Introduzione
La fibrosi polmonare è una patologia respiratoria cronica e progressiva che colpisce i polmoni, caratterizzata dalla sostituzione del normale tessuto elastico con tessuto cicatriziale (fibrosi) rigido. Questo processo rende i polmoni meno flessibili e compromette la loro capacità di trasferire l’ossigeno al sangue. La fibrosi polmonare fa parte del vasto gruppo delle interstiziopatie polmonari, malattie che interessano l’interstizio, ovvero lo spazio strutturale tra gli alveoli polmonari.
La fibrosi polmonare può essere:
- idiopatica (senza una causa nota, come nel caso della Fibrosi Polmonare Idiopatica o IPF),
- secondaria (correlata a cause specifiche o malattie sottostanti).
I sintomi principali con cui si presenta sono:
- dispnea (sensazione di “fame d’aria” inizialmente sotto sforzo e poi a riposo),
- tosse secca non produttiva, persistente e stizzosa,
- respiro sibilante,
- dolore toracico o senso di oppressione.
Sebbene la fibrosi polmonare sia una condizione seria e progressiva che può evolvere verso l’ insufficienza respiratoria, l’introduzione di moderni approcci terapeutici ha permesso di rallentare significativamente il declino della funzione polmonare e migliorare la prognosi, che in passato era molto più sfavorevole. Una diagnosi precoce è oggi fondamentale per avviare tempestivamente i trattamenti disponibili.

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Causa
La fibrosi polmonare è una malattia relativamente frequente, che colpisce nel Mondo circa 30 persone ogni 100.000. In Europa invece interessa fino a 10 persone su 100.000.
La malattia colpisce più comunemente tra i 30 e i 60 anni, soprattutto i soggetti di sesso maschile rispetto a quello femminile, perché maggiormente esposti ai fattori di rischio della malattia.
La fibrosi polmonare è classificabile dal punto di vista eziologico in:
- fibrosi polmonare da cause note,
- fibrosi polmonare senza apparente causa (idiopatica, la forma più comune).
Tra le cause note, o quantomeno legate a forti evidenze di correlazione, ricordiamo:
- esposizione ed inalazione a:
- polveri inorganiche di silicio, amianto,altri metalli pesanti,
- polveri organiche in ambito agricolo/allevamento (che causano le polmoniti da ipersensibilità),
- fumo;
- farmaci (chemioterapici, alcuni antibiotici, alcuni antinfiammatori come rituximab e sulfasalazina);
- radioterapia del torace per tumori del polmone, della mammella, linfoma, …;
- altre malattie:
- patologie autoimmuni (artrite reumatoide, lupus, sclerodermia, sindrome di Sjogren, …),
- sarcoidosi,
- infezioni respiratorie da:
- virus come il citomegalovirus,
- batteri come il micobatterio della Tubercolosi,
- funghi o parassiti.
A prescindere dalla causa, in caso di fibrosi quello che si verifica a livello polmonare è una deposizione anomala del collagene associata ad una infiammazione cronica. Questi processi portano a modifiche anatomiche e funzionale del polmone che conducono a:
- aumento del lavoro respiratorio,
- aumento della frequenza respiratoria,
- ipossiemia (diminuzione della concentrazione di O2 nel sangue),
- ipercapnia (aumento della concentrazione di CO2 nel sangue).
Fattori di rischio
Sono numerosi i fattori di rischio associati a questa patologia, tra cui il più importante è sicuramente il fumo: fumare o aver fumato nella propria vita porta ad un raddoppio del rischio di sviluppare la malattia. A seguire abbiamo:
- età (dopo i 65 anni il rischio di ammalarsi aumenta notevolmente),
- essersi sottoposti a radioterapia per tumori al polmone o alla mammella,
- lavoratori in ambito agricolo, metallurgico, minatori, carpentieri e muratori (a causa dell’esposizione a polveri di metallo, legno, silicio, carbone, …),
- casi di fibrosi polmonare in famiglia (esiste una forma familiare della patologia),
- infezioni a carico del polmone (polmoniti da citomegalovirus, tubercolosi).
Anche la malattia da reflusso gastroesofageo (GERD) è considerata come possibile fattore di rischio per lo sviluppo di fibrosi polmonare, a causa delle piccole gocce di acido che risalgono dallo stomaco e che possono raggiungere i polmoni, danneggiandoli.
Sintomi
I sintomi della fibrosi polmonare sono:
- dispnea (sensazione di “fame d’aria” con respirazione difficoltosa), che può essere a sua volta:
- da sforzo, cioè a seguito di attività fisica (nelle fasi iniziali della malattia),
- a riposo (nelle fasi finali della malattia),
- tosse secca non produttiva,
- respiro sibilante,
- dolore toracico,
- malessere e affaticamento,
- diminuzione appetito e perdita di peso.
Più raramente possono essere presenti anche:
- febbricola,
- dolori muscolari e articolari,
- emottisi (emissione di sangue dalle vie respiratorie, solitamente attraverso un colpo di tosse).
Complicazioni
A lungo termine si possono presentare una serie di complicanze che condizionano negativamente il quadro clinico del paziente e la sua qualità di vita. Le più importanti sono:
- ipossiemia e ipercapnia (diminuizione di O2 e aumento di CO2 nel sangue) valutabili con un’emogasanalisi,
- pneumotorace (anomala presenza di aria nel cavo pleurico che impedisce la normale espansione del polmone),
- cianosi (colorazione bluastra di cute e mucose),
- ipertrofia dei muscoli accessori della respirazione,
- ipertensione polmonare,
- ippocratismo digitale (dita di mani e piedi con una forma che ricorda la bacchetta di un tamburo).
Queste complicanze, insieme all’insufficienza respiratoria cronica, possono portare poi alla morte del paziente dopo diversi anni di malattia.
Diagnosi
Il percorso diagnostico moderno per la fibrosi polmonare si basa su un approccio multidisciplinare che coinvolge pneumologi, radiologi e patologi. L’obiettivo è non solo confermare la presenza di fibrosi, ma identificarne con precisione la tipologia per guidare la terapia più appropriata.
Valutazione clinica e anamnesi
Il medico inizia con un’analisi dettagliata della storia del paziente, indagando l’esposizione professionale (amianto, silice, polveri metalliche), l’abitudine al fumo e l’eventuale presenza di malattie autoimmuni. Durante l’esame obiettivo, un segno caratteristico cercato dal medico è la presenza di rantoli crepitanti “tipo velcro” (un suono simile all’apertura di una striscia di velcro) durante l’auscultazione polmonare con lo stetoscopio.
Imaging radiologico ad alta risoluzione
La TC del torace ad alta risoluzione (HRCT) rappresenta lo strumento fondamentale e il gold-standard per la diagnosi. Questo esame permette di visualizzare i pattern tipici della fibrosi, come l’aspetto “a nido d’ape” (honeycombing) o le bronchiectasie da trazione. In molti casi, un pattern radiologico chiaro di polmonite interstiziale usuale (UIP) è sufficiente per porre diagnosi senza ricorrere a procedure invasive.
Prove di funzionalità respiratoria
Questi test sono essenziali per misurare il grado di compromissione polmonare e monitorare la progressione della malattia nel tempo:
- Spirometria: valuta i volumi polmonari; tipicamente mostra un deficit di tipo restrittivo (polmoni più piccoli e rigidi).
- DLCO (Capacità di diffusione del monossido di carbonio): misura la capacità dei polmoni di trasferire i gas nel sangue, spesso ridotta precocemente nella fibrosi.
- Emogasanalisi arteriosa: per misurare i livelli di ossigeno e anidride carbonica nel sangue.
- Test del cammino di 6 minuti (6MWT): valuta la tolleranza allo sforzo e l’eventuale desaturazione sotto stress fisico.
Procedure mini-invasive e biopsia
Se i test precedenti non sono conclusivi, si può ricorrere a:
- Broncoscopia con Lavaggio Broncoalveolare (BAL): utile soprattutto per escludere infezioni o altre forme specifiche di infiammazione.
- Criobiopsia transbronchiale: una tecnica moderna meno invasiva della chirurgia tradizionale che utilizza il freddo per prelevare campioni di tessuto polmonare.
- Biopsia polmonare chirurgica: riservata a casi selezionati dove la diagnosi rimane incerta nonostante gli altri accertamenti.
Cura
Gli obiettivi principali della cura per la fibrosi polmonare sono rallentare la progressione della malattia, gestire i sintomi e migliorare la qualità della vita del paziente. Sebbene le cicatrici già formate non possano essere eliminate, i trattamenti attuali hanno trasformato la gestione di questa patologia.
Terapie farmacologiche antifibrotiche
I farmaci antifibrotici rappresentano oggi il pilastro della terapia per la fibrosi polmonare idiopatica e per altre forme di fibrosi progressiva. Questi farmaci non curano la malattia, ma agiscono rallentando significativamente il declino della funzione respiratoria:
- Nintedanib: un inibitore delle tirosina chinasi che blocca i segnali coinvolti nei processi di fibrosi.
- Pirfenidone: un farmaco con proprietà antifibrotiche e antinfiammatorie che riduce la produzione di collagene.
Entrambi i farmaci richiedono un monitoraggio periodico della funzione epatica tramite esami del sangue, a causa dei possibili effetti collaterali a carico del fegato o dell’apparato digerente (come nausea o diarrea).
Gestione delle forme secondarie
Se la fibrosi è causata da malattie autoimmuni (come l’ artrite reumatoide o la sclerodermia), il trattamento può includere:
- Corticosteroidi: per ridurre l’infiammazione attiva.
- Immunosoppressori: per modulare la risposta del sistema immunitario che aggredisce i polmoni.
Terapie di supporto e riabilitazione
L’approccio non farmacologico è altrettanto cruciale per il benessere del paziente:
- Ossigenoterapia: prescritta quando i livelli di ossigeno nel sangue scendono sotto determinate soglie, aiuta a ridurre la dispnea e protegge il cuore dalle complicazioni dell’ipertensione polmonare.
- Riabilitazione polmonare: un programma strutturato di esercizi fisici mirati, educazione nutrizionale e tecniche di respirazione che aiutano il paziente a gestire meglio lo sforzo quotidiano.
- Gestione del reflusso gastroesofageo: poiché il micro-aspiramento di acido può peggiorare la fibrosi, viene spesso prescritta una terapia specifica per lo stomaco.
Trapianto di polmone
Per i pazienti con malattia avanzata e progressiva che non rispondono alle altre terapie, il trapianto di polmone (singolo o doppio) può essere un’opzione salvavita. La valutazione per l’inserimento in lista d’attesa deve avvenire precocemente per garantire le migliori probabilità di successo.
Stile di vita e consigli pratici
Il mantenimento di uno stile di vita sano è una parte integrante del piano di cura. È imperativo smettere di fumare immediatamente, poiché il fumo accelera drasticamente il danno polmonare. Una dieta equilibrata è fondamentale per evitare sia la perdita di peso (comune nelle fasi avanzate) sia l’obesità, che aumenterebbe il carico di lavoro dei polmoni. Infine, è raccomandata la protezione contro le infezioni respiratorie attraverso le vaccinazioni periodiche (antinfluenzale, antipneumococcica e anti-COVID), poiché ogni infezione può causare una riacutizzazione della fibrosi.
Prevenzione
Alcuni accorgimenti utili per prevenire la comparsa della malattia possono essere:
- smettere di fumare ed evitare il fumo passivo,
- vaccinarsi periodicamente contro l’influenza,
- usare mascherine protettive in caso di lavoro che prevede il contatto con polveri organiche o metalliche.
Fonti e bibliografia
- Harrison – Principi Di Medicina Interna Vol. 1-2 (17’Ed. McGraw Hill 2009).
- Malattie dell’apparato respiratorio II edizione. E. Gramiccioni, M. Loizzi, M.P. Foschino Barbaro, O. Resta, F. Sollitto. (Edizioni Minerva Medica Torino 2008).
Autore
Dr. Ruggiero Dimonte
Medico ChirurgoIscritto all'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Barletta-Andria-Trani n. 2130