Introduzione
L’algodistrofia (o sindrome dolorosa regionale complessa, CRPS) è una forma di dolore cronico (persistente, di lunga durata) che di solito colpisce un braccio o una gamba; è un tipo di dolore neuropatico che nasce in seguito ad una lesione (di varia natura, come ad esempio un infortunio, un intervento chirurgico, un ictus od un infarto) di
- Organi e tessuti molli o ossei, identificata come CRPS di tipo I (in passato indicata come distrofia simpatica riflessa)
- Strutture nervose, identificata come CRPS di tipo II (in passato chiamata causalgia).
La peculiarità è che il dolore è sproporzionato rispetto all’effettivo danno e si manifesta per un lasso di tempo molto maggiore rispetto a quello che ci si attenderebbe. È spesso accompagnato da altri tipi di disturbi (autonomici, motori e trofici, descritti nel paragrafo dei sintomi).
La diagnosi si effettua accertando la presenza di un dolore cronico di entità maggiore rispetto a quello suggerito dalla sottostante causa organica, accompagnato dalla positività per i criteri di Budapest. Il trattamento è fondato su un approccio multidisciplinare che include riabilitazione specialistica, terapie farmacologiche mirate e supporto psicologico.
La prognosi è variabile: la patologia può regredire spontaneamente o con la terapia, specialmente se diagnosticata precocemente, oppure restare stabile per anni o anche, in una minoranza di casi, progredire in altre zone.
L’algodistrofia NON è un tumore e non può avere degenerazione maligna.
Richiami di anatomia, il sistema nervoso
- Sistema nervoso
- Centrale (Cervello e midollo spinale)
- Periferico (Nervi)
- Somatico (sotto controllo volontario)
- Sensoriale
- Motorio
- Autonomo (funzioni che generalmente sono al di fuori del controllo volontario)
- Sistema nervoso simpatico (reazioni di attacco e fuga, …), ad esempio
- Rilascio in circolo di cortisolo, ormone dello stress
- Dilatazione delle pupille e accomodazione per la visione lontana
- Aumento del volume sistolico del cuore, della sua frequenza e della pressione sanguigna
- Dilatazione dei bronchi;
- Dilatazione delle arterie coronariche
- Dilatazione dei vasi dei muscoli scheletrici
- Contrazione dei vasi sanguigni periferici
- Costrizione dei vasi di cute ed organi viscerali (fatta eccezione per cuore e polmoni);
- Riduzione delle funzioni digestive e renali
- Sistema nervoso parasimpatico (riposo, recupero, digestione, …)
- Sistema nervoso enterico (fibre nervose che innervano i visceri)
- Sistema nervoso simpatico (reazioni di attacco e fuga, …), ad esempio
- Somatico (sotto controllo volontario)
Cause
Le cause alla base dello sviluppo della sindrome dolorosa regionale complessa sono ad aggi ancora poco comprese, ma si ritiene che i fattori scatenanti siano numerosi e comprendano:
- CRPS di tipo I:
- Lesione di mani o piedi
- Lesioni da schiacciamento
- Infarto miocardico acuto
- Ictus cerebrale
- Carcinomi dei polmoni, mammelle, ovaie o del sistema nervoso centrale
- Immobilizzazione prolungata di un arto (spesso dovuta al trattamento della lesione)
- CRPS di tipo II:
- Evidente danno a carico di un nervo periferico
Questi fattori causano una moltitudine di fenomeni, la maggior parte mediata dal sistema nervoso simpatico, che per motivi ancora non chiari contribuiscono a mantenere il dolore e l’infiammazione. Tra questi fenomeni quelli ad oggi riconosciuti sono:
- Aumento dell’attività simpatica centrale
- Sensibilizzazione dei nocicettori periferici alla noradrenalina, uno dei più importanti trasmettitori del sistema simpatico
- Aumento del rilascio di neuropeptidi come la sostanza P
Nonostante il riconoscimento di questi elementi la comunità scientifica non è ancora in grado di stabilire l’esatta causa alla base dello sviluppo di questa sindrome, in quanto solo una piccola quota di pazienti risponde alla terapia con blocco del sistema simpatico centrale o periferico.
La patologia è più diffusa nel sesso femminile, con un rapporto F:M di 2-3:1, tende a coinvolgere soprattutto gli arti superiori ed essere presente nell’età giovane adulta.
Sintomi

By Timsong311 – the picture was taken with the patient’s permission, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=25880664
L’algodistrofia è caratterizzata da una sintomatologia eterogenea e polimorfa alla base della quale l’elemento comune è la presenza di dolore di tipo sordo o urente che non solo non regredisce, ma al contrario si acuisce con lo stress emotivo ed il cambiamento dello stile di vita. Tale dolore non segue il decorso di un singolo nervo periferico, ma è regionale (tipicamente colpisce un arto) e spesso causa in questi pazienti limitazioni nell’uso di un arto.
A questo sintomo possono essere associati numerosi altri disturbi collegati che contribuiscono alla diminuzione della qualità di vita del paziente, che ne risente in modo molto profondo anche dal punto di vista psicosomatico.
- Anomalie sensitive di tipo:
- Vasomotorio cutaneo:
- Eritema
- Cute a chiazze
- Termotatto aumentato o diminuito
- Alterazione della sudorazione con cute secca o iperidrosica
- Vasomotorio cutaneo:
- Anomalie motorie:
- Tremore
- Debolezza
- Spasmi
- Fascicolazioni
- Distonia con flessione fissa delle dita o con posizione equinovara del piede
- Alterazioni trofiche:
- Atrofia cutanea (assottigliamento della cute)
- Pelle traslucida
- Alopecia
- Unghie fessurate
- Atrofia ossea (impoverimento delle ossa, come osteoporosi)
- Stress psicologico a causa del dolore incoercibile, mancanza di una terapia efficace e scarsa comprensione della patologia da parte delle persone vicine:
- Depressione
- Disturbi d’ansia e stress
- Rabbia ed aggressività
- Alterazioni del comportamento
I disturbi possono cambiare nel tempo e variare da un paziente all’altro, ma in genere l’esordio è caratterizzato dallo sviluppo di dolore, gonfiore, arrossamento, sbalzi evidenti di temperatura e ipersensibilità (in particolare al freddo e al tatto).
Tutti questi sintomi portano ad una mobilità limitata causando spesso retrazioni articolari. Soprattutto pazienti con arti amputati possono avere dei problemi a posizionare delle protesi per deambulare.
Diagnosi
La diagnosi di algodistrofia è un processo complesso che si basa principalmente sulla valutazione clinica. Non esiste, infatti, un singolo esame di laboratorio o strumentale in grado di confermare con certezza assoluta la patologia. Il medico specialista di riferimento è generalmente il fisiatra, il neurologo o l’algologo (esperto in terapia del dolore).
Criteri clinici di Budapest
Il “gold standard” diagnostico è rappresentato dai criteri clinici di Budapest, che richiedono la presenza di dolore continuo sproporzionato rispetto all’evento scatenante e la verifica di segni e sintomi in quattro ambiti specifici:
- Sensoriale: eccessiva sensibilità al tatto (iperestesia) o dolore evocato da stimoli normalmente non dolorosi, come lo sfregamento dei vestiti (allodinia).
- Vasomotorio: differenze di temperatura o di colore tra l’arto colpito e quello sano.
- Sudomotorio/Edema: presenza di gonfiore (edema) o alterazioni della sudorazione.
- Motorio/Trofico: limitazione del movimento, tremori, debolezza o alterazioni di pelle, peli e unghie.
Esami strumentali e di imaging
Sebbene la diagnosi sia clinica, alcuni esami sono fondamentali per escludere altre patologie (diagnosi differenziale) o per supportare il sospetto clinico:
- Scintigrafia ossea trifasica: è l’esame più sensibile nelle prime fasi della malattia (entro i primi 5-6 mesi). Può mostrare un aumento della captazione del radiofarmaco nell’arto colpito, segnale di un’alterata circolazione e rimodellamento osseo.
- Risonanza Magnetica (RM): utile per evidenziare l’edema spongioso (gonfiore all’interno dell’osso) e alterazioni dei tessuti molli, oltre ad escludere fratture occulte o lesioni infiammatorie.
- Radiografia tradizionale: nelle fasi più avanzate può mostrare una rarefazione ossea a chiazze (osteoporosi di Sudeck), ma spesso risulta negativa nelle fasi iniziali.
- Test neurofisiologici: come l’elettromiografia (EMG), essenziali per distinguere la CRPS di tipo II (dove è presente un danno nervoso documentabile) dal tipo I.
Trattamento e percorsi di cura
L’obiettivo primario della terapia è il ripristino della funzionalità dell’arto e la riduzione del dolore, prevenendo la cronicizzazione e l’atrofia muscolare. Il trattamento moderno segue un modello multidisciplinare (“bio-psico-sociale”) che deve essere iniziato il più precocemente possibile per massimizzare le probabilità di successo.
Terapia farmacologica specialistica
I protocolli farmacologici variano in base alla fase della malattia e al profilo del paziente:
- Bisfosfonati (Neridronato): In Italia, l’uso del neridronato in dosaggi specifici rappresenta un pilastro terapeutico fondamentale per la CRPS di tipo I, dimostrando efficacia nel ridurre il dolore e l’edema osseo se somministrato nelle fasi precoci.
- Farmaci per il dolore neuropatico: antidepressivi triciclici o antiepilettici (come gabapentinoidi) sono utilizzati per stabilizzare l’eccitabilità dei nervi.
- Corticosteroidi: l’uso di corticosteroidi può essere indicato nelle fasi acute caratterizzate da forte infiammazione e gonfiore.
- Analgesici: si utilizzano farmaci antinfiammatori o oppiacei, sebbene questi ultimi richiedano estrema cautela e un monitoraggio stretto per evitare fenomeni di sensibilizzazione centrale.
- Terapie topiche: cerotti a base di lidocaina o capsaicina possono essere utili per gestire l’allodinia localizzata.
Riabilitazione e fisioterapia
La fisioterapia non è solo un supporto, ma il cuore del trattamento. Il percorso prevede:
- Graded Motor Imagery (GMI): un protocollo riabilitativo basato sulle neuroscienze che include il riconoscimento della lateralità, l’immaginazione motoria e la terapia dello specchio, utile per “riprogrammare” la percezione del dolore a livello cerebrale.
- Desensibilizzazione: esposizione graduale dell’arto a diverse consistenze e stimoli per ridurre l’ipersensibilità cutanea.
- Idrokinesiterapia: l’esercizio in acqua calda facilita il movimento riducendo il carico e favorendo il rilassamento muscolare.
Interventi mininvasivi e innovativi
Nei casi resistenti alle terapie convenzionali, si possono valutare opzioni più avanzate:
- Neuromodulazione: l’impianto di stimolatori midollari (SCS) o della radice dorsale (DRG) agisce interferendo con i segnali di dolore prima che raggiungano il cervello.
- Blocchi nervosi: procedure mirate sul sistema simpatico per interrompere il circolo vizioso del dolore in pazienti selezionati.
Stile di vita e supporto psicologico
Il dolore cronico impatta pesantemente sulla salute mentale. Un percorso di psicoterapia cognitivo-comportamentale è raccomandato per fornire al paziente strumenti di gestione dello stress e prevenire la depressione reattiva. È inoltre consigliato:
- Sospensione del fumo: la nicotina causa vasocostrizione e peggiora la microcircolazione, ostacolando la guarigione dei tessuti.
- Attività fisica moderata: mantenere il movimento generale del corpo aiuta a ridurre lo stato infiammatorio sistemico.
- Alimentazione equilibrata: una dieta ricca di antiossidanti può supportare i processi di riparazione tissutale.
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Autore
Dr. Mirko Fortuna
Medico ChirurgoIscritto all'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Lecce n. 9165