Come avere le arterie più pulite e più sane del mondo

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La popolazione con le arterie più sane al mondo

Dimmi la verità, non vorresti anche tu godere delle arterie più sane del mondo?

Se non si fosse trattato di MedScape onestamente non mi sarei soffermato sulla notizia, sembrava la solita sparata tutto fumo e niente arrosto… Tuttavia si tratta di un portale dedicato ai professionisti in ambito salute che, oltre ad avere evidentemente dei bravi titolisti, fornisce spesso contenuti di buona qualità, ragionevolmente affidabili e pertinenti. In questo specifico caso si tratta del commento a uno studio, presentato inizialmente in forma preliminare e poi pubblicato integralmente, che ha misurato la rigidità delle arterie degli indigeni Tsimané, popolazione originaria dell’Amazzonia boliviana e nota per un’eccezionale salute vascolare.

Gli autori hanno trovato arterie estremamente elastiche in rapporto all’età dei soggetti, un’osservazione particolarmente positiva dal punto di vista della salute, da cui la stiracchiata definizione di arterie più sane del mondo… e ovviamente subito collegate al loro stile di vita tipicamente frugale e attivo, caratterizzato da pratiche ancestrali come l’agricoltura taglia e brucia (che riguarda principalmente banane, riso, manioca dolce e mais), la pesca fluviale, la caccia a mammiferi neotropicali e la raccolta di frutta di stagione, miele e noci.

Ma non è di questo che vorrei parlarti oggi… non solo perlomeno.

Vuoi essere un SUPERNOVA?

Approfondendo un po’ lo studio in questione e la sua bibliografia sono infatti arrivato a un lavoro del 2019 che ha introdotto un concetto estremamente interessante, quello di supernova; potresti aver già sentito questo termine, supernova, in campo astronomico, dove viene usato per indicare la fine esplosiva di una stella particolarmente grande, un’esplosione gigantesca capace di illuminare l’intera galassia fino a trasformarsi talvolta in un buco nero, una sorta di fenomeno fisico dove il concetto di tempo viene letteralmente piegato dalle forze in gioco.

Insomma, è quel posto dove vorrebbero mandarmi gli astrofisici all’ascolto dopo essere riuscito a mettere insieme la peggiore descrizione degli ultimi 10 anni… ma veniamo a noi, perché è proprio questa modulazione del tempo ad aver ispirato gli autori dello studio, che

  • nel 2008 hanno proposto il termine sindrome EVA per indicare un precoce invecchiamento delle arterie, associato alla pressione alta e ad altri fattori di rischio cardiovascolare. Una delle sue caratteristiche è il progressivo irrigidimento delle grandi arterie. Lo sviluppo dell’apparato cardiovascolare può essere influenzato già durante la vita fetale: per esempio, un basso peso alla nascita è associato, in media, a un maggior rischio cardiovascolare futuro. Questo non significa che l’aterosclerosi inizi necessariamente prima della nascita né che il destino sia già scritto, perché sul rischio finale intervengono molti fattori durante tutta la vita.
  • Questi stessi autori hanno proposto circa 10 anni dopo un nuovo termine, SUPERNOVA appunto, per indicare un fenomeno opposto, un ritardato invecchiamento delle arterie, ovvero il mantenimento di un’elasticità migliore rispetto a quella mediamente osservata alla stessa età. Ricercatori peraltro piuttosto spiritosi, perché hanno coniato il termine SUPERNOVA non solo in riferimento ai buchi neri, ma anche come acronimo di SUPERNOrmal Vascular Aging, un invecchiamento vascolare migliore della media. È un fenotipo studiato soprattutto nella ricerca e associato a un profilo cardiovascolare favorevole, ma non garantisce da solo l’assenza di aterosclerosi, infarto o ictus.

Oh, per inciso (ma non è necessario ricordarlo):

  • l’arteriosclerosi è un termine generale che indica l’ispessimento e l’indurimento delle pareti arteriose, con perdita di elasticità,
  • mentre l’aterosclerosi è una forma di arteriosclerosi caratterizzata dalla formazione di placche composte da colesterolo, cellule infiammatorie e altro materiale nella parete delle arterie.
Aterosclerosi

Aterosclerosi (Shutterstock/NPW-STUDIO)

Torniamo a noi… perché quello che vogliamo è diventare individui SUPERNOVA, proprio come gli Tsimané, o quantomeno tendere a questo obiettivo e per farlo dobbiamo concentrarci non tanto su un’etichetta, quanto sulla prevenzione.

Non possiamo sapere con esattezza quali siano gli elementi che consentono a questa e altre popolazioni di mantenere arterie particolarmente elastiche. Lo stile di vita sembra avere un ruolo importante, ma gli studi osservazionali non permettono di separarlo completamente da genetica, ambiente, condizioni di vita e altri fattori.

Come si valuta la salute delle arterie

SUPERNOVA ed EVA sono concetti utilizzati soprattutto nella ricerca: non sono diagnosi che una persona possa formulare da sola e non esiste un singolo esame capace di stabilire con certezza la propria “età vascolare”. Nella pratica clinica l’obiettivo principale è stimare il rischio complessivo di infarto, ictus e altre malattie cardiovascolari, non inseguire un particolare valore di elasticità arteriosa.

La valutazione clinica

Il medico parte dall’anamnesi, cioè dalla raccolta delle informazioni sulla salute della persona. Considera età, fumo, alimentazione, attività fisica, farmaci, malattie già presenti, eventuali complicazioni durante la gravidanza e familiarità per eventi cardiovascolari precoci. Sono importanti anche diabete, malattie renali, obesità, disturbi del sonno e condizioni infiammatorie croniche.

L’esame obiettivo comprende normalmente la misurazione corretta della pressione, del peso e della circonferenza della vita, oltre alla valutazione del cuore e della circolazione. Se la pressione risulta alta, la diagnosi va di solito confermata con misurazioni ripetute e, quando indicato, con controlli domiciliari o monitoraggio nelle 24 ore.

Esami normalmente utili

In base all’età e al profilo personale, il medico può richiedere esami del sangue per valutare colesterolo totale, LDL, HDL, trigliceridi, glicemia o emoglobina glicata e funzione renale. Questi dati, insieme a pressione, fumo, diabete e storia clinica, permettono di stimare il rischio cardiovascolare e di decidere se siano sufficienti interventi sullo stile di vita o servano anche farmaci.

La lipoproteina(a), una particella determinata in larga parte dalla genetica, può essere misurata per affinare la valutazione, soprattutto in presenza di familiarità per malattie cardiovascolari precoci o quando il rischio è vicino alla soglia che orienta una decisione terapeutica. Marcatori generici di infiammazione, test sul microbiota e misure dello “stress ossidativo” non sono invece esami di routine per stabilire la salute delle arterie.

Misurazione della rigidità arteriosa e imaging

La rigidità delle grandi arterie può essere stimata misurando la velocità con cui l’onda del polso viaggia tra carotide e femorale. Più l’arteria è rigida, più rapidamente si propaga l’onda. È una tecnica non invasiva utile nella ricerca e in alcuni centri specialistici, ma non è necessaria come screening per tutta la popolazione. Il risultato dipende anche da pressione, età, metodo e condizioni della misurazione e deve essere interpretato rispetto a valori di riferimento appropriati.

Esami come ecografia delle arterie, indice caviglia-braccio o valutazione del calcio coronarico mediante tomografia computerizzata sono riservati a casi selezionati. Possono essere utili quando sono presenti sintomi, si sospetta una malattia vascolare o il risultato potrebbe modificare concretamente la terapia. Non sono indicati indiscriminatamente nelle persone sane e la tomografia comporta una piccola esposizione a radiazioni.

È opportuno approfondire la valutazione con il medico o con uno specialista in presenza di pressione persistentemente elevata, valori molto alti di colesterolo LDL o trigliceridi, diabete, malattia renale, eventi cardiovascolari precoci in famiglia o risultati anomali agli esami di base.

Come proteggere le arterie

L’obiettivo non è “curare” l’età vascolare come se fosse una malattia, ma ridurre la probabilità di aterosclerosi, infarto e ictus nel corso della vita. Gli strumenti disponibili sono due e spesso vanno usati insieme: uno stile di vita sostenibile e il trattamento medico dei fattori di rischio già presenti.

Le decisioni dipendono dal rischio complessivo. Una persona giovane con valori appena alterati può aver bisogno soprattutto di modificare le proprie abitudini, mentre chi ha già una malattia cardiovascolare, diabete, malattia renale o un rischio elevato richiede in genere obiettivi più rigorosi e spesso una terapia farmacologica.

Stile di vita

Conta di più la genetica? Il movimento? La dieta? Qualche alimento specifico appartenente alla dieta degli Tsimané? Non possiamo indicare un unico ingrediente responsabile. Sappiamo però che gli interventi più efficaci agiscono contemporaneamente su pressione del sangue, glicemia, colesterolo, trigliceridi e peso corporeo.

  • Non fumare. Smettere di fumare è uno degli interventi più importanti a qualsiasi età. Riduce progressivamente il rischio cardiovascolare e non è mai troppo tardi per ottenere benefici. Se smettere è difficile, il medico o un centro antifumo possono proporre sostegno comportamentale e farmaci specifici.
  • Seguire un’alimentazione di tipo mediterraneo. La base dovrebbe essere costituita da verdura, frutta, legumi, cereali integrali, frutta a guscio e olio extravergine di oliva, con un consumo appropriato di pesce. È utile limitare carni lavorate, eccesso di carni rosse, bevande zuccherate, alimenti molto raffinati, grassi saturi e prodotti ricchi di sale. Una dieta deliberatamente povera di calorie è indicata solo quando serve a perdere peso e dovrebbe restare nutrizionalmente completa.
  • Ridurre il sale. Gran parte del sodio proviene da prodotti confezionati, salumi, formaggi molto salati, salse e piatti pronti. Ridurne il consumo aiuta soprattutto chi ha pressione elevata. Chi soffre di malattie renali o assume determinati farmaci deve chiedere consiglio prima di usare sostituti del sale ricchi di potassio.
  • Muoversi regolarmente. Per la maggior parte degli adulti l’obiettivo è accumulare ogni settimana da 150 a 300 minuti di attività fisica aerobica moderata, oppure da 75 a 150 minuti di attività intensa, aggiungendo esercizi di forza almeno due volte alla settimana. Anche quantità inferiori sono meglio dell’inattività. Chi è sedentario dovrebbe iniziare gradualmente; dolore al petto, affanno anomalo, svenimenti o importanti patologie croniche richiedono una valutazione medica prima di aumentare molto l’intensità.
  • Mantenere un peso adatto alla propria salute. In presenza di sovrappeso, anche una riduzione moderata e mantenuta nel tempo può migliorare pressione, glicemia e lipidi. Diete estreme e dimagrimenti rapidi sono difficili da sostenere e possono comportare rischi.
  • Limitare l’alcol. Non è consigliabile iniziare a bere per proteggere il cuore. Chi non beve dovrebbe continuare a non farlo; per chi consuma alcol, ridurre quantità e frequenza diminuisce diversi rischi per la salute.
  • Curare sonno e benessere psicologico. Un sonno regolare e sufficiente favorisce il controllo dei fattori metabolici. Russamento intenso, pause respiratorie notturne e forte sonnolenza diurna possono suggerire apnea ostruttiva del sonno e meritano una valutazione. La gestione dello stress può sostenere il benessere e l’aderenza alle altre abitudini, ma non sostituisce le terapie necessarie.

Gli Tsimané presentano anche un’elevata diffusione di infezioni da parassiti intestinali, compresi gli ascaridi. È stata avanzata l’ipotesi che la particolare risposta immunitaria possa contribuire ad alcuni risultati osservati, ma non è stato dimostrato un effetto protettivo utilizzabile nella pratica. Le infestazioni parassitarie possono causare anemia, malnutrizione e altre complicanze: non sono una terapia e devono essere prevenute e curate.

Farmaci

Quando il rischio cardiovascolare è elevato o le modifiche dello stile di vita non sono sufficienti, i farmaci possono ridurre in modo significativo la probabilità di eventi. Non vanno scelti in base al desiderio di diventare “SUPERNOVA”, ma sulla base di diagnosi precise, benefici attesi e possibili effetti indesiderati.

  • Pressione alta. Esistono diverse classi di antipertensivi efficaci. La scelta dipende da età, valori pressori, funzione renale, gravidanza, altre malattie e tollerabilità. Possibili effetti indesiderati variano dal gonfiore alle caviglie alla tosse, fino ad alterazioni di potassio e funzione renale. Per questo sono necessari controlli periodici e la terapia non va sospesa autonomamente.
  • Colesterolo LDL elevato. Le statine sono il trattamento farmacologico di prima scelta per molte persone a rischio. Riducono gli eventi cardiovascolari, ma possono causare disturbi muscolari e, più raramente, problemi epatici importanti. Se non bastano o non sono tollerate, il medico può ricorrere a ezetimibe, acido bempedoico o farmaci diretti contro PCSK9, riservati soprattutto a persone con rischio alto, valori molto elevati o specifiche forme genetiche. In gravidanza e allattamento la terapia ipolipemizzante richiede una valutazione dedicata.
  • Diabete e obesità. Oltre al controllo della glicemia e del peso, alcuni farmaci possono offrire benefici cardiovascolari in pazienti selezionati. La scelta dipende dal tipo di diabete, dalla funzione renale, dal rischio cardiovascolare e dagli effetti indesiderati, tra cui disturbi gastrointestinali, infezioni genitali o disidratazione per alcune classi.

L’aspirina non va assunta di propria iniziativa per prevenire un primo infarto o ictus: in molte persone senza malattia cardiovascolare nota il rischio di sanguinamento può superare il beneficio. È invece importante continuare i farmaci antiaggreganti quando sono stati prescritti dopo un evento o per una precisa indicazione clinica.

Integratori, vitamine, prodotti “detox” e rimedi pubblicizzati per pulire le arterie non sciolgono le placche e non sostituiscono i trattamenti con efficacia dimostrata. Alcuni possono inoltre interferire con anticoagulanti, antipertensivi e farmaci per colesterolo o diabete.

Controlli e quando rivolgersi al medico

Il follow-up dipende dal rischio e dalle terapie. In genere comprende controlli di pressione, peso, aderenza alle cure ed esami del sangue a intervalli stabiliti dal medico. Non sempre serve ripetere esami strumentali: sono utili solo se il risultato può cambiare la gestione.

È consigliabile rivolgersi al medico se i valori della pressione rimangono elevati, se gli esami mostrano colesterolo o glicemia fuori controllo, se compaiono effetti indesiderati durante una terapia o se in famiglia si sono verificati infarti e ictus in età giovane. Dolore o oppressione al petto, improvvisa difficoltà a respirare, debolezza di un lato del corpo, difficoltà a parlare o perdita improvvisa della vista richiedono invece assistenza urgente.

Quanto incide lo stile di vita?

Non stupisce quindi scoprire che proprio gli Tsimané siano un eccellente esempio di invecchiamento vascolare favorevole, tanto da presentare livelli di aterosclerosi coronarica tra i più bassi riportati nelle popolazioni studiate.

E questo è in realtà un rilievo di grandissima importanza anche per noi perché, per usare le parole degli autori di una ricerca pubblicata sul prestigioso The Lancet, suggerisce che l’aterosclerosi coronarica possa essere prevenuta in larga misura mantenendo nel tempo un profilo metabolico favorevole, con particolare attenzione a pressione, colesterolo LDL, glicemia, fumo e attività fisica.

Questo è un concetto che oggi diamo per scontato, ma che scontato non è, perché in passato si pensava che l’aterosclerosi potesse essere un’inevitabile conseguenza dell’invecchiamento, anche alla luce delle coronarie ostruite trovate in mummie egizie e, forse ancora più interessante, in mummie inuit. Queste scoperte mostrano che l’aterosclerosi esisteva anche nelle popolazioni antiche, ma da sole non permettono di attribuirla esclusivamente allo stile di vita. La malattia nasce dall’interazione tra età, predisposizione individuale, ambiente e durata dell’esposizione ai diversi fattori di rischio.

E quando ti dico che “non è mai troppo presto per iniziare” è perché il tempo di esposizione ad alcuni fattori di rischio conta. Questo concetto è ben presente anche nella mente degli autori dello studio pubblicato su The Lancet, che non a caso lo sottolineano con un termine inglese ben preciso: lifetime, ovvero la necessità di proteggere la salute metabolica durante l’intero arco della vita.

Ma credimi, allo stesso tempo non è nemmeno mai troppo tardi per correggere la rotta. Non tutte le alterazioni sono reversibili e le placche già presenti non scompaiono necessariamente, ma possono essere stabilizzate e il rischio può diminuire. Programmi intensivi sullo stile di vita, come quello valutato dal Dr. Ornish, hanno contribuito a mostrare che alimentazione, movimento e controllo dei fattori di rischio possono affiancare efficacemente le terapie mediche in pazienti selezionati.

Non fraintendermi, questo non ci autorizza ad abusare del nostro corpo e non deve nemmeno spingerci a buttare dalla finestra i farmaci. Significa invece riconoscere allo stile di vita la dignità di una componente essenziale della prevenzione e della cura, da associare alle terapie prescritte quando necessarie.

Il momento migliore per piantare un albero era 20 anni fa, ma il secondo momento migliore è oggi, e lo stesso vale per il tuo stile di vita; nessuno di noi potrà mai ambire alla perfezione assoluta, ma ogni passo verso abitudini più sane può fare la differenza. Alimentazione, esercizio fisico, gestione dello stress, sonno e relazioni positive possono rinforzarsi reciprocamente, rendendo più semplice mantenere nel tempo comportamenti favorevoli alla salute e migliorando progressivamente la qualità della vita.

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