Introduzione
La toxocariasi è una zoonosi, ossia una patologia trasmessa dagli animali.
Si tratta di un’infezione causata da alcuni vermi, nello specifico dalle larve dei nematodi Toxocara canis o Toxocara cati, parassiti dell’intestino di cani e gatti che accidentalmente infestano l’uomo causando una malattia conosciuta come larva viscerale migrante o toxocariasi.
Quando ingerite dall’uomo le uova di questi vermi possono schiudersi dando vita a forme larvali che però non sono in grado di seguire il normale ciclo di sviluppo, associato all’ospite naturale (cane o gatto). Essendo parassiti di dimensioni assai ridotte riescono tuttavia a penetrare nella parete intestinale dell’uomo, raggiungere il torrente circolatorio e da qui migrare verso vari tessuti; quasi tutti i tessuti del corpo possono essere coinvolti, ma fegato e polmoni sono quelli tipicamente interessati dall’infezione.
Le larve possono restare vive per molti mesi, provocando danni con il loro movimento attraverso i tessuti e stimolando una reazione infiammatoria di entità variabile, anche se nell’uomo non sono in grado di svilupparsi oltre lo stato larvale migrante ed essendo quindi incapaci di raggiungere la fase adulta.
Cause e trasmissione
La toxocariasi è una zoonosi causata dalla presenza di nematodi del genere Toxocara, principalmente toxocara canis e toxocara cati.

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Negli esseri umani, è stato stimato che quasi il 14% della popolazione degli Stati Uniti è stata infettata da Toxocara, mentre globalmente alcuni Paesi raggiungono una prevalenza del 40% (tipicamente in regioni caldo-umide, ossia in condizioni ideali dal punto di vista della sopravvivenza delle uova nell’ambiente); in Italia la malattia è ancora poco diffusa, ma con numeri in aumento.
I cani, e in misura minore i gatti, infetti disperdono nell’ambiente le uova del parassita attraverso le feci; a seguito dell’espulsione occorrono da 2 a 4 settimane affinché le larve di Toxocara si sviluppino e le uova diventino in grado di contagiare altri animali o, incidentalmente, l’uomo.
Il contagio avviene attraverso l’ingestione delle uova espulse con le feci dagli animali infetti (trasmissione oro-fecale); dovunque siano presenti cani e gatti infestati, le uova rappresentano un pericolo per l’uomo, in particolar modo per i bambini che sono più facilmente esposti al terreno e tendono a portare alla bocca oggetti contaminati.
Una volta penetrati nell’organismo umano, le uova si schiudono liberando le larve contenute, che sono in grado di migrare verso diversi organi, tra cui
- fegato,
- cuore,
- polmoni,
- cervello,
- muscoli
- e occhi.
Attualmente la toxocariasi viene inquadrata come una zoonosi emergente in ambiente urbano, in quanto l’elevata contaminazione del verde pubblico con escrementi di cane crea il presupposto ideale per il passaggio della malattia dal cane all’uomo e, in particolare, ai bambini che frequentano i pachi e giocano con la terra. Infatti è nella terra, in ambiente caldo e umido, che le uova di questi vermi riescono a maturare e a divenire infettanti.
Fra i soggetti più a rischio ricordiamo:
- alcune categorie di lavoratori, per esempio gli allevatori,
- adulti e i bambini che provano il desiderio irrefrenabile di ingerire sostanze non commestibili, come terra o argilla (condizione chiamata picacismo).
Più raramente è possibile venire contagiati attraverso il consumo di carne infetta poco cotta (principalmente di coniglio o di agnello), mentre non si diffonde dal contatto da persona a persona come il raffreddore o l’influenza.
Ciclo di vita
Il parassita Toxocara più frequentemente coinvolto nelle infezioni umane è il T. canis, che i cuccioli di solito contraggono dalla madre ancora prima della nascita o durante l’allattamento.
Le larve maturano rapidamente nell’intestino del cucciolo che, raggiunte le 3 o 4 settimane, inizia a espellere un gran numero di uova che contaminano l’ambiente attraverso le feci.
Nell’arco di un periodo compreso tra 2 e 4 settimane le larve maturano e divengono in grado di infettare altri animali o l’uomo.
Sintomi
I sintomi della toxocariasi possono comparire alcune settimane dopo aver ingerito le uova, ma generalmente i pazienti rimangono asintomatici e manifestano come unico segno delle alterazioni degli esami ematici (in particolare un aumento degli eosinofili, particolare sottogruppo di globuli bianchi).
In alcuni soggetti infettati da un numero elevato di larve di Toxocara, o che sono esposti a ripetute infezioni, possono invece comparire sindromi cliniche correlate alla migrazione delle larve attraverso i tessuti, dove sono in grado di causare:
- sanguinamento,
- formazione di noduli infiammatori di tessuto fibroso (granulomi),
- morte dei tessuti (necrosi).
Gli organi più frequentemente interessati sono:
- polmoni,
- cuore,
- reni,
- fegato,
- muscoli,
- occhi,
- sistema nervoso centrale.
La severità degli eventuali sintomi è correlata a:
- numero e localizzazione delle lesioni causate dalle larve migranti,
- grado di risposta infiammatoria del soggetto.
In questi casi segni e sintomi della toxocariasi includono:
- tosse e difficoltà respiratoria (dispnea e crisi simil-asmatiche),
- polmoniti ricorrenti,
- febbre,
- rash cutanei (esantemi),
- perdita di peso importante (anoressia),
- convulsioni,
- deficit motori (transitori),
- ictus,
- stanchezza ed affaticamento,
- dolori addominali,
- alterazioni della vista nel caso di interessamento oculare, tipicamente solo da un lato (alterazioni del campo visivo, riduzione dell’acuità visiva).
Alla visita medica è inoltre possibile inoltre riscontrare:
- aumento delle dimensioni di fegato e milza (epatosplenomegalia),
- lesioni cutanee pruriginose.
Complicazioni
Nella maggior parte dei casi le infezioni da Toxocara non sono gravi e molte persone, in particolare gli adulti infettati da un piccolo numero di larve (vermi immaturi), potrebbero non notare alcun sintomo.
I casi gravi sono rari, ma è più probabile che si verifichino nei bambini piccoli.
Se trascurata e in soggetti fragili la morte può essere provocata da complicazioni quali:
- insufficienza respiratoria,
- aritmie cardiache,
- danno cerebrale.
Diagnosi
Identificare la toxocariasi è un processo complesso, poiché le larve non completano il loro sviluppo nell’uomo e non producono uova rilevabili con i comuni test parassitologici. Il sospetto clinico nasce spesso dalla combinazione di sintomi specifici e una storia di esposizione a cuccioli o terreni contaminati.
Test di laboratorio e sierologia
Il pilastro fondamentale della diagnosi è la ricerca degli anticorpi specifici nel sangue. Il test di riferimento è l’ELISA (Enzyme-Linked Immunosorbent Assay), che cerca le immunoglobuline IgG dirette contro gli antigeni secreti dalle larve (antigeni escretori-secretori). In caso di positività al test ELISA, i medici richiedono spesso un test di conferma chiamato Western Blot, estremamente preciso nel distinguere la toxocariasi da altre infezioni parassitarie.
Dall’esame del sangue standard (emocromo) emergono spesso segnali caratteristici, sebbene non esclusivi di questa malattia:
- Eosinofilia: un aumento marcato degli eosinofili, globuli bianchi coinvolti nelle reazioni allergiche e parassitarie. Questo segno è molto comune nella forma viscerale, ma può mancare del tutto nella forma oculare.
- Ipergamma-globulinemia: un aumento delle proteine immunitarie nel sangue.
- Aumento delle IgE totali: riflette la forte attivazione del sistema immunitario contro il parassita.
Imaging e valutazioni specialistiche
A seconda della localizzazione dei sintomi, il medico può prescrivere esami di diagnostica per immagini per individuare le lesioni provocate dalle larve:
- Ecografia, TC o Risonanza Magnetica (RM): utili per visualizzare piccoli noduli infiammatori (granulomi) nel fegato, nei polmoni o, più raramente, nel sistema nervoso centrale.
- Esame oculistico: fondamentale se il paziente riferisce disturbi della vista. L’oculista, attraverso l’esame del fondo oculare, può identificare direttamente il granuloma o le tracce del passaggio della larva sulla retina.
Sebbene sia teoricamente possibile individuare le larve tramite una biopsia tissutale (prelievo di un piccolo frammento di organo), questa pratica è oggi raramente necessaria e sconsigliata come routine per la sua invasività e per l’alta probabilità di non campionare esattamente il punto in cui si trova la larva.
Terapia
Il trattamento della toxocariasi non è sempre indispensabile. In molti casi, soprattutto negli adulti con infezioni lievi o asintomatiche, il sistema immunitario riesce a contenere il parassita e la malattia si risolve spontaneamente senza l’ausilio di farmaci.
L’obiettivo principale della cura è duplice: eliminare le larve migranti e spegnere l’infiammazione che queste causano nei tessuti, prevenendo danni permanenti agli organi vitali.
Approccio farmacologico
Quando l’infezione causa sintomi evidenti o colpisce organi delicati, la terapia d’elezione prevede l’uso di farmaci antiparassitari specifici:
- Albendazolo: è attualmente considerato il farmaco di prima scelta per la sua capacità di penetrare efficacemente nei tessuti. Il trattamento dura solitamente da 5 a 14 giorni, a seconda della gravità e della risposta del paziente.
- Mebendazolo: rappresenta un’alternativa valida, sebbene generalmente meno utilizzata rispetto all’albendazolo per questa specifica condizione.
- Cortisonici: sono essenziali nelle forme gravi (interessamento polmonare, cardiaco o neurologico) e nella toxocariasi oculare. Il loro scopo non è uccidere il verme, ma ridurre la violenta reazione infiammatoria dell’organismo, che spesso è la vera causa del danno tissutale.
Trattamento della forma oculare
La gestione della toxocariasi oculare è particolarmente delicata e richiede la stretta collaborazione tra infettivologo e oculista. Oltre alla terapia farmacologica con antiparassitari e steroidi (somministrati per via orale o tramite iniezioni locali), possono rendersi necessari interventi mirati:
- Fotocoagulazione laser: utilizzata per distruggere la larva se questa è visibile e localizzata in zone non critiche della retina.
- Chirurgia (vitrectomia): indicata in caso di complicazioni gravi come il distacco della retina causato dalle cicatrici infiammatorie.
Stile di vita e monitoraggio
Durante e dopo la cura, è fondamentale adottare comportamenti che evitino la reinfezione. Non esiste un’immunità permanente, quindi un soggetto guarito può ammalarsi nuovamente se esposto alle uova. Si raccomanda di:
- Lavare accuratamente le mani dopo il contatto con il suolo o con animali domestici.
- Sottoporre tempestivamente a sverminazione i cuccioli di casa.
- Monitorare i parametri ematici (eosinofili) nel tempo per confermare la risoluzione dell’attivazione immunitaria.
Prevenzione
Considerando che circa il 98% dei cuccioli di cane nasce parassitato da questo verme (acquisito per via transplacentare) e che ogni esemplare femmina di Toxocara depone circa 200.000 uova al giorno che restano a lungo vitali nel terreno, si comprende facilmente come i giardini pubblici e condominiali siano zone altamente contaminate e contaminanti.
L’incidenza di tale malattia potrebbe diminuire drasticamente se i possessori di animali domestici coscienziosamente eradicassero i vermi dai loro animali (sottoponendoli alla sverminazione periodica) e rimuovessero il materiale fecale dai cortili e dai terreni, soprattutto se parchi gioco o ambienti usati per la ricreazione di scuole e asili. Questi terreni e le superfici sabbiose dovrebbero essere sorvegliati con attenzione.
È comunque importante sottolineare che un cane e un gatto seguiti con attenzione non rappresentano in ogni caso un pericolo significativo per l’uomo.
Da un punto di vista pratico è ovviamente necessario attenersi alle più elementari norme igieniche, come lavarsi le mani prima di mangiare e/o maneggiare del cibo, e in ogni caso dopo aver raccolto le feci animali.
Si dovrebbero infine dissuadere i bambini, nonché gli adulti che tendono a farlo, dall’ingerire sostanze non alimentari, come la terra e l’argilla.
Fonti e bibliografia
Autore
Dr.ssa Elisabetta Fabiani
Medico Chirurgo - Chirurgo generaleIscritta all'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Crotone n. 1296