Melissa officinalis: proprietà e controindicazioni

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Melissa officinalis, comunemente nota come melissa o lemon balm nel mondo inglese, è una pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Lamiaceae. Originaria dell’Europa meridionale e dell’Asia occidentale, è oggi coltivata in tutto il mondo per le sue proprietà aromatiche e per il suo utilizzo in fitoterapia.

Sebbene sia nota da secoli nella medicina tradizionale per le sue proprietà calmanti, solo negli ultimi decenni la comunità scientifica ha iniziato a indagarne sistematicamente la farmacologia e il potenziale terapeutico.

Proprietà: per cosa funziona?

Foglie di melissa officinalis

Shutterstock/1708545301

Ansia e insonnia

Diversi studi randomizzati controllati (RCT) suggeriscono che la melissa possa ridurre sintomi d’ansia lieve e migliorare la qualità del sonno, tuttavia la maggior parte delle ricerche si è basata su campioni ridotti e un breve follow-up (e spesso utilizzando combinazioni fitoterapiche, ad esempio melissa e valeriana) rendendo quindi difficile attribuire effetti specifici alla sola melissa.

Funzione cognitiva e demenza lieve

Alcuni studi preliminari suggeriscono un potenziale effetto benefico nella malattia di Alzheimer lieve o nel deterioramento cognitivo soggettivo (ad esempio Akhondzadeh et al., 2003  Journal of Neurology, Neurosurgery, and Psychiatry) ma questi dati necessitano conferma in studi più ampi e ben disegnati.

Disturbi gastrointestinali funzionali

La melissa è tradizionalmente utilizzata per dispepsia, nausea e crampi addominali.

Alcuni studi suggeriscono che possa avere effetto spasmolitico e migliorare sintomi da colon irritabile, ma le evidenze sono deboli e solitamente utilizzata in combinazione con altre piante (camomilla, menta, finocchio) rendendo difficile isolare l’efficacia del singolo estratto.

Uso topico antivirale

Estratti di melissa sono stati usati per l’applicazione topica in caso di herpes labiale:

  • Studi in vitro mostrano inibizione della replicazione virale, ma gli studi clinici sull’efficacia topica sono pochi e non definitivi.
  • Il meccanismo ipotizzato prevede l’inibizione dell’ingresso virale nelle cellule epiteliali.

Cosa contiene?

I principali costituenti bioattivi della Melissa officinalis includono:

  • Oli essenziali: citronellale, citrale, geraniale, linalolo, β-cariofillene.
  • Acidi fenolici: acido rosmarinico (il più studiato), acido caffeico, acido clorogenico.
  • Flavonoidi: luteolina, apigenina, quercetina.
  • Triterpeni e tannini.

L’acido rosmarinico, in particolare, ha dimostrato interessanti proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e neuroprotettive in diversi modelli preclinici.

Farmacologia e meccanismi d’azione

I meccanismi d’azione ipotizzati – sulla base di studi in vitro, in vivo e, in minor misura, clinici – includono:

  1. Modulazione GABAergica: alcuni componenti della melissa sembrano inibire l’enzima GABA-transaminasi, aumentando i livelli sinaptici di GABA e producendo un effetto ansiolitico e sedativo.
  2. Inibizione dell’acetilcolinesterasi: potenziale attività procognitiva, studiata in relazione al declino cognitivo lieve.
  3. Attività antiossidante: attraverso la scavenging di specie reattive dell’ossigeno e l’inibizione della perossidazione lipidica.
  4. Attività antivirale: documentata in vitro contro virus come HSV-1 (Herpes simplex), anche se le evidenze cliniche sono scarse.

Effetti indesiderati

La Melissa officinalis è in genere ben tollerata quando assunta per via orale a dosaggi compatibili con quelli utilizzati negli studi clinici, tuttavia come per qualsiasi sostanza biologicamente attiva, anche se di origine vegetale, l’assenza di tossicità grave non equivale a innocuità assoluta.

Studi clinici pubblicati su popolazioni sane o con sintomi lievi (ansia, insonnia) mostrano una buona tollerabilità, ma è importante ricordare che si tratta spesso di studi a breve termine, con campioni ridotti e selezionati. La sicurezza nel lungo periodo non è stata stabilita con certezza, né esistono dati robusti sulla somministrazione in soggetti fragili o con polipatologie.

Effetti indesiderati più comuni

Gli eventi avversi riportati più frequentemente in letteratura e nella pratica clinica includono:

  • Sonnolenza o sedazione: dovuta all’azione modulante sul sistema GABAergico. Può essere marcata in soggetti sensibili o in caso di somministrazione serale ad alte dosi.
  • Mal di testa: segnalata occasionalmente in studi clinici. Il meccanismo non è chiaro.
  • Disturbi gastrointestinali: nausea, crampi addominali, meteorismo, diarrea. Questi effetti sono più probabili con tisane molto concentrate o alte dosi di estratto secco.
  • Irritazioni cutanee (uso topico): soprattutto con l’olio essenziale puro, che può causare dermatite da contatto o fotosensibilizzazione se non opportunamente diluito.
  • Reazioni allergiche: rare ma possibili. In soggetti atopici o allergici ad altre piante della famiglia delle Lamiaceae (come menta, salvia, origano), è prudente un approccio cautelativo.

Controindicazioni

Sebbene la melissa sia spesso considerata “sicura” per il consumo da parte del grande pubblico, esistono situazioni in cui il suo utilizzo è sconsigliato o deve essere valutato con cautela medica.

Ipotiroidismo e terapia tiroidea sostitutiva

Uno degli aspetti meno noti ma più rilevanti dal punto di vista farmacologico riguarda l’effetto inibitorio della melissa sull’attività tiroidea, osservato in modelli animali e in vitro. Alcuni studi indicano che i composti della Melissa officinalis, in particolare l’acido rosmarinico, possono inibire il legame del TSH ai recettori tiroidei, riducendo la produzione di ormoni tiroidei.

In pazienti con ipotiroidismo noto, o in terapia con levotiroxina, l’uso regolare di melissa è controindicato o comunque sconsigliato senza stretto monitoraggio medico.

Gravidanza e allattamento

Non esistono dati clinici sufficienti per stabilire la sicurezza della melissa in gravidanza o durante l’allattamento. Gli studi disponibili sono limitati a modelli animali, con risultati contrastanti, e per il principio di precauzione l’assunzione in gravidanza e allattamento è sconsigliata, salvo diversa indicazione da parte di un medico esperto in fitoterapia clinica.

Bambini sotto i 12 anni

Anche se tradizionalmente utilizzata nei bambini (es. in infusi lievi per calmare coliche o agitazione), non esistono evidenze cliniche sufficienti sulla sicurezza a lungo termine nei soggetti pediatrici. L’effetto sedativo potrebbe essere imprevedibile e più marcato nei bambini piccoli.

Si raccomanda di evitare l’uso regolare sotto i 12 anni senza supervisione medica.

Epilessia e disturbi neurologici gravi

A causa della sua azione sul sistema GABAergico, la melissa potrebbe interagire con farmaci anticonvulsivanti o modulare l’eccitabilità neuronale in modo imprevedibile: nei soggetti epilettici l’uso è quindi da valutare con cautela.

Interazioni farmacologiche

Uno dei problemi maggiori nell’uso di fitoterapici in contesto clinico è la sottovalutazione delle possibili interazioni farmacocinetiche e farmacodinamiche. La melissa non fa eccezione.

  • Potenziamento dell’effetto sedativo
    • Benzodiazepine (es. lorazepam, diazepam), ipnotici non-benzodiazepinici (zopiclone, zolpidem), barbiturici e altri sedativi (es. antistaminici di prima generazione) possono avere effetto sinergico con la melissa. L’associazione può aumentare il rischio di sedazione eccessiva, alterazioni della vigilanza e rallentamento psicomotorio.
  • Inibizione enzimatica del citocromo P450
    • In vitro alcuni costituenti della melissa (in particolare l’acido rosmarinico e i flavonoidi) hanno mostrato capacità di inibire l’isoenzima CYP3A4, responsabile del metabolismo di numerosi farmaci, come statine, benzodiazepine, contraccettivi orali, immunosoppressori (es. ciclosporina), farmaci antiepilettici, antiaritmici, ecc. Anche se l’inibizione è stata osservata soprattutto in studi preclinici, la possibilità di un’interazione clinicamente rilevante non può essere esclusa.
  • Interferenza con farmaci per la tiroide In pazienti in terapia con levotiroxina o con funzione tiroidea compromessa, la melissa potrebbe ridurre l’efficacia del trattamento ormonale sostitutivo.
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