Antibiotico per il mal di gola: sai cosa RISCHI?

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L’antibiotico per il mal di gola?

Il mal di gola è un disturbo molto frequente, soprattutto nella stagione invernale. Può presentarsi da solo oppure accompagnarsi ad altri sintomi influenzali quali raffreddore, mal di testa, dolori alle ossa, febbre.

Va sempre bene prendere un antibiotico quando si ha mal di gola?

La risposta ovviamente è no: dipende dalla causa del mal di gola. Se il mal di gola è causato da un batterio va bene, ma se è causato per esempio da un virus, o di tratta semplicemente di un’infiammazione da raffreddamento, l’antibiotico non solo non è utile, ma può risultare addirittura dannoso.

Non troverebbe infatti nessun batterio da bloccare/eliminare… salvo quelli del microbiota (vide infra): quindi avremmo direttamente l’effetto collaterale senza nemmeno trattare la causa o il sintomo.

Come si fa a capire la natura del mal di gola? Non è semplice ed è per questo che occorre la diagnosi corretta del medico. In alternativa, laddove non sia subito possibile rivolgersi al medico curante e per evitare terapie sbagliate, potremmo iniziare con un antinfiammatorio o uno spray per la gola per togliere, o almeno calmare, l’infiammazione. Stiamo parlando di sintomi influenzali che pressochè ciascuno di noi ha avuto più volte nella vita (magari a ogni cambio di stagione!) e quindi ci si può basare anche sull’esperienza per scegliere il trattamento più efficace. Teniamo poi presente che possiamo avere un validissimo aiuto sulla scelta del rimedio da utilizzare rivolgendoci al farmacista di fiducia – o eventualmente in parafarmacia o erboristeria da personale esperto.

Questi suggerimenti ovviamente NON vanno nella direzione dell’autodiagnosi: servono più che altro a tamponare una situazione di emergenza e decidere se affrettarsi ad andare dal medico o aspettare un momento per vedere l’evolversi dei sintomi.

Ad esempio che l’NHS inglese consiglia di rivolgersi al medico se:

  • il mal di gola non migliora dopo una settimana
  • la frequenza con cui se ne soffre è eccessiva
  • c’è qualcosa che preoccupa, ad esempio sintomi e condizioni che dovrebbero indurre alla visita medica comprendono

La cellula batterica e il meccanismo d’azione dell’antibiotico

Diamo uno sguardo più approfondito a come agisce un antibiotico; la cellula batterica è dotata di una parete esterna, sotto cui si trova una membrana che circonda l’interno della cellula stessa, ove si trovano una serie di apparati, di enzimi e il materiale genetico, i quali permettono alla cellula di sopravvivere e moltiplicarsi.

Quindi, il primo ostacolo che il farmaco deve superare, è costituito proprio da questi due rivestimenti, la parete e la membrana, che sono delle vere e proprie barriere difensive del batterio. Se l’antibiotico riesce a oltrepassare queste difese esterne, allora il gioco è quasi fatto: penetrando all’interno della cellula, può

  • bloccarne il metabolismo e quindi la moltiplicazione (agendo, si dice, da batteriostatico)
  • oppure provocare la morte del batterio (in questo caso si parla di azione battericida).

Chiaramente il batterio non è lì che aspetta buono buono di essere colpito e affondato, ma è in grado di mettere in atto meccanismi di difesa. Teniamo presente che i batteri sono la prima forma di vita comparsa sulla terra e probabilmente saranno l’ultima a estinguersi – sicuramente sopravviveranno alla specie umana in caso di estinzione. I batteri non sono organismi complessi come l’essere umano (che è costituito da miliardi di cellule, organizzate in tessuti, organi, apparati e così via). Sono organismi unicellulari, costituiti da una sola cellula e, proprio i virtù di questa “semplicità” strutturale, hanno una grande capacità di adattamento alle variazioni ambientali: i batteri sono in grado di rispondere rapidamente/in modo estremamente rapido a qualsiasi tipo di “perturbazione” dell’ambiente circostante – compreso l’arrivo di una minaccia, quale può essere l’antibiotico. Tanto per fare un paragone, l’essere umano per modificarsi ci mette dei millenni…

Come fa la cellula batterica a difendersi dall’attacco dell’antibiotico?

La cellula può dispiegare diverse possibili difese:

  1. Può mettere in atto meccanismi di espulsione dell’antibiotico: il farmaco riesce a farsi strada attraverso la parete batterica, ma viene prontamente cacciato fuori dalla cellula- e quindi non può esplicare la propria azione.
  2. In altri casi il batterio riesce, attraverso specifici meccanismi, a disattivare la molecola di antibiotico, rendendolo inefficace.
  3. O ancora, il batterio modifica il sito di attacco dell’antibiotico sulla parete esterna o sulla membrana: l’antibiotico quindi non riesce più ad agganciarsi e la cellula batterica continua indisturbata la propria azione.

L’antibiotico resistenza

Antibiotico resistenza

Shutterstock/Lightspring

Questi meccanismi sono alla base del fenomeno chiamato “resistenza agli antibiotici” ed è ciò che rende un antibiotico non più efficace.

L’AIFA, l’Agenzia Italiana del farmaco, definisce l’antibiotico-resistenza come

il processo di selezione naturale per cui i batteri diventano resistenti a quegli antibiotici che una volta erano in grado di sconfiggerli.

La resistenza agli antibiotici, sottolinea ancora l’AIFA [2]

riduce drasticamente il numero di antibiotici disponibili per la cura delle malattie.

Detto in altre parole, quando i batteri resistenti infettano l’uomo, causano infezioni più difficili da trattare, soprattutto perché spesso la resistenza si sviluppa non nei confronti di un solo antibiotico, ma magari nei confronti di 3 o 4, appartenenti anche a classi diverse: questo evento, riducendo di fatto l’efficacia delle terapie antibiotiche di prima scelta, può causare degenze ospedaliere prolungate, aumento dei costi sanitari e, ahi noi, incremento della mortalità, soprattutto in pazienti anziani o debilitati.

Ecco perché la resistenza agli antibiotici non è considerato solo un problema del singolo individuo, bensì un problema di salute pubblica, a livello globale: se un ceppo batterico sviluppa resistenza a un antibiotico e si sposta da un individuo all’altro, anche per questi individui quell’antibiotico non sarà più funzionante e dunque si allungheranno i tempi di guarigione, dando tempo al batterio di proliferare ed eventualmente di infettare altri individui e così via. Non solo, i batteri possono muoversi anche da una specie all’altra – un problema che è emerso in modo prepotente anche a seguito dell’uso massiccio di antibiotici negli allevamenti intensivi, dove questi farmaci vengono utilizzati anche semplicemente a scopo “preventivo”, generando un altissimo rischio di sviluppo di resistenze [3-6].

Uno studio pubblicato recentemente sulla prestigiosa rivista LANCET [7] riporta un’analisi dettagliata sull’impatto sanitario dell’antibiotico-resistenza per 23 agenti patogeni e 88 combinazioni patogeno-antibiotico. Secondo i risultati dello studio, nel 2019, 4,95 milioni di decessi a livello globale sarebbero in qualche modo associabili all’antibiotico resistenza – e all’interno di questi, 1,27 milioni sarebbero direttamente attribuibili alla resistenza, cioè all’incirca la mortalità per malaria e HIV messi insieme.

Questo a livello globale. E in Italia? Secondo quanto riportato sul sito dell’AIFA, , l’Italia è tra i Paesi europei con i maggiori consumi e con i tassi più elevati di resistenza e multi-resistenza (ossia resistenza di un batterio ad almeno quattro antibiotici di classi diverse). La situazione è talmente seria che l’AIFA stessa ha dato il via da alcuni anni a una campagna di sensibilizzazione per un uso consapevole degli antibiotici, in accordo con le indicazioni dell’OMS, che prevede interventi di sensibilizzazione sia in ambito umano che veterinario [8].

L’antibiotico resistenza, per quanto ci è dato sapere, non si manifesta al primo contatto ma è provocata da un’esposizione ripetuta nel tempo oppure da un trattamento condotto in modo non corretto. Un esempio? Il medico ci ha detto di prendere l’antibiotico per 6 giorni e noi dopo 3, visto che ci sentiamo meglio, lo sospendiamo. Se i batteri non sono stati completamente eliminati dall’antibiotico, allora il rischio è che quelli rimasti abbiano il tempo di riorganizzarsi e riprendere l’infezione. Essendo già venuti a contatto con il nemico (l’antibiotico) sviluppano una linea difensiva contro ulteriori attacchi. Ed ecco che la terapia smette di funzionare, bisogna cambiare antibiotico, si allungano i tempi di guarigione e così via.

È come un incontro di box: magari all’inizio il batterio le prende, però prima o poi, piuttosto che soccombere, impara a difendersi e a parare i colpi!

Antibiotici e microbiota intestinale

Oltre all’antibiotico resistenza, esiste un altro problema conseguente l’assunzione di antibiotici, che riguarda i nostri batteri commensali, quelli che chiamiamo “buoni” e che fanno parte del microbiota intestinale, ossia di quell’insieme di batteri, funghi, protozoi…microorganismi in generale che contribuiscono a mantenere il nostro corpo in buona salute, permettendo la digestione e l’assimilazione dei nutrienti e garantendo una buona difesa immunitaria. Eh sì, perché si stima che circa il 70% della nostra immunità risieda proprio a livello intestinale

La componente preponderante del microbiota intestinale è proprio quella batterica. Il fatto è che questi batteri “buoni” sono fatti esattamente come quelli patogeni, per cui se utilizziamo un antibiotico, andiamo inevitabilmente a danneggiare anche i batteri che compongono il nostro microbiota intestinale. E questo è il motivo per cui il più comune effetto collaterale di una terapia antibiotica è la diarrea – ed è altresì il motivo per cui alla terapia antibiotica dovrebbe sempre essere associata una terapia a base di probiotici e prebiotici che vadano a ripristinare l’equilibrio del microbiota, danneggiato dall’antibiotico.

L’alterazione dell’equilibrio è di per sé un problema rimediabile, quindi, con l’assunzione di integratori in grado di ripristinarlo. Il vero problema è un altro e ha di nuovo a che vedere con l’antibiotico resistenza: secondo studi recenti, infatti, il nostro stesso microbiota può diventare un serbatoio di batteri antibiotico resistenti! Insomma, come dire che ci culliamo il “nemico” nella pancia! [9-11]

Riassumendo, se usiamo un antibiotico a sproposito – non ci atteniamo alla prescrizione del medico e lo interrompiamo prima del tempo, oppure lo assumiamo senza reale necessità, per esempio per trattare un’infiammazione non di origine batterica oppure un’infezione virale – sabotiamo il nostro sistema immunitario e rischiamo di creare batteri resistenti, rendendo inefficace la terapia antibiotica per noi e per gli altri.

I virus

I virus sono fatti in modo molto diverso rispetto alla cellula batterica. Innanzi tutto c’è chi non lo considera nemmeno una forma vivente a tutti gli effetti, visto che da solo non può fare nulla e per moltiplicarsi ha bisogno di infettare le cellule di un organismo ospite.

Quando un virus infetta una cellula umana, per esempio, trasferisce all’interno di essa il proprio materiale genetico – ossia le informazioni per la propria riproduzione e il proprio sostentamento – e sfrutta letteralmente le strutture della nostra cellula per moltiplicarsi e provvedere al proprio mantenimento.

Quindi appare evidente che per distruggere il virus dovremmo distruggere anche la cellula che lo ospita: in altre parole, dovremmo usare farmaci con effetto tossico sia per il virus che per le nostre cellule. Ecco perché la medicina antivirale punta tanto sui vaccini [12] – e quindi sulla prevenzione: per impedire a monte l’infezione, inducendo la produzione di anticorpi specifici che possano intervenire nei confronti di un’eventuale successiva infezione da parte dello stesso virus.

Quando invece l’infezione è ormai sopravvenuta, allora si preferisce – salvo casi particolarmente gravi – intervenire sui sintomi e lasciare che il nostro sistema immunitario (quello da mantenere in perfetta salute!) faccia il resto. Nei casi più gravi, esempio epatite B o C, HIV, esistono farmaci specifici che agiscono selettivamente su alcuni virus, bloccandone la replicazione, limitando l’azione tossica nei confronti delle cellule umane, ma in tutti gli altri casi si preferisce agire sul sintomo.

Quindi, nel caso del classico malanno stagionale, utilizzeremo farmaci o rimedi che agiscono sugli effetti dell’infezione virale, che sono sostanzialmente infiammazione e dolore. Qui di useremo antinfiammatori per il mal di gola e magari antidolorifici se il mal di gola/raffreddore si accompagna magari a dolori alle ossa o mal di testa.

Per fare un altro esempio, è la stessa cosa che succede con l’infezione da herpes labialis: di nuovo, salvo forme particolarmente gravi che richiedono l’assunzione di un antivirale per bocca – ed è chiaramente il medico a deciderlo-, sulle forme comuni si lascia che il virus faccia il proprio corso, che venga eliminato dalle difese immunitarie e intanto si possono utilizzare le classiche pomate ad uso topico per calmare il prurito e il bruciore.

Teniamo presente che anche i virus sono in grado di mettere in atto meccanismi di resistenza [13-14] per sfuggire all’attacco dei farmaci antivirali….è una battaglia continua! E il nostro migliore e più grande alleato in questa battaglia continua ad essere il sistema immunitario!

Non illudiamoci di poterne fare a meno o di poterlo sostituire con antibiotici o antivirali: anche nel caso di assunzione di farmaci, il nostro sistema immunitario è di fondamentale importanza per il processo di guarigione. Il farmaco può magari accelerarlo, ma non è un rimpiazzo. E anzi, il lavoro del farmaco è molto più duro e difficile quando non c’è un buon sistema immunitario ad assisterlo.

E quindi oltre a tenerlo in perfetta forma (mediante alimentazione sana, giusto riposo, attività fisica, …) sarebbe opportuno non sabotarlo.

Ed ecco perché, lo ripetiamo, è estremamente sbagliato trattare un’infezione virale con l’antibiotico: non eliminiamo il virus e andiamo ad attaccare la sede principale del nostro sistema immunitario, che ci servirebbe invece nella sua massima efficienza per poter contrastare l’infezione virale.

Fonti e bibliografia

  1. Drug Discov Today Technol. 2014 Mar;11:33-9.
    General principles of antibiotic resistance in bacteria
    Jose L Martinez
  2. Agenzia Italiana del Farmaco – Meno antibiotici più efficaci (2020)
  3. Crit Rev Food Sci Nutr. 2017 Sep 2;57(13):2857-2876.
    Antimicrobial resistance: A global emerging threat to public health systems
    Maurizio Ferri, Elena Ranucci, Paola Romagnoli, Valerio Giaccone
  4. Microbiol Spectr. 2016 Apr;4(2):10.1128/microbiolspec.VMBF-0016-2015.
    Mechanisms of Antibiotic Resistance
    Jose M Munita, Cesar A Arias
  5. Microbiol Mol Biol Rev. 2010 Sep;74(3):417-33.
    Origins and evolution of antibiotic resistance
    Julian Davies, Dorothy Davies
  6. Gastrointest Endosc Clin N Am. 2020 Oct;30(4):619-635.
    Antimicrobial Resistance
    Lindsay Morrison, Teresa R Zembower
  7. Lancet. 2022 Feb 12;399(10325):629-655.
    Global burden of bacterial antimicrobial resistance in 2019: a systematic analysis
  8. Agenzia Italiana del Farmaco – Piano Nazionale di Contrasto dell’Antimicrobico-Resistenza (PNCAR)
  9. Sci Transl Med. 2021 Dec 22;13(625):eabd8077.
    Alterations of human skin microbiome and expansion of antimicrobial resistance after systemic antibiotics
    Jay-Hyun Jo, Catriona P Harkins et al.
  10. Microb Ecol. 2017 Nov;74(4):1001-1008.
    The Threat of Antimicrobial Resistance on the Human Microbiome
    Lauren Brinkac, Alexander Voorhies, Andres Gomez, Karen E Nelson
  11. J Infect Dis. 2021 Jun 16;223(12 Suppl 2):S209-S213.
    The Gut Microbiome as a Reservoir for Antimicrobial Resistance
    Winston E Anthony, Carey-Ann D Burnham, Gautam Dantas, Jennie H Kwon
  12. J Med Virol. 2021 Aug;93(8):4638-4646.
    A brief review of influenza virus infection
    Mostafa Javanian, Mohammad Barary et al.
  13. J Am Acad Dermatol. 2022 Jun;86(6):1207-1226.
    Antimicrobials and resistance part II: Antifungals, antivirals, and antiparasitics
    Fiorinda F Muhaj, Saira J George, Celine D Nguyen, Stephen K Tyring
  14. Infect Dis Clin North Am. 2010 Jun;24(2):413-37.
    Antiviral drug resistance: mechanisms and clinical implications
    Lynne Strasfeld, Sunwen Chou
  15. Vaccines (Basel). 2021 Sep 17;9(9):1032.
    An Overview of Influenza Viruses and Vaccines
    Rina Fajri Nuwarda, Abdulsalam Abdullah Alharbi, Veysel Kayser
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