Paralisi facciale (paralisi di Bell): sintomi, cause e terapia

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Cos’è la paralisi di Bell

La paralisi di Bell è una forma di paralisi temporanea del viso causata da danni o traumi ai nervi facciali.

La maggior parte dei muscoli del volto è controllata dal nervo faciale, cioè dal settimo paio di nervi cranici. Il nervo faciale parte dal tronco cerebrale, attraversa il cranio dentro un canale molto stretto (canale di Falloppio) e poi esce dal cranio poco dietro l’orecchio. Per la maggior parte del suo sviluppo il nervo è quindi racchiuso in questo guscio osseo.

Il nervo faciale si dirama da dietro l’orecchio e serve i muscoli del volto: permette alla fronte di muoversi, alle palpebre di chiudersi e alla bocca di chiudersi e di sorridere. Controlla le ghiandole salivari e la lacrimazione, è responsabile della sensazione di gusto avvertita dalla lingua e si occupa di attutire i rumori provenienti dall’ambiente circostante agendo sull’udito.

Quando si verifica la paralisi di Bell la funzione del nervo faciale viene meno, causando un’interruzione in tutti i messaggi che il cervello invia ai muscoli facciali. Questa interruzione provoca la paralisi, che si manifesta sotto forma di alterazione di tutte le funzioni viste.

La causa esatta è tuttora sconosciuta, ma in genere i sintomi sono temporanei e la maggior parte dei soggetti colpiti recupera completamente nell’arco di alcuni mesi (mediamente 2-3, ma possono servire fino a 9 mesi). I sintomi caratteristici sono tutti legati alla perdita di controllo dei muscoli del viso, che conferiscono al paziente un’espressione caratteristica (il paziente lamenta in particolare la presenza di bocca storta).

La condizione prende il nome da Sir Charles Bell, un chirurgo scozzese del XIX secolo che ha descritto per primo il nervo faciale e la sua connessione con questo disturbo.

La paralisi di Bell, che non è in alcun modo correlata all’ictus, è la causa più comune di paralisi facciale periferica. Generalmente colpisce solo uno dei due nervi faciali manifestandosi quindi su un solo lato del viso, ma in rari casi può interessare entrambe le parti contemporaneamente.

Uomo colpito dalla paralisi di Bell

Uomo colpito dalla paralisi di Bell, prova a sorridere, ma il suo lato sinistro non risponde. (iStock.com/sframephoto)

Cause

La paralisi di Bell si verifica quando il nervo che controlla i muscoli del viso diventa

  • gonfio,
  • infiammato
  • o compresso.

La trasmissione dei segnali nervosi non può più avvenire correttamente e si manifesta quindi la debolezza ai muscoli del viso e gli altri sintomi.

La causa esatta che porta a questa condizione è tuttavia ancora sconosciuta.

La maggior parte dei ricercatori ritiene che spesso possa esserci alla base un’infezione da virus, come

Si pensa che a causa di questi virus il nervo faciale possa andare incontro a infiammazione e gonfiore, causando un progressivo aumento della pressione all’interno del canale di Falloppio con conseguenza ischemia (riduzione dell’afflusso di sangue e ossigeno alle cellule nervose). In alcuni casi lievi (dove il recupero è rapido) si riscontra un danno limitato alla guaina mielinica del nervo, il rivestimento lipidico (di grasso) che funge da isolante sulle fibre nervose del cervello.

Il disturbo è stato associato anche a

Fattori di rischio

Interessa uomini e donne con la stessa frequenza e può verificarsi a qualsiasi età, ma è meno comune prima dei 15 anni e dopo i 60; soggetti con diabete e/o disturbi respiratori delle vie aree superiori (come influenza o raffreddore) sembrano esserne maggiormente soggetti.

Sintomi

Poiché il nervo faciale è associato come visto a numerose funzioni, l’alterazione o una completa interruzione della sua funzione può causare numerosi segni e sintomi.

Paralisi di Bell

Paralisi di Bell (https://en.wikipedia.org/wiki/File:Bells_palsy_diagram.svg)

I sintomi della paralisi di Bell possono variare da un soggetto all’altro e l’intensità con cui si presentano può cambiare in termini di gravità da una lieve debolezza alla paralisi totale, talvolta con presenza di spasmi involontari.

La malformazione del volto provocata da questo tipo di paralisi è piuttosto caratteristica, la metà colpita del viso appare appianata e priva di espressione, ma il paziente può provare dolore e fastidio nella parte sana, che potrebbe sembrargli contratta. Nei casi più gravi la rima palpebrale è ampia e il paziente non riesce a chiudere l’occhio, così come l’angolo della bocca che tende a cadere verso il basso.

Altri sintomi possibili sono:

Molto spesso questi sintomi, che di solito iniziano improvvisamente e raggiungono il loro picco entro 48 ore, portano a significative distorsioni visive.

Quanto dura?

La paralisi di Bell, fortunatamente, regredisce molto spesso senza alcuna terapia in un arco di tempo variabile da poche settimane a 9 mesi circa (generalmente 2-3 mesi), dopo i quali il nervo faciale di norma torna a funzionare come prima (poiché occasionalmente in alcuni casi i danni possono diventare permanenti, si preferisce in genere iniziare con tempestività un trattamento farmacologico volto a ridurre questo rischio).

In alcuni pazienti il recupero può richiedere tempi più lunghi e, raramente, potrebbe comunque non diventare mai completo.

Pericoli

La prognosi per i soggetti colpiti da paralisi di Bell è generalmente molto buona, ma è l’entità del danno nervoso a determinare la percentuale di recupero.

Il miglioramento è graduale e i tempi di recupero possono variare significativamente da un paziente all’altro; a prescindere da eventuali trattamenti la maggior parte dei pazienti inizia a migliorare entro 2 settimane dall’insorgenza iniziale dei sintomi e la maggior parte si riprende completamente, recuperando la funzione normale entro 3 – 6 mesi.

In alcuni casi, tuttavia, i sintomi possono durare più a lungo o addirittura diventare permanenti.

Sono a maggior rischio di complicazioni i soggetti con:

  • paralisi assoluta del lato colpito,
  • più di 60 anni,
  • comparsa di dolore severo alla prima manifestazione dei sintomi,
  • pressione alta,
  • diabete,
  • gravidanza in corso,
  • assenza di miglioramenti dopo 2 mesi.

È raro, ma possibile che la paralisi possa ripetersi, sullo stesso o sul lato opposto del viso.

Diagnosi

La diagnosi della paralisi di Bell è essenzialmente clinica e si basa sull’esclusione di altre patologie che possono causare debolezza facciale. Il medico specialista (solitamente il neurologo o l’otorinolaringoiatra) valuta la rapidità di insorgenza dei sintomi e l’estensione del coinvolgimento muscolare.

Valutazione clinica e neurologica

Durante la visita, il medico chiede al paziente di compiere specifici movimenti facciali, come chiudere gli occhi, sollevare le sopracciglia, mostrare i denti e arricciare il naso. Una caratteristica distintiva della paralisi di Bell (periferica) rispetto a una paralisi di origine centrale (come l’ictus) è l’interessamento della parte superiore del volto: nella paralisi di Bell il paziente non riesce a corrugare la fronte dal lato colpito.

Per definire la gravità del danno e monitorare il recupero nel tempo, viene spesso utilizzata la scala di House-Brackmann, che classifica la funzione nervosa da I (normale) a VI (paralisi totale).

Esami strumentali e di laboratorio

Sebbene non esista un test univoco per la paralisi di Bell, alcuni esami sono fondamentali per escludere altre cause o definire la prognosi:

  • Elettromiografia (EMG) e test di conduzione nervosa: questi esami misurano l’attività elettrica dei muscoli e la velocità degli impulsi nervosi. Sono particolarmente utili dopo 10-14 giorni dall’esordio per determinare l’entità del danno assonale e prevedere le possibilità di recupero completo.
  • Imaging radiologico: la risonanza magnetica (RM) o la tomografia computerizzata (TC) non sono necessarie nella presentazione classica, ma vengono prescritte se i sintomi sono atipici, se la paralisi non migliora dopo alcuni mesi o se si sospetta una compressione meccanica (come un tumore) o una frattura cranica.
  • Analisi del sangue: possono essere richieste per escludere infezioni sistemiche o patologie metaboliche, come il diabete o la malattia di Lyme (soprattutto in aree endemiche o in presenza di precedenti punture di zecca).

Diagnosi differenziale

È cruciale distinguere la paralisi di Bell dalla sindrome di Ramsay Hunt (causata dalla riattivazione del virus Varicella-Zoster), che si manifesta tipicamente con dolore intenso e piccole vescicole nell’orecchio o in bocca. Una diagnosi accurata permette di impostare tempestivamente il protocollo terapeutico più idoneo.

Cura e terapia

L’obiettivo primario della terapia è accelerare il recupero funzionale, ridurre l’infiammazione del nervo e prevenire complicazioni a lungo termine, in particolare quelle oculari. L’efficacia del trattamento è strettamente legata alla tempestività: l’intervento farmacologico dovrebbe idealmente iniziare entro le prime 72 ore dall’esordio dei sintomi.

Trattamento farmacologico

Le opzioni farmacologiche principali includono:

  • Cortisonici: i corticosteroidi orali (come il prednisone) rappresentano la terapia d’elezione supportata dal più alto livello di evidenza scientifica. Agiscono riducendo il gonfiore del nervo faciale all’interno del canale osseo, favorendo una guarigione più rapida e completa.
  • Antivirali: l’aggiunta di farmaci come l’aciclovir o il valaciclovir è oggetto di discussione scientifica. Sebbene non siano raccomandati come terapia isolata, le linee guida cliniche suggeriscono la loro associazione ai cortisonici nei casi di paralisi grave o quando si sospetta una forte componente virale.
  • Gestione del dolore: per alleviare il dolore retro-auricolare o mascellare, possono essere utilizzati comuni analgesici come paracetamolo, aspirina o ibuprofene.

Protezione oculare

Poiché la paralisi impedisce la chiusura completa della palpebra (lagoftalmo) e riduce la lubrificazione, l’occhio è a grave rischio di ulcere corneali e danni permanenti alla vista. È imperativo:

  • Utilizzare lacrime artificiali e colliri lubrificanti durante il giorno con frequenza elevata.
  • Applicare pomate o gel oftalmici protettivi durante la notte.
  • Proteggere l’occhio con una benda o un guscio protettivo durante il sonno per mantenerlo chiuso.
  • Indossare occhiali protettivi all’aperto per evitare l’irritazione da polvere o vento.

Riabilitazione e fisioterapia

La fisioterapia gioca un ruolo fondamentale nel recupero motorio. Una volta che i primi movimenti iniziano a comparire, esercizi mirati di rieducazione neuromuscolare possono aiutare a coordinare i muscoli facciali e prevenire la formazione di sinocinesie (movimenti involontari associati a movimenti volontari). Il massaggio manuale può contribuire a mantenere l’elasticità dei muscoli coinvolti.

Stile di vita e approcci complementari

Durante il percorso di guarigione, il supporto al benessere generale può favorire il recupero:

  • Gestione dello stress: periodi di riposo adeguati sono consigliati, poiché lo stress psicofisico può talvolta accompagnare l’esordio della condizione.
  • Alimentazione: una dieta equilibrata supporta il sistema nervoso. In alcuni casi, il medico può suggerire l’integrazione di vitamine del gruppo B, sebbene la loro efficacia specifica non sia universalmente validata.
  • Calore locale: l’applicazione di impacchi umidi e caldi sul lato dolorante del viso può dare sollievo alla tensione muscolare.

L’approccio chirurgico rimane una soluzione di ultima istanza, riservata esclusivamente a casi cronici o con esiti permanenti invalidanti, attraverso tecniche di chirurgia ricostruttiva o trasferimenti muscolari per ripristinare la simmetria del volto e il sorriso.

Fonti e bibliografia

Le domande più frequenti

Risposte a cura del Dr. Roberto Gindro

Cos'è la paralisi di Bell?

La paralisi di Bell è una condizione caratterizzata da una temporanea debolezza o completa paralisi dei muscoli di un lato del viso (che tenderanno quindi a cadere verso il basso).

Quali sono le cause?

Secondo la maggior parte degli autori la causa è in genere un'infezione virale o in disturbo del sistema immunitario, ma purtroppo solo raramente è possibile individuare con esattezza la ragione del disturbo.

Quanto dura?

Secondo l'NHS inglese la durata massima è di nove mesi circa, ma fortunatamente in genere i sintomi regrediscono molto più rapidamente (2-3 mesi o prima). Si ritiene che l'inizio tempestivo di una terapia cortisonica possa contribuire ad una ripresa più veloce.
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