Ciclismo e prostata, un rapporto conflittuale?
Se sei un appassionato di ciclismo, forse ti sarà capitato di sentire alcune voci come “Pedalare fa male alla prostata”, “quel sellino può causare problemi seri”, “meglio correre che pedalare”.
Ma c’è un fondo di verità in queste affermazioni? Prima di dare una risposta, iniziamo con una riflessione più ampia.
Il ciclismo è uno sport straordinario: ecologico, perfetto per mantenersi in forma e, diciamolo, capace di regalare non solo polpacci scolpiti che non passano inosservati, ma anche e soprattutto polmoni forti come mantici, grazie alla sua capacità di migliorare la resistenza cardiovascolare e la capacità polmonare con l’allenamento costante.
Tuttavia c’è un elemento che solleva più di qualche perplessità: il sellino. Quello strumento piccolo e apparentemente innocuo che, a ben pensarci, è anche il più importante punto di contatto tra il ciclista e la bicicletta, concentrando su di sé gran parte del peso corporeo durante la pedalata.
Ma è davvero giustificata la preoccupazione che il sellino possa diventare un nemico della salute prostatica? Oppure si tratta di uno di quei miti che ciclicamente tornano a far parlare di sé? Per rispondere a questa domanda dobbiamo innanzitutto capire perché la prostata potrebbe essere coinvolta e, soprattutto, cosa dica la scienza a riguardo.
Ma cos’è la prostata?

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La prostata è una ghiandola di dimensioni simili a una noce, situata appena sotto la vescica e davanti al retto. Il suo compito principale è quello di produrre il liquido prostatico, una componente fondamentale del liquido seminale, che ha il ruolo di nutrire e trasportare gli spermatozoi. Insomma, nonostante le sue dimensioni ridotte, la prostata svolge un lavoro essenziale per la salute e la fertilità maschile.
Ma cosa c’entra questa piccola ghiandola con il ciclismo? La risposta sta nella zona del corpo che entra in contatto con il sellino: il perineo. Si tratta di una regione anatomica situata tra i testicoli e l’ano, una sorta di crocevia delicato e fondamentale, attraversato da nervi e vasi sanguigni che servono sia la prostata che l’intero apparato genitale.
Quando ci si siede sul sellino, è il perineo che subisce la maggior parte della pressione. E questa compressione, se prolungata o ripetitiva, pone di fronte a un legittimo dubbio: può influire negativamente sulla salute della prostata o compromettere la funzionalità di questo intero distretto corporeo?
Disfunzione erettile
Partiamo da una domanda diretta: la pratica regolare del ciclismo può rappresentare un problema per la salute sessuale maschile e in particolare per la funzione erettile?
La risposta, al momento, non è ancora definitiva, ma alcuni studi suggeriscono che potrebbe esserci un legame tra l’attività ciclistica intensiva e il rischio di disfunzione erettile, perché la pressione esercitata dal sellino sulla zona perineale potrebbe compromettere, nel tempo, il flusso sanguigno e/o la funzionalità dei nervi che contribuiscono a mantenere un’erezione.
Secondo i ricercatori della Harvard Medical School, ci sono però alcune semplici strategie che possono ridurre significativamente questo potenziale rischio:
- Scegliere una sella adatta: Investire in un sellino progettato per distribuire meglio la pressione nella zona perineale è essenziale. Evitare di risparmiare proprio su questo elemento cruciale, che regge gran parte del peso corporeo durante la pedalata, può fare la differenza.
- Regolare correttamente il manubrio: Una postura corretta è altrettanto importante. I ricercatori consigliano di regolare il manubrio a un’altezza leggermente inferiore rispetto alla sella. Questa configurazione può aiutare a distribuire meglio il peso corporeo, riducendo la pressione sulla zona perineale. Questo consiglio è particolarmente rilevante per chi trascorre molte ore in sella, come i ciclisti professionisti o gli appassionati di lunghe distanze.
Detto questo, non c’è motivo di allarmarsi prematuramente. È importante considerare l’argomento in modo equilibrato e soprattutto con un’ottica a più ampio respiro, come faremo nel paragrafo finale dell’articolo.
Ipertrofia prostatica benigna e tumore
Ipertrofia prostatica benigna
Il PSA (antigene prostatico specifico) è una proteina prodotta dalla prostata e i cui livelli elevati possono essere associati a condizioni come ipertrofia prostatica benigna, infiammazioni o, in alcuni casi, tumore alla prostata.
Posto che negli anni il PSA è passato dall’essere considerato un vero e proprio marker a un più semplice indicatore di salute prostatica, in questo studio si conclude che andare in bicicletta provoca un aumento medio del 9,5% del PSA se misurato entro 5 minuti dall’attività fisica, segno che probabilmente si verifica una certa sollecitazione sulla ghiandola… ma non dobbiamo dimenticare che anche battito cardiaco e pressione del sangue se misurati subito dopo l’attività fisica risultano aumentati, salvo poi ridursi stabilmente nelle ore successive con un risultato complessivamente positivo.
D’altra parte si tratta di un aumento per certi versi prevedibile, come succede con qualunque stimolazione fisica della prostata: emblematico è ad esempio l’aumento sensibile che si verifica dopo un rapporto sessuale, senza che questo sia considerato un fattore di rischio (semmai il contrario).
Perciò, se da un lato il ciclismo può temporaneamente alterare i livelli di PSA, questo non implica necessariamente un rischio per la prostata; come sottolineano gli autori di una meta-analisi condotta sull’argomento, non solo i dati disponibili sono ad oggi complessivamente pochi, ma soprattutto esiste ad oggi un unico studio comparativo tra ciclisti professionisti e non ciclisti (che peraltro non ha rilevato differenze significative nei livelli di PSA tra i due gruppi).
Tumore
Valutazioni analoghe si applicano al tumore alla prostata: se alcuni studi riportano un modesto aumento del numero di diagnosi tra i ciclisti, questi dati non sono sufficienti a dimostrare un nesso causale tra il ciclismo e l’insorgenza del tumore.
Una possibile spiegazione potrebbe risiedere proprio nel moderato aumento temporaneo del PSA indotto dal ciclismo in combinazione a una maggiore attenzione alla propria salute tipica degli sportivi, che li porta a sottoporsi a più controlli diagnostici rispetto alla popolazione generale.
Tiriamo le somme
Un dato è certo: un corpo sano nel suo complesso garantisce il miglior funzionamento possibile anche dei singoli organi, e la prostata (pur essendo una ghiandola) non fa eccezione.
Ad esempio la letteratura ci dice che gli uomini fisicamente attivi hanno meno probabilità di soffrire di disfunzione erettile, ipertrofia prostatica benigna e tumore alla prostata. Ad esempio, praticare tre ore di attività fisica intensa a settimana può ridurre il rischio di disfunzione erettile del 20%.
Premesso che ogni sport ha vantaggi e svantaggi (ad esempio attività come la corsa possono predisporre a problematiche articolari), anche ammesso che il ciclismo possa non essere l’attività ideale per alcuni aspetti della salute prostatica, la sua pratica regolare presenta comunque innumerevoli e indubbi benefici per il sistema cardiovascolare e nella prevenzione di molti tumori, come quelli di testa e collo, esofago, stomaco, pancreas, fegato, colon-retto, rene e polmone.
In sintesi, la letteratura disponibile sul rapporto tra ciclismo e salute prostatica è limitata, ma ad oggi le evidenze non giustificano, in generale, l’abbandono di questa attività, anzi, la pratica rimane da incentivare al pari di qualunque altra attività sportiva.
Un’eccezione?
Premesso che il bilancio rischio-beneficio del ciclismo resta ampiamente positivo per la maggior parte delle persone, in caso di dubbi o condizioni preesistenti il parere del medico rimane indispensabile, come nel caso di prostatiti, sindrome del dolore pelvico cronico, comparsa di sintomi come formicolio o intorpidimento del pene, … al fine di valutare l’eventuale necessità di modifiche alle proprie abitudini o l’adozione di specifiche misure preventive, come l’uso di selle ergonomiche, una corretta regolazione del manubrio o pause frequenti dalla seduta per favorire la circolazione.
Ma il concetto più importante è che qualsiasi attività fisica è meglio della sedentarietà. Se la bici è la tua passione, non smettere, a meno che il tuo medico non ti consigli diversamente, con l’unica accortezza di non ignorare eventuali disturbi e altri segnali del tuo corpo.
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Autore
Dr. Roberto Gindro
DivulgatoreLaurea in Farmacia con lode, PhD in Scienza delle sostanze bioattive.
Fondatore del sito, si occupa ad oggi della supervisione editoriale e scientifica.