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Introduzione

Sono sicuro che è già capitato anche a te… Un attimo di mancamento, una sensazione di imminente svenimento o comunque di improvviso malessere… Calo di zuccheri, giusto? E quindi ecco una bella bustina di zucchero e passa tutto… ma se ti dicessi che probabilmente la spiegazione era qualcosa di completamente diverso?

Facciamo una passo indietro per un’importante premessa: il nostro cervello, attraverso specifici ormoni, si occupa di mantenere la quantità di zucchero nel sangue in un intervallo di valori ben definito:

  • non troppo basso, perché altrimenti le cellule che dovessero averne bisogno immediato potrebbero non trovarlo,
  • non troppo alto, perché altrimenti farebbe disastri in giro per l’organismo.

Questi disastri sono le potenziali complicazioni del diabete, una malattia che può manifestarsi in diverse forme, ma che hanno tutte come tratto in comune l’incapacità di mantenere i livelli circolanti di zucchero nella norma, livelli che invece tendono a salire troppo.

Il cosiddetto calo di zuccheri è invece la condizione opposta, ovvero una quantità insufficiente si zucchero in circolo, in particolare inferiore a 55 mg/dL (poco più o meno a seconda delle fonti consultate e del tipo di soggetto cui si fa riferimento) e il nome medico è ipoglicemia.

L’ipoglicemia è frequentemente osservata nei pazienti con diabete mellito, soprattutto in coloro che facciano uso di insulina, ma è invece molto rara nei pazienti non diabetici, sebbene possibile, soprattutto in soggetti sani che non presentino specifici fattori di rischio che vedremo a breve.

Il presente articolo, salvo dove diversamente indicato, farà quindi riferimento a pazienti NON diabetici, per capire quando possa effettivamente verificarsi un calo di zuccheri e cosa invece possa provocare molto più frequentemente i sintomi che vengono con troppa fretta associati a questa condizione.

Calo di zuccheri

Shutterstock/New Africa

Sintomi

Partiamo dai sintomi dell’ipoglicemia: abbiamo detto essere definita come un valore di glicemia inferiore a 55 mg/dL, ma è importante notare che i disturbi possono essere percepiti anche con valori più alti (inferiori a 70 mg/dL) o addirittura anche del tutto numericamente normali nel caso in cui si sia verificato un rapido calo della glicemia.

I disturbi che si manifestano in caso di calo di zuccheri possono essere didatticamente distinti come lievi, moderati o severi in base al valore di glicemia raggiunto:

  • Quando la glicemia scende al di sotto dei 70 mg/dL possono comparire
    • Fame
    • Nervosismo e tremori
    • Aumento della sudorazione
  • Qualora i valori scendano ulteriormente, sotto i 55 mg/dL, il paziente può sviluppare:
  • In caso di ulteriore calo, sotto i 35-40 mg/dL, la condizione diventa pericolosa per la vita, con il possibile sviluppo di

È tuttavia doverosa un’importante precisazione: non devi pensare che fino a 55 mg/dL si accusino solo fame, tremori e sudorazione e poi, non appena il valore scenda a 54, compaiano gli altri. Vanno invece intesi come uno spettro di possibili disturbi a gravità crescente, che compaiono in una sorta di continuum non solo come abbiamo detto prima in base alla velocità di discesa dei valori, ma anche in base al proprio stato di salute. Ad esempio all’ultimo controllo che ho fatto ho trovato un valore di 60 e qualcosa, ma stavo benissimo e probabilmente si tratta quindi per me di un valore fisiologico.

Limitiamoci comunque ai tre sintomi meno gravi:

  • Fame
  • Nervosismo e tremori
  • Aumento della sudorazione

Già da questi dovrebbe iniziare ad essere chiaro che quello che chiamiamo “calo di zuccheri” probabilmente ha cause diverse, perché lo tiriamo in ballo quando avvertiamo un improvviso senso di mancamento, magari di visione un po’ offuscata. Cosa potrebbe essere? Te lo dirò a breve, ma chiudiamo il cerchio della glicemia andando a vedere quando effettivamente  potrebbe verificarsi in soggetti non diabetici.

Ipoglicemia in soggetti NON diabetici

Chiarito che un effettivo calo di zuccheri in soggetti non diabetici è raro, questo può comunque verificarsi e dal punto di vista medico si distinguono due casi:

L’ipoglicemia reattiva, o post-prandiale, si verifica con la pancia piena, dopo aver mangiato, tipicamente quando si consumano molti carboidrati. In particolare i pazienti pre-diabetici, o magari con specifici fattori di rischio, potrebbero avere difficoltà a gestire correttamente questi carboidrati introdotti, che altro non sono che zuccheri, e potrebbero quindi innescarsi dei fenomeni di aumento improvviso della glicemia seguiti in modo rapido e brusco da cali altrettanto rapidi, a conferma delle difficoltà metaboliche.

Ma si tratta appunto, almeno nella maggior parte dei casi, di soggetti con specifici fattori di rischio, tra cui figurano anche condizioni come chirurgia dello stomaco o rare malattie metaboliche.

Il secondo caso prevede invece una possibile ipoglicemia a digiuno, ma anche in questo caso in genere viene diagnosticata in pazienti con evidenti fattori di rischio, come ad esempio:

  • in terapia con alcuni farmaci che potrebbero favorirne lo sviluppo, tra cui il più comune è l’aspirina, ma ce ne sono davvero tanti altri,
  • alcool, sopratutto in caso di binge-drinking, ovvero esagerare di brutto, ma solo occasionalmente,
  • anoressia nervosa,
  • malattie molto gravi che interessino fegato, cuore o reni,
  • alterazioni ormonali severe, che riguardino ad esempio cortisolo, ormone della crescita, glucagone, ormoni tiroidei o adrenalina,
  • o ancora tumori relativamente rari, come l’insulinoma.

Insomma, come avrai capito è sì possibile un calo di zuccheri in un paziente non diabetico, ma non sembra davvero essere una spiegazione compatibile con tutte le volte che lo tiriamo in ballo.

Perché se i sintomi passano con lo zucchero non è una conferma

C’è un modo per capire se la causa è lo zucchero? Ovviamente sì, e si richiede che vengano soddisfatte tre condizioni:

  1. Sintomi compatibili con un quadro di ipoglicemia.
  2. I sintomi devono scomparire con l’assunzione di zucchero.

Alt… so cosa stai pensando… i miei sintomi sono compatibili e soprattutto passa sempre tutto con lo zucchero, quindi nel mio caso lo è. No, non basta,  la terza condizione è verificare che i valori fossero effettivamente inferiori al normale. Questo è indispensabile, perché in caso contrario quello che puoi dire è che i disturbi ti siano passati DOPO l’assunzione di zucchero, ma non hai la certezza che ti siano passati GRAZIE allo zucchero.

È una differenza sottile, ma fondamentale. Una correlazione temporale “ho fatto A ed è successo B” non ci permette mai di dire “A causa B”.

E allora cosa può essere?

Quello che battezziamo come come calo di zuccheri nella maggior parte dei casi è un calo di pressione, ipotesi che trova conferma dal fatto che spesso ci si sente meglio assumendo una posizione sdraiata, mentre un’ipoglicemia avrebbe effettivamente richiesto l’introduzione di zucchero.

Se la pressione diminuisce improvvisamente l’afflusso di sangue al cervello si riduce e si avverte istantaneamente

  • senso di mancamento, fino a una vera a propria sincope nei casi più severi
  • sensazione di testa vuota
  • capogiro
  • vista annebbiata
  • orecchie ovattate

e viene piuttosto spontaneo assumere la posizione sdraiata, ripristinando così la perfusione cerebrale ed evitando lo svenimento.

Non è necessario entrare nel dettaglio di tutte le possibili cause, ma vale forse la pena evidenziare alcuni casi piuttosto comuni:

  • soggetti diversamente giovani, magari che assumano farmaci contro la pressione alta, potrebbero essere soggetti a cali di pressione improvvisa alzandosi troppo velocemente, sviluppando cioè un episodio della cosiddetta ipotensione ortostatica,
  • ma anche più banalmente rimanere fermi e in piedi per lunghi periodi, con il sangue che tende a raccogliersi nelle gambe,
  • ambienti troppo caldi o stagione estiva, perché il caldo tende a indurre vasodilatazione (i vasi sanguigni tendono a rilassarsi e la pressione si abbassa),
  • disidratazione, quando bevi troppo poco,
  • dopo l’attività fisica, soprattutto in condizioni di calore e senza un’adeguata introduzione di liquidi e sali minerali.

Cosa fare in questi casi?

Se nei casi più lievi è spesso sufficiente sedersi ed attendere qualche secondo che il cervello riesca a riprendere in mano la situazione correggendo la pressione, in casi più severi potrebbe essere necessario sdraiarsi e magari sollevare le gambe, posizione che favorisce il ritorno del sangue venoso verso il cuore e poi via, verso il cervello.

Ovviamente non zucchero, perché non servirebbe a nulla, ma un bel bicchiere abbondante di acqua, anche due. Vietati anche gli alcolici, che peggiorerebbero la situazione.

Ti raccomando infine di segnalare eventuali episodi anomali al tuo medico: è chiaro che se ti capita una volta nella vita dopo aver corso una maratona ad una temperatura ambientale di 30° la causa sarebbe piuttosto evidente, ma in presenza di condizioni poco chiare, o ancora di più se gli episodi fossero ripetuti, diventerebbe assolutamente indispensabile indagare e capirne le cause, sia che si tratti di glicemia, di pressione o di altro.

Fonti e bibliografia

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