Introduzione
Gli ascaridi sono parassiti responsabili di una fastidiosa infestazione intestinale; si tratta di vermi tondi, in grado di proliferare e riprodursi nell’intestino di uomini ed animali causando l’ascaridiasi, una condizione relativamente comune soprattutto fra i bambini (almeno nei Paesi occidentali, mentre nei Paesi poveri sono numerosi anche gli adulti colpiti).
Questi parassiti
- vivono,
- si alimentano
- e si riproducono
all’interno dell’intestino dell’ospite, mentre le uova sono rilasciate nelle feci come mezzo di diffusione e di contagio di altri soggetti; l’ascariasi è causata dall’ingestione di queste uova, evenienza che può verificarsi quando le mani o le dita sporche (per esempio per aver toccato il terreno) vengono messe in bocca, oppure consumando verdura o frutta che non siano state accuratamente cotte, lavate o pelate.
In genere l’infezione non causa sintomi, a meno che il numero di parassiti presenti non sia particolarmente elevato; alcuni pazienti possono manifestare ad esempio leggeri disturbi addominali, mentre in altri si osservano sintomi polmonari (come la tosse) dovuti alla migrazione del parassita.
È di fatto un’infezione piuttosto semplice da curare e che nella maggior parte dei casi non causa grosse complicazioni, anche se comprensibilmente la scoperta di un parassita nelle feci o a livello anale può talvolta scatenare un po’ di panico in casa.
Foto

Shutterstock/Rattiya Thongdumhyu

iStock.com/Sinhyu
Cause
Gli ascaridi vivono nell’intestino e riescono a diffondersi disperdendo le uova nelle feci dell’ospite; la trasmissione è quindi di tipo oro-fecale, avviene cioè per ingestione delle uova eventualmente presenti nell’ambiente.
Nei Paesi in cui gli standard igienici sono tuttora carenti, dove per esempio si usano le feci umane come fertilizzante, è molto comune rilevare una grande diffusione della parassitosi, mentre in Italia è fortunatamente più difficile un contagio, che tuttavia può avvenire:
- non lavandosi le mani prima di mangiare,
- consumando frutta e verdura non lavata,
- portando le mani sporche alla bocca,
- portando oggetti non puliti (per esempio giochi, nel caso dei bambini) alla bocca,
- …
Il contagio non può avvenire direttamente da un soggetto all’altro, ma presuppone sempre la via di trasmissione oro-fecale (ingestione di uova disperse nell’ambiente attraverso le feci).
Nel momento in cui le uova vengono ingerite raggiungono il primo tratto dell’intestino (duodeno) e dopo 1-2 settimane si schiudono rilasciando le larve, che rappresentano il primo stadio del ciclo vitale e che migreranno attraverso le pareti intestinali fino a raggiungere il torrente circolatorio.
Sfruttando la circolazione sanguigna si faranno trasportare fino ai polmoni, per spostarsi fino alla gola ed essere nuovamente deglutiti; tutto questo processo si svolge mentre la dimensione del parassita è ancora ridottissima, quindi l’ospite rimane assolutamente ignaro di quanto stia accadendo (in altre parole non si avvertono sintomi).
Raggiunto nuovamente l’intestino la larva andrà incontro all’ultima fase di maturazione fino a diventare un verme adulto, che può sopravvivere fino a due anni.
Un esemplare di ascaride femmina è in grado di depositare fino a 200000 uova al giorno, che vengono rilasciate nelle feci; il ciclo vitale prevedere che servano circa due mesi dal contagio per raggiungere il momento della prima deposizione.
Si noti tuttavia che la riproduzione NON può concludersi nell’intestino dell’ospite, quindi saranno presenti al massimo tanti parassiti quante sono le uova ingerite inizialmente e non potranno aumentare di numero a meno di ulteriori e successive ingestioni di uova.
Fattori di rischio
Le condizioni che aumentano il rischio di contrarre la parassitosi da ascaridi prevedono:
- condizioni igieniche carenti,
- sovraffollamento,
- povertà,
- età infantile (a causa delle ridotte attenzioni igieniche).
Sintomi
Nella maggior parte dei casi i soggetti colpiti da ascaridi non manifestano alcun sintomo, quando compaiono passano attraverso due stadi possibili.
Sintomi precoci
Si tratta di sintomi che appaiono raramente e sono causati dalle larve del parassita, che si spostano dall’intestino ai polmoni; non è chiaro il motivo per cui solo alcuni soggetti siano soggetti a questo fenomeno, che si manifesta con la comparsa di
Questi sintomi possono comparire da 4 a 16 giorni dall’ingestione delle uova (tempo di incubazione).
Sintomi tardivi
Si tratta di sintomi causati dai parassiti ormai adulti che si trovano stabilmente nell’intestino quindi non prima che siano passate 6 settimane dal contagio:
- presenza di vermi visibili nelle feci,
- dolore addominale,
- nausea e vomito,
- diarrea (raramente con sangue).
Nei casi di presenza di un numero particolarmente elevato di parassiti è possibile che si verifichino anche blocchi intestinali o ritardi di crescita nei bambini, ma si tratta di situazioni ormai non più riscontrabili nei Paesi industrializzati.
Nella maggior parte dei soggetti colpiti dagli ascaridi tuttavia non è presente alcun sintomo.
Quando contattare il medico
Si raccomanda di contattare il medico o il pediatra nel caso di:
- presenza di parassiti nelle feci,
- sintomi simil-asmatici che insorgono di ritorno da un viaggio in Paesi tropicali.
Diagnosi
La diagnosi di ascaridiasi si avvale oggi di un approccio multimodale che combina l’analisi microscopica tradizionale con moderne tecniche di imaging e test molecolari.
Esame delle feci e test molecolari
Il metodo diagnostico standard rimane l’esame parassitologico delle feci. Attraverso l’osservazione al microscopio, il tecnico di laboratorio ricerca le uova caratteristiche prodotte dai vermi adulti. Tuttavia, poiché la deposizione delle uova inizia solo circa due mesi dopo l’infezione iniziale, un test eseguito troppo precocemente potrebbe risultare falsamente negativo. In contesti clinici avanzati, è possibile ricorrere alla PCR (Polymerase Chain Reaction) su campione fecale, una tecnica altamente sensibile capace di rilevare il DNA del parassita anche in presenza di pochi esemplari.
Diagnostica per immagini
L’imaging gioca un ruolo cruciale, soprattutto quando si sospettano complicazioni o durante la fase di migrazione del parassita:
- Ecografia addominale: È estremamente efficace per individuare i vermi adulti nell’intestino o nelle vie biliari. I parassiti appaiono come strutture tubulari mobili, permettendo una diagnosi rapida e non invasiva.
- Radiografia dell’addome: Può essere utile in caso di emergenza per identificare un ammasso di vermi che causa un blocco intestinale.
- Radiografia del torace: Viene utilizzata se il paziente presenta sintomi respiratori acuti, per evidenziare eventuali infiltrati polmonari causati dal passaggio delle larve.
Esami del sangue
Sebbene non siano specifici per l’ascaride, gli esami del sangue possono mostrare un aumento significativo degli eosinofili (eosinofilia). Questo dato, unito a una storia di possibile esposizione, indirizza spesso il medico verso il sospetto di una parassitosi in atto.
Cura e terapia
Il trattamento dell’ascaridiasi mira all’eliminazione completa dei parassiti dall’organismo. Grazie ai moderni protocolli terapeutici, la guarigione avviene solitamente in tempi brevi e con un elevato profilo di sicurezza per il paziente.
Trattamento farmacologico
La terapia di prima linea si basa sull’impiego di farmaci antiparassitari orali che agiscono bloccando il metabolismo o il sistema nervoso del verme, causandone la morte o la paralisi e la successiva espulsione naturale. Le opzioni principali includono:
- Albendazolo: Considerato il farmaco d’elezione per la sua efficacia ad ampio spettro. Spesso è sufficiente una singola somministrazione per eradicare l’infestazione.
- Mebendazolo (Vermox®): Molto utilizzato nella pratica clinica italiana, viene generalmente assunto per tre giorni consecutivi. È ben tollerato e rappresenta uno standard di cura consolidato.
- Pirantel pamoato (Combantrin®): Agisce paralizzando i parassiti; è un’alternativa valida, talvolta preferita in protocolli specifici o quando altri farmaci non sono indicati.
Sebbene sicuri, questi farmaci possono talvolta indurre lievi effetti collaterali come dolore addominale, nausea o meteorismo transitorio durante l’eliminazione dei vermi.
Gestione delle complicanze e casi speciali
In presenza di un’ostruzione intestinale severa, il medico può optare inizialmente per una gestione conservativa in ospedale. Solo in rari casi, quando i farmaci non riescono a risolvere il blocco meccanico, si rende necessario l’intervento chirurgico per la rimozione dei parassiti. Per le donne in gravidanza, le linee guida attuali suggeriscono prudenza: il trattamento viene spesso posticipato al secondo o terzo trimestre, o direttamente a dopo il parto, a meno che l’infezione non comprometta seriamente la salute materna.
Igiene e stile di vita durante la cura
La terapia farmacologica deve essere sempre accompagnata da rigorose misure igieniche per evitare la reinfezione:
- Lavare accuratamente le mani dopo ogni utilizzo dei servizi igienici e prima di toccare il cibo.
- Mantenere le unghie corte e pulite.
- Lavare lenzuola, asciugamani e biancheria intima ad alte temperature (60°C) il giorno dell’inizio del trattamento e nei giorni successivi.
- Disinfettare le superfici domestiche e i giocattoli se in casa sono presenti bambini piccoli.
Prevenzione
L’azione chiave per la prevenzione consiste nell’osservazione delle più basilari norme igieniche, tra cui in particolare il lavaggio delle mani
- dopo essere stato al bagno,
- dopo aver cambiato un pannolino,
- dopo aver lavorato con la terra,
- prima di mangiare o di toccare del cibo
Quando si viaggia è poi consigliabile:
- bere solo da bottigliette chiuse ed evitare il ghiaccio,
- evitare il consumo di frutta e verdura cruda,
- lavarsi bene le mani dopo aver toccato la terra,
- mangiare cibo caldo che sia stato cotto adeguatamente anche all’interno.
Fonti e bibliografia
- NHS, licensed under the OGL
- CDC
- Wikipedia EN
Autore
Dr. Roberto Gindro
DivulgatoreLaurea in Farmacia con lode, PhD in Scienza delle sostanze bioattive.
Fondatore del sito, si occupa ad oggi della supervisione editoriale e scientifica.