Introduzione
Un’ulcera corneale è una lesione della cornea dell’occhio potenzialmente molto pericolosa, generalmente secondaria a un’infezione. È importante che venga riconosciuta precocemente da parte del medico specialista, perché una diagnosi tempestiva riduce il rischio concreto di una perdita permanente della vista.
I sintomi più comuni sono:
- fastidio alla luce (fotofobia),
- dolore oculare,
- sensazione di corpo estraneo (descritto come presenza di sabbia o simili),
- occhio rosso,
- aumentata lacrimazione,
- riduzione della vista.
Il trattamento è ovviamente mirato all’infezione responsabile ed il tempo necessario per la guarigione è variabile, ma nella maggior parte dei casi sono sufficienti dalle due alle tre settimane.

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Cause
Le possibili cause possono essere numerose, ma quelle più frequenti sono di natura infettiva tra cui:
- Batteriche: le ulcere iniziano come cheratite (infiammazione della cornea) dopo la rottura dell’epitelio corneale, consentendo ai batteri di penetrare nell’occhio. Sono generalmente dovute all’utilizzo prolungato delle lenti a contatto, ad abrasioni traumatiche della cornea o ad altri traumi oculari. Fattori di rischio possono includere il diabete, precedenti interventi chirurgici all’occhio, utilizzo di farmaci cortisonici, tra cui colliri, o una malattia cronica oculare. Tra i batteri più frequentemente coinvolti si possono trovare: Stafilococco aureo, Stafilococco coagulasi-negativo e Pseudomonas aeruginosa.
- Virali: l’Herpes simplex virus (HSV), Varicella zoster virus (VZV) e il citomegalovirus sono i più coinvolti nello sviluppo dell’ulcera corneale, sebbene l’incidenza risulti essere inferiore rispetto alle forme batteriche.
- Funghi: Rappresentano meno del 5% di tutte le ulcere corneali. Si sviluppano soprattutto nelle regioni caldo/umide in seguito a un trauma all’occhio. Le specie più frequentemente coinvolti includono: Aspergillus, Fusarium, Scedosporium apiospermum e Candida albicans.
- Protozoi: l’acanthamoeba è il parassita maggiormente responsabile di cheratiti e ulcere corneali. Tende ad essere presente nel suolo e nell’acquea stagnanti. Principalmente si trovano nei portatori di lenti a contatto.
Tra le cause non infettive, invece, la più frequente è la cheratite ulcerosa periferica che solitamente si trova in associazione ad altre malattie autoimmuni come l’artrite reumatoide, la granulomatosi di Wegener, la poliangioite microscopica, la sindrome di Churg-Strauss o la policondrite recidivante.
Cause meno frequenti includono: carenze alimentari (in particolare vitamina A), traumi (esempio ustioni chimiche) oppure malattie della palpebra come un’infiammazione (blefarite) oppure l’entropion (palpebra introflessa)
Fattori di rischio
Tra i fattori di rischio più rilevanti in grado di favorire l’insorgenza di un’ulcera cornale si possono riscontrare:
- episodi precedenti dello stesso disturbo
- mancata protezione degli occhi durante l’uso di utensili elettrici o durante la saldatura
- lesioni o traumi agli occhi
- secchezza oculare
- utilizzo inadeguato delle lenti a contatto
- eccessiva esposizione alla luce UV
- anomalie della palpebre
- soppressione del sistema immunitario
Sintomi e segni
Un’ulcera corneale può causare:
- sensazione di un corpo estraneo nell’occhio
- dolore persistente
- lacrimazione
- formazione di pus o drenaggio dall’occhio
- visione sfuocata, soprattutto se l’ulcera si trova nella zona centrale della cornea
- fotofobia, ossia un’eccessiva sensibilità alla luce
L’ulcera può localizzarsi sia centralmente che sul bordo esterno della cornea. Clinicamente i segni più caratteristici sono:
- congiuntiva arrossata (dovuta ad una dilatazione dei vasi sanguigni congiuntivali)
- gonfiore della cornea laddove è localizzata l’ulcera
- cicatrici se vi sono stati precedenti episodi di ulcera corneale
- nelle forme più gravi ci può essere il coinvolgimento dell’iride (irite) con stratificazione delle cellule infiammatorie nella parte inferiore della camera anteriore (ipopion)
Diagnosi
La diagnosi dell’ulcera corneale deve essere tempestiva e condotta da un medico oculista. Il processo inizia con un’accurata anamnesi, durante la quale il medico indaga l’insorgenza dei sintomi, l’eventuale uso di lenti a contatto (modalità d’uso e igiene), traumi recenti o patologie sistemiche preesistenti.
Esame clinico alla lampada a fessura
L’esame cardine è la biomicroscopia mediante lampada a fessura. Questo strumento permette di visualizzare l’occhio con un forte ingrandimento per valutare la profondità e l’estensione dell’ulcera. Per rendere la lesione chiaramente visibile, il medico utilizza coloranti vitali:
- Fluoresceina: un colorante giallo-verde che evidenzia le aree in cui l’epitelio corneale (lo strato superficiale) è assente o danneggiato.
- Verde di Lissamina o Rosa Bengala: utilizzati per identificare cellule devitalizzate o sofferenti, spesso utili nelle forme virali o da occhio secco.
Accertamenti microbiologici e imaging avanzato
In presenza di ulcere di grandi dimensioni, centrali o resistenti alla terapia iniziale, si procede con il prelievo di materiale corneale (raschiamento). Il campione viene analizzato tramite:
- Esame colturale: per identificare con precisione il batterio, fungo o parassita responsabile e determinare la sensibilità ai farmaci (antibiogramma).
- PCR (Reazione a Catena della Polimerasi): tecnica rapida per rilevare il DNA di virus come l’Herpes Simplex o l’Acanthamoeba.
Nei casi più complessi o sospetti di infezione da funghi o Acanthamoeba, può essere impiegata la microscopia confocale in vivo, una tecnica di imaging non invasiva che permette di visualizzare i microrganismi direttamente negli strati profondi della cornea. L’OCT del segmento anteriore può inoltre essere utilizzato per monitorare lo spessore corneale e il rischio di perforazione.
Cura e terapia
L’obiettivo primario della terapia è l’eliminazione dell’agente infettivo, il controllo dell’infiammazione e la prevenzione delle cicatrici permanenti che potrebbero compromettere la vista. Il trattamento deve iniziare immediatamente, spesso con un approccio empirico a largo spettro in attesa dei risultati di laboratorio.
Terapia farmacologica
La somministrazione di farmaci avviene principalmente tramite colliri (terapia topica), che in fase acuta possono richiedere applicazioni molto frequenti, anche ogni ora:
- Antibiotici: Per le ulcere batteriche si utilizzano comunemente i fluorochinoloni di quarta generazione o, nei casi più gravi, antibiotici “rinforzati” preparati appositamente in farmacie ospedaliere.
- Antivirali: In caso di infezione da Herpes, si utilizzano pomate o gel a base di aciclovir o ganciclovir, talvolta associati a farmaci per via orale.
- Antifungini: Le infezioni fungine richiedono colliri specifici come la natamicina o il voriconazole, spesso per periodi prolungati.
- Agenti anti-amebici: Per l’Acanthamoeba si ricorre a antisettici specifici (biguanidi o clorexidina).
- Cicloplegici: Colliri che dilatano la pupilla vengono prescritti per ridurre il dolore causato dallo spasmo del muscolo ciliare e prevenire complicazioni interne (sinechie).
L’uso dei corticosteroidi è estremamente delicato: possono ridurre l’infiammazione e le cicatrici, ma vanno introdotti solo quando l’infezione è sotto controllo, poiché se usati precocemente potrebbero peggiorare il quadro clinico, specialmente nelle forme fungine o virali.
Interventi chirurgici e innovazioni
Se la terapia medica non è sufficiente o se vi è un rischio imminente di perforazione, possono essere necessari interventi chirurgici:
- PACK-CXL (Cross-linking per cheratite infettiva): Una procedura che utilizza luce UV e riboflavina per irrigidire la cornea e uccidere i microrganismi resistenti.
- Trapianto di membrana amniotica: Per favorire la rigenerazione dei tessuti e ridurre l’infiammazione.
- Cheratoplastica (trapianto di cornea): Riservata ai casi di perforazione o per ripristinare la vista dopo la guarigione, se l’ulcera ha lasciato una cicatrice opaca (leucoma).
Stile di vita e raccomandazioni
Durante il trattamento è fondamentale sospendere immediatamente l’uso di qualsiasi lente a contatto. Il paziente deve osservare una rigorosa igiene delle mani prima di applicare i colliri e proteggere l’occhio dalla luce intensa con occhiali da sole. È consigliabile una dieta equilibrata e, in alcuni casi, l’integrazione di vitamina C per favorire la sintesi del collagene e la riparazione del tessuto corneale. Il fumo dovrebbe essere evitato in quanto può rallentare i processi di guarigione oculare.
Fonti e bibliografia
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Autore
Dr. Francesco Netto
Medico ChirurgoIscritto all'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Trieste n. 4639