Helicobacter Pylori: sintomi, test, cura

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Introduzione

L’Helicobacter pylori (H. pylori) è un batterio in grado di causare un’infezione nello stomaco.

Si tratta di un microrganismo che riesce a sopravvivere all’elevata acidità gastrica grazie alla capacità di convertire l’urea in ammoniaca, tamponando così gli acidi gastrici e diminuendo l’acidità nello spazio immediatamente circostante.

In alcuni casi non provoca sintomi, mentre in altri pazienti l’infezione da helicobacter si manifesta attraverso la comparsa di:

  • frequente eruttazione,
  • bruciore e gonfiore di stomaco,
  • nausea e senso di pienezza,
  • inappetenza (mancanza di appetito),
  • perdita di peso inspiegabile.

La cura prevede l’assunzione di farmaci protettori per lo stomaco e una combinazione di diversi antibiotici in contemporanea.

Donna che si tocca la pancia a causa di dolore

Shutterstock/Africa Studio

Come si prende l’infezione

L’infezione da H. pylori si manifesta quando questi batteri colonizzano lo stomaco.

Il contagio avviene principalmente per via interpersonale, attraverso il contatto diretto con saliva, vomito o feci, ma non è da escludere anche la possibile trasmissione mediante cibo o acqua contaminati (latte, verdura e carne, ad esempio) o acqua contaminati (trasmissione oro-fecale); se così fosse sarebbe quindi possibile infettarsi tramite alimenti lavati o cotti male, oppure bevendo acqua proveniente da fonti non pulite.

Non è ritenuto necessario sottoporre a indagini i famigliari del paziente a cui viene diagnosticata l’infezione, a meno di casi particolari (come frequenti reinfezioni e recidive).

Ricostruzione grafica dell'helicobacter pylori

iStock.com/JuSun

Sintomi

Uno degli aspetti che più colpisce dell’infezione è che solo una persona su 5 ne manifesta i sintomi e/o le possibili complicazioni, ma tutti potrebbero essere portatori dell’infezione.

I sintomi da helicobacter, se presenti, sono solitamente quelli tipici di gastrite e ulcera peptica, come ad esempio:

Complicazioni

Ulcera dello stomaco

H. pylori può danneggiare il rivestimento protettivo dello stomaco e dell’intestino tenue, permettendo agli acidi gastrici di creare una piaga aperta (ulcera).

Il sintomo più comune di ulcera peptica è un forte dolore/bruciore allo stomaco, avvertito di solito nell’area sotto le costole e sopra l’ombelico, che tende a migliorare in seguito a un pasto. Il dolore talvolta può essere tale da svegliare il paziente in piena notte.

Le ulcere peptiche possono arrivare a sanguinare causando ematemesi (vomito di sangue) o melena (feci nere con sangue o che sembrano pece). Alcuni pazienti potrebbero anche sviluppare anemia a causa del sanguinamento.

Tumore

Il tumore dello stomaco può essere distinto in base alla posizione in cui si sviluppa:

  • il cancro gastrico cardiale (cancro della regione cardiale, ossia il tratto prossimale dello stomaco, dove inizia dall’esofago)
  • cancro gastrico non cardiale (ossia, di qualunque altra area dello stomaco).

Questa differenziazione è importante perché sembra che l’infezione da helicobacter possa favorire alcuni tumori e non avere effetto, o addirittura proteggere da altri.

Per approfondire: Helicobacter e tumore: nemico o alleato? (AIRC)

Diagnosi

L’identificazione dell’infezione da Helicobacter pylori si avvale oggi di protocolli precisi che privilegiano test non invasivi per la diagnosi iniziale e la conferma dell’eradicazione, riservando le metodiche invasive a casi selezionati o in presenza di sintomi di allarme.

Affinché i test risultino affidabili, è necessario sospendere l’assunzione di antibiotici almeno 4 settimane prima dell’esame e di inibitori della pompa protonica (gastroprotettori) almeno 2 settimane prima, per evitare risultati falsamente negativi.

Test non invasivi

I test non invasivi rappresentano la prima scelta per la maggior parte dei pazienti, in particolare per i soggetti giovani che non presentano segni di complicazioni gravi.

  • Urea breath test (test del respiro): È considerato il “gold standard” per l’accuratezza diagnostica. Al paziente viene somministrata una soluzione contenente urea marcata con un isotopo del carbonio. Se il batterio è presente, scinde l’urea producendo anidride carbonica marcata, che viene rilevata analizzando l’aria espirata in un apposito flacone. Per i dettagli sulla procedura, è possibile consultare l’approfondimento sul breath test per helicobacter pylori.
  • Ricerca dell’antigene nelle feci: Questo esame identifica direttamente le proteine del batterio in un campione fecale. È un test estremamente affidabile, sovrapponibile per sensibilità al breath test, e particolarmente indicato nei bambini o nei pazienti che hanno difficoltà a eseguire il test del respiro.
  • Test sierologico (esame del sangue): Rileva la presenza di anticorpi IgG contro il batterio. Sebbene sia semplice da eseguire, la ricerca degli anticorpi non permette di distinguere tra un’infezione in corso e una passata, poiché gli anticorpi possono persistere nel sangue per anni dopo la guarigione. Per questo motivo, il suo utilizzo nella pratica clinica attuale è fortemente limitato.

Metodiche invasive

La gastroscopia (endoscopia digestiva superiore) rimane l’esame di riferimento quando è necessario visualizzare direttamente la mucosa gastrica o quando il paziente presenta “segnali d’allarme” come perdita di peso inspiegabile, anemia o sanguinamento.

Durante la procedura, il medico effettua dei piccoli prelievi di tessuto (biopsie) che vengono sottoposti a:

  • Test rapido all’ureasi (RUT): Un esame biochimico eseguito immediatamente dopo il prelievo che fornisce un risultato rapido in poche ore.
  • Esame istologico: L’analisi al microscopio da parte di un patologo per valutare il grado di infiammazione (gastrite) e la presenza del batterio.
  • Esame colturale e antibiogramma: Viene eseguito raramente in prima battuta, ma diventa fondamentale dopo il fallimento di due o più cicli terapeutici per identificare a quali antibiotici il batterio è diventato resistente.

Trattamento e cura

L’obiettivo principale della terapia è l’eradicazione completa dell’Helicobacter pylori per permettere la guarigione della mucosa, prevenire la ricorrenza delle ulcere e ridurre il rischio di tumore gastrico.

A causa della crescente resistenza batterica agli antibiotici, le strategie terapeutiche si sono evolute verso protocolli più robusti e prolungati rispetto al passato.

Protocolli farmacologici

La scelta del trattamento dipende dalla resistenza locale agli antibiotici e dalla storia clinica del paziente (eventuali allergie). Attualmente, le linee guida nazionali e internazionali raccomandano quasi esclusivamente terapie della durata di 14 giorni.

  • Terapia quadrupla con bismuto: Oggi considerata la prima scelta in Italia e in Europa. Prevede l’uso di un inibitore di pompa protonica associato a tre farmaci: bismuto, metronidazolo e tetraciclina (spesso somministrati in un’unica capsula combinata). Il bismuto agisce con un effetto battericida diretto e aiuta a superare le resistenze antibiotiche.
  • Terapia quadrupla “concomitante” (senza bismuto): Consiste nell’assunzione simultanea di un inibitore di pompa protonica e tre antibiotici: amoxicillina, claritromicina e metronidazolo.
  • Gastroprotettori (PPI): Farmaci come omeprazolo o pantoprazolo sono indispensabili non solo per proteggere la mucosa, ma perché riducendo l’acidità dello stomaco permettono agli antibiotici di agire in modo più efficace. Sono generalmente prescritti come gastroprotettori due volte al giorno durante la cura.

In caso di fallimento della terapia iniziale, il medico può prescrivere regimi “di salvataggio” che includono la levofloxacina o basarsi sull’antibiogramma ottenuto tramite biopsia.

Supporto alla terapia e stile di vita

Per massimizzare le probabilità di successo e ridurre gli effetti collaterali (come diarrea o dolore addominale), è utile affiancare alla terapia farmacologica alcune accortezze pratiche:

  • Probiotici: L’integrazione con specifici ceppi di fermenti lattici (come Saccharomyces boulardii o Lactobacilli) durante il ciclo antibiotico può ridurre significativamente gli effetti indesiderati intestinali e migliorare l’aderenza del paziente alla cura.
  • Alimentazione: È consigliabile consumare pasti piccoli e frequenti per evitare che lo stomaco rimanga vuoto troppo a lungo, riducendo l’irritazione acida. Vanno evitati cibi piccanti, fritti, alcol e caffè, che possono esacerbare i sintomi della gastrite.
  • Farmaci da evitare: È fondamentale limitare l’uso di aspirina, ibuprofene e altri farmaci antinfiammatori (FANS), poiché questi medicinali danneggiano ulteriormente il rivestimento dello stomaco e aumentano drasticamente il rischio di emorragie in presenza del batterio.

Al termine del trattamento, è essenziale attendere almeno 4-6 settimane prima di ripetere un test non invasivo (respiro o feci) per confermare l’effettiva scomparsa dell’infezione.

Fonti e bibliografia

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