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Cos’è l’influenza suina?

L’influenza suina (swine flu) è una malattia respiratoria dei maiali causata da diversi virus influenzali di tipo A, tra cui sottotipi H1N1, H1N2 e H3N2. Quando uno di questi virus infetta una persona viene più correttamente definito virus influenzale “variante” di origine suina.

Il passaggio dal suino all’uomo è raro e interessa soprattutto persone esposte agli animali o agli ambienti in cui vengono allevati. Il virus A(H1N1)pdm09, responsabile della pandemia del 2009, aveva componenti genetiche di origine suina, aviaria e umana, ma oggi circola stabilmente come virus dell’influenza stagionale e non viene considerato un virus variante.

Le infezioni umane da virus influenzali suini sono spesso lievi, ma possono causare complicanze come la polmonite e, raramente, risultare fatali. Per la sanità pubblica è importante identificare ogni caso, perché questi virus possono modificarsi o riassortire il proprio materiale genetico e acquisire una maggiore capacità di trasmettersi tra le persone.

Come si prende?

La maggior parte delle infezioni umane da virus influenzali suini si verifica dopo un’esposizione diretta o indiretta ai maiali. Sono quindi maggiormente esposti allevatori, veterinari, lavoratori del settore suinicolo e frequentatori di fiere zootecniche.

  • Trasmissione dai suini all’uomo: può avvenire respirando particelle emesse da animali infetti o entrando in contatto con le loro secrezioni e con ambienti contaminati, come stalle e recinti. Anche maiali apparentemente sani possono essere infetti.
  • Trasmissione da persona a persona: è stata documentata, ma rimane rara e generalmente limitata. Quando si verifica, il virus si diffonde soprattutto attraverso le particelle respiratorie emesse quando una persona infetta tossisce, starnutisce, parla o respira.
  • Contatto con superfici contaminate: portare le mani non lavate a bocca, naso o occhi dopo aver toccato animali, attrezzature o superfici contaminate può contribuire al contagio, anche se questa via è considerata meno importante della trasmissione respiratoria.

Il periodo di contagiosità non è definito con precisione per tutti i virus varianti. Si ritiene che possa essere simile a quello dell’influenza stagionale, iniziando circa un giorno prima dei sintomi e proseguendo per alcuni giorni. Bambini piccoli e persone immunodepresse possono eliminare il virus più a lungo.

È pericoloso mangiare carne di maiale?

Non è possibile contrarre l’influenza suina mangiando carne di maiale o prodotti derivati correttamente preparati. L’influenza suina non è una malattia trasmessa dagli alimenti. È comunque necessario rispettare le normali regole di igiene e cuocere adeguatamente la carne: temperature superiori a 70 °C rendono inattivi i virus influenzali.

Incubazione

Il periodo di incubazione, cioè il tempo tra il contagio e la comparsa dei sintomi, è generalmente breve. Come per l’influenza stagionale, è spesso di circa 2 giorni e può variare indicativamente da 1 a 4 giorni.

Sintomi dell’influenza suina

La maggior parte delle infezioni umane documentate ha avuto un decorso lieve, simile a quello di un’influenza stagionale, con sintomi che in genere migliorano nell’arco di alcuni giorni. Sono tuttavia possibili forme gravi, soprattutto nelle persone più vulnerabili.

I possibili sintomi dell’influenza suina comprendono:

È possibile anche un’infezione asintomatica, ossia priva di disturbi evidenti.

Influenza suina e bambini

Nei bambini più piccoli, che non riescono a descrivere i sintomi, l’infezione può manifestarsi con:

  • irritabilità o sonnolenza insolita,
  • pianto difficile da consolare,
  • riduzione dell’appetito o difficoltà ad alimentarsi,
  • febbre, tosse e difficoltà respiratoria,
  • vomito o diarrea.

La febbre non è sempre presente, soprattutto nei bambini molto piccoli. Un lattante che respira con difficoltà, si alimenta poco, appare poco reattivo o presenta segni di disidratazione deve essere valutato rapidamente dal pediatra.

Come si diagnostica?

I sintomi, da soli, non permettono di distinguere un’infezione da virus influenzale suino dall’influenza stagionale, da COVID-19 o da altre infezioni respiratorie. Il principale elemento che fa nascere il sospetto è la comparsa di una malattia simil-influenzale dopo un contatto recente con maiali, con le loro secrezioni o con ambienti in cui erano presenti, in genere nella settimana precedente l’inizio dei disturbi.

Il medico raccoglie informazioni sul tipo e sulla data dell’esposizione, sull’eventuale presenza di animali malati e sui contatti con altre persone sintomatiche. Valuta inoltre età, gravidanza, patologie croniche, terapie immunosoppressive e altri fattori che possono aumentare il rischio di complicanze.

L’esame obiettivo serve soprattutto a stabilire la gravità della malattia. Può comprendere la misurazione della temperatura, della frequenza respiratoria, della pressione e della saturazione dell’ossigeno, oltre all’auscultazione di cuore e polmoni. Nei casi lievi senza esposizione ai suini, gli esami di laboratorio non sono normalmente necessari.

Se esiste un’esposizione compatibile, oppure se la malattia è grave, progressiva o richiede il ricovero, viene generalmente raccolto un campione respiratorio, di solito mediante tampone nasofaringeo. I test molecolari, come la RT-PCR, sono più sensibili dei test antigenici rapidi. I comuni test per l’influenza possono però rilevare soltanto la presenza di un virus influenzale A, senza stabilire se sia stagionale o di origine suina. Un test rapido negativo, inoltre, non esclude con sicurezza l’infezione.

La conferma richiede esami di sottotipizzazione e, quando necessario, il sequenziamento del virus presso laboratori di riferimento della sanità pubblica. In presenza di un sospetto fondato, il medico attiva i servizi competenti e non deve attendere la conferma del laboratorio per iniziare un trattamento antivirale quando clinicamente indicato.

Analisi del sangue, radiografia o tomografia del torace e altri accertamenti non sono esami di routine nelle forme lievi. Vengono richiesti nei casi selezionati per valutare una possibile polmonite, una riduzione dell’ossigenazione, una sovrainfezione batterica o altre complicanze. I test sierologici per la ricerca degli anticorpi non sono normalmente utilizzati per la diagnosi del singolo paziente.

Quando rivolgersi al medico

Chi sviluppa febbre, tosse o altri sintomi influenzali entro circa una settimana dal contatto con maiali o dalla permanenza in stalle, allevamenti o fiere zootecniche dovrebbe contattare rapidamente il medico, specificando l’esposizione. È particolarmente importante farlo in gravidanza, nei bambini piccoli, negli anziani e in presenza di malattie croniche o difese immunitarie ridotte.

È necessario chiamare il 112 o rivolgersi al Pronto Soccorso in presenza di uno o più dei seguenti segnali:

Come si cura?

Paziente in ospedale sotto ossigeno

Immagine d’archivio (Shutterstock/amedeoemaja)

Gli obiettivi della cura sono alleviare i sintomi, prevenire o trattare le complicanze, ridurre la trasmissione e sostenere respirazione e circolazione nei casi gravi. La gestione dipende dalla severità dei disturbi, dall’età, dalla presenza di gravidanza o malattie croniche e dal rischio individuale di evoluzione sfavorevole.

Le forme lievi possono spesso essere gestite a domicilio sotto indicazione del medico. Le persone con malattia grave o progressiva, fattori di rischio importanti o necessità di ossigeno devono invece essere valutate rapidamente e possono richiedere il ricovero.

Trattamento dei sintomi

Riposo e assunzione regolare di liquidi aiutano a prevenire la disidratazione. Non è necessario forzare l’alimentazione, ma è utile bere frequentemente, soprattutto in caso di febbre, vomito o diarrea.

Per febbre, mal di testa e dolori muscolari possono essere utilizzati, quando appropriati, paracetamolo o ibuprofene. Dosi e intervalli devono rispettare il foglio illustrativo e le indicazioni del medico o del pediatra. L’ibuprofene richiede cautela in caso di disidratazione, malattie renali, ulcera, terapie anticoagulanti e in alcune fasi della gravidanza. Nei bambini e negli adolescenti con sospetta influenza non deve essere somministrato acido acetilsalicilico, per il rischio di una rara ma grave complicanza chiamata sindrome di Reye.

Spray salini e lavaggi nasali possono alleviare temporaneamente la congestione. I decongestionanti farmacologici non sono adatti a tutti e possono causare aumento della pressione, palpitazioni o insonnia; gli spray vasocostrittori non devono essere usati oltre il periodo indicato, perché possono peggiorare l’ostruzione nasale. Prima di impiegarli nei bambini, in gravidanza o in presenza di patologie cardiovascolari è opportuno chiedere consiglio al medico o al farmacista.

Farmaci antivirali

Gli antivirali non sono necessari di routine in ogni persona con sintomi lievi. Il beneficio nelle forme non complicate e nelle persone senza fattori di rischio è generalmente modesto. Sono invece raccomandati tempestivamente nei pazienti ricoverati, nelle forme gravi, complicate o in peggioramento e nelle persone con un rischio elevato di complicanze, anche quando l’infezione è soltanto sospetta.

Il trattamento offre il massimo beneficio quando viene iniziato entro 48 ore dalla comparsa dei sintomi, ma può essere utile anche più tardi nelle forme gravi, progressive o ospedalizzate. In queste situazioni non deve essere ritardato nell’attesa del risultato del tampone.

L’oseltamivir per bocca è generalmente il farmaco di riferimento nelle forme gravi o che richiedono il ricovero. Può causare soprattutto nausea, vomito e disturbi gastrointestinali; la dose deve essere adattata in alcune persone con insufficienza renale. È inoltre l’antivirale con maggiore esperienza d’impiego durante la gravidanza, quando il medico ritiene che il trattamento sia indicato.

Lo zanamivir per inalazione può essere considerato come alternativa in casi selezionati, ma richiede la capacità di utilizzare correttamente l’inalatore. Può provocare broncospasmo e viene generalmente evitato nelle persone con asma, broncopneumopatia cronica o altre malattie delle vie aeree. Non rappresenta l’opzione preferita nei pazienti ricoverati o con malattia respiratoria grave.

La scelta dell’antivirale, della dose e della durata deve essere effettuata dal medico in base all’età, al peso, alla gravidanza, alla funzionalità renale, alla gravità e alle caratteristiche del virus. Amantadina e rimantadina non sono raccomandate, perché i virus influenzali di origine suina sono generalmente resistenti.

Antibiotici e altri farmaci

Gli antibiotici non agiscono contro i virus e non curano l’influenza. Vengono prescritti soltanto quando il medico sospetta o conferma una sovrainfezione batterica, per esempio una polmonite. Assumerli senza indicazione espone a effetti indesiderati e favorisce lo sviluppo di batteri resistenti.

I corticosteroidi non vengono usati di routine per trattare l’influenza o la polmonite influenzale. Possono essere necessari se esiste un’altra indicazione precisa, come una riacutizzazione dell’asma o alcune forme di shock, e devono essere gestiti in ambiente medico.

Trattamento in ospedale

Nei casi gravi il ricovero consente un monitoraggio continuo e il trattamento delle complicanze. Le cure possono comprendere:

  • Supporto respiratorio: ossigenoterapia, ventilazione non invasiva o ventilazione meccanica in caso di insufficienza respiratoria.
  • Somministrazione di liquidi: per via orale o endovenosa, evitando sia la disidratazione sia un eccesso di fluidi nei pazienti con compromissione respiratoria o cardiaca.
  • Trattamento delle complicanze: antibiotici se è presente un’infezione batterica, farmaci per sostenere la pressione e terapie intensive nei casi critici.
  • Monitoraggio: controllo dell’ossigenazione e della funzionalità di polmoni, cuore, reni e altri organi.

Stile di vita e riduzione del contagio

Durante la convalescenza è consigliabile riposare, bere regolarmente, evitare fumo e alcol e riprendere gradualmente le normali attività dopo il miglioramento. La persona malata dovrebbe rimanere a casa, arieggiare gli ambienti, lavare spesso le mani, coprire tosse e starnuti e limitare i contatti ravvicinati, in particolare con soggetti fragili.

In caso di sospetta influenza di origine suina è importante evitare qualsiasi contatto con maiali fino alla completa guarigione e seguire le indicazioni dei servizi sanitari. Bevande calde o miele possono dare un sollievo temporaneo alla gola o alla tosse, ma non eliminano il virus e non sostituiscono le cure necessarie. Il miele non deve essere somministrato ai bambini di età inferiore a 12 mesi.

Follow-up

Nelle forme lievi è importante controllare l’andamento dei sintomi e ricontattare il medico se la febbre persiste, le condizioni non migliorano, compare affanno o si verifica un peggioramento dopo un iniziale recupero. Bambini piccoli, donne in gravidanza, anziani, persone immunodepresse e pazienti con patologie croniche possono aver bisogno di un monitoraggio più ravvicinato.

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