Introduzione
L’enfisema è una condizione che fa parte delle malattie che interessano i polmoni, classificata tra quelle di tipo polmonare ostruttivo; è una patologia caratterizzata da un progressivo e irreversibile danno agli alveoli, le piccole unità polmonari in cui avviene lo scambio ossigeno-anidride carbonica.

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Con la progressione dell’enfisema gli alveoli si trasformano in sacche più grandi e irregolari, con buchi all’interno delle pareti; il risultato pratico è che la superficie polmonare diminuisce e, conseguentemente, diminuisce anche la quantità di ossigeno che raggiunge il sangue.

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L’organismo non è cioè più in grado di assorbire la quantità di ossigeno necessaria e compaiono così tosse cronica e difficoltà respiratorie durante l’esercizio fisico.
La causa più comune è sicuramente il fumo di sigaretta e smettere di fumare è la miglior prevenzione praticabile, nonché la cura più efficace per rallentare il peggioramento della malattia.
La mancanza di respiro durante l’attività fisica è il sintomo principale e il primo a comparire; altri sintomi legati alle vie respiratorie (tosse secca o produttiva, dolore toracico) non sono particolarmente comuni, a meno che non sia presenta una contemporanea bronchite (peraltro comune nei fumatori).
Le lesioni ai polmoni causate dall’enfisema sono purtroppo permanenti e il danno può variare da lieve a molto grave.
- Nei casi lievi la mancanza di respiro può verificarsi solo a seguito di esercizio o sforzi fisici,
- mentre nei casi più avanzati il paziente può avere difficoltà respiratorie anche solo per spostarsi da una stanza all’altra, necessitando quindi costantemente di ossigeno.
Sfortunatamente, non esiste alcun trattamento per invertire o riparare il danno una volta che si è verificato, tuttavia smettere di fumare ed in generale evitare l’esposizione ad inquinanti può impedire che il danno peggiori.
Il trattamento farmacologico è basato sulla gestione dei sintomi e varia in base alla gravità di quest’ultimi; a disposizione dei medici e dei pazienti troviamo farmaci uso orale, da inalare e l’ossigeno.
La terapia può arrestare la progressione dell’enfisema, ma purtroppo non può far regredire le lesioni già presenti.
Polmoni
I polmoni sono due grandi organi situati nel petto che fanno parte dell’apparato respiratorio.
L’aria entra nel corpo attraverso il naso o la bocca, passa attraverso la trachea e i bronchi per giungere quindi ai polmoni.
Quando inspiriamo, i polmoni si espandono con l’aria ed in questo modo il corpo riceve l’ossigeno, mentre quando espiriamo l’aria esce da questi organi ed il corpo si libera dell’anidride carbonica.
Il polmone destro è costituito da tre parti (lobi), mentre quello sinistro è più piccolo ed è costituito da due soli lobi. Lo scambio di gas avviene in un mosaico di cellule specializzate che formano delle piccole sacche d’aria chiamate alveoli.
All’interno del torace due sottili strati di tessuto (pleura) li avvolgono separandoli dagli altri organi e permettendone il movimento.

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Cause
La causa più comune alla base della comparsa di enfisema è senza dubbio il fumo, ma la malattia può derivare anche dall’esposizione prolungata ad altre sostanze aeree irritanti, come ad esempio:
- inquinanti,
- fumi e polveri industriali.
In rari casi l’enfisema è causato dalla carenza ereditaria di una particolare proteina che protegge le strutture elastiche dei polmoni: in questo caso si parla di enfisema da deficit di Alfa 1-antitripsina.
Per capire il tipo di danno possiamo immaginare il polmone come una sorta di spugna, costituito cioè da tanti piccoli buchini dove avviene lo scambio gassoso; l’enfisema è responsabile della distruzione delle pareti che separano i diversi buchi (alveoli), creando così buchi di dimensione maggiore. Il risultato finale è che, a parità di volume (la dimensione del polmone almeno inizialmente non cambia), diminuisce progressivamente la superficie di cellule in grado di assorbire ossigeno e viene quindi progressivamente ridotta la capacità polmonare di respirazione.
Il danno è poi peggiorato quando subentra un graduale e progressivo collasso del polmone, che avviene in una seconda fase.
Fattori di rischio
Tra i fattori che fanno aumentare il rischio di soffrire di enfisema ricordiamo:
- Sesso. Non si rilevano differenze significative fra uomini e donne, se si prescinde dal fatto che tendenzialmente gli uomini sono più spesso fumatori.
- Fumo. L’enfisema compare con maggior frequenza nei fumatori, con un rischio che è direttamente proporziale al numero di anni di fumo e alla quantità di tabacco fumata. Anche l’esposizione al fumo passivo rappresenta un fattore di rischio.
- Età. L’enfisema viene in genere diagnosticato a un’età compresa tra i 50 e i 70 anni.
- Esposizione professionale ai fumi o alle polveri.
- Esposizione all’inquinamento interno ed esterno.
- Malattie genetiche, in particolare in caso di deficienza nella produzione dell’enzima Alfa-1-anitripsina, una proteina prodotta dal fegato in grado di proteggere i polmoni dai processi infiammatori causati da sostanze volatili irritanti.
Il rischio aumenta nel caso di compresenza di più fattori, per esempio un soggetto fumatore esposto a polveri industriali, a parità di altri fattori correrà un rischio maggiore rispetto a un soggetto fumatore che viva e lavori in una zona relativamente non inquinata.
Sintomi
Nelle prime fasi di sviluppo l’enfisema può passare completamente inosservato, perché il margine di tolleranza dei polmoni è piuttosto elevato e l’organismo riesce quindi a compensare i danni iniziali.
Possono poi comparire sintomi lievi, fino a quando non sia stato distrutto circa il 50% del tessuto polmonare, che comprendono
- mancanza di fiato (dispnea),
- affaticamento,
e che spesso vengono sottovalutati e scambiati per un banale malessere. Lo sviluppo dei sintomi è molto graduale e viene in genere notato un progressivo peggioramento del fiato corto nelle attività che richiedono uno sforzo maggiore (anche semplicemente salire le scale).
In seguito possono comparire anche:
- mancanza di fiato anche a riposo,
- aumentata suscettibilità alle infezioni,
- tosse produttiva (tosse del fumatore),
- dolore al petto,
- respiro sibilante,
- fatica nelle attività quotidiane,
- depressione,
- aumento della frequenza cardiaca.
Quando chiamare il medico
È consigliabile andare dal medico fin dalla comparsa di uno o più dei sintomi caratteristici di enfisema (il fiato corto nelle attività quotidiane è quello più comune); sottovalutare la situazione attribuendo la colpa all’invecchiamento, senza verificare, può essere causa di ritardo nelle cure e peggioramento irreversibile.
Chiamare il 118 in caso di:
- comparsa di cianosi (colorazione bluastra della pelle, per esempio delle dita, dovuta a carenza di ossigeno),
- aumento importante del battito cardiaco,
- incapacità di parlare a causa della mancanza di fiato.
Pericoli
La presenza di enfisema aumenta il rischio di sviluppare:
- polmoniti, ossia un’infezione che colpisce i polmoni,
- bronchite, ossia un’infezione che colpisce i bronchi,
- altre infezioni polmonari,
- pneumotorace (collasso dei polmoni), una complicazione potenzialmente letale
- disturbi cardiaci, dovuti alla progressiva riduzione della quantità di ossigeno assorbita che obbliga il cuore a un super-lavoro per compensare la carena.
Diagnosi
Il percorso diagnostico dell’enfisema è oggi estremamente preciso e mira non solo a confermare la malattia, ma a definirne il fenotipo specifico per personalizzare la terapia. Il sospetto clinico nasce solitamente in presenza di dispnea (fiato corto) persistente, tosse cronica ed esposizione nota a fattori di rischio come il fumo.
Test della funzionalità polmonare
La spirometria rimane l’esame cardine. Misura quanto velocemente i polmoni possono essere svuotati e la quantità totale di aria espirata. Per confermare la diagnosi di enfisema (inserito nel quadro della BPCO), il medico valuta il rapporto tra il volume espirato nel primo secondo (FEV1) e la capacità vitale forzata (FVC). Se questo rapporto è inferiore a 0.70 dopo la somministrazione di un broncodilatatore, l’ostruzione è confermata.
Oltre alla spirometria semplice, vengono spesso eseguiti test più approfonditi:
- DLCO (Capacità di diffusione del monossido di carbonio): Questo test è cruciale per l’enfisema, poiché misura la capacità dei polmoni di trasferire i gas dall’aria al sangue. Un valore ridotto è un segno tipico della distruzione degli alveoli.
- Pletismografia corporea: Serve a misurare i volumi polmonari statici. Nell’enfisema, i polmoni tendono a trattenere troppa aria (iperinflazione), aumentando il volume residuo.
Imaging e biomarcatori
La diagnostica per immagini ha fatto passi da gigante nel mappare l’estensione del danno:
- TC del torace ad alta risoluzione (HRCT): È lo standard attuale per visualizzare direttamente le aree di enfisema. Permette di distinguere tra i diversi tipi di enfisema (centrolobulare, panlobulare) e di identificare eventuali “bolle” che potrebbero rompersi. La radiografia del torace convenzionale rimane utile solo nelle fasi avanzate o per escludere altre patologie acute.
- Emogasanalisi arteriosa: Questo esame del sangue è fondamentale per determinare i livelli esatti di ossigeno e anidride carbonica, guidando la decisione sull’eventuale ossigenoterapia.
- Screening per il deficit di Alfa-1 antitripsina: Raccomandato almeno una volta a tutti i pazienti con diagnosi di enfisema, specialmente se giovani o non fumatori, per escludere la causa genetica.
Il monitoraggio include spesso anche la valutazione della saturazione dell’ossigeno a riposo e sotto sforzo (test del cammino di 6 minuti) per valutare l’impatto della malattia sulla vita quotidiana. In alcuni casi, un elettrocardiogramma o un ecocardiogramma sono necessari per monitorare il cuore, che può risentire della pressione polmonare elevata.
Cura e terapia
Sebbene le lesioni polmonari dell’enfisema siano permanenti, i protocolli terapeutici attuali consentono di controllare efficacemente i sintomi, prevenire le riacutizzazioni e migliorare significativamente la capacità di esercizio. Gli obiettivi principali sono la riduzione dell’infiammazione, l’apertura delle vie aeree e la protezione del tessuto polmonare residuo.
Terapie farmacologiche
La terapia farmacologica moderna si basa principalmente sull’uso di inalatori che agiscono localmente con minimi effetti sistemici:
- Broncodilatatori a lunga durata (LAMA e LABA): Rappresentano la prima linea di trattamento. Agiscono rilassando la muscolatura dei bronchi per diverse ore, facilitando il passaggio dell’aria. Spesso vengono prescritti in combinazione fissa in un unico inalatore per massimizzarne l’efficacia.
- Corticosteroidi inalatori (ICS): Il cortisone per via inalatoria viene aggiunto se il paziente presenta frequenti riacutizzazioni o una componente infiammatoria specifica (eosinofili alti nel sangue). L’uso prolungato richiede monitoraggio per prevenire osteoporosi o cataratta.
- Terapia con inibitori della fosfodiesterasi-4 o macrolidi: Possono essere indicati in pazienti selezionati con bronchite cronica associata per ridurre la frequenza delle crisi respiratorie.
- Gestione delle infezioni: Cicli mirati di antibiotici sono prescritti tempestivamente in caso di sovrainfezioni batteriche per evitare danni ulteriori.
Riabilitazione respiratoria e stile di vita
Il pilastro non farmacologico più importante è la riabilitazione polmonare. Non si tratta solo di esercizio, ma di un programma multidisciplinare che include:
- Allenamento fisico supervisionato per migliorare la tolleranza allo sforzo.
- Tecniche di respirazione (come la respirazione a labbra socchiuse) per svuotare meglio i polmoni.
- Supporto nutrizionale (fondamentale, poiché molti pazienti con enfisema perdono peso eccessivo a causa dell’alto dispendio energetico per respirare).
Smettere di fumare rimane l’intervento singolo più efficace. Il medico può prescrivere farmaci specifici come la vareniclina per supportare questo percorso. È inoltre essenziale la prevenzione vaccinale: oltre alla vaccinazione antinfluenzale annuale, sono raccomandati i vaccini contro lo pneumococco, il virus respiratorio sinciziale (RSV) e il COVID-19.
Ossigenoterapia e interventi avanzati
Quando la funzione polmonare scende sotto livelli critici, l’ossigeno supplementare diventa una terapia salvavita, in grado di proteggere il cuore dal sovraccarico e migliorare la sopravvivenza.
In casi selezionati di enfisema grave che non risponde più ai farmaci, si possono valutare opzioni più invasive:
- Riduzione volumetrica endoscopica: L’inserimento di piccole valvole unidirezionali nei bronchi tramite broncoscopia. Queste valvole permettono alle zone più danneggiate del polmone di sgonfiarsi, lasciando più spazio alle parti sane per espandersi.
- Chirurgia di riduzione del volume polmonare: Rimozione chirurgica delle parti più colpite.
- Trapianto di polmone: Riservato a pazienti giovani con malattia terminale e assenza di altre patologie gravi (come diabete o ipertensione non controllati).
Prevenzione
Per prevenire l’enfisema il consiglio più importante è sicuramente quello di non fumare, o di smettere immediatamente; non è mai troppo tardi per smettere. Per farlo non si deve aver paura di chiedere eventualmente aiuto al medico e/o appoggiarsi a centri antifumo.
Smettere è davvero possibile.
Altrettanto importante è evitare l’esposizione al fumo passivo e ad altre sostanze irritanti, come l’inquinamento o inalanti irritanti presenti sul posto di lavoro.
Praticare esercizio fisico regolarmente può migliorare concretamente la capacità polmonare e previene anche gravi malattie cardiache causate dalla sedentarietà.
Fonti e bibliografia
Le domande più frequenti
Cos'è l'enfisema polmonare?
Da cosa è causato?
Quali sono i sintomi dell'enfisema?
Come si cura?
Posso modificare la dose prescritta dei farmaci che mi hanno prescritto?
Quali sono le conseguenze di un enfisema polmonare non trattato?
Autore
Dr. Roberto Gindro
DivulgatoreLaurea in Farmacia con lode, PhD in Scienza delle sostanze bioattive.
Fondatore del sito, si occupa ad oggi della supervisione editoriale e scientifica.