Introduzione
Le ghiandole sebacee sono microscopici organelli della pelle che producono una sostanza oleosa (sebo) responsabile della lubrificazione dell’impermeabilizzazione della pelle. Le ghiandole sebacee fanno parte del sistema tegumentario, che comprende la pelle, i capelli, le unghie e altre strutture che aiutano a proteggere la pelle da insulti ambientali o fisici.
La dermatite seborroica è un disturbo dermatologico molto diffuso che colpisce le zone ricche di ghiandole sebacee, come
- cuoio capelluto,
- viso,
- torace,
- condotto uditivo
causando
- prurito,
- desquamazione,
- rossore
- e presenza di forfora persistente (seborrea).
Il nome della condizione deriva da
- natura infiammatoria (dermatite)
- che colpisce le ghiandole produttrici di sebo (seborroica).
Si tratta di un disturbo molto comune e tendenzialmente sotto-diagnosticato, che interessa soprattutto la popolazione adulta (nei neonati la dermatite seborroica del cuoio capelluto è detta crosta lattea); si stima che possa soffrirne mediamente il 4% della popolazione e la forfora, un caso particolare di dermatite seborroica del cuoio capelluto, interessa fino alla metà degli adulti.
Sebbene le cause non siano ancora state chiarite completamente, si pensa che la presenza di uno specifico fungo (Malassezia) possa rivestire un ruolo determinante.
La condizione non è responsabile di significative complicazioni di salute, ma può causare disagio e creare imbarazzo quando si sviluppa su parti del corpo visibili.
La dermatite seborroica non è contagiosa e non è sintomo di una scarsa igiene personale.
È un disturbo che tende a cronicizzare, ma si può imparare a gestirne le fasi acute riconoscendone i sintomi e combinando semplici accorgimenti pratici con l’uso di farmaci da banco. I trattamenti si concentrano prevalentemente su tre aspetti:
- eliminazione del fungo,
- riduzione dell’infiammazione,
- riduzione della produzione di sebo.

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Cause
Non si conosce ancora con esattezza la causa alla base dello sviluppo della dermatite seborroica, ma l’ipotesi più comune si fonda sulla possibilità che sia il risultato di una combinazione di fattori; negli ultimi anni ha peraltro acquisito forza la teoria che associa un ruolo di primo piano ad una reazione sovradimensionata del sistema immunitario verso la malassezia, un lievito (fungo) che si sviluppa normalmente nel sebo, una secrezione oleosa della pelle con funzione di protezione.
Oltre a questo sembrano essere rilevanti fattori quali:
- predisposizione genetica,
- clima freddo e secco,
- stress,
- stato di salute generale.
Alcuni autori ritengono che anche l’assetto e le eventuali variazioni ormonali possano influenzare la comparsa della condizione e le sue riacutizzazioni.
È invece certo che la dermatite seborroica non sia da considerarsi un’infezione e che non sia contagiosa.
Pur non essendo necessariamente legata a patologie sottostanti, è più frequente in soggetti con:
- patologie neurologiche, come il morbo di Parkinson,
- HIV/AIDS (in cui spesso la condizione si presenta con sintomi particolarmente severi),
- precedenti di ictus o infarto.
Potrebbero fungere da innesco anche temporanei indebolimenti del sistema immunitario, anche se causati da stress e affaticamento, condizioni ormonali, carenza di sonno, depressione e carenze vitaminiche (ad esempio della B6).
Gli episodi spesso sono più gravi durante l’inverno e in generale nelle stagioni fredde, mentre non sono mai state individuate connessioni con:
- dieta (alcune fonti ipotizzano collegamenti con i disturbi dell’alimentazione),
- pelle secca,
- allergie,
- igiene insufficiente,
- famigliarità.
Colpisce prevalentemente gli adulti tra i 30 e i 60 anni, mentre una forma particolare (crosta lattea) è tipica dei neonati con meno di tre mesi di vita.
Sintomi
Tra i sintomi frequenti della dermatite seborroica ricordiamo:
- infiammazione (arrossamento) della pelle,
- formazione di squame irregolari o di croste spesse sul cuoio capelluto,
- forfora (squame giallastre o biancastre) sul cuoio capelluto, sulle sopracciglia, nella barba o nei baffi,
- pelle arrossata ed untuosa coperta di squame biancastre o giallastre in altre parti del corpo, ad esempio: sul petto, sulle ascelle, nell’inguine o sullo scroto,
- prurito o dolore.
La dermatite seborroica nella maggior parte dei casi colpisce il cuoio capelluto, ma può interessare anche le pieghe della pelle e più in generale le zone ricche di ghiandole sebacee.
È relativamente comune riconoscerne la presenza su
- sopracciglia,
- lati del naso e dietro le orecchie,
- sterno,
- inguine
- sotto le ascelle.
La sintomatologia può variare sensibilmente sia in severità che modalità da un paziente all’altro, nonché in base alla zona interessata:
- Nei capelli si presenta principalmente sotto forma di forfora.
- Sul viso colpisce sopracciglia e pieghe intorno a naso e guance; anche le palpebre possono diventare rosse, gonfie e infiammate (blefarite seborroica).
- Nelle orecchie può colpire anche il canale auricolare, il padiglione e la pelle dietro all’orecchio; in alcuni casi la pelle può infettarsi ad opera di batteri e andare incontro alla formazione di croste.
- Sul petto e tra le spalle si presenta come squame ben definite e tondeggianti.
- Spesso vengono colpite anche aree umide come la pelle sotto il seno nelle donne, a livello dell’inguine, fra le ascelle, … con formazione di tagli cutanei superficiali.
Nella maggior parte dei pazienti è un disturbo cronico. Quasi sempre il paziente alterna periodi di miglioramento dei sintomi ad altri in cui i sintomi peggiorano.
Nei neonati la dermatite seborroica del cuoio capelluto è detta crosta lattea: le squame possono essere spesse e giallastre, oppure formare delle croste o delle zone untuose. La crosta lattea dei neonati può anche presentarsi sul volto o nella zona del pannolino. Nella maggior parte dei bambini, tuttavia, scompare entro il primo anno di vita.
Quando chiamare il medico
Lo specialista che si occupa di dermatite seborroica è il dermatologo, ma una prima diagnosi e la gestione delle forme più lievi è comunemente affrontata anche dal medico curante; si raccomanda tuttavia di rivolgersi allo specialista soprattutto se i sintomi peggiorano e/o non rispondono più al trattamento impostato; più urgente è invece affrontare l’eventuale sviluppo di infezione, che si presenta tipicamente con
- pus,
- forte rossore,
- dolore.
Pericoli
La condizione non è associata a particolari rischi di salute, ma tra le possibili complicazioni possiamo annoverare:
- disagio psicologico, bassa autostima, imbarazzo,
- infezioni batteriche o fungine secondarie.
La dermatite seborroica che colpisce il cuoio capelluto, anche se grave, NON è causa di caduta dei capelli.
Crosta lattea
La crosta lattea del neonato di solito scompare da sola nel giro di alcuni mesi.
Nel frattempo può aiutare lavare i capelli del bambino una volta al giorno con uno shampoo specifico, non aggressivo, e rimuovere delicatamente le squame con una spazzola morbida o un pettinino a maglie fini prima di risciacquare.
Se le squame non si staccano facilmente la pediatra può consigliare lozioni oleose da applicare sul cuoio capelluto.
Se la crosta lattea non dovesse scomparire o peggiorasse si raccomanda di fare il punto con il pediatra per provare una terapia diversa.
Diagnosi
La diagnosi di dermatite seborroica è un processo prevalentemente clinico. Il medico o il dermatologo sono solitamente in grado di identificare la condizione basandosi esclusivamente sull’osservazione visiva delle manifestazioni cutanee e sulla storia clinica del paziente.
Anamnesi e valutazione clinica
Il primo passo consiste in un colloquio approfondito per indagare la durata dei sintomi, la presenza di prurito e l’eventuale familiarità per patologie dermatologiche. Durante l’esame obiettivo, il medico valuta la distribuzione delle lesioni. La localizzazione simmetrica in aree ricche di ghiandole sebacee (solchi naso-genieni, sopracciglia, regione retroauricolare e cuoio capelluto) è un segno distintivo fondamentale. Le lesioni appaiono tipicamente come chiazze eritematose (arrossate) ricoperte da squame giallastre e untuose.
Dermatoscopia
In ambito specialistico, l’uso del dermatoscopio rappresenta oggi uno standard per affinare la diagnosi. Questa tecnica non invasiva permette di osservare i pattern vascolari e la tipologia di desquamazione sottocutanea, aiutando a distinguere la dermatite seborroica da altre condizioni simili, come la psoriasi del cuoio capelluto, che presenta caratteristiche vascolari specifiche (vasi a puntini o a glomerulo).
Diagnosi differenziale
Sebbene la presentazione sia spesso classica, il medico deve escludere altre patologie che possono mimare la dermatite seborroica:
- Psoriasi: presenta squame più spesse, secche e di colore bianco-argenteo, con bordi molto netti.
- Dermatite atopica: solitamente associata a una secchezza cutanea marcata e localizzata nelle pieghe dei gomiti o delle ginocchia.
- Rosacea: caratterizzata da arrossamento persistente e vasi sanguigni visibili, ma generalmente priva della desquamazione tipica della seborrea.
- Tigna (Tinea capitis): un’infezione fungina che può causare perdita di capelli localizzata, a differenza della dermatite seborroica.
Accertamenti di laboratorio
Solo nei casi dubbi, resistenti alle terapie standard o con presentazioni atipiche, il dermatologo può richiedere ulteriori esami:
- Biopsia cutanea: il prelievo di un piccolo campione di pelle per l’esame istologico è raro ma definitivo per escludere condizioni gravi come il lupus eritematoso discoide o linfomi cutanei.
- Esame colturale o micologico: per escludere sovrapposizioni con dermatofitosi (infezioni da funghi filamentosi).
- Esami del sangue: possono essere indicati in pazienti con forme esplosive o gravissime per valutare l’integrità del sistema immunitario (ad esempio test per HIV).
Cura e terapia
Il trattamento della dermatite seborroica ha come obiettivi principali la riduzione dei segni visibili (arrossamento e desquamazione), il controllo del prurito e la prevenzione delle recidive. Poiché si tratta di una condizione cronica, la terapia non punta a una “guarigione definitiva”, ma a una gestione efficace che permetta al paziente di convivere serenamente con il disturbo.
Le opzioni terapeutiche sono molteplici e vengono scelte in base alla gravità, alla localizzazione delle lesioni e all’età del paziente.
Farmaci antimicotici topici
Rappresentano il pilastro della terapia, agendo direttamente sulla popolazione di Malassezia presente sulla pelle.
- Ketoconazolo: disponibile in shampoo, gel o crema, è tra i principi attivi più efficaci e studiati.
- Ciclopiroxolamina: un antimicotico ad ampio spettro che possiede anche proprietà antinfiammatorie intrinseche.
- Piroctone olamina e Zinco piritione: spesso presenti in formulazioni cosmetiche e shampoo antiforfora, utili per il mantenimento.
Agenti antinfiammatori
Vengono utilizzati per spegnere rapidamente la fase acuta caratterizzata da forte rossore e fastidio.
- Corticosteroidi a bassa potenza: creme o lozioni a base di idrocortisone o desonide possono essere usate per brevi periodi (massimo 1-2 settimane) per evitare effetti collaterali come l’assottigliamento della pelle.
- Inibitori della calcineurina (Tacrolimus e Pimecrolimus): sono farmaci immunomodulatori privi degli effetti collaterali del cortisone. Sono particolarmente indicati per l’uso sul viso e sulle aree sensibili per trattamenti di durata maggiore.
Agenti cheratolitici
Questi prodotti aiutano a rimuovere le squame spesse e le croste, facilitando la penetrazione degli altri farmaci.
- Acido salicilico: utile per “sciogliere” le placche di forfora persistente.
- Urea: a basse concentrazioni aiuta a idratare e ammorbidire le zone desquamate.
- Zolfo e acido glicolico: talvolta utilizzati in preparazioni galeniche o prodotti specifici per il cuoio capelluto.
Terapie sistemiche
Riservate ai casi più gravi, diffusi o resistenti ai trattamenti topici, richiedono una stretta supervisione medica. Possono includere antimicotici orali (come l’itraconazolo) o, in casi selezionati e molto rari, l’isotretinoina a basso dosaggio per ridurre drasticamente la produzione di sebo.
Stile di vita e consigli pratici
La gestione quotidiana è fondamentale per ridurre il numero di riacutizzazioni:
- Igiene delicata: lavare regolarmente le aree colpite con detergenti “non sapone” (syndet) che rispettino il pH cutaneo, evitando di irritare ulteriormente la barriera della pelle.
- Esposizione solare: i raggi UV hanno un naturale effetto antinfiammatorio e antimicotico. Molti pazienti notano un netto miglioramento durante l’estate.
- Gestione dello stress: poiché le fasi acute sono spesso correlate a periodi di tensione, tecniche di rilassamento possono avere un impatto positivo.
- Alimentazione e integratori: sebbene non esista una “dieta per la dermatite”, una dieta equilibrata supporta la salute della pelle. Gli integratori di acidi grassi omega 3 (olio di pesce) possono aiutare a modulare l’infiammazione in alcuni soggetti.
- Cura della barba: per gli uomini, mantenere la barba corta o radersi regolarmente può facilitare l’applicazione delle creme e ridurre l’accumulo di sebo e lieviti.
In caso di prurito persistente che compromette il sonno, il medico può prescrivere brevi cicli di antistaminici per via orale.
Fonti e bibliografia
Autore
Dr. Roberto Gindro
DivulgatoreLaurea in Farmacia con lode, PhD in Scienza delle sostanze bioattive.
Fondatore del sito, si occupa ad oggi della supervisione editoriale e scientifica.