Cisti di Baker al ginocchio: sintomi e cura

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Introduzione

Il ginocchio è una grande articolazione, posta tra femore e tibia, che ci permette:

  • di muovere le gambe e camminare,
  • di stare fermi, in equilibrio,
  • di sorreggere il peso del nostro corpo.

È costituito da molti elementi, a differente struttura, con compiti di

  • lubrificazione,
  • rinforzo,
  • stabilizzazione,
  • articolazione
  • e armonizzazione delle varie superfici che compongono l’articolazione stessa.

La cisti di Baker è una formazione a forma di sacca, contenente liquido, che si sviluppa nella parte posteriore dell’articolazione del ginocchio, nella cavità poplitea, e per questo chiamata anche cisti poplitea. Il nome Baker, invece, deriva dal chirurgo che per primo la vide e descrisse nel 1877, il dottor William Morrant Baker.

Cavità poplitea, sede di formazione della cisti di Baker

iStock.com/4zevar

La cisti di Baker è visibile a occhio nudo come un nodulo, dall’aspetto simile ad una noce, posto dietro al ginocchio; si presenta

  • di dimensione variabile da pochi millimetri fino a qualche centimetro,
  • generalmente unico ma talvolta multiplo,
  • localizzato ad un solo ginocchio, e solo raramente interessante entrambe le ginocchia contemporaneamente,

La cisti di Baker può colpire qualsiasi persona (anche i bambini), ma solitamente mostra una predilezione per gli adulti, in un’ampia fascia d’età che va dai 35 ai 70 anni, perché favorita dalla concomitante presenza di altri danni a carico dell’articolazione del ginocchio, più comuni negli adulti e negli anziani, come ad esempio l’artrosi.

La cisti di Baker può non dare sintomi, oppure può manifestarsi con disturbi di varia gravità, tra cui il dolore; la possibile evoluzione della cisti dipende da alcuni fattori, di cui l’età del paziente è sicuramente il più importante.

Lo sviluppo della cisti di Baker in un bambino o in un giovane non deve destare preoccupazione: originandosi nel contesto di un’articolazione sana, infatti, quasi mai dà sintomi e si riassorbe spontaneamente nella maggior parte dei casi in un paio d’anni circa, senza richiedere terapia alcuna. La prognosi quindi è ottima.

Negli adulti, di contro, e soprattutto negli anziani, l’articolazione del ginocchio in cui si sviluppa la cisti di Baker è spesso danneggiata per la presenza di una malattia artrosica o di una lesione di natura traumatica o infettiva, per cui più frequentemente si osservano

  • sintomi e
  • possibili complicazioni

che richiedono cure e, in alcuni casi, l’intervento chirurgico. La prognosi di conseguenza sarà variabile e dipenderà molto

  • dall’entità dei danni articolari presenti nel ginocchio colpito dalla cisti,
  • dallo sviluppo o meno di complicazioni,
  • dal tipo di approccio terapeutico utilizzato e soprattutto dal suo risultato.

Prima di approfondire sintomi e cura facciamo un passo indietro, al fine di descrivere per sommi capi l’anatomia del ginocchio.

Cause

La cisti di Baker è causata da un’anomala fuoriuscita del liquido sinoviale dalla borsa contenuta nella cavita poplitea, più precisamente laddove si uniscono i tendini di 2 muscoli, chiamati gastrocnemio e semimembranoso, presenti rispettivamente nella coscia e nel polpaccio.

Per quanto riguarda la causa all’origine della formazione della cisti, possiamo per semplificazione distinguere la cisti di Baker in:

  • forma primaria, quando la causa è sconosciuta (idiopatica),
  • forma secondaria, quando la causa è riconducibile ad un danno noto a carico dell’articolazione del ginocchio.

La forma idiopatica è tipica dei bambini, di età compresa tra i 4 e i 7 anni e si sviluppa su un ginocchio sano, senza un motivo apparente.

La forma secondaria, più frequente, interessa gli adulti e gli anziani, che presentano un ginocchio danneggiato da condizioni patologiche varie, cui il corpo umano risponde con un aumento di produzione del liquido sinoviale per difendere la salute del ginocchio stesso.

Il liquido sinoviale prodotto in eccesso va a

  • aumentare la pressione all’interno della capsula articolare,
  • spingere il liquido sinoviale all’interno della borsa poplitea, creando un rigonfiamento cistico.

Le malattie del ginocchio che favoriscono la formazione di una cisti di Baker sono:

oltre ovviamente a condizioni conseguenti a traumi (per esempio sportivi, ma non solo).

Sintomi

La cisti di Baker è visibile ad occhio nudo, dietro al ginocchio, come

  • una formazione rotondeggiante,
  • dura al tatto,
  • di dimensioni variabili (fino a qualche centimetro).

Può non dare sintomi o essere accompagnata da fastidi di differente gravità, a seconda dei casi, in relazione principalmente con la grandezza della cisti (più è grande, più disturba) e al danno articolare provocato dalla malattia di base a carico del ginocchio.

Solitamente questi fastidi comprendono:

Il dolore può peggiorare durante i movimenti di flessione e di estensione del ginocchio, soprattutto durante l’attività fisica; è invece raro il caso in cui la cisti di Baker non dia alcun disturbo, si tratta in genere si tratta di cisti molto piccole e diagnosticate per caso, attraverso una risonanza magnetica eseguita per altri motivi.

Complicazioni

La cisti di Baker può dare complicazioni solo raramente (interessano circa 1-2 persone su 20). La complicazione più comune è la rottura della cisti, con conseguente fuoriuscita del liquido sinoviale contenuto al suo interno.

La rottura della cisti procura sempre dei sintomi: il liquido sinoviale fuoriuscito dalla cisti, infatti, andrà a riversarsi sul muscolo gastrocnemio del polpaccio, causando a carico di quest’ultimo una tumefazione, visibile ad occhio nudo, accompagnata da

  • arrossamento,
  • prurito,
  • dolore,
  • sensazione di acqua che scorre lungo la gamba.

La rottura della cisti di Baker può simulare una malattia della gamba chiamata tromboflebite (detta anche trombosi venosa profonda). Questa condizione presenta alcuni sintomi in comune a quelli che si sviluppano in seguito alla rottura della cisti di Baker, ma può evolvere verso un quadro clinico più severo (fino alla temibile embolia polmonare), per cui diventa fondamentale riconoscerla e trattarla prontamente con una cura specifica.

In presenza dei sintomi sopra descritti bisogna quindi sempre rivolgersi al medico, che ne stabilirà la causa e, in caso di reale rottura della cisti non complicata, prescriverà antidolorifici e rassicurerà il paziente: normalmente il liquido sinoviale fuoriuscito, infatti, viene riassorbito dai tessuti della gamba nel giro di qualche settimana.

Altre possibili complicazioni della cisti di Baker, benché più rare, comprendono:

  • calcificazione della cisti,
  • compressione a carico dei nervi della gamba,
  • infezioni batteriche o da funghi,
  • emorragie, specie nei pazienti affetti da emofilia.

Diagnosi

L’iter diagnostico per la cisti di Baker inizia con un’anamnesi approfondita e un esame obiettivo scrupoloso. Durante la visita, il medico valuta la tumefazione nella cavità poplitea, osservando come questa tenda a rendersi più evidente quando il ginocchio è completamente esteso e a ridursi o scomparire quando il ginocchio viene flesso (un segno clinico caratteristico).

Il medico indagherà la presenza di patologie preesistenti, come l’artrosi o l’artrite reumatoide, e verificherà la storia di eventuali traumi sportivi. Per confermare il sospetto clinico e pianificare il trattamento, si ricorre solitamente a esami di imaging mirati:

  • Ecografia muscoloscheletrica: Rappresenta l’esame di prima scelta. È rapida, non invasiva e permette di distinguere con certezza una formazione cistica (liquida) da una solida. L’ecografia è inoltre fondamentale per escludere una trombosi venosa profonda, che può presentarsi con sintomi sovrapponibili in caso di rottura della cisti.
  • Risonanza Magnetica (RM): Viene considerata il gold standard negli adulti per identificare non solo la cisti, ma soprattutto la patologia intra-articolare sottostante, come una lesione del menisco o un danno ai legamenti, che funge da “motore” per la produzione eccessiva di liquido.
  • Radiografia (RX): Sebbene non visualizzi la cisti, può essere utile per valutare il grado di artrosi o la presenza di corpi mobili intra-articolari.

In casi selezionati, se si sospetta un’origine infiammatoria sistemica (come la gotta), possono essere prescritti esami del sangue specifici o l’analisi del liquido sinoviale tramite artrocentesi.

Come si cura?

L’obiettivo primario della terapia è la risoluzione della causa che ha generato l’accumulo di liquido, oltre al sollievo dal dolore e al recupero della mobilità. Le opzioni terapeutiche seguono un approccio graduale, partendo dalle strategie più conservative.

Rimedi medici e fisioterapici

Quando la cisti è sintomatica o limita le attività quotidiane, il medico può consigliare:

  • Aspirazione e infiltrazione: Sotto guida ecografica, il medico può drenare il liquido in eccesso (artrocentesi) per ridurre immediatamente la pressione. Spesso questa procedura è seguita da iniezioni di corticosteroidi direttamente nell’articolazione o nella borsa, per ridurre l’infiammazione e prevenire recidive rapide.
  • Terapia farmacologica: L’uso di FANS (come ibuprofene o naprossene) è indicato per gestire le fasi acute di dolore e gonfiore.
  • Fisioterapia: Un programma di riabilitazione personalizzato è cruciale. Gli esercizi si concentrano sullo stretching della catena posteriore (muscoli ischiocrurali) e sul rinforzo del quadricipite, per migliorare la stabilità articolare e ridurre il carico sul comparto posteriore del ginocchio.

Stile di vita e rimedi domestici

La gestione domiciliare gioca un ruolo determinante nel controllo dei sintomi, specialmente nelle fasi iniziali:

  • Protocollo R.I.C.E.: Rest (riposo), Ice (ghiaccio per 15-20 minuti più volte al giorno), Compression (uso di una benda elastica non troppo stretta), Elevation (tenere la gamba sollevata per favorire il drenaggio dei liquidi).
  • Gestione del peso: Ridurre il carico ponderale è uno dei fattori più efficaci per diminuire lo stress meccanico sul ginocchio e rallentare la progressione dell’artrosi sottostante.
  • Attività fisica a basso impatto: Sostituire temporaneamente attività come la corsa con il nuoto o la bicicletta (con sella alta per evitare eccessive flessioni) aiuta a mantenere il tono muscolare senza irritare la cisti.

Quando diventa necessaria la chirurgia?

La chirurgia viene oggi considerata solo dopo il fallimento dei trattamenti conservativi o in presenza di sintomi invalidanti persistenti. Gli approcci principali sono:

  • Artroscopia del ginocchio: È l’intervento d’elezione. Invece di rimuovere direttamente la cisti, il chirurgo interviene sulla causa intra-articolare (ad esempio riparando un menisco lesionato) e regolarizza la comunicazione tra l’articolazione e la cisti (effetto valvola). Questo porta spesso al riassorbimento spontaneo della sacca.
  • Escissione aperta: La rimozione chirurgica diretta della cisti tramite un’incisione posteriore è oggi meno comune e riservata a casi complessi o quando non è possibile intervenire per via artroscopica, a causa dell’alto rischio di recidiva se la causa sottostante non viene risolta.

In tutti i casi, il recupero post-operatorio prevede un periodo di riposo funzionale seguito da una riabilitazione fisioterapica mirata per ripristinare la completa funzionalità dell’arto.

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