Introduzione
Il tracoma è un’infezione batterica che coinvolge gli occhi, in particolare la congiuntiva e la cornea.
È una malattia contagiosa, causata dal batterio Chlamydia trachomatis, che si diffonde attraverso il contatto con gli occhi, le palpebre e le secrezioni di naso o gola delle persone infette. Può essere trasmesso anche attraverso oggetti infetti, come fazzoletti o asciugamani oppure mediante dei vettori animali come la mosca (Musca sorbens è l’insetto maggiormente responsabile di tale infezione).

iStock.com/yod67
Inizialmente può causare solo un lieve prurito, accompagnato da irritazione agli occhi e alle palpebre e conseguente gonfiore; successivamente, se non trattato, può portare alla perdita irreversibile della vista.
Il tracoma è la principale causa prevenibile di cecità in tutto il mondo, tanto che l’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) ha stimato che quasi 2 milioni di persone abbiano perso la vista a causa di questo batterio; l’infezione è più diffusa nelle zone aride vicino all’equatore, con l’obiettivo globale di eliminazione definitiva entro i prossimi anni.
Cause
Il batterio responsabile del tracoma è la Chlamydia trachomatis, di cui ne esistono di diversi tipi:
- quelli associati all’infezione oculare da tracoma sono gli A, B, Ba e C,
- mentre quelli che vanno da D a K sono associati all’infezione da Chlamydia a trasmissione sessuale.
L’infezione oculare si trasmette attraverso il contatto personale (tramite mani, vestiti o biancheria da letto) e mediante mosche che siano state in contatto con secrezioni prodotte dagli occhi o dal naso di una persona infetta.
Nelle aree endemiche (Africa, America centrale e meridionale, Asia, Australia e Medio Oriente) l’infezione è particolarmente comune tra i bambini in età prescolare, con tassi di prevalenza che possono raggiungere il 60-90%, per poi diventare via via meno frequente e di durata più breve con il trascorrere degli anni; la famiglia è l’ambiente principale dove si verifica la trasmissione.
Fattori di rischio
I fattori che aumentano il rischio di contrarre il tracoma includono:
- povertà: è principalmente una malattia tipica delle popolazioni estremamente povere nei Paesi in via di sviluppo
- condizioni di vita affollate: le persone che vivono a stretto contatto hanno un rischio maggiore di diffondere l’infezione
- scarsa igiene: mani o viso sporchi, permettono una maggior proliferazione e diffusione del batterio
- età: è più comune nei bambini tra i 4 e 6 anni
- sesso: in alcune aree, il tasso di contrarre la malattia da parte delle donne è da due a sei volte superiore a quello degli uomini
Segni e sintomi
Nelle fasi iniziali i segni e sintomi più comuni sono:
- irritazione e prurito
- gonfiore delle palpebre
- fotofobia (eccessiva sensibilità alla luce)
- dolore all’occhio
- lacrimazione
Il sistema immunitario di un individuo sano è in grado di attivarsi e liberarsi del microrganismo, ma nelle comunità endemiche è purtroppo molto comune andare incontro a frequenti episodi di re-infezione, a seguito dei quali, nel corso degli anni, le ciglia possono risultarne modificate fino ad arrivare a sfregare sulla superficie dell’occhio, con dolore, disagio e danni permanenti alla cornea.
Con l’avanzare della malattia, che progredisce lentamente, il materiale infiammatorio viene sostituito da tessuto cicatriziale che coinvolge la cornea e la congiuntiva, causando gravi disturbi all’occhio fino alla perdita permanente della vista.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha creato una classificazione per definire le 5 fasi del tracoma, sulla base dei segni clinici mentre la malattia progredisce:
- Infiammazione tracomatosa – follicolare: il primo segno è la presenza di follicoli, che sono agglomerati di linfociti che si estendono fino alla porzione superiore dell’occhio. Solitamente sono presenti più 5 di follicoli di dimensioni superiori agli 0.5 mm
- Infiammazione tracomatosa – intensa: la fase successiva è il gonfiore della congiuntiva che ne oscura i vasi sanguigni più profondi
- Cicatrici tracomatose: una base di tessuto cicatriziale si forma livello della congiuntiva palpebrale superiore
- Trichiasi tracomatosa: si formano delle vere e proprie fasce di tessuto cicatriziale, facendo ruotare il margine della palpebra verso l’interno dell’occhio (entropion); in questo contesto anche le ciglia sfregheranno sulla superficie oculare, irritando l’occhio (trichiasi). Col tempo questo sfregamento provocherà abrasioni della cornea
- Opacità corneale: le abrasioni corneali possono portare col tempo allo sviluppo di ulcere infettive e, infine, a cicatrici opache che impediscono alla luce di penetrare nell’occhio, portando alla cecità. Se le fasi precedenti potevano essere considerate reversibili, arrivati a questo punto, il danno risulta essere permanente
Complicanze
Un episodio isolato di tracoma, se viene diagnosticato e trattato precocemente, ha una prognosi ottima con la risoluzione completa della malattia. Viceversa, in assenza di una diagnosi tempestiva, può andare incontro a complicanze tra cui:
- cicatrici a livello della palpebra interna
- deformità palpebrale
- cicatrici a livello della cornea
- perdita della vista parziale o completa
Diagnosi
La diagnosi del tracoma è un processo che combina la valutazione clinica diretta con l’analisi epidemiologica, specialmente nei contesti in cui la malattia è endemica. In ambito specialistico, il medico oculista identifica la patologia attraverso l’osservazione dei segni caratteristici sulle palpebre e sulla superficie oculare.
Valutazione clinica e classificazione
Il protocollo diagnostico standard si avvale del sistema di classificazione dell’OMS, che permette di definire la gravità dell’infezione. Durante l’esame, il medico utilizza solitamente una lente di ingrandimento (2.5x o superiore) e una fonte di luce intensa per ispezionare:
- La congiuntiva tarsale superiore: la palpebra viene delicatamente rivoltata per cercare la presenza di follicoli (piccoli rilievi biancastri o giallastri) o segni di infiammazione intensa che maschera i vasi sanguigni normali.
- Il margine palpebrale: si ricerca la presenza di trichiasi, ovvero ciglia che crescono verso l’interno e sfregano contro il bulbo oculare.
- La cornea: si valuta la trasparenza della membrana e la presenza di eventuali opacità o cicatrici che potrebbero compromettere la visione.
Test di laboratorio e biomarcatori
Sebbene la diagnosi sul campo rimanga prevalentemente clinica, nei paesi non endemici (come l’Italia) o per scopi di monitoraggio scientifico, si ricorre a test molecolari avanzati. Il metodo d’elezione è il test di amplificazione degli acidi nucleici (NAAT), solitamente una PCR (reazione a catena della polimerasi), eseguito su un tampone congiuntivale. Questo test permette di identificare con estrema precisione il DNA di Chlamydia trachomatis, distinguendolo da altre forme di congiuntivite batterica o virale.
La diagnosi differenziale è fondamentale per escludere altre condizioni che presentano follicoli simili, come la congiuntivite da inclusione degli adulti (legata a ceppi di Chlamydia a trasmissione sessuale), le congiuntiviti allergiche croniche o le infezioni da adenovirus.
Cura e prevenzione
L’obiettivo primario della terapia è l’eliminazione dell’infezione batterica e la prevenzione dei danni cicatriziali che conducono alla cecità. Il consenso scientifico internazionale ha consolidato un approccio multidisciplinare coordinato, noto come strategia SAFE, che interviene su più fronti per interrompere la catena del contagio.
Trattamento farmacologico
La terapia antibiotica rappresenta il pilastro per eliminare il serbatoio batterico. Le opzioni principali includono:
- Azitromicina: è il farmaco di prima scelta. Viene somministrata in un’unica dose orale (solitamente 20 mg/kg nei bambini e 1 g negli adulti). La sua efficacia elevata e la facilità di somministrazione la rendono lo standard d’oro, specialmente nei programmi di trattamento di massa delle comunità colpite.
- Tetraciclina in unguento: utilizzata come alternativa (solitamente all’1% per 6 settimane), è indicata nei neonati sotto i 6 mesi o quando l’azitromicina non è disponibile o controindicata. Richiede tuttavia una maggiore aderenza alla terapia da parte del paziente o dei genitori.
Intervento chirurgico
Nelle fasi avanzate, la chirurgia diventa indispensabile per salvare la vista. L’intervento è mirato a correggere la trichiasi tracomatosa, ovvero il riposizionamento delle ciglia verso l’esterno per interrompere lo sfregamento continuo sulla cornea. In caso di cecità già conclamata a causa di opacità corneali gravi, l’unica opzione rimane il trapianto di cornea, sebbene la sua fattibilità dipenda fortemente dalle risorse sanitarie locali.
Protocollo SAFE e stile di vita
La prevenzione a lungo termine non può prescindere da cambiamenti strutturali e comportamentali, riassunti nei pilastri della strategia globale:
- S (Surgery): Trattamento chirurgico delle complicanze palpebrali.
- A (Antibiotics): Trattamento antibiotico tempestivo dei casi e dei contatti stretti.
- F (Facial cleanliness): La pulizia del viso è cruciale. Lavare regolarmente il volto dei bambini con acqua e sapone riduce drasticamente la carica batterica e rende il viso meno “attrattivo” per le mosche vettrici.
- E (Environmental improvement): Miglioramento dell’accesso all’acqua potabile, gestione corretta dei rifiuti e dei servizi igienici per ridurre la proliferazione delle mosche.
Dal punto di vista del paziente, la prevenzione individuale si basa sull’evitare la condivisione di asciugamani e biancheria e sul mantenere una rigorosa igiene delle mani, specialmente dopo il contatto con persone che presentano sintomi di irritazione oculare.
Fonti e bibliografia
Tutte le news di The WOM Healthy su Google
Tutti gli aggiornamenti su salute, alimentazione e benessere.
Autore
Dr. Francesco Netto
Medico ChirurgoIscritto all'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Trieste n. 4639