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Il diabete è una condizione che colpisce milioni di persone in tutto il mondo, ma la domanda che molti si pongono è: si può guarire?

La risposta non è semplice e dipende dal tipo di diabete di cui si parla.

Esistono principalmente tre tipi di diabete:

1. Diabete mellito di tipo 1
2. Diabete mellito di tipo 2
3. Diabete gestazionale

Esaminiamo ciascun tipo e le possibilità di guarigione.

Diabete gestazionale: una condizione spesso temporanea

Il diabete gestazionale si sviluppa durante la gravidanza in donne che prima non avevano il diabete. La buona notizia è che:

  • Può essere controllato efficacemente se diagnosticato in tempo
  • Tende a risolversi dopo il parto

Nonostante la guarigione, le donne che hanno avuto il diabete gestazionale rimangono tuttavia a maggior rischio di sviluppare diabete di tipo 2 in futuro. Per questo motivo, è importante mantenere uno stile di vita sano anche dopo la gravidanza.

Per approfondire: Diabete gestazionale

Diabete di tipo 2: possibilità di remissione

Il diabete di tipo 2 è il più comune, rappresentando oltre il 95% dei casi di diabete. Fino a poco tempo fa era considerato una malattia cronica incurabile, tuttavia la ricerca degli ultimi 15-20 anni ha dimostrato che in alcuni casi è possibile guarire.

Più correttamente, in ambito medico non si parla propriamente di guarigione, bensì di remissione dal diabete di tipo 2, a sottolineare come il paziente rimanga comunque potenzialmente a rischio di una recidiva.

Guarire dal diabete di tipo 2

La chiave per la remissione del diabete di tipo 2 è principalmente la perdita di peso.

Per usare le parole del pioniere di queste ricerche, prof. Roy Taylor:

Diversi studi hanno dimostrato che il diabete di tipo 2 può essere riportato alla normalità attraverso una considerevole perdita di peso. [Inoltre] la malattia non si ripresenta, a meno che non si verifichi un successivo recupero di peso.

Sempre secondo il ricercatore:

  • La maggior parte delle persone necessita di una perdita di peso di circa 15 kg.
  • Le persone con diabete di tipo 2 ma con un indice di massa corporea normale dovrebbero mirare a perdere circa il 10% del peso corporeo.

È importante notare che non tutti i pazienti riescono a sospendere completamente i farmaci e il successo sembra dipendere da

  • quanto peso si riesce a perdere,
  • dal tempo trascorso dalla diagnosi
  • e da fattori genetici individuali.

Sfide nella gestione del diabete di tipo 2

Nonostante le possibilità di remissione, le statistiche mostrano che molti pazienti purtroppo faticano a seguire le raccomandazioni per uno stile di vita sano:

  • L’89% dei diabetici italiani non segue il consiglio di mangiare cinque porzioni al giorno di frutta e verdura
  • Il 49% è sedentario
  • Il 43% ha alti livelli di colesterolo

Questi dati sottolineano l’importanza (la necessità?) di un impegno attivo e costante nella gestione della propria salute.

Diabete di tipo 1: una sfida più complessa

Misurazione della glicemia su un dito

Shutterstock/PeopleImages.com – Yuri A

Il diabete mellito di tipo 1 è una condizione autoimmune in cui il sistema immunitario distrugge le cellule del pancreas che producono insulina, rendendo il paziente dipendente dalla somministrazione della stessa insulina in forma di farmaco.

Attualmente non esiste una vera cura definitiva per guarire dal diabete di tipo 1, ma la ricerca si sta concentrando su due strade promettenti.

Trapianto di pancreas

Con un trapianto di pancreas il corpo avrebbe nuovamente la possibilità di produrre insulina in risposta ai pasti, ma nonostante gli enormi progressi degli ultimi decenni, rimane una procedura che spesso presenta rischi più elevati del malattia che si desidera curare.

Per questa ragione si tratta di un’opportunità riservata più che altro ai quei pazienti in cui non si riesca in alcun modo a ottenere un controllo dei valori con le terapie farmacologiche o, più spesso, in quei pazienti che necessitano un contemporaneo e più urgente trapianto di rene (con entrambi gli organi provenienti dallo stesso donatore).

Trapianto delle isole di Langerhans

Meno invasivo è invece il trapianto delle sole cellule produttrici di insulina; come scrive il manuale MSD “circa il 75% delle persone che ricevono un trapianto di cellule insulari non necessita più di insulina a un anno dal trapianto e potrebbero potenzialmente non averne più bisogno per molti altri anni”.

Il condizionale è d’obbligo perché si tratta di un approccio relativamente recente, il cui studio è tuttora in corso. Probabilmente non permetterà, almeno ancora per diversi anni, una guarigione definitiva in senso lato, ma ad oggi è sicuramente quello che più vi si avvicina (oltre ad essere la strada più promettente anche per l’immediato futuro).

Vale la pena sottolineare che rimane ancora una procedura considerata sperimentale e che, come per qualsiasi trapianto, anche quello di isole richiede una terapia immunosoppressiva costante; è quindi vero che spesso si interrompe l’insulina, ma serve comunque l’assunzione di farmaci immunosoppressori per tutta la vita, almeno ad oggi.

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