia possibile ottenere un eccellente controllo glicemico e, in alcuni casi, persino una remissione del diabete di tipo 2, ovvero il ritorno a valori glicemici normali senza necessità di farmaci.
Diabete di tipo 3
Il concetto di diabete di tipo 3 è poco utilizzato nella pratica clinica e non riconosciuto ufficialmente dalle principali classificazioni mediche.
Alcuni autori hanno proposto questa definizione per descrivere la malattia di Alzheimer, basandosi su studi che suggeriscono come, nei pazienti affetti dalla malattia, il cervello possa sviluppare una forma di resistenza all’insulina simile a quella osservata nel diabete di tipo 2. Questa alterazione metabolica contribuirebbe alla degenerazione progressiva delle cellule nervose, aprendo nuove prospettive di ricerca sull’interazione tra metabolismo e malattie neurodegenerative.
In un contesto più generale il termine “diabete di tipo 3” (o anche “diabete di tipo 3c”) è stato talvolta utilizzato per descrivere forme rare o secondarie di diabete che non rientrano nelle categorie principali di tipo 1 e tipo 2.
Forma secondaria di diabete significa che il diabete in questo caso non è la malattia primaria, ma una conseguenza o una complicanza di un’altra condizione medica, di un trattamento o di un qualche fattore esterno, ad esempio:
- Farmaci, come il cortisone
- Abuso di alcol
- Malattie del pancreas, come pancreatite o tumore
Quindi ad oggi l’espressione “diabete di tipo 3” non è universalmente riconosciuta come una categoria diagnostica specifica, ma come termine ombrello che potrebbe anzi lasciare spazio a interpretazioni e anche confusione, a causa dei suoi molteplici utilizzi.
Diabete di tipo 4
Il “diabete di tipo 4” è una proposta più recente che descrive la resistenza all’insulina in persone anziane ma non obese.
Potrebbe rappresentare una categoria distinta, ma è ancora oggetto di studio e non è ufficialmente riconosciuta.
Altre forme di diabete
Prima di arrivare al diabete di tipo 5, quello recentemente individuato dalla Federazione Internazionale del Diabete, vale la pena ricordare anche
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- Diabete gestazionale: si manifesta durante la gravidanza e può aumentare il rischio di sviluppare diabete di tipo 2 negli anni successivi.
- MODY (Maturity-Onset Diabetes of the Young): una forma genetica che esordisce in giovane età (tanto per aumentare la confusione, in alcuni casi è stato indicato come diabete di tipo 5).
- LADA (Latent Autoimmune Diabetes in Adults): una forma autoimmune che si sviluppa lentamente nell’adulto, a metà strada tra tipo 1 e tipo 2.
- Diabete insipido: non riguarda la glicemia ed è legato a disfunzioni della regolazione dei liquidi corporei (sarà oggetto di approfondimento separato).
Diabete di tipo 5: una nuova sfida
Il diabete di tipo 5 — recentemente individuato e su cui si concentrerà il nuovo gruppo di lavoro internazionale — è una forma caratterizzata da grave deficit di produzione insulinica, conseguenza di malnutrizione cronica, soprattutto durante l’infanzia o l’adolescenza.
Si osserva principalmente nei Paesi a basso reddito ed è stato spesso confuso con il diabete di tipo 1 o 2.
Le principali caratteristiche sono:
- Giovani pazienti sottopeso
- Deficit di insulina, ma senza insulino-resistenza
- Assenza di chetosi, nonostante la glicemia elevata
Il riconoscimento di questa forma specifica di diabete è fondamentale per sviluppare protocolli diagnostici e terapeutici adeguati, considerando che al momento le strategie di trattamento non sono ancora ben definite.
In sintesi, il diabete di tipo 5 rappresenta una nuova sfida nella lotta globale contro il diabete, con implicazioni importanti soprattutto in ambito pediatrico e nei contesti di povertà alimentare. Il lavoro della Federazione Internazionale del Diabete potrebbe aprire la strada a diagnosi più tempestive e a trattamenti più efficaci per milioni di persone vulnerabili.
Autore
Dr. Roberto Gindro
DivulgatoreLaurea in Farmacia con lode, PhD in Scienza delle sostanze bioattive.
Fondatore del sito, si occupa ad oggi della supervisione editoriale e scientifica.