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Introduzione

Le nevrosi includono tutte quelle categorie patologiche meno gravi rispetto alla psicosi e verso cui la differenza fondamentale riguarda il livello di contatto che l’individuo mantiene con la realtà.

I pazienti nevrotici percepiscono infatti la realtà correttamente, ma si sentono comunque spinti ad agire in modo incongruo rispetto ad essa, esibendo dei comportamenti caratterizzati da

  • Ansia: paura non indirizzata verso un oggetto definito o un oggetto realmente minaccioso.
  • Fobia: paura intensa e irrazionale nei confronti di particolari situazioni, luoghi o oggetti.
  • Ossessioni: pensieri ripetitivi e intrusivi che impediscono al soggetto di svolgere le normali azioni quotidiane.

Con il termine nevrosi s’intende quindi un disturbo psichico

  • Vicino alla realtà di tutti noi, cioè presente in persone aventi un funzionamento mentale e un contatto con la realtà adeguati,
  • ma caratterizzato dall’insorgenza di sintomi ansiosi con caratteristiche e gravità differenti, scatenati da situazioni innocue ma che sono in grado di rievocare conflitti del passato non risolti per il soggetto.

I temi conflittuali principali riguardano l’appagamento e la frustrazione, in altre parole le esperienze provate nell’infanzia nelle quali i desideri e le aspettative fondamentali sono stati appagati in maniera ambivalente o addirittura disattesi dalle figure significative, in primo luogo i genitori.

La reazione ansiosa in età adulta può essere talvolta così potente da diventare paralizzante quando è connessa ad angosce più profonde (come l’angoscia di morte o i tabù dell’incesto), ma resta incomprensibile alla parte cosciente del soggetto.

Paziente in seduta con un terapeuta per il superamento della nevrosi

iStock.com/KatarzynaBialasiewicz

Cause

Come ha ben chiarito la teoria psicanalitica freudiana, a scatenare la reazione nevrotica non è l’oggetto in sé, ad esempio l’ascensore o gli spazi affollati, ma ciò che la situazione o l’oggetto rappresentano simbolicamente per l’inconscio.

L’oggetto scatenante è l’espressione in superficie di un desiderio inconscio inaccettabile che quindi è “trasformato” in qualcos’altro, più tollerabile. Ad esempio, la paura dello sporco potrebbe rappresentare la paura del proprio soddisfacimento sessuale perché le persone nevrotiche non hanno appreso il modo di soddisfare i propri desideri sessuali senza temere di violare i tabù e le norme religiose e sociali.

Nella nostra mente le varie parti dell’inconscio (gli affetti, i pensieri, i desideri, le aspettative e le paure) non coesistono in modo inerte ma si bilanciano e contrappongono, interagiscono continuamente fra di loro configurando ciò che viene chiamato conflitto inconscio.

È la natura conflittuale del nostro inconscio che costituisce le diverse forme nevrotiche (ad es. l’esigenza della sincerità ma la paura di ferire qualcuno, il bisogno del soddisfacimento dei nostri desideri e l’inibizione attuata dalla famiglia, dalla società o dalla religione).

Tutti noi possiamo sperimentare quotidianamente quelle dinamiche di contrapposizione, confronto, risoluzione, alleanze o esclusioni che operano fra le diverse le parti dell’inconscio perché sono le stesse dinamiche presenti in qualsiasi altro gruppo, comunità, famiglia e ambiente lavorativo.

È bene ricordare che la complessità e l’intensità dei conflitti variano lungo l’arco evolutivo, ma che comunque è necessario che i bisogni fondamentali del bambino raggiungano un equilibrio stabile, una sintesi pacifica fra due opposti, al fine di offrire all’individuo adulto gli strumenti necessari per gestire le difficoltà della vita e per tessere delle relazioni significative.

Tra questi desideri contrapposti possiamo riconoscere quelli di

  • dipendenza/indipendenza;
  • competizione/paura del confronto;
  • attività e dominio sull’altro/impotenza e sottomissione;
  • ricerca del piacere sessuale/colpevolizzazione e morale.

Gli eventi della vita adulta, perlopiù quelli spiacevoli (lutti, separazioni, incidenti) e in misura minore anche quelli piacevoli (laurea, realizzazione lavorativa e personale) diventano traumatici per la persona nella misura in cui questi rievocano i conflitti sepolti ai quali sono affettivamente collegati.

Il conflitto emerge quando l’integrazione fra le diverse parti inconsce non è avvenuta, e questo a causa di:

  • motivazioni incompatibili (ad esempio il bisogno di dipendenza e sicurezza affettiva e allo stesso tempo l’esigenza di autonomia);
  • bisogni e desideri giudicati negativamente dal Super-Io (ad esempio il bisogno del piacere sessuale e la colpa relativa);
  • sentimenti contraddittori verso lo stesso oggetto (ad esempio amore e odio verso una persona) o oggetti diversi (ad es. affinità con un genitore e timore di dispiacere l’altro).
  • rappresentazioni di sé contraddittorie.

Sintomi

L’ansia si manifesta con sintomi fisici e sensazioni aspecifiche che possono non presentarsi tutti insieme:

Quando questi sintomi sono presenti in maniera massiccia, si parla di attacco di panico e di conseguente comportamento di evitamento (cioè un comportamento atto a evitare le situazioni ritenute minacciose), quando sono attenuati, si parla di una reazione ansiosa.

In base alle caratteristiche e alla gravità dell’ansia si hanno

  • Fobie. Dal greco ϕοβία, «temere», sono caratterizzate dalla presenza di paure intense e irrazionali nei confronti di particolari situazioni, luoghi o oggetti.
    • Agorafobia: è la fobia degli spazi aperti e pubblici, di viaggiare, … La persona colpita, nei casi gravi, non riesce ad uscire di casa.
    • Claustrofobia: è l’opposto dell’agorafobia, cioè è la paura degli spazi chiusi come gli ascensori, i luoghi stretti ma anche i legami sentimentali esclusivi. In questi casi l’individuo, ad esempio, può decidere di non utilizzare gli ascensori ma prediligere sempre le scale, oppure non riesce a sottoporsi ad esami medici svolti in luoghi stretti (ad esempio TAC, Risonanza Magnetica, …)
    • Fobia sociale: è la paura dei contesti sociali e delle situazioni che implicano interazioni sociali come ad esempio gli incontri, le cene, parlare in pubblico, …
    • Fobie specifiche o semplici: sono paure di oggetti specifici, animali, situazioni o procedure particolari come coltelli, aghi, siringhe, ragni, volatili, iniezioni, volare in aereo, altitudine, …
  • Disturbo di Panico. È contraddistinto da una paura improvvisa e molto intensa, che la persona non riesce a controllare, alla quale si aggiungono
    • Manifestazioni fisiche rilevanti:
      • palpitazioni,
      • vertigini,
      • sudorazione,
      • dispnea (difficoltà respiratorie),
      • dolore.
    • Esperienze psichiche drammatiche:
      • paura di perdere il controllo,
      • paura di impazzire,
      • paura di morire,
      • derealizzazione (percezione del mondo esterno in maniera distorta).
  • Disturbo d’Ansia Generalizzato. Consiste in uno stato cronico (persistente) di tensione psichica e fisica, preoccupazione indistinta, irrequietezza, agitazione psico-motoria, insonnia.
  • Disturbo Ossessivo-Compulsivo. È una malattia caratterizzata dalla presenza di
    • Ossessioni: pensieri ripetitivi e intrusivi che impediscono al soggetto di svolgere le normali azioni quotidiane (ad esempio ossessioni di essere contaminati, di essere moralmente sbagliati, …).
    • Compulsioni: comportamenti svolti secondo precise regole che la persona mette in atto al fine di neutralizzare i pensieri ossessivi (ad esempio controllare ripetutamente il forno, la serratura, pulirsi le mani incessantemente, riordinare, contare mentalmente, …).
  • Nevrosi fobico-ossessiva. I sintomi fobici e ossessivi si trovano spesso associati (ad esempio la paura dello sporco porta a comportamenti compulsivi di lavare eccessivamente le mani, la casa, o riordinare meticolosamente ogni cosa).
  • Disturbo Post-Traumatico da Stress. È una sindrome in cui, a seguito di un evento fortemente traumatico (violenza sessuale, catastrofi naturali, guerre, lutti, …), il soggetto sviluppa dei sintomi ansiosi persistenti accompagnati da nitide rievocazioni delle situazioni traumatiche.
  • Disturbi Somatoformi. È una categoria comprendente diversi disturbi fisici riconducibili a problematiche psicologiche.
    • Disturbo algico: dolori aspecifici (non tipici di nessuna patologia in particolare) e inspiegabili. In molti casi, una volta escluse le cause organiche del dolore, questi vaghi dolori rappresentano una spia dall’allarme di disturbi depressivi non indagati.
    • Dismorfofobia: percezione distorta del proprio corpo o di alcune sue parti.
    • Ipocondria: eccessiva preoccupazione e paura di essere affetto da diverse patologie.
    • Conversione: perdita o alterazione di alcune funzioni sensoriali o motorie (ad es. non sentire più una parte del corpo, irrigidimento dei muscoli ecc.)
    • Somatizzazione: sintomi fisici vari e persistenti senza una causa organica.
  • Disturbi Dissociativi. Disturbi caratterizzati da una disconnessione tra alcune funzioni psicologiche come la coscienza, il pensiero, la memoria, il senso d’identità e la percezione del corpo e del comportamento.
    • Amnesie (perdita della memoria);
    • Depersonalizzazione (percezione distorta del proprio corpo e comportamento);
    • Derealizzazione (percezione distorta del mondo esterno);
    • Fenomeni di sdoppiamento della personalità.

Diagnosi

Il termine “nevrosi”, pur essendo ancora radicato nel linguaggio comune e nella tradizione clinica, è stato sostituito nei moderni manuali diagnostici (come il DSM-5-TR e l’ICD-11) da categorie più specifiche e descrittive. Il processo diagnostico attuale non mira solo a etichettare il disagio, ma a comprenderne la profondità clinica per personalizzare il trattamento.

Valutazione clinica e anamnesi

Il primo passo fondamentale è il colloquio clinico con uno specialista (psichiatra o psicologo clinico). Durante la valutazione, il medico indaga la storia personale del paziente, la durata dei sintomi e il loro impatto sulla vita lavorativa, sociale e relazionale. Spesso vengono utilizzati test standardizzati e scale di autovalutazione (come la GAD-7 per l’ansia o la PHQ-9 per la depressione associata) per quantificare la gravità del disturbo.

Diagnosi differenziale ed esclusione di cause organiche

Poiché molti disturbi dello spettro nevrotico si manifestano con sintomi fisici intensi (tachicardia, tremori, dispnea), è essenziale escludere patologie mediche sottostanti che potrebbero mimare un disturbo d’ansia. Il medico può richiedere:

  • Esami ematochimici per valutare la funzionalità tiroidea ed escludere l’ipertiroidismo.
  • Elettrocardiogramma (ECG) o monitoraggio Holter per escludere aritmie o una sospetta angina pectoris.
  • Screening tossicologico per escludere l’uso di sostanze stimolanti o l’abuso di caffeina.
  • Valutazione neurologica in caso di sintomi dissociativi o di conversione.

Una volta confermata l’assenza di cause organiche predominanti, la diagnosi si focalizza sull’inquadramento del disturbo specifico (ansia generalizzata, disturbo di panico, fobie o disturbo ossessivo-compulsivo) seguendo i criteri internazionali basati sull’osservazione del comportamento e del vissuto emotivo del paziente.

Prognosi

In situazioni normali, le contrapposizioni inconsce sono facilmente superabili con un buon adattamento; vi sono tuttavia delle situazioni nella quale questo adattamento, senza un trattamento adeguato, non è possibile. Parliamo di quei conflitti psichici che si sono strutturati e consolidati nel corso della vita, continuando a operare inconsciamente condizionando il modo di vivere dell’individuo.

Cura

L’obiettivo primario della terapia è la riduzione della sintomatologia ansiosa, il recupero delle funzionalità quotidiane e lo sviluppo di strategie di resilienza per prevenire le ricadute. Oggi l’approccio è multidisciplinare e integra psicoterapia, farmacologia e interventi sullo stile di vita.

Psicoterapia: il pilastro del trattamento

La psicoterapia rappresenta l’intervento d’elezione per affrontare le cause profonde o i meccanismi di mantenimento dei disturbi nevrotici. Le opzioni validate includono:

  • Terapia Cognitivo-Comportamentale (TCC): considerata il gold standard per i disturbi d’ansia e le fobie. Aiuta il paziente a identificare i pensieri disfunzionali e a modificare i comportamenti di evitamento attraverso tecniche come l’esposizione graduale.
  • Terapie di “terza onda”: come l’ACT (Acceptance and Commitment Therapy) o la Mindfulness, efficaci nel migliorare la gestione dello stress e l’accettazione delle emozioni difficili.
  • Terapia psicodinamica: mira a esplorare i conflitti inconsci e le radici infantili del disagio, aiutando il soggetto a integrare parti di sé precedentemente rimosse.
  • Esposizione in Realtà Virtuale (VRET): una tecnologia innovativa utilizzata per il trattamento delle fobie specifiche (paura di volare, altezze) in un ambiente controllato e sicuro.

Terapia farmacologica

I farmaci vengono prescritti quando i sintomi sono così intensi da impedire lo svolgimento della vita quotidiana o per facilitare l’accesso alla psicoterapia. Le classi principali sono:

  • Antidepressivi (SSRI e SNRI): nonostante il nome, sono i farmaci di prima linea per i disturbi d’ansia a lungo termine. Non creano dipendenza e agiscono stabilizzando la neurochimica cerebrale.
  • Ansiolitici (Benzodiazepine): utili per il controllo immediato dei sintomi acuti o degli attacchi di panico. Il loro uso deve essere limitato nel tempo e sotto stretto controllo medico a causa del rischio di tolleranza e dipendenza.

Stile di vita e self-care

Il benessere psicologico beneficia enormemente di una gestione proattiva della salute fisica. Un regolare esercizio aerobico ha dimostrato un’efficacia paragonabile ad alcuni interventi farmacologici nella riduzione dell’ansia lieve-moderata. È inoltre fondamentale curare l’igiene del sonno, limitare il consumo di alcol e stimolanti, e praticare tecniche di rilassamento come il training autogeno o la respirazione diaframmatica per modulare la risposta del sistema nervoso autonomo.

Fonti e bibliografia

  • Nicolino Rossi, Psicologia clinica per le professioni sanitarie. Ed. Il Mulino
  • Renzo Canestrari, Antonio Godino, Manuale di psicologia. Ed. CLUEB
  • Freud, La sessualità, Ed. Oscar Mondadori
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