Infezioni da Klebsiella: cause, sintomi e pericoli

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Introduzione

I batteri gram negativi del genere Klebsiella fanno parte della famiglia delle Enterobacteriaceae, comprendente un gruppo di microrganismi che occupano normalmente la mucosa respiratoria e l’intestino umano, oltre che numerosi altri ambienti presenti in natura.

Le infezioni determinate da Klebsiella sono generalmente contratte in ambito ospedaliero, attraverso il contatto:

  • con superfici contaminate (sponde del letto, comodini, maniglie delle porte, telefoni, …);
  • interpersonale (da paziente a paziente o tramite personale sanitario).

Il contagio può tuttavia avvenire anche attraverso:

  • rapporti sessuali,
  • trasmissione materno-fetale (durante la gravidanza).

Le infezioni si presentano più spesso negli individui con un sistema immunitario compromesso e in questi pazienti i batteri del genere Klebsiella determinano principalmente:

A seconda del sito d’infezione possono comparire sintomi di diversa natura, quali ad esempio:

La coltura del sangue eo dei tessuti infetti è di fondamentale importanza nell’iter diagnostico, mentre altri tipi di accertamenti strumentali, come ecografia, radiografia, tomografia computerizzata, sono eventualmente condotti in base al tipo di infezione.

Il trattamento si avvale della somministrazione di antibiotici, sulla base dei risultati ottenuti nelle prove di sensibilità locale, evidenziati all’antibiogramma; negli ultimi anni, tuttavia, si è assistito ad un aumento dei ceppi di Klebsiella resistenti alla terapia per cui, in alcuni casi, come nelle polmoniti da K. pneumoniae acquisite in strutture sanitarie, le opzioni terapeutiche disponibili risultano limitate e questo conduce ad un tasso di mortalità che può superare il 50% nei pazienti vulnerabili, nonostante la somministrazione di farmaci antibatterici.

Capsula di Petri con una coltura di Klebsiella

iStock.com/Scharvik

Cause e diffusione

I batteri gram negativi del genere Klebsiella fanno parte della famiglia delle Enterobacteriaceae; si tratta di batteri

  • patogeni (in grado di causare infezioni)
  • opportunisti (proliferano soprattutto in caso di difese immunitarie compromesse),
  • onnipresenti in natura,

che nell’uomo si localizzano normalmente nella mucosa respiratoria e nell’intestino.

Il sistema immunitario delle persone in buona salute è normalmente in grado di prevenire l’insorgenza di un’eccessiva proliferazione batterica, che risulta invece più comune soprattutto in ambito sanitario, nei pazienti:

  • Ospedalizzati (specialmente se sottoposti ad interventi chirurgici che abbiano richiesto un lungo periodo di degenza o se ricoverati in terapia intensiva);
  • Affetti da gravi malattie concomitanti;
  • Sottoposti a cicli di terapie antibiotiche;
  • Con un sistema immunitario compromesso (come in presenza di diabete, alcolismo, patologie neoplastiche);
  • Soggetti all’uso di strumenti ospedalieri o a procedure mediche invasive (come ad esempio utilizzo di cateteri endovenosi e ventilazione artificiale);
  • Gestiti in maniera inadeguata in corso di infezione.

In questi individui la Klebsiella è in grado di superare i meccanismi di difesa immunitaria normalmente scatenati dall’ospite, determinando così la comparsa di un processo infettivo.

Le specie maggiormente patogene, associate a malattie che colpiscono l’uomo, sono:

  • Klebsiella Pneumoniae (comprendente le sottospecie K. Ozaenae e K. Rhinoscleromatis);
  • Klebsiella Oxytoca;
  • Klebsiella Granulomatis.

Trasmissione e contagio

Le infezioni da Klebsiella tendono a colpire pazienti il cui sistema immunitario risulti indebolito, per esempio a causa di malattie debilitanti e/o croniche.

Perché si verifichi un’infezione è necessario che organi e tessuti specifici vengano in contatto con questo microrganismo (per esempio, è necessaria la penetrazione di Klebsiella nelle vie respiratorie affinché si verifichi una polmonite, o il suo passaggio nel sangue perché si verifichi un’infezione sanguigna).

Ciò può avvenire attraverso:

  • Il contatto interpersonale negli ambienti ospedalieri (da paziente a paziente o da operatorie sanitario a paziente);
  • Il contatto del paziente alcune superfici (maniglie delle porte, sponde del letto telecomandi, …).

È quindi particolarmente importante che gli ambienti ospedalieri siano sanificati e che il personale sanitario, oltre a rispettare l’igiene delle mani, sia dotato di guanti e tutine monouso quando entra in stanze in cui si trovano pazienti con patologie correlate al batterio.

È possibile osservare la trasmissione del batterio anche tramite:

  • Rapporti sessuali;
  • Trasmissione materno-fetale.

Sintomi

Infezioni del tratto urinario

Si tratta di infezioni simili a quelle causate da altri patogeni e frequenti nei pazienti sottoposti all’utilizzo del catetere; sono accompagnate dal corteo sintomatologico tipico di queste patologie (cistiti, uretriti, pielonefriti) che comprende:

Polmonite

La polmonite da Klebsiella è un’evenienza rara e molto grave, diffusa maggiormente tra i diabetici, gli alcolisti cronici o nei pazienti affetti da malattia broncopolmonare cronica.
La condizione è accompagnata da un processo di necrosi, infiammazione ed emorragia tissutale che può risultare fatale.

Esordisce con:

  • Febbre
  • Brividi
  • Tosse (con espettorato marrone scuro o gelatinoso di colore rosso ribes).

Successivamentei l quadro clinico può complicarsi con la comparsa di:

  • Ascessi (raccolte di pus a livello del polmone o nella membrana localizzata tra i polmoni)
  • Empiema (raccolta di pus nello spazio pleurico).

Nonostante l’attuazione di terapie appropriate, il tasso di mortalità rimane purtroppo molto elevato (circa il 50% ma, specialmente negli alcolisti e nei soggetti con batteriemia, può raggiungere percentuali drammaticamente più elevate).

Rinoscleroma

Il rinoscleroma è un processo infiammatorio delle vie aeree superiori che riguarda soprattutto la parte superiore della faringe (gola e naso); si caratterizza per la comparsa di

  • secrezioni nasali purulente
  • formazione di croste e noduli (di colorito roseo o giallastro, consistenza lignea, ma facilmente incidibili) che spesso causano ostruzione respiratoria.

I reperti istologici e i risultati ottenuti dall’emocultura risultano dirimenti per la diagnosi.

Ozena

L’ozena è una particolare forma di rinite cronica, caratterizzata da una marcata atrofia della mucosa nasale; la moltiplicazione del microrganismo all’interno delle cavità nasali, può essere causa della comparsa di cattivo odore che spesso comporta l’emarginazione sociale del paziente, che lamenta spesso anche:

Batteriemia

La batteriemia è il termine medico che indica la presenza di batteri nel sangue; in particolar modo la specie Klebsiella Oxytoca è stata associata a batteriemia neonatale (che riguarda soprattutto i neonati prematuri). L’ingresso dei batteri nel torrente circolatorio può complicarsi e causare:

È purtroppo associata molto spesso a conseguenze letali.

Percorso diagnostico

La diagnosi di un’infezione da Klebsiella non può basarsi esclusivamente sulla presentazione clinica, poiché i sintomi sono spesso sovrapponibili a quelli causati da altri batteri della famiglia delle Enterobacteriaceae. Il sospetto clinico sorge tipicamente in contesti di assistenza sanitaria o in pazienti con fattori di rischio noti, come diabete o immunodepressione.

Il protocollo diagnostico attuale segue tre direttrici principali:

Identificazione microbiologica e isolamento

Il primo passo fondamentale è l’isolamento del batterio da campioni biologici prelevati dal sito di sospetta infezione. A seconda del quadro clinico, si procede con:

  • Emocoltura: essenziale in caso di sospetta batteriemia o sepsi.
  • Urinocoltura: per le infezioni del tratto urinario.
  • Esame dell’espettorato o aspirato tracheale: fondamentale nelle polmoniti.
  • Cultura di campioni tissutali o drenaggi: in caso di ferite chirurgiche o ascessi.

Test molecolari rapidi

Data la diffusione di ceppi multiresistenti, la diagnostica moderna si avvale di test di amplificazione degli acidi nucleici (PCR molecolare). Questi strumenti permettono di identificare in poche ore non solo la presenza di Klebsiella, ma anche i geni di resistenza più pericolosi (come KPC, NDM o OXA-48). Questa rapidità è cruciale per impostare immediatamente una terapia antibiotica mirata, riducendo la mortalità nelle infezioni gravi.

Antibiogramma e profili di sensibilità

Una volta isolato il ceppo, è obbligatorio eseguire un antibiogramma. Questo test determina la sensibilità del batterio ai diversi antibiotici, guidando il medico nella scelta del farmaco più efficace. Nei casi più complessi si valutano anche le concentrazioni minime inibenti (MIC) per ottimizzare il dosaggio.

Imaging e biomarcatori

Per valutare l’estensione dell’infezione e monitorare la risposta alla terapia, il medico può richiedere:

  • Esami radiologici: la radiografia del torace o la TC ad alta risoluzione sono necessarie per individuare ascessi polmonari o empiemi. L’ecografia è utile per le complicazioni urinarie o addominali.
  • Biomarcatori infiammatori: il monitoraggio della Procalcitonina (PCT) e della Proteina C Reattiva (PCR) aiuta a distinguere tra colonizzazione batterica e infezione attiva e a guidare la durata del trattamento.

Trattamento e opzioni terapeutiche

Il trattamento delle infezioni da Klebsiella ha come obiettivo primario l’eradicazione del patogeno e la prevenzione delle complicanze sistemiche, come lo shock settico. La strategia terapeutica è oggi estremamente personalizzata e dipende strettamente dal profilo di resistenza del ceppo isolato e dalle condizioni generali del paziente.

Approccio antibiotico

La scelta del farmaco segue un protocollo a scalare: si inizia spesso con una terapia empirica ad ampio spettro per poi passare a una terapia mirata una volta ottenuti i risultati dei test microbiologici.

  • Infezioni da ceppi sensibili: si utilizzano comunemente cefalosporine di terza o quarta generazione, fluorochinoloni o combinazioni di beta-lattamici e inibitori delle beta-lattamasi (come piperacillina/tazobactam).
  • Infezioni da ceppi resistenti (CRE/MDR): per i ceppi resistenti ai carbapenemi, le opzioni si sono evolute con l’introduzione di nuovi antibiotici "salvavita". Questi includono ceftazidime-avibactam, meropenem-vaborbactam e cefiderocol. In contesti specifici possono essere ancora utilizzate le polimixine (come la colistina) o la tigeciclina, spesso in combinazione per massimizzare l’efficacia.

Intervento chirurgico e drenaggio

Qualora l’infezione abbia prodotto raccolte purulente localizzate (ascessi polmonari, epatici o empiemi pleurici), la sola terapia antibiotica può non essere sufficiente. In questi casi è necessario intervenire con il drenaggio percutaneo sotto guida ecografica o TC, oppure con la toilette chirurgica dei tessuti necrotici per permettere al farmaco di raggiungere il sito d’infezione.

Supporto alle funzioni vitali

Nelle forme gravi di polmonite o batteriemia, il paziente richiede un supporto intensivo che può includere la ventilazione meccanica, la somministrazione di liquidi endovenosi e farmaci vasopressori per mantenere la pressione arteriosa, nonché il monitoraggio continuo dei parametri emodinamici.

Stile di vita e prevenzione

Sebbene la Klebsiella sia prevalentemente un’infezione opportunistica, il mantenimento di uno stato di salute ottimale gioca un ruolo nel recupero e nella prevenzione delle recidive:

  • Igiene rigorosa: il lavaggio frequente delle mani è la misura più efficace per prevenire la diffusione del batterio, specialmente se si assistono familiari fragili o se si è stati recentemente ospedalizzati.
  • Gestione delle patologie croniche: un controllo rigoroso della glicemia nei pazienti diabetici riduce significativamente il rischio di infezioni urologiche e respiratorie da Klebsiella.
  • Nutrizione e idratazione: un apporto proteico e calorico adeguato supporta il sistema immunitario durante la fase di convalescenza.
  • Cessazione del fumo: fondamentale per i pazienti che hanno superato una polmonite, al fine di ripristinare la corretta funzionalità delle mucose respiratorie.

Fonti e bibliografia

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