Il colesterolo buono: necessario ma non sufficiente
Il colesterolo HDL, comunemente chiamato “colesterolo buono”, svolge un ruolo fondamentale nella prevenzione cardiovascolare, ma la sua funzione è più complessa di quanto si pensasse in passato. Come direbbe un matematico, è necessario ma non sufficiente per proteggere la nostra salute.
Perché è necessario?
L’HDL svolge un compito essenziale, rimuovere il colesterolo in eccesso dalle arterie, trasportandolo verso il fegato dove viene metabolizzato ed eliminato. Questo meccanismo è fondamentale per prevenire l’aterosclerosi, ovvero l’accumulo di placche di grasso sulle pareti arteriose, e le sue pericolose conseguenze come infarti e ictus.
Perché non è sufficiente?
Contrariamente a quanto si credeva, livelli elevati di colesterolo HDL non garantiscono automaticamente protezione cardiovascolare e, soprattutto, non compensano valori troppo alti di colesterolo LDL (il cosiddetto “colesterolo cattivo“).
Il colesterolo LDL è un fattore di rischio indipendente, capace di causare danni a prescindere dai livelli di HDL. Le attuali strategie di prevenzione cardiovascolare si concentrano quindi principalmente sull’abbassamento del colesterolo LDL: più lo si riduce, meglio è.
L’HDL è davvero protettivo?
Questa domanda è ancora oggetto di ricerca. Sebbene alcuni studi osservazionali abbiano mostrato un’associazione inversa tra valori di HDL e rischio cardiovascolare (suggerendo cioè un effetto protettivo), gli studi clinici che hanno testato approcci farmacologici per aumentare i livelli di HDL hanno generalmente deluso le aspettative:
aumentare farmacologicamente i livelli di HDL non ha dimostrato una significativa riduzione dell’incidenza di eventi cardiovascolari.
Tuttavia questo non cancella il fatto livelli troppo bassi di HDL rappresentano sicuramente un problema, tanto che le attuali linee guida riconoscono che “un basso livello di HDL è associato a un eccesso di eventi e mortalità nei pazienti con malattia coronarica, anche a bassi livelli di LDL”.
Strategie pratiche per migliorare l’HDL

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Crescenti evidenze suggeriscono infine che potrebbe essere più importante migliorare soprattutto la qualità delle particelle HDL piuttosto che semplicemente aumentarne la quantità, ma fortunatamente, le strategie per farlo coincidono in gran parte con quelle per ridurre il colesterolo LDL.
Ecco cosa raccomandano le linee guida:
- Perdere il peso in eccesso: Si stima che il valore di HDL possa aumentare di circa 0,5 punti (in mg/dL) per ogni chilo perso.
- Attività fisica regolare: L’attività aerobica, come 25-30 km di camminata veloce a settimana (o attività equivalenti), può aumentare i livelli di HDL fino a 6 punti. Ricordiamo due principi fondamentali:
- Qualsiasi attività fisica è sempre meglio di nessuna attività
- L’importante è muoversi nel quotidiano: fare le scale, giardinaggio, camminare fino all’ufficio – tutto contribuisce
- Smettere di fumare: Idealmente contenendo l’aumento di peso che spesso accompagna questa scelta, ma il beneficio cardiovascolare e oncologico della cessazione del fumo supera generalmente i rischi legati a un moderato aumento di peso.
- Alimentazione equilibrata:
- Preferire cereali integrali: pane, pasta, riso e, soprattutto, cereali in chicco non raffinati
- Consumare abbondanti verdure quotidianamente, crude o cotte
- Includere legumi regolarmente: lenticchie, fagioli, ceci, soia
- Mangiare frutta fresca ogni giorno, possibilmente intera e con la buccia quando appropriato
- Scegliere pesce azzurro e, con moderazione, carni magre, evitando salumi e tagli grassi
- Optare per latticini magri come latte scremato e yogurt senza zuccheri aggiunti
- Ridurre o eliminare burro, grassi animali (come il lardo) e oli tropicali (palma, cocco)
- Consumare regolarmente olio extravergine d’oliva e frutta secca non salata
- Preferire metodi di cottura semplici e leggeri, come la cottura a vapore o in padella con poco olio, limitando le fritture alle occasioni speciali
Queste raccomandazioni, benché non rivoluzionarie, rappresentano strumenti concreti ed efficaci per migliorare non solo i livelli di colesterolo HDL, ma il profilo lipidico complessivo e la salute cardiovascolare.
Autore
Dr. Roberto Gindro
DivulgatoreLaurea in Farmacia con lode, PhD in Scienza delle sostanze bioattive.
Fondatore del sito, si occupa ad oggi della supervisione editoriale e scientifica.