Flebite superficiale: sintomi, cause, cura e immagini

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Cos’è la flebite?

La flebite è l’infiammazione di una vena e, anche se insorge tipicamente nelle gambe, qualsiasi vena dell’organismo può esserne colpita (braccia, collo, …).

La causa più comune è l’occlusione del vaso causata da un trombo, ossia un coagulo di sangue, e in questi casi si parla quindi di tromboflebite (i due termini, flebite e tromboflebite, non sono quindi sinonimi, in quanto trattasi di una specifica forma di flebite).

Particolarmente a rischio sono le vene varicose nelle gambe, comuni per esempio nelle donne in gravidanza.

La vena colpita può essere

  • in superficie e causare la tromboflebite superficiale, oggetto del presente articolo,
  • oppure profonda, situata all’interno di un muscolo, e in questo caso si parla di trombosi venosa profonda, situazione molto più grave che pone il paziente a rischio di complicazioni potenzialmente fatali (embolia polmonare).

I sintomi caratteristici che permettono di riconoscere una flebite sono:

  • arrossamento,
  • aumento locale della temperatura,
  • dolore o bruciore,
  • gonfiore,
  • indurimento della vena colpita (che diventa simile ad un cordone).

Si tratta di una condizione che tende a risolversi spontaneamente nell’arco di 2-6 settimane e spesso è causata dall’inattività protratta, ad esempio dovuta a una permanenza su un aereo o in automobile, oppure da una lunga convalescenza a letto dopo un intervento chirurgico.

Per diminuire il rischio di formazione di trombi è possibile ricorrere a diversi rimedi pratici, mentre per il trattamento della flebite esistono diverse terapie, sia farmacologiche che (necessarie molto raramente) chirurgiche.

Immagini

Fotografia di una gamba colpita da flebite

iStock.com/thromboPhlebitis

Flebite ad una gamba

iStock.com/PositiveFocus

Cause

La flebite è nella maggior parte dei casi innescata dalla presenza di uno o più trombi che impediscono al sangue di circolare come dovrebbe all’interno della vena colpita (tromboflebite).

Schematizzazione grafica di una trombosi alle gambe

iStock.com/metamorworks

I trombi sono coaguli di sangue che si possono formare per molte ragioni diverse; anche se non sempre è possibile individuare la causa esatta, il fattore di rischio più rilevante è rappresentato da un tempo eccessivamente prolungato trascorso in posizione seduta o distesa, come ad esempio quando

  • si viaggia in macchina o in aereo,
  • si è allettati a causa di malattie o a seguito di un intervento chirurgico.

Prendendo le dovute precauzioni, ad esempio sgranchendosi le gambe periodicamente o alzandosi dal letto per fare due passi, è possibile in questi specifici contesti diminuire il rischio di tromboflebite.

La flebite può inoltre essere causata da un trauma locale alla vena colpita, per esempio a seguito dell’inserimento di un catetere intravenoso, oppure come complicazione di disturbi del tessuto connettivo (conseguenza di patologie come lupus, tumori, …).

Fattori di rischio

I principali fattori di rischio che aumentano il rischio di sviluppare flebite sono sovrapponibili a quelli in grado di favorire la formazione di trombi, ossia:

  • vene varicose, ossia vene ingrossate e gonfie (tipicamente su gambe e piedi) di colore scuro, dolenti e causa di fastidiosi sintomi,
  • fumo,
  • sovrappeso e obesità,
  • utilizzo della pillola contraccettiva o della terapia ormonale sostitutiva,
  • gravidanza:
    • la pressione delle vene del bacino e delle gambe è maggiore del normale
    • e a causa dell’aumentata concentrazione ormonale,
  • precedenti episodi di trombosi venosa (superficiale e/o profonda),
  • iniezioni, inserimento di cateteri intravenosi, …
  • trombofilia e altri disturbi della coagulazione (policitemia, …),
  • malattie autoimmuni (come il lupus),
  • famigliarità per trombosi,
  • tumori in grado di causare disturbi del tessuto connettivo (pancreas, seno, ovaie, …) o in grado di alterare la coagulazione,
  • recenti operazioni chirurgiche,
  • fratture nelle gambe,
  • rallentamento del flusso sanguigno, causato per esempio dall’immobilità protratta (allettamento, lunghi viaggi, …).

Più fattori di rischio sono presenti e maggiore è il rischio di soffrire di flebite, condizione che colpisce in modo quasi equivalente uomini e donne, con unì’età media d’insorgenza pari rispettivamente a 54 e 58 anni.

Sintomi: riconoscere una flebite

Una tromboflebite superficiale in genere ha durata di circa 2-6 settimane e colpisce prevalentemente le gambe; più raramente possono essere interessate

  • braccia,
  • pene,
  • seno
  • e potenzialmente qualsiasi altra vena.

Tra i sintomi più comuni della flebite ricordiamo:

  • calore e dolore nella zona colpita,
  • rossore e gonfiore,
  • se la vena colpita si trova sottopelle è possibile vederla perché è arrossata, dura al tatto e gonfia.

Rara è la presenza di febbre.

La presenza residua del trombo non è fonte di preoccupazione quando ad essere colpita è una vena superficiale, in quanto altre vene possono subentrare nella funzione circolatoria e garantire un corretto afflusso di sangue ossigenato ai tessuti.

In genere non viene limitata la mobilità dell’arto colpito (il paziente non avrà quindi difficoltà a camminare, se ad essere colpita fosse una vena della gamba).

Quando preoccuparsi?

È sempre necessario contattare il medico in caso di sintomi di flebite, a maggior ragione se il paziente ne presenta i tipici fattori di rischio.

Si raccomanda di rivolgersi urgentemente in Pronto Soccorso in caso di:

Potrebbe in questi casi essere una trombosi venosa profonda, che espone al rischio di embolia polmonare.

Pericoli

Una flebite è una condizione fastidiosa, ma generalmente non pericolosa, che tende a risolversi spontaneamente nell’arco di qualche settimana. Quando l’infiammazione viene superata potrebbe persistere un residuo di pelle scura e gonfiore, che andrà a sparire nei mesi successivi.

Nel caso in cui la flebite abbia colpito una vena varicosa in genere se ne raccomanda il trattamento, per prevenire nuovi episodi.

Nonostante possa essere presente dolore, quando viene colpita la gamba il paziente non mostra alcuna difficoltà nel camminare.

In alcuni casi può sovrapporsi alla condizione infiammatoria un’infezione; il dolore può così peggiorare e il rossore tende a estendersi, con un aumento della sensazione di malessere generale. Se rapidamente curata l’infezione viene in genere circoscritta e risolta.

Purtroppo esiste la possibilità di andare incontro a recidive, soprattutto nel caso di vene varicose; nel caso in cui i successivi episodi siano relativamente frequenti e si manifestino in zone diverse si raccomanda di approfondire con il medico la possibilità che si stia sviluppando una causa di base da individuare e trattare (per esempio un tumore).

Se la flebite è quindi una condizione a evoluzione generalmente benigna, lo stesso non si può dire per un’infiammazione che interessi le vene profonde, in cui:

  • 30% dei pazienti vanno incontro a risoluzione spontanea,
  • 50% dei pazienti vedono una sostanziale limitazione del processo nel distretto di insorgenza,
  • 20% dei pazienti, in assenza di terapia, vanno incontro a elevato rischio di complicazioni maggiori (tromboembolia polmonare).

Diagnosi

La diagnosi di flebite (o tromboflebite superficiale) è oggi supportata da protocolli clinici mirati non solo a confermare l’infiammazione, ma soprattutto a escludere il coinvolgimento del sistema venoso profondo, che rappresenterebbe una condizione di maggiore urgenza medica.

Il percorso diagnostico moderno prevede:

  • Esame obiettivo e anamnesi: Il medico esegue una valutazione visiva e tattile dell’area interessata. La presenza di un cordone venoso indurito, dolente, associato a calore e arrossamento cutaneo lungo il decorso di una vena superficiale, è fortemente suggestiva. Durante la visita, il medico indagherà la presenza di fattori di rischio recenti, come interventi chirurgici, immobilizzazione prolungata o traumi.
  • Eco-Color-Doppler: Rappresenta lo strumento fondamentale e viene raccomandato nella quasi totalità dei casi. Questo esame ecografico non invasivo permette di visualizzare il coagulo, misurarne l’estensione e, soprattutto, valutare la distanza del trombo dalle giunzioni con le vene profonde (come la giunzione safeno-femorale o safeno-poplitea). Se il trombo si trova a meno di 3 cm da queste giunzioni, il rischio di progressione verso una trombosi venosa profonda è elevato.
  • Esami del sangue: Il test del D-dimero può essere richiesto per aiutare a escludere una trombosi profonda concomitante, sebbene la sua specificità sia limitata poiché può risultare alterato in molte condizioni infiammatorie. In caso di episodi ricorrenti o in pazienti giovani senza cause apparenti, possono essere prescritti test per la trombofilia per identificare predisposizioni genetiche alla coagulazione eccessiva.

Tecniche di imaging avanzate come la TAC o la risonanza magnetica non sono generalmente necessarie per la diagnosi standard di flebite superficiale e vengono riservate a casi di eccezionale complessità o localizzazioni atipiche.

Trattamento e cura

L’approccio terapeutico alla flebite si pone come obiettivi primari il sollievo dai sintomi infiammatori e la prevenzione di complicazioni gravi, come l’embolia polmonare. La strategia di cura varia sensibilmente in base all’estensione del trombo e alla sua vicinanza al sistema venoso profondo.

Le opzioni terapeutiche comprendono:

Terapia farmacologica

  • Farmaci Antinfiammatori (FANS): Per i casi più lievi e localizzati, farmaci come l’ibuprofene o l’aspirina (acido acetilsalicilico) sono efficaci nel ridurre dolore e arrossamento. Possono essere utilizzati per via orale o tramite formulazioni topiche (gel e pomate). Il paracetamolo è un’alternativa valida per la gestione del dolore se i FANS sono controindicati.
  • Anticoagulanti: Se il trombo ha una lunghezza superiore ai 5 cm o si trova in prossimità del sistema venoso profondo, le linee guida attuali raccomandano l’uso di anticoagulanti per una durata variabile (solitamente 45 giorni). Il fondaparinux o l’eparina a basso peso molecolare (iniezioni sottocutanee) sono le scelte più comuni. In casi selezionati, il medico può valutare l’uso dei nuovi anticoagulanti orali (DOAC).
  • Antibiotici: Non sono necessari nella flebite comune. Vengono prescritti esclusivamente se si sospetta una sovrapposizione batterica (flebite settica), evidente per la presenza di pus, febbre alta o rapida estensione dell’eritema.

Supporto elastocompressivo e stile di vita

La gestione non farmacologica è parte integrante del successo terapeutico:

  • Compressione graduata: L’uso di calze elastiche è fondamentale per accelerare il flusso venoso, ridurre l’edema (gonfiore) e diminuire il rischio di estensione del coagulo. La classe di compressione deve essere stabilita dal medico.
  • Mobilizzazione precoce: A differenza della gestione del passato, oggi si raccomanda di non restare a letto. Camminare regolarmente stimola la “pompa muscolare” del polpaccio, migliorando il ritorno venoso e riducendo il ristagno di sangue.
  • Misure locali: Tenere l’arto sollevato durante il riposo e applicare impacchi freschi può offrire un immediato beneficio sintomatico.

Interventi chirurgici e procedure

La chirurgia è raramente necessaria in fase acuta, a meno che non vi sia una minaccia immediata di embolia non gestibile farmacologicamente. Tuttavia, se la flebite è una recidiva legata a vene varicose, è consigliabile programmare la rimozione della vena colpita o trattamenti laser/radiofrequenza una volta risolta l’infiammazione, per eliminare la causa alla radice e prevenire futuri episodi.

Prevenzione

Per prevenire la flebite è innanzi tutto consigliabile agire sui fattori di rischio modificabili, come ad esempio:

Stare seduti a lungo sull’aereo o in macchina può provocare gonfiore delle caviglie e dei polpacci, perché l’inattività prolungata aumenta il rischio di tromboflebite nelle vene delle gambe. Per prevenire la formazione di trombi:

  1. Sgranchitevi le gambe. Se siete in aereo, alzatevi per sgranchirvi le gambe più o meno ogni ora. Se siete in macchina, fate una sosta più o meno ogni ora e sgranchitevi le gambe.
  2. Se dovete stare seduti per forza, muovete regolarmente le gambe. Flettete le caviglie, oppure premete i piedi contro il pavimento o il poggiapiedi almeno dieci volte in un’ora.

Se il viaggio in aereo o in macchina dura più di quattro ore, prendete precauzioni aggiuntive per evitare la trombosi:

  1. Evitate gli indumenti troppo stretti e le cinture strette.
  2. Bevete molto per evitare la disidratazione.
  3. Sgranchite i polpacci, facendo due passi almeno una volta all’ora.

Se sapete di essere a rischio per quanto riguarda la trombosi, andate dal medico prima di partire. Il medico potrà consigliarvi di:

  1. indossare le calze elastiche,
  2. assumere un blando anticoagulante prima della partenza.

In genere se già siete in terapia con il warfarin (Coumadin®), non è consigliabile assumere l’aspirina, perché potrebbe diluire troppo il sangue tuttavia, se per altre ragioni seguite una terapia che prevede l’assunzione di Cardioaspirin (aspirina) o simile, è meglio continuarla.

Fonti e bibliografia

Le domande più frequenti

Risposte a cura del Dr. Roberto Gindro

Cos'è la flebite?

La flebite, o tromboflebite superficiale, consiste nell'infiammazione di una vena superficiale, tipicamente a causa delle gambe (meno comunemente delle braccia).

Come si riconosce una flebite?

La flebite è caratterizzata dai seguenti sintomi:
  • rossore
  • gonfiore
  • calore
  • dolore
lungo il decorso della vena colpita. La comparsa di febbre è rara e limitata in genere agli episodi in cui si sovrappone un'infezione.

Quando preoccuparsi per una flebite?

Nel caso di sintomi suggestivi di flebite è SEMPRE necessario fare riferimento al proprio medico.
Si raccomanda invece di rivolgersi in Pronto Soccorso in caso di:
  • dolore e gonfiore gravi,
  • aumento improvviso del dolore,
  • febbre alta,
  • sviluppo di difficoltà respiratorie.
In questi casi è importante una corretta diagnosi differenziale con la trombosi venosa profonda, l'infiammazione di una vena situata in maggior profondità, che tuttavia può evolvere verso una pericolosissima embolia polmonare.

Come curare una flebite?

In genere la condizione è benigna e tende alla risoluzione spontanea nell'arco di qualche settimana. Alcune fonti consigliano l'applicazione di impacchi caldo-umidi, ma si raccomanda di valutarlo con il medico perché non tutti gli Autori condividono l'approccio.
È possibile assumere antinfiammatori per ridurre il dolore percepito.
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