Rimedi per la puntura di medusa: ecco cosa devi fare

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Introduzione

Le meduse sono animali marini appartenenti al phylum degli Cnidari, il cui corpo è composto per circa il 98% da acqua.

Possono essere dotate di tentacoli urticanti che usano con funzioni

  • difensive
  • e soprattutto offensive, allo scopo di paralizzare la preda (ma NON esiste alcun sistema di ricerca della preda, che viene colpita semplicemente quando si trova sul cammino della medusa).

Non tutte le meduse pungono e, di queste, pochissime sono realmente pericolose per gli esseri umani.

Questa capacità è legata alla presenza di specifiche cellule che funzionano una volta sola (devono quindi essere periodicamente rigenerate) e che si attivano quando vengono toccate, andando così ad esporre dei filamenti urticanti in grado di indurre diversi effetti (variabili a seconda della specie) che possono comprendere

  • paralizzante (sia sulla capacità di movimento, che sul sistema cardiorespiratorio)
  • infiammatorio (tanto da poter indurre shock anafilattico nella preda).

È importante ricordare che il meccanismo di rilascio del veleno è ancora funzionante anche in caso di morte dell’animale.

Non tutte le meduse sono però ugualmente pericolose per l’uomo, i cui effetti abbracciano un ventaglio che va dalla completa assenza di disagio, alla possibile morte (tipicamente per shock anafilattico, casi segnalati più che altro nelle aree del sud-est asiatico e dell’Oceania e nel Golfo del Messico); a titolo di esempio sulle coste dell’Australia si segnala la presenza di Chironex Fleckeri, medusa comunemente indicata come “vespa marina”, capace di indurre un arresto cardiaco in pochi minuti (è infatti considerata più pericolosa del grande squalo bianco).

Le specie normalmente presenti nel Mediterraneo non sono invece mai così pericolose.

Puntura o morso di medusa?

Tecnicamente non si tratta né di morso né di puntura, ma di una reazione infiammatoria al contatto con sostanze infiammatorie; è pur vero che queste vengono rilasciate dalle nematocisti (filamenti urticanti) che possono rimanere sulla pelle dello sfortunato obiettivo del contatto, si preferisce quindi parlare di puntura.

Sintomi

Puntura di medusa su una gamba

Shutterstock/Fcikle

Al momento della puntura la maggior parte dei pazienti non vede la medusa, ma avverte un dolore immediato; entro pochi minuti le sostanze urticanti liberate dalla medusa al contatto con la pelle provocano una reazione infiammatoria acuta caratterizzata in genere da

  • rossore,
  • gonfiore,
  • eventuale sviluppo di vescicole (bolle).

Non è raro che si possa osservare con precisione la striscia di contatto con il tentacolo urticante sulla pelle (come nell’immagine), che in breve tempo è accompagnata da anche bruciore intenso e sensazione di dolore, spesso anche prurito.

I fattori che determinano la gravità dei sintomi comprendono:

  • tipo di medusa,
  • estensione della lesione,
  • stato di salute del paziente.

Meno comuni, ma possibili, sono invece le reazioni ritardate nel tempo (da poche ore, finanche a giorni o mesi di distanza dal contatto).

Quanto dura?

Il dolore di una lesione causata dal contatto con una medusa può durare da alcune ore a diversi giorni.

Complicazioni

Poiché il veleno entra attraverso la pelle, può anche penetrare nella circolazione sanguigna determinando così sintomi sistemici (ovvero in tutto il corpo e non solo localizzati), ma è improbabile osservare reazioni gravi con le specie normalmente distribuite nel mediterraneo (a meno di contatti multipli, caratterizzati da un’esposizione al veleno molto più elevata).

Tra i sintomi segnalati in letteratura si annoverano

Quando preoccuparsi

La diagnosi è essenzialmente clinica, basata cioè sull’osservazione della lesione e sulla raccolta delle informazioni (ad esempio il contesto del contatto).

In caso di sintomi sistemici (ovvero non limitati alla pelle venuta a contatto con la medusa) si raccomanda di rivolgersi immediatamente ad un medico od in Pronto Soccorso, a seconda della gravità del quadro.

Cosa fare? I rimedi più efficaci

La prognosi è generalmente ottima, perché il contatto si risolve solo con un fastidio più o meno severo per il paziente.

Il trattamento dovrebbe iniziare il prima possibile, con la rimozione immediata delle nematocisti condotta esercitando una leggera pressione ad esempio con una carta di credito (vengono talvolta usati anche crema da barba od un impasto ottenuto con bicarbonato di sodio). Idealmente bisognerebbe applicare una giusta pressione, senza esagerare, per evitare un ulteriore rilascio di tossine. In caso di tentacoli chiaramente visibili ad occhio nudo è invece preferibile il ricorso ad una pinzetta.

Non immergere la ferita in acqua dolce, perché questo potrebbe causare un ulteriore rilascio di veleno a causa delle differenze di pressione oncotica, mentre è possibile usare acqua salata per alleviare il dolore.

Alcuni autori consigliano anche il ricorso all’applicazione di acido acetico (ad esempio in forma di aceto da cucina), mentre il manuale MSD suddivide i diversi casi in base a criteri geografici (ovvero di diffusione delle specie di meduse probabilmente coinvolte):

  • Acque NON tropicali, risciacquo con acqua di mare
  • Acque tropicali, aceto seguito da risciacquo con acqua di mare
  • Per le punture della caravella portoghese (diffusa prevalentemente in Australia), può essere utilizzato il risciacquo con acqua salata, mentre l’aceto è controindicato perché capace di attivare nematocisti non eliminate.

Il trattamento specifico varia ovviamente anche in base al tipo di medusa coinvolta, per la maggior parte delle meduse italiane l’immersione in acqua calda è efficace nel ridurre il dolore della puntura; più la temperatura è elevata e meglio è, ovviamente con l’avvertenza di non causare ustioni, per circa 30 minuti.

Non va applicato ghiaccio né ammoniaca.

Eventuali contatti urticanti con gli occhi richiedono un lavaggio con acqua fisiologica, mentre vanno evitati acqua di mare e aceto, e si raccomanda un’immediata visita oculistica.

L’applicazione di creme con principi attivi anestetici possono offrire un immediato sollievo dal dolore, così come i cortisonici, mentre è rara la necessità di ricorrere a farmaci per bocca (antidolorifici, cortisone, …); in caso di prurito l’assunzione di antistaminici può essere d’aiuto.

In caso di dolore persistente è possibile ricorrere ai normali antinfiammatori da banco, mentre gli oppiacei sono riservati a casi selezionati.

La maggior parte delle fonti cita la necessità di un richiamo antitetanico se necessario.

In caso di sintomi suggestivi di anafilassi (ad esempio una qualsiasi difficoltà di respirazione o alterazione del livello di coscienza, non importa se lieve) è invece tassativo il ricorso immediato al Pronto Soccorso.

È vero che l’urina è efficace e utile?

Ad oggi non esistono prove né razionale scientifico che ne giustifichi l’utilizzo, che quindi NON è raccomandato; peraltro in caso di urina alcalina è probabile che questo induca un ulteriore rilascio di veleno con peggioramento dei sintomi.

Posso usare Gentalyn Beta?

Benché il cortisone presente possa offrire sollievo, l’applicazione di Gentalyn Beta su una lesione da medusa è controdindicata per la presenza di antibiotico (gentamicina).

Fonti e bibliografia

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