Adenoma tossico di Plummer: cause, sintomi, pericoli e cura

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Introduzione

La tiroide è una ghiandola endocrina a forma di farfalla che si trova nella parte anteriore inferiore del collo; il suo compito è quello di produrre ormoni tiroidei, che vengono secreti nel sangue e poi trasportati in ogni tessuto del corpo (questo è il significato di endocrina, ovvero che produce ormone che agiscono all’interno dell’organismo).

Gli ormoni tiroidei aiutano il corpo a usare correttamente l’energia, regolare la temperatura corporea, modulare il battito cardiaco e, più in generare, garantire il corretto funzionamento di numerosi altri organi e tessuti.

Un adenoma tossico della tiroide (o adenoma di Plummer) è una tumefazione (come una sorta di nodulo) localizzata nella ghiandola; è una lesione benigna (non è un cancro) che tuttavia si dimostra particolarmente attivo nel rilasciare ormoni tiroidei in eccesso, e soprattutto slegata dai normali meccanismi di regolazione, che contribuiscono all’insorgenza di un quadro di ipertiroidismo (come se la tiroide lavorasse troppo).

Rappresenta la seconda causa più comune di ipertiroidismo nei Paesi sviluppati (dopo la malattia di Graves).

Nei pazienti in cui sia presente più di un adenoma si parla invece di gozzo multinodulare tossico, condizione in cui tuttavia potrebbero essere presenti sia noduli attivi nella produzione di ormoni (noduli tossici) che noduli dormienti (anche se in realtà sussistono ancora delle discrepanze tra la terminologia usata da autori differenti).

Adenoma tossico di Plummer

Shutterstock/HENADZI KlLENT

Cause

L’ingrossamento della ghiandola tiroidea (gozzo) può essere dovuto a uno o più stimoli di lieve entità, intermittenti ma cronici, che possono essere fisiologici, patologici o una combinazione dei due.

Stimoli ripetuti portano ad un aumento del volume e favorire la formazione di uno o più noduli con la capacità di diventare autonomi nella produzione ormonale, senza più sottostare alla regolazione da parte dell’ipofisi (mediante TSH). Si assiste quindi ad un aumento fuori controllo della produzione di di ormoni tiroidei.

Tra i fattori di rischio predisponenti si annoverano:

  • familiarità (predisposizione genetica),
  • sesso femminile,
  • età adulta e avanzata
  • elevata produzione di TSH,
  • fumo,
  • stress,
  • alcuni farmaci,
  • altri fattori stimolanti la tiroide (come l’IGF-1 e altri).

Si ritiene che anche la carenza di iodio possa influire, seppure indirettamente, a causa del conseguente aumento dei livelli di TSH.

Sintomi

L’adenoma tossico si manifesta attraverso i classici sintomi dell’ipertiroidismo:

Meno comunemente si osservano:

La presenza di una massa significativa a livello del collo (gozzo) può causare:

In genere i pazienti affetti da adenoma tossico mostrano un quadro meno severo rispetto a quelli affetti da malattia di Graves.

Complicazioni

La prognosi è complessivamente ottima.

Alcuni pazienti non necessitano di trattamento, mentre i restanti rispondono bene alla resezione chirurgica o alle altre forme di correzione.

Tra le possibili complicazioni si segnalano:

  • Progressione dell’ipertiroidismo, che è associato al rischio di
  • Tempesta tiroidea, che può essere scatenata da fattori come infezioni o stress, causando un peggioramento dei sintomi, febbre  dolore addominale.
  • Aumento delle dimensioni della tiroide, fino a comprimere gli organi adiacenti come trachea  ed esofago.

Diagnosi

La valutazione che segue la visita medica viene effettuata attraverso studi di laboratorio e studi di imaging.

  • Esami del sangue:
  • Studi di imaging:
    • Ecografia (utile a determinare il numero e dimensioni dei noduli; l’ecografia a color-Doppler consente di valutarne la vascolarizzazione).
    • Scintigrafia tiroidea (esame di secondo livello le cui scansioni mostrano un assorbimento localizzato di iodio in uno o più noduli e un ridotto assorbimento sullo sfondo del tessuto tiroideo a causa della diminuzione del TSH), fondamentale per differenziare l’adenoma di Plummer da altre cause di ipertiroidismo.
    • Aspirazione con ago sottile, esame invasivo utile ad escludere la malignità di eventuali noduli freddi alla scintigrafia tiroidea.
    • TC e Risonanza Magnetica, utili nella valutazione dell’ingrossamento della tiroide.
    • Laringoscopia (occasionalmente utile per verificare la pervietà della trachea e la mobilità delle corde vocali)

Cura

I pazienti diagnosticati con ipertiroidismo subclinico (senza sintomi) possono essere semplicemente monitorati senza intervento e con la raccomandazione di evitare un’eccessiva assunzione di iodio sotto forma di integratori e farmaci (ed evitare se possibile mezzi di contrasto iodati per studi radiologici).

In caso di quadro clinico significativo il paziente necessita dalla somministrazione di farmaci anti-tiroidei (ad esempio Metimazolo o Propiltiouracile) per limitare la produzione di ormoni e controllare così i relativi sintomi; la scelta dipende dal quadro clinico e dal rischio di possibili complicazioni (ad esempio ossee o cardiache).

Sebbene questo approccio sia molto efficace nel ristabilire una situazione di normalità, non è in questo modo possibile perseguire una riparazione del nodulo tossico sottostante, questo significa che l’interruzione della terapia determinerebbe un’immediata ricomparsa dei sintomi.

Poiché il trattamento espone il paziente ad alcuni rischi, in genere si valutano approcci più definitivi, temporeggiando quando serve con i farmaci; le strategie terapeutiche risolutive comprendono:

  • Chirurgia: In genere è richiesta la rimozione dell’intero lato della tiroide contenente il nodulo, con la metà rimanente che è in grado di garantire un adeguato funzionamento (attraverso meccanismi di compensazione) per la maggior parte dei pazienti solo (alcune eccezioni necessiteranno di un’integrazione di ormone tiroideo, levotiroxina). In caso di gozzo multinodulare tossico potrebbe invece essere necessaria una tiroidectomia completa, ovvero la rimozione dell’intera ghiandola, soprattutto in caso di noduli su entrambi i lati della tiroide, o qualora questa sia particolarmente ingrossata e causa di pressione sul collo e/o difficoltà di deglutizione. Nel caso di asportazione completa la terapia sostitutiva con levotiroxina sarebbe necessaria e per la vita.
  • Iodio radioattivo: Questo trattamento può essere scelto nei pazienti in cui la malattia non sia in stadio eccessivamente avanzato (ad esempio in termini di dimensione della ghiandola). La porzione di tessuto tiroideo rimanente è in genere sufficiente a garantire un’adeguata produzione ormonale (eventualmente integrabile, se necessario). I noduli obiettivo della terapia, vanno incontro a riduzione del volume in conseguenza dell’esposizione alle radiazioni, ma non verrebbero asportati, richiedendo quindi periodici controlli nel tempo.

La scelta tra i due approcci dipende tra l’altro dall’eventuale presenza di altri noduli tiroidei, non tossici, che in alcuni casi potrebbero richiedere analisi più approfondite come una biopsia.

Fonti e bibliografia

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