La situazione in Italia e nel mondo
L’epidemia del vaiolo delle scimmie (preferibilmente Mpox) che ha colpito la Repubblica Democratica del Congo dal mese di novembre 2023 si è recentemente diffusa in diversi altri paesi africani, tra cui Burundi, Ruanda, Uganda e Kenya e le autorità ritengono che la diffusione potrebbe essere maggiore di quanto riportato.
Secondo l’ECDC (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie), è molto probabile un aumento dei casi di vaiolo delle scimmie in Europa, dovuto a contagi importati dall’Africa a seguito di viaggi. Tuttavia, la diffusione locale del virus in Europa dovrebbe restare limitata, se i nuovi casi verranno identificati velocemente e si adotteranno misure di controllo adeguate.
Quanti casi di vaiolo delle scimmie ci sono in Italia?
- Italia, bollettino di giovedì 8 agosto 2024
- Casi confermati 1056
- Nuovi casi 9
Quanto è preoccupante?
Dal novembre 2023 la Repubblica Democratica del Congo ha registrato un aumento significativo dei casi di vaiolo delle scimmie e con l’emergere di una nuova variante sono stati registrati oltre 16.000 nuovi casi e più di 500 decessi nel 2024.
Ad oggi non si ritiene che esista un reale pericolo di diffusione in Europa (Italia compresa), a patto di riconoscere e isolare rapidamente i casi di pazienti infetti di ritorno della zone interessante.
Cos’è il vaiolo delle scimmie?
Il vaiolo delle scimmie è una malattia zoonotica, ovvero un’infezione che può essere trasmessa tra animali e uomo, causata da un virus.
È endemica dell’Africa centrale e occidentale, particolarmente concentrata nella Repubblica Democratica del Congo (endemica significa che è piuttosto caratteristica di un certo territorio).
Sebbene il virus responsabile sia stato identificato per la prima volta nelle scimmie in cattività (fatto reso evidente dal nome scelto per la malattia), le informazioni raccolte negli anni suggeriscono in realtà che il vero serbatoio naturale, ovvero la principale e prima fonte, sia rappresentata da roditori africani, come ad esempio scoiattoli, ratti, topi.
È salita agli onori delle cronache solo recentemente, a causa di sporadici contagi nel mondo occidentale, ma è un’infezione conosciuta da 60 anni, mentre da 20-25 anni è dimostrato il possibile contagio dell’uomo, di cui tuttavia avevamo finora collezionato solo occasionali segnalazioni, in termini di 1 all’anno od anche meno. A questo proposito va tuttavia detto che probabilmente in Africa c’era già una qualche diffusione più sostanziale, ma che è tuttavia passata sotto traccia trattandosi di popolazioni con un accesso a risorse sanitarie estremamente limitato.
Prima di entrare nel merito dell’infezione è utile anticipare che, rispetto al ben più temibile vaiolo umano, questo si manifesta con una sintomatologia più lieve e soprattutto con un mortalità inferiore, sebbene tutt’altro che trascurabile (3% o 10%, a seconda del virus, contro il 30-35% circa del vaiolo umano).
Virus
Il virus responsabile del vaiolo delle scimmie è il cosiddetto Il monkeypox virus, monkey significa scimmia e pox significa vaiolo, in inglese; sebbene appartenga allo stesso genere del virus responsabile del vaiolo umano, non ne sembra imparentato direttamente.
Come si trasmette
Il vaiolo delle scimmie si trasmette agli esseri umani attraverso il contatto ravvicinato con
- un animale infetto
- un paziente umano infetto,
- il contatto con materiali contaminati dal virus.
Il virus è in grado di penetrare nel corpo attraverso ferite della pelle o mucose (come quella genitale).
La trasmissione da uomo a uomo può avvenire quindi mediante:
- Contatto diretto con la pelle infetta o lesioni di chi ha la malattia
- Scambio di goccioline respiratorie durante contatti prolungati faccia a faccia
- Contatto con oggetti contaminati
- Durante rapporti sessuali.
Sono state documentate anche altre (rare) vie di trasmissione, come la trasmissione da madre a figlio o l’infezione nosocomiale (ospedali).
Si ipotizza che le persone infette possono trasmettere l’infezione fino a quattro giorni prima dell’insorgenza dei sintomi, caratteristica che rende più complessa la gestione e il contenimento della malattia.
Una persona rimane contagiosa finché:
- Tutte le lesioni sulla pelle non si sono coperte di croste
- La pelle non si è completamente rimarginata,
ma alcuni studi hanno scoperto che ci vogliono circa 40 giorni affinché il 90% dei casi abbia DNA virale non rilevabile nello sperma e nelle lesioni cutanee (sebbene il virus di Mpox sia stato riscontrato nello sperma, attualmente non è ancora chiaro se effettivamente possa essere trasmesso attraverso lo sperma o i fluidi vaginali).
Tempo d’incubazione
A seguito l’ingresso del virus nell’organismo, a prescindere dal punto (bocca, naso od una ferita) il monkeypox virus si replica nel sito di entrata, quindi si diffonde ai linfonodi più vicini. Da qui, mediante il sangue, inizia a disseminarsi in altri organi.
Tutto questo lo fa durante il periodo d’incubazione, ovvero il tempo che passa tra il contagio ed i primi sintomi, che ha una durata variabile tra 1 e 3 settimane, ma tipicamente siamo tra 6 e 13 giorni.
Modalità di esposizione invasive causano in genere una malattia più grave e hanno un periodo di incubazione più breve (sono ad esempio stati osservati periodi di incubazione di 2-4 giorni, probabilmente a causa dell’inoculazione virale diretta tramite trasmissione sessuale).
Sintomi: come capire se si ha il vaiolo delle scimmie?

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Sintomi iniziali
Il vaiolo delle scimmie nell’essere umano in genere si presenta con una combinazione variabile dei seguenti sintomi:
- febbre,
- mal di testa,
- brividi,
- spossatezza e astenia,
- gonfiore dei linfonodi,
- mal di schiena
- e dolori muscolari.
L’ECDC segnala che nell’epidemia del 2022 i sintomi prodromici sistemici appena descritti sono iniziati dopo l’eruzione cutanea nella metà dei casi, mentre erano completamente assenti negli altri.
Sono state segnalate anche infezioni asintomatiche (ovvero prive di sintomi) e il ruolo di questi casi nella trasmissione non è attualmente chiaro.
Cosa succede dopo?
Nelle zone dell’Africa dove la malattia è comune:
- Entro tre giorni dall’insorgenza dei sintomi iniziali si osserva lo sviluppo di un’eruzione cutanea che parte dal punto di contagio e poi si diffonde al resto del corpo, formando vescicole.
- Colpisce anche mani e piedi, elemento caratteristico di questa malattia.
- Le lesioni possono essere da poche a migliaia, ma nella recente epidemia la maggior parte dei pazienti presentava meno di 20 lesioni.
Tipicamente più lesioni ci sono, più grave è la malattia.
Quanto durano i sintomi?
La maggior parte dei casi di presenta sintomi da lievi a moderati, che in genere durano da due a quattro settimane, seguiti da una completa guarigione con cure di supporto.
Mortalità e complicazioni
La gravità della malattia può variare a seconda del ceppo del virus, della via di trasmissione, della suscettibilità dell’ospite e della quantità di virus inoculato.
A parte le potenziali cicatrici e lo scolorimento della pelle dopo la guarigione delle lesioni, la maggior parte dei pazienti guarisce completamente entro quattro settimane dall’esordio dei sintomi, senza danni permanenti, tuttavia una minoranza di pazienti può sviluppare complicazioni durante il decorso dell’infezione.
- Disidratazione
- Sovrainfezioni batteriche della pelle
- Congiuntiviti, cheratiti ed eventualmente cicatrici corneali permanenti, con relativa perdita della vista, quando le lesioni dovessero svilupparsi negli occhi
- Polmonite
- Sepsi
- Encefalite
Tra i soggetti più a rischio si trovano bambini, donne in gravidanza e individui con sistema immunitario compromesso e purtroppo in alcuni pazienti queste complicazioni si trasformano in trappole mortali, ma in questo senso è doveroso operare un’importante distinzione, esistono infatti due distinti cladi del virus del vaiolo delle scimmie, due tipi differenti.
- Il clade dell’Africa occidentale ha una prognosi più favorevole, con un tasso di mortalità inferiore compreso tra 1 e 3.6% a seconda della fonte consultata (ad oggi tutti i casi in Paesi industrializzati hanno riguardato questo clade).
- Il clade dell’Africa centrale è più letale, ha un tasso di mortalità che raggiunge l’11% nei bambini non vaccinati.
Vale la pena notare che in Paesi africani con apparati sanitari carenti anche la semplice disidratazione può rappresentare una sfida non banale, soprattutto per soggetti a rischio come i bambini; disidratazione che può essere conseguente a vomito, diarrea, perdita di siero dalle lesioni o più banalmente per una ridotta capacità di bere e mangiare a causa delle lesioni in bocca.
Diagnosi
Ai fini di una corretta diagnosi non si può prescindere da un’attenta anamnesi, ovvero una sorta di intervista tra medico e paziente in cui si concentrerà l’attenzione verso viaggi recenti in aeree endemiche, anche se gli ultimi casi registrati nei Paesi Europei non sembrano essere sempre riconducibili a casi di contagio in Africa.
Piuttosto caratteristica è ovviamente la manifestazione cutanea, ma ad oggi per la diagnosi di certezza è ancora richiesta la conferma di laboratorio, mediante analisi PCR del liquido raccolto nelle lesioni cutanee; non è di norma usata l’analisi sul sangue.
L’infezione entra in diagnosi differenziale con altre condizioni caratterizzate da manifestazioni cutanee simili, come ad esempio
- varicella,
- morbillo,
- infezioni batteriche della pelle,
- scabbia,
- sifilide
- e le reazioni allergiche da farmaci.
Cura
Ad oggi non esiste un protocollo di trattamento specifico, anche perché si tratta di una malattia virale e, come spesso capita per questo tipo d’infezioni, il trattamento consiste in genere nella sola gestione dei sintomi; si valuta la somministrazione di antivirali in casi selezionati, ma che tuttavia non hanno grandissima specificità.
Nel caso di soggetti esposti al virus si procede con un minuzioso monitoraggio dei sintomi (temperatura corporea su tutti) per 3 settimane, ovvero il limite superiore del tempo d’incubazione.
Un antivirale sviluppato per il trattamento del vaiolo (tecovirimat) è stato approvato per il trattamento del vaiolo delle scimmie dall’Agenzia europea per i medicinali (EMA) e dall’Agenzia Italiana del Farmaco.
Preservativo
Al momento non è chiaro se la trasmissione del virus possa avvenire attraverso lo sperma (ma è possibile, essendo stato isolato il virus), ma in ogni caso i preservativi da soli non possono probabilmente fornire una protezione completa contro la trasmissione del virus del vaiolo delle scimmie, poiché il contatto con lesioni cutanee può essere sufficiente per la trasmissione.
Vaccino
L’8 agosto 2022 sono iniziate anche in Italia le vaccinazioni contro il virus del vaiolo delle scimmie; il vaccino utilizzato, nome commerciale Jynneos o Imvanex (in passato rispettivamente il nome di registrazione in USA ed in Europa), è prodotto dall’azienda danese Bavarian Nordic e nasce in realtà per il virus del vaiolo propriamente detto.
Al momento non si ravvisa la necessità di una vaccinazione di massa e, anche in considerazione della scarsità delle dosi disponibili, il vaccino verrà offerto a soggetti considerati potenzialmente a rischio (sulla base degli attuali dati epidemiologici).
Il vaccino è indicato per i soli pazienti adulti (età superiore a 18 anni) e richiede la somministrazione di 2 dosi a distanza di almeno 28 giorni l’una dall’altra (l’immunità massima viene raggiunta a 2 settimane dalla seconda dose) sulla parte alta del braccio.
La formulazione contiene il virus Vaccinia, un virus correlato a quelli del vaiolo e del vaiolo
delle scimmie, ma che è stato attenuato, diventando così incapace di replicarsi nelle cellule umane. Gli effetti collaterali sono comuni, ma generalmente lievi e limitati ad arrossamenti, gonfiore e dolore nel sito d’iniezione. Piuttosto comuni anche stanchezza, mal di
testa e dolori muscolari.
Fonti e bibliografia
Autore
Dr. Roberto Gindro
DivulgatoreLaurea in Farmacia con lode, PhD in Scienza delle sostanze bioattive.
Fondatore del sito, si occupa ad oggi della supervisione editoriale e scientifica.