La situazione in Italia e nel mondo
L’epidemia del vaiolo delle scimmie (preferibilmente Mpox) che ha colpito la Repubblica Democratica del Congo dalla fine del 2023 ha portato a un cambiamento radicale nella sorveglianza globale, con la diffusione in diversi paesi africani e l’identificazione di nuovi cladi (varianti) più trasmissibili.
Secondo l’ECDC (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie), la gestione dei casi importati rimane una priorità per le autorità sanitarie europee. La diffusione locale in Europa è oggi contenuta grazie a protocolli di identificazione rapida e a una strategia vaccinale mirata per le popolazioni a rischio.
Casi di vaiolo delle scimmie in Italia
L’Italia mantiene un sistema di monitoraggio costante coordinato dal Ministero della Salute. Sebbene i picchi epidemici del 2022 e le allerte del 2024 siano stati gestiti, il virus continua a circolare in modo sporadico, richiedendo attenzione clinica soprattutto per i viaggiatori provenienti da aree endemiche.
Quanto è preoccupante?
L’emergere di varianti come il Clade Ib ha aumentato l’attenzione della comunità scientifica internazionale. Rispetto alle prime ondate, oggi disponiamo di strumenti diagnostici più rapidi e di una migliore comprensione delle vie di trasmissione.
Ad oggi non si ritiene che esista un pericolo di pandemia incontrollata in Italia, purché si mantenga alta la capacità di diagnosi differenziale e l’isolamento tempestivo dei soggetti infetti.
Cos’è il vaiolo delle scimmie?
Il vaiolo delle scimmie è una malattia zoonotica, ovvero un’infezione che può essere trasmessa tra animali e uomo, causata da un virus.
È endemica dell’Africa centrale e occidentale, particolarmente concentrata nella Repubblica Democratica del Congo (endemica significa che è piuttosto caratteristica di un certo territorio).
Sebbene il virus responsabile sia stato identificato per la prima volta nelle scimmie in cattività, il serbatoio naturale principale è rappresentato da roditori africani, come scoiattoli e ratti della boscaglia.
L’infezione è nota da decenni, ma la sua diffusione globale recente ha spinto le autorità a rinominarla Mpox per evitare stigmi e migliorare la comunicazione sanitaria. Rispetto al vaiolo umano, eradicato nel 1980, Mpox si manifesta generalmente con sintomi più lievi, sebbene possa causare quadri clinici gravi in soggetti vulnerabili.
Virus
Il virus responsabile del vaiolo delle scimmie è il Monkeypox virus (MPXV). Appartiene al genere Orthopoxvirus, lo stesso del vaiolo umano, ma si distingue per una minore letalità e una differente dinamica di trasmissione. Attualmente si distinguono due cladi principali: il Clade I (storicamente più aggressivo) e il Clade II (responsabile dell’epidemia globale del 2022).
Come si trasmette
Il vaiolo delle scimmie si trasmette agli esseri umani attraverso il contatto ravvicinato con:
- un animale infetto (morsi, graffi o manipolazione di carne di selvaggina);
- un paziente umano infetto;
- materiali contaminati (biancheria, asciugamani, superfici).
Il virus penetra attraverso lesioni cutanee (anche microscopiche) o le mucose. La trasmissione interumana avviene principalmente tramite:
- Contatto diretto pelle a pelle con le lesioni;
- Contatto con fluidi corporei;
- Goccioline respiratorie (droplets) in caso di contatti prolungati faccia a faccia;
- Rapporti sessuali, che rappresentano oggi una delle vie di diffusione più frequenti nel contesto extra-africano.
Una persona è considerata contagiosa dalla comparsa dei primi sintomi (o poco prima) fino alla completa guarigione delle lesioni cutanee, ovvero quando tutte le croste sono cadute e si è formato un nuovo strato di pelle integra.
Tempo d’incubazione
Il periodo di incubazione varia solitamente da 6 a 13 giorni, ma può oscillare tra i 5 e i 21 giorni. In caso di trasmissione per via sessuale o inoculazione diretta attraverso ferite, l’incubazione può essere sensibilmente più breve (2-4 giorni). In questa fase il virus si replica nel sito di ingresso per poi diffondersi ai linfonodi e al resto dell’organismo.
Sintomi: come capire se si ha il vaiolo delle scimmie?

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Sintomi iniziali
La fase prodromica (iniziale) è caratterizzata da:
- febbre spesso elevata;
- mal di testa intenso;
- linfoadenopatia (ingrossamento dei linfonodi), che è il segno distintivo rispetto ad altre malattie esantematiche;
- mal di schiena e dolori muscolari;
- forte spossatezza.
Evoluzione cutanea
L’eruzione cutanea compare solitamente 1-3 giorni dopo la febbre. Le lesioni attraversano diversi stadi: macule (macchie piatte), papule (rilievi solidi), vescicole (piene di liquido chiaro), pustole (piene di liquido giallastro) e infine croste. Nell’attuale contesto clinico, le lesioni possono essere localizzate prevalentemente nell’area anogenitale o orale, a seconda della modalità di contagio.
Mortalità e complicazioni
La maggior parte dei pazienti guarisce spontaneamente entro 2-4 settimane. Tuttavia, possono verificarsi complicanze gravi quali:
- Infezioni batteriche secondarie della pelle;
- Polmonite;
- Sepsi;
- Cheratite (infezione della cornea) che può portare a perdita della vista;
- Encefalite.
I soggetti a maggior rischio di decorso grave sono i bambini, le donne in gravidanza e le persone gravemente immunocompromesse (ad esempio con infezione da HIV non controllata).
Diagnosi
La diagnosi di Mpox richiede un alto indice di sospetto clinico, specialmente in presenza di linfoadenopatia associata a lesioni cutanee caratteristiche. Il percorso diagnostico moderno è strutturato per garantire rapidità e accuratezza, riducendo il rischio di trasmissione.
Esami di laboratorio
Il “gold standard” per la conferma dell’infezione è il test di amplificazione degli acidi nucleici (NAAT), eseguito tramite PCR (Polymerase Chain Reaction). I campioni clinici più idonei sono prelevati direttamente dalle lesioni cutanee:
- Tampone del fluido delle vescicole o delle pustole;
- Frammenti di croste;
- Tampone orofaringeo, anale o vaginale, a seconda della presentazione clinica e del sospetto di esposizione.
L’analisi del sangue per la ricerca del DNA virale non è solitamente raccomandata a causa della breve durata della fase di viremia (presenza del virus nel sangue), che potrebbe portare a falsi negativi. I test sierologici per la ricerca degli anticorpi sono utilizzati principalmente per studi epidemiologici o in casi specifici, poiché non distinguono sempre tra l’esposizione a Mpox e quella ad altri Orthopoxvirus o alla vaccinazione.
Diagnosi differenziale
Data la somiglianza dei sintomi con altre patologie, il medico deve escludere:
- varicella e Herpes Zoster (Fuoco di Sant’Antonio);
- Infezioni sessualmente trasmissibili come sifilide, herpes simplex o linfogranuloma venereo;
- morbillo;
- scabbia;
- Reazioni allergiche o dermatiti da contatto.
Cura e trattamento
L’obiettivo principale della terapia è alleviare i sintomi, prevenire le complicanze e ridurre il rischio di cicatrici permanenti. Nella maggior parte dei casi sani, la malattia è autolimitante e richiede solo cure di supporto.
Gestione dei sintomi e cure di supporto
Il paziente deve essere monitorato per garantire:
- Idratazione e nutrizione: Fondamentale soprattutto in presenza di febbre persistente o lesioni orali che rendono difficile deglutire.
- Cura della pelle: Le lesioni devono essere mantenute pulite e asciutte per evitare sovrainfezioni batteriche. È sconsigliato grattare o tentare di rompere le vescicole.
- Controllo del dolore: Utilizzo di analgesici (come paracetamolo) e antinfiammatori. In caso di proctite o lesioni orali molto dolorose, possono essere prescritti trattamenti topici specifici.
Terapia antivirale specifica
Per i casi gravi o per i soggetti ad alto rischio di ospedalizzazione (immunodepressi, donne incinte, pazienti con patologie cutanee estese), l’antivirale di scelta è il tecovirimat. Questo farmaco agisce inibendo la diffusione del virus tra le cellule dell’organismo. Sebbene sia generalmente ben tollerato, il suo utilizzo è riservato a contesti clinici selezionati e sotto stretto controllo medico.
Stile di vita e isolamento
Il pilastro della gestione non farmacologica è l’isolamento domiciliare (o ospedaliero se necessario). Il paziente deve:
- Rimanere in una stanza dedicata, se possibile con bagno ad uso esclusivo;
- Evitare il contatto fisico con conviventi e animali domestici (per prevenire il passaggio del virus agli animali);
- Utilizzare biancheria e stoviglie separate, da lavare accuratamente con acqua calda e sapone;
- Coprire le lesioni se è assolutamente necessario spostarsi per motivi medici.
La salute mentale non va trascurata: l’isolamento può essere fonte di stress e ansia, pertanto è importante mantenere contatti telematici con la propria rete di supporto.
Preservativo
L’uso del preservativo è fortemente raccomandato per ridurre la trasmissione di fluidi durante il rapporto, ma è fondamentale comprendere che non elimina il rischio di contagio da Mpox. Il virus si trasmette attraverso il contatto pelle a pelle con le lesioni presenti in qualsiasi parte del corpo e mediante i baci. Gli esperti raccomandano prudenza e l’astensione dai rapporti in presenza di sintomi o lesioni sospette.
Vaccino
La vaccinazione rappresenta oggi lo strumento preventivo più efficace per le popolazioni a maggior rischio. Il vaccino attualmente in uso in Italia è un vaccino di terza generazione (MVA-BN), che contiene una forma attenuata e non replicante del virus.
Modalità di somministrazione
Il vaccino viene somministrato solitamente in due dosi, a distanza di almeno 28 giorni. In chi ha già ricevuto in passato il vaccino contro il vaiolo umano (generalmente i nati prima del 1981), può essere sufficiente una singola dose di richiamo. La somministrazione può avvenire per via sottocutanea o intradermica (quest’ultima modalità permette di utilizzare una dose inferiore garantendo un’efficacia analoga).
Reazioni avverse
Le reazioni sono generalmente lievi e transitorie: dolore e arrossamento nel sito di iniezione, stanchezza, mal di testa o lievi dolori muscolari. Non è necessario un vaccino di massa per l’intera popolazione, ma la prevenzione mirata rimane fondamentale per contenere i focolai.
Fonti e bibliografia
- Monkeypox – Marlyn Moore; Farah Zahra.
- WHO – Mpox Fact Sheet
- CDC – Mpox Information
- ECDC – Factsheet for health professionals
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Autore
Dr. Roberto Gindro
DivulgatoreLaurea in Farmacia con lode, PhD in Scienza delle sostanze bioattive.
Fondatore del sito, si occupa ad oggi della supervisione editoriale e scientifica.