Sindrome di Gilbert e bilirubina alta: sintomi e dieta

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Introduzione

La sindrome di Gilbert è una condizione benigna del fegato, lieve e relativamente frequente, in cui l’organo non riesce a smaltire correttamente la bilirubina, una sostanza di colore arancione-giallastro che viene prodotta dalla naturale disgregazione dei globuli rossi.

Normalmente la bilirubina viene espulsa dall’organismo solo dopo aver subito una reazione chimica nel fegato, che si occupa di convertire la forma potenzialmente tossica della molecola (bilirubina non coniugata) nella forma innocua (bilirubina coniugata). Nei pazienti che presentano la sindrome di Gilbert, la bilirubina non coniugata si accumula nel sangue (iperbilirubinemia non coniugata), ma la concentrazione ematica è variabile e solo di rado aumenta fino a determinare la comparsa di segni evidenti.

Molti pazienti non mostrano alcun sintomo e la diagnosi avviene spesso per caso, durante le analisi richieste per altre ragioni; occasionalmente può verificarsi la comparsa di un leggero colore giallastro della pelle o del bianco degli occhi (ittero e sub-ittero) ed eventualmente sintomi aspecifici come

  • sensazione di stanchezza,
  • debolezza
  • e fastidio addominale.

La sindrome di Gilbert di solito non provoca alcuna conseguenza grave e non richiede alcuna terapia medica specifica.

È causata da una variante genetica ereditaria, quindi è presente già alla nascita, ma di norma non viene individuata per molti anni. La sindrome di Gilbert spesso viene scoperta incidentalmente, ad esempio quando dagli esami del sangue risulta un valore di bilirubina superiore ai limiti di norma.

I più colpiti sono gli uomini e la condizione emerge tipicamente durante l’adolescenza, in coincidenza con i cambiamenti ormonali della pubertà. Se i pazienti manifestano episodi di ittero, questi sono solitamente lievi e transitori, innescati da fattori di stress per l’organismo come disidratazione, digiuno prolungato, malattie intercorrenti, esercizio fisico intenso o il ciclo mestruale.

Alcuni pazienti riferiscono fastidi addominali o stanchezza persistente, tuttavia circa il 30% dei soggetti è completamente asintomatico e la diagnosi avviene esclusivamente su base biochimica attraverso il riscontro di un eccesso di bilirubina non coniugata.

A titolo di curiosità si segnala che ne risultava affetto anche Napoleone Bonaparte.

Primo di un occhio con sclera gialla, tipico sintomo di ittero.

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Cause

La sindrome di Gilbert è causata dall’anomalia di un gene che si eredita dai genitori.

Il gene controlla l’espressione di un enzima (UGT1A1) che serve per coniugare e quindi permettere lo smaltimento della bilirubina all’interno del fegato: se il gene non funziona a pieno regime, la bilirubina si accumula nel sangue.

Come viene smaltita la bilirubina?

La bilirubina è un pigmento giallastro derivato prevalentemente dalla disgregazione dei globuli rossi vecchi e solo in minima parte (20% circa) dalla distruzione di proteine circolanti nel sangue.

La bilirubina così formata si chiama indiretta (o non coniugata) e, grazie alle albumine, viene trasportata nel sangue fino al fegato, dove viene coniugata con acido glucuronico (bilirubina coniugata o diretta).

Questo passaggio di coniugazione è meno efficiente nei soggetti affetti da sindrome di Gilbert perché l’enzima responsabile presenta un’attività ridotta (circa il 30% rispetto alla norma).

La bilirubina coniugata, una volta prodotta, abbandona il fegato e raggiunge l’intestino attraverso la bile per essere eliminata con le feci. Nel soggetto sano, solo una minima quantità di bilirubina rimane in circolo.

Come avviene la trasmissione del gene?

L’anomalia genetica alla base della sindrome di Gilbert è molto comune nella popolazione generale. La modalità di trasmissione è tipicamente autosomica recessiva: questo significa che per manifestare la condizione è necessario ereditare una copia alterata del gene da entrambi i genitori.

Tuttavia, non tutti i soggetti con questo profilo genetico mostrano livelli elevati di bilirubina, a conferma che il disturbo è influenzato anche da altri fattori ambientali o genetici concomitanti, come una maggiore fragilità dei globuli rossi o variazioni nel trasporto epatico della molecola.

Fattori di rischio

  • Ereditarietà: il rischio aumenta se entrambi i genitori sono portatori della variante genetica.
  • Sesso maschile: la condizione è diagnosticata con maggiore frequenza negli uomini.
  • Non è influenzata dallo stile di vita o da infezioni virali pregresse, né è correlata a patologie gravi come la cirrosi o l’epatite C.

Fattori scatenanti

Le fluttuazioni dei livelli di bilirubina, che possono portare alla comparsa dell’ittero, sono spesso causate da:

Sintomi

Il sintomo caratteristico della sindrome di Gilbert è il colore giallastro (ittero) della sclera (la parte bianca degli occhi) e, meno frequentemente, della pelle. Questo fenomeno è temporaneo e legato a picchi di bilirubina nel sangue.

Altri sintomi aspecifici talvolta riferiti dai pazienti includono:

È importante sottolineare che la comunità scientifica non ha ancora confermato un legame diretto di causa-effetto tra l’aumento della bilirubina e questi sintomi aspecifici, che potrebbero essere correlati più allo stress o ai fattori scatenanti che alla sindrome stessa.

Quando chiamare il medico

È opportuno consultare il medico in presenza di qualsiasi segno di ittero (pelle o occhi gialli). Sebbene la sindrome di Gilbert sia innocua, l’ittero può essere il segnale di altre patologie epatiche o ematologiche che richiedono una diagnosi differenziale tempestiva.

Pericoli

Ittero

La sindrome di Gilbert è una condizione cronica e benigna che dura per tutta la vita. Non causa danni al fegato, non evolve in cirrosi e non riduce l’aspettativa di vita. Gli episodi di ittero sono generalmente autolimitanti e non richiedono interventi medici, risolvendosi quando cessa lo stimolo scatenante (come una malattia virale o un periodo di forte stress).

Effetti collaterali di alcuni farmaci

Il deficit dell’enzima UGT1A1 può interferire con il metabolismo di alcuni farmaci, aumentandone potenzialmente la tossicità o il rischio di effetti collaterali:

  • Irinotecan: un farmaco chemioterapico la cui tossicità (soprattutto diarrea grave e calo dei globuli bianchi) aumenta significativamente nei soggetti con sindrome di Gilbert.
  • Atazanavir e Indinavir: inibitori delle proteasi usati per l’HIV che possono esacerbare l’iperbilirubinemia.

È fondamentale informare sempre il medico della propria condizione prima di iniziare nuove terapie farmacologiche.

Diagnosi

Il percorso diagnostico per la sindrome di Gilbert mira principalmente a confermare l’isolamento dell’iperbilirubinemia, escludendo altre patologie del fegato o del sangue più gravi. Poiché i livelli di bilirubina aumentano durante la pubertà, la diagnosi avviene solitamente tra i 15 e i 30 anni, spesso in modo del tutto casuale durante check-up di routine.

Esami di laboratorio

Il pilastro della diagnosi è rappresentato dagli esami del sangue. Il profilo tipico del paziente con sindrome di Gilbert presenta:

  • Bilirubina totale elevata: solitamente compresa tra 1.2 e 5 mg/dL.
  • Predominanza della frazione indiretta (non coniugata): la bilirubina diretta risulta generalmente nei limiti di norma.
  • Parametri epatici normali: i livelli di transaminasi (AST e ALT), GGT, fosfatasi alcalina e albumina sono perfettamente normali, a indicare l’assenza di danno alle cellule del fegato o di ostruzioni biliari.

Per completare il quadro, il medico prescrive solitamente un emocromo completo e il conteggio dei reticolociti (globuli rossi giovani). Questo serve a escludere l’emolisi, ovvero una distruzione accelerata dei globuli rossi che potrebbe causare un aumento della bilirubina simile a quello della sindrome di Gilbert.

Test genetici e approfondimenti

Nella pratica clinica quotidiana, se i test ematici confermano un’iperbilirubinemia indiretta isolata con fegato sano e assenza di emolisi, la diagnosi è considerata certa e non sono necessari ulteriori approfondimenti invasivi.

Il test genetico (ricerca della mutazione del gene UGT1A1) è oggi disponibile e molto accurato, ma viene riservato a casi selezionati, ad esempio quando i risultati degli esami sono dubbi o prima di iniziare terapie con farmaci potenzialmente tossici come l’irinotecan. Procedure come la biopsia epatica, un tempo utilizzate, sono oggi considerate non necessarie e superate per questa specifica condizione.

Cura e trattamento

La sindrome di Gilbert non richiede alcun trattamento farmacologico o chirurgico. Essendo una condizione benigna che non danneggia l’organismo, l’approccio principale consiste nella rassicurazione del paziente. Gli episodi di ittero, quando si verificano, sono transitori e destinati a risolversi spontaneamente senza lasciare conseguenze.

L’obiettivo della gestione non è abbassare i livelli di bilirubina, che fluttueranno naturalmente per tutta la vita, ma mantenere un benessere generale che minimizzi la frequenza degli episodi di colorazione giallastra.

Gestione dei farmaci e sicurezza

L’aspetto terapeutico più importante riguarda la consapevolezza farmacologica. Il paziente deve:

  • Informare ogni medico e farmacista della propria diagnosi.
  • Prestare attenzione all’uso di paracetamolo: sebbene sia generalmente considerato sicuro a dosaggi standard, in alcuni soggetti con sindrome di Gilbert il metabolismo di questo farmaco potrebbe essere leggermente meno efficiente; è bene quindi attenersi rigorosamente alle dosi consigliate.
  • Sottoporsi a screening genetico se si rende necessaria una chemioterapia a base di irinotecan, per aggiustare il dosaggio e prevenire tossicità gravi.

Stile di vita e prevenzione degli episodi

Uno stile di vita equilibrato è lo strumento più efficace per gestire la sindrome di Gilbert e ridurre la comparsa dell’ittero. Le raccomandazioni principali includono:

  • Alimentazione regolare: evitare il digiuno prolungato e le diete eccessivamente ipocaloriche o restrittive (“crash diets”), che sono tra i più comuni inneschi per l’innalzamento della bilirubina.
  • Idratazione costante: bere acqua a sufficienza durante la giornata, specialmente durante i mesi caldi o dopo l’attività fisica, per prevenire la disidratazione.
  • Gestione dello stress: imparare tecniche di rilassamento o praticare regolarmente attività fisica moderata (senza eccedere nello sforzo estremo) può aiutare a stabilizzare i livelli metabolici.
  • Igiene del sonno: mantenere ritmi di riposo regolari, poiché la privazione di sonno è un noto fattore di stress fisiologico.
  • Alcol: non è necessario astenersi totalmente, ma è consigliabile un consumo molto moderato, come raccomandato per la popolazione generale, per non sovraccaricare le funzioni epatiche.

In conclusione, chi riceve una diagnosi di sindrome di Gilbert può condurre una vita assolutamente normale, attiva e senza limitazioni specifiche, con la consapevolezza che la propria “particolarità” genetica non rappresenta un ostacolo alla salute a lungo termine.

Fonti e bibliografia

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