Ecco come PULIRE le ARTERIE in modo naturale

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È davvero possibile pulire le arterie?

Internet è piena di articoli e video che ti spiegano e ti promettono metodi naturali per pulire le tue arterie. Io stesso in passato ho prodotto un contenuto simile, ma la verità è che si tratta di un concetto tutt’altro che scontato e che fino a solo pochi anni fa innescava roventi dibattiti anche tra gli stessi specialisti, non tutti convinti della possibilità di perseguire questo obiettivo.

In realtà che sia fattibile lo sappiamo da almeno 30 anni, dal pionieristico lavoro del Dr. Ornish sugli effetti dello stile di vita, ma la svolta è avvenuta quando la ricerca ha dimostrato lo stesso effetto anche con i farmaci, oltre che attraverso la disponibilità di esami di diagnostica più accurati e sensibili.

Peraltro “pulire le arterie” è un’espressione molto semplificata per esprimere un concetto che sulle riviste scientifiche viene indicato come “regressione della placca aterosclerotica” e definire se sia un obiettivo effettivamente alla portata è concettualmente molto importante, perché significa capire se dobbiamo accontentarci si congelare una situazione di rischio, evitando un ulteriore peggioramento, oppure se possiamo effettivamente ambire a qualcosa di più.

Oggi sappiamo con certezza che sì, si può puntare a ridurre la dimensione delle placche aterosclerotiche, ovvero andare non solo a stabilizzare la placca, un accumulo di colesterolo, sostanze grasse, prodotti di scarto cellulare, calcio e fibrina che ostacola il passaggio di sangue, ma potenzialmente anche ridurne la dimensione.

Nella frase precedente ho usato l’espressione stabilizzare la placca, che nasconde un altro concetto importantissimo: spesso immaginiamo infarti e ictus come la conseguenza di un’arteria ormai completamente occlusa, che impedisce il passaggio di sangue… ma in realtà anche questa è una semplificazione: come si legge sul sito dell’American Heart Association la presenza di una placca sulla parete di un’arteria è in realtà legata a un duplice rischio:

  • la placca può effettivamente e progressivamente causare l’occlusione del vaso sanguigno,
  • ma anche in caso di placca non particolarmente voluminosa, un piccolo pezzettino potrebbe staccarsi e andare a incunearsi più a valle, in un’arteria più piccola, e causare ugualmente un evento cardiovascolare.

Ecco perché già solo stabilizzare una placca è una grande risultato, ma se riuscissimo a rimpicciolirla… meglio ancora, no?

Come pulire le arterie?

Questo risultato possiamo raggiungerlo fondamentalmente in due modi:

Ti faccio notare che ho detto “e” con lo stile di vita… che non ti venga in mente di fregartene di dieta, peso e attività fisica se prendi una statina…

Però voglio essere molto chiaro con te… non è pensabile riavvolgere completamente il nastro della tua vita fino ad ottenere le arterie di un ventenne, ecco perché ti ricordo sempre che non è mai troppo presto per iniziare a prenderti cura del tuo corpo.

Anche perché purtroppo non è sempre possibile intervenire su tutte le placche, ad esempio quelle calcificate rappresentano ancora oggi una sfida che non riusciamo a vincere, quantomeno non senza ricorrere alla chirurgia.

Ma d’altra parte ti ricordo sempre che non è nemmeno mai troppo tardi per iniziare, giusto? Piccole differenze nella dimensione della placca possono fare una differenza enorme in termini di rischio cardiovascolare. Pensa che si stima che una regressione della placca aterosclerotica dell’1% sia associata a una riduzione del 25% della probabilità di infarti e ictus.

Metodi naturali

È giunto il momento che stavi aspettando, quali sono i metodi naturali in grado di indurre una regressione nella dimensione della placca?

Per parlartene mi baserò essenzialmente su questo lavoro di ricerca pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology, che presenta una buona sintesi di quello che sappiamo ad oggi.

Dieta

Immagine concettuale: forchetta che attraverso cibo da fast food comprime un vaso sanguigno

Shutterstock/Lightspring

Una dieta completa ed equilibrata è uno dei cardini su cui costruire una longevità sana e questa è una verità assodata, che vale per chiunque e per sostanzialmente qualunque branca della Medicina… ma forse a maggior ragione quando si parla di rischio cardiovascolare.

Gli effetti, sia in positivo che in negativo, si esprimono essenzialmente attraverso due obiettivi indipendenti, ma ugualmente importanti:

  • sia attraverso un corretto apporto calorico, che prevenga sovrappeso e obesità,
  • sia attraverso la scelta di modelli dietetici che prediligano alimenti semplici, minimamente lavorati, prevalentemente di origine vegetale e ricchi di frutta e verdura.

Insomma una vera dieta antinfiammatoria, che ti consenta di raggiungere e mantenere un peso ideale; i regimi dietetici con un supporto più solido in termini di letteratura sono abbastanza simili tra loro, dieta mediterranea, dieta vegetariana (o comunque fortemente orientata agli alimenti vegetali) a ridotto consumo di grassi (low-fat), cavallo di battaglia del Dr. Ornish, citato in apertura e altri simili.

Entrambe le diete enfatizzano la riduzione dell’assunzione di grassi saturi e trans, che sono collegati a malattie cardiovascolari, a favore di grassi sani, come quelli presenti nell’olio d’oliva (dieta mediterranea) e nei grassi insaturi di origine vegetale (dieta Ornish).

Sia la dieta mediterranea che quella Ornish incoraggiano un consumo abbondante di frutta e verdura, che sono fonti di importanti nutrienti, fibre e antiossidanti, ed entrambe le diete promuovono l’uso di

  • cereali integrali invece che di cereali raffinati,
  • proteine magre e soprattutto vegetali, con abbondante consumo di legumi e forte riduzione o eliminazione di carni rosse e soprattutto trasformate come i salumi.

Tra i due regimi ci sono poi alcune differenze nel consumo di latticini e frutta secca a guscio, ma più importante è invece notare che entrambi gli approcci promuovono una visione olistica dello stile di vita, ponendo l’accento su di un’attenta gestione dello stress, un sonno di qualità, il continuo sviluppo e mantenimento di relazioni sociali salutari, l’abbandono di abitudini nocive come il fumo e, naturalmente, la regolare attività fisica.

Attività fisica

E proprio l’attività fisica è ormai riconosciuta come un intervento utile tanto nella prevenzione primaria, prima di un evento cardiovascolare, che secondaria, ovvero dopo un infarto o un ictus.

E non serve diventare maratoneti da un giorno all’altro, in una ricerca pubblicata su Journal of Clinical Medicine è stato osservato che pazienti in terapia con statine che camminavano per almeno 7.000 passi al giorno beneficiavano di una più evidente regressione della placca rispetto a quelli più sedentari.

Gli studi nel complesso sono forse pochi, ad esempio non sappiamo ancora benissimo quale forma di attività fisica sia la più efficace, ma non dimenticare che il tuo obiettivo ultimo è quello di cercare di non morire di infarto e ictus, a prescindere dal meccanismo, e l’attività fisica in questo più ampio senso poggia su tonnellate e decenni di ricerca, spiegabile anche attraverso gli effetti che esprime in termini di miglioramento di pressione del sangue, peso corporeo, glicemia, etc.

Conclusioni

Riassumendo:

  • È ormai assodato che sia effettivamente possibile ambire a una regressione della placca.
  • Il modo più efficace per farlo è attraverso un’aggressiva terapia in grado di abbassare i valori di colesterolo LDL che, come tutte le linee guida sottolineano da anni, dev’essere perseguito con lo stile di vita e, se necessario, aggiungendo a questa i farmaci.

Lo stile di vita è quindi alla base di qualsiasi modello sensato di prevenzione, intendendo con questo non solo dieta e attività fisica, ma anche gestione dello stress, attenzione alla qualità e alla quantità del sonno, smettere di fumare e anche aspetti talvolta trascurati e sottovalutati, come la presenza di una solida rete sociale.

Giova ricordare che anche l’abbassamento della pressione alta riveste un ruolo importantissimo nella gestione delle placche, ma la cosa bella è che gli approcci naturali che abbiamo considerato funzionando anche in questo senso… con un piacevole prendi 2 e paghi 1… aggiungiamo solamente a quanto detto la necessità di ridurre il sale (della dieta per la pressione alta ne abbiamo parlato in un articolo specifico).

Allo stesso tempo non dobbiamo fare l’errore di guardare il dito quando i saggi indicano la luna… in realtà quello che a noi interessa non è tanto ridurre la dimensione della placca, ma soprattutto ridurre il rischio di andare incontro a un infarto.

Ti dico questo perché se è vero che questi due obiettivi spesso coincidono, in realtà non è sempre così; una placca calcificata forse non riusciamo ad aggredirla, ma se con lo stile di vita abbattiamo comunque la probabilità di complicazioni… beh, è quello che conta davvero, no?

E da questo punto di vista, credimi, puoi davvero fare la differenza con le tue scelte quotidiane, a prescindere da età e stato di salute.

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