Introduzione
L’articolazione del ginocchio è la più grande del corpo umano ed è formata dall’incontro di tre ossa:
- femore (coscia),
- tibia (gamba),
- rotula (o patella).
Ciascun ginocchio è dotato di due menischi, strutture cartilaginee a forma di C, che agiscono come cuscinetti tra gamba e coscia (in particolare rispettivamente tra tibia e femore) per ammortizzare gli shock causati dal camminamento e dalla corsa; si tratta di strutture resistenti e gommose, che contribuiscono a mantenere la stabilità dell’articolazione.
La rottura del menisco è una delle più frequenti lesioni del ginocchio, soprattutto tra gli sportivi, ma può essere causata da qualunque attività in grado di innescare una rotazione o una torsione forzata dell’articolazione, specie se il corpo pesa sulla gamba impedendo al piede di seguire il ginocchio nella rotazione. In questi casi si parla di rottura di origine traumatica.

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Esiste un secondo tipo di condizione in grado di causare lesioni meniscali, che si verifica a causa di una progressiva degenerazione del tessuto che con l’età diventa più fragile e meno elastico; in questo caso anche i movimenti più banali possono provocare la rottura della struttura.
I sintomi più comuni di un menisco rotto sono:
- dolore,
- gonfiore,
- rigidità,
- spesso impossibilità di estendere completamente il ginocchio.
Nei casi di infortunio più grave ad essere interessate possono essere anche altre strutture articolari del ginocchio, come i legamenti (tipico è il caso di contemporanea rottura di menisco e crociato).
Il trattamento conservativo (riposo, ghiaccio e farmaci) è talvolta sufficiente ad alleviare il dolore e permettere la guarigione spontanea della lesione; purtroppo la cartilagine del menisco è però scarsamente irrorata di sangue e questo si traduce in una certa difficoltà di riparazione. Se piccole rotture esterne possono quindi andare incontro a risoluzione in poco più di un mese, rotture più importanti possono richiedere necessariamente la correzione chirurgica.

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Cause
Nella maggior parte dei casi il menisco va incontro a rottura durante l’attività sportiva, per esempio giocando a calcio o sciando, a seguito di traumi durante movimenti di torsione; molto più rari sono invece gli episodi di lesioni a seguito di iperflessione o iperstensione (per esempio quando si calcia a vuoto), o ancora in caso di contatti diretti (contrasti).
Spostando l’attenzione su soggetti anziani la probabilità di subire lesioni meniscali durante attività quotidiane aumenta in modo significativo, a causa della fisiologica degenerazione cui va incontro il tessuto articolare.
Fattori di rischio
- Per quanto riguarda le rotture traumatiche sono a maggior rischio i soggetti giovani (10-45 anni) che praticano attività sportiva.
- Relativamente alle rotture degenerative invece il rischio aumenta proporzionalmente all’età, indicativamente a partire dai 40 anni in poi.
- Nei soggetti adulti in età pensionabile è comune individuare numerosi eventi di rottura meniscale nei soggetti che hanno lavorato a lungo sulle ginocchia o in posizione di squat.
Sintomi
I sintomi di un infortunio al menisco dipendono dal tipo e della posizione della rottura, in molti casi potrebbe anche non comparire alcun sintomo (soprattutto a seguito di rotture degenerative e in assenza di altri danni), soprattutto nelle fasi iniziali.
Nel caso di rotture traumatiche i sintomi più comuni di lesione al menisco sono:
- dolore (che peggiora estendendo la gamba o caricando il peso durante la corsa),
- gonfiore,
- rigidità dell’articolazione (non è possibile muovere il ginocchio, se non con difficoltà).
In caso di rottura del menisco non è raro percepire un vero e proprio schiocco, ciononostante in un primo momento il dolore può essere ancora più che sopportabile, permettendo all’atleta di terminare l’attività in corso (nell’arco di 2-3 giorni tuttavia il ginocchio diventerà progressivamente più rigido e gonfio).
In assenza di trattamento un pezzo di menisco può staccarsi e ritrovarsi libero nell’articolazione, questo può causare slittamenti, schiocchi o veri e propri blocchi del ginocchio.
Quando chiamare il medico
Contattare il medico se il ginocchio è dolente o gonfio o non si è in grado di muoverlo come al solito.
Pericoli
Un menisco rotto può favorire la progressione di fenomeni artrosici, in grado di andare a rovinare gradualmente la cartilagine dell’articolazione.
Diagnosi
La diagnosi di una lesione meniscale inizia con un’attenta valutazione clinica eseguita da uno specialista ortopedico. È fondamentale distinguere tra una rottura traumatica acuta, tipica dell’atleta, e una lesione degenerativa, spesso legata all’invecchiamento dei tessuti o a fenomeni di artrosi sottostante.
Esame obiettivo e test clinici
Durante la visita, il medico esamina la stabilità del ginocchio, la presenza di versamenti articolari (gonfiore) e il grado di mobilità. Esistono manovre specifiche utilizzate per sollecitare il menisco e verificare la presenza di dolore o “scatti” articolari:
- Test di McMurray: il medico ruota il ginocchio mentre lo flette e lo estende per individuare eventuali clic o dolore lungo la rima articolare.
- Test di Thessaly: considerato oggi uno dei test più affidabili, viene eseguito facendo ruotare il paziente sul ginocchio leggermente flesso mentre è in appoggio su una sola gamba.
- Test di Appley: eseguito con il paziente in posizione prona, serve a differenziare i problemi legamentosi da quelli meniscali tramite compressione e rotazione della gamba.
Diagnostica per immagini
Gli esami strumentali sono indispensabili per confermare il sospetto clinico e pianificare l’approccio terapeutico:
- Risonanza magnetica (RM): è l’esame d’elezione (“gold standard”). Permette di visualizzare con estrema precisione i menischi, identificando il tipo di rottura (longitudinale, a “manico di secchia”, trasversale o complessa) e la sua localizzazione (zona “rossa” vascolarizzata o zona “bianca” non irrorata).
- Radiografia (RX): pur non mostrando i menischi, è necessaria per escludere fratture ossee o valutare il grado di degenerazione articolare (artrosi), che può influenzare profondamente la scelta della cura.
- Ecografia: ha un ruolo limitato nella diagnosi meniscale diretta, ma può essere utile per valutare strutture accessorie o la presenza di cisti parameniscali.
In casi selezionati, in cui la diagnosi rimane incerta nonostante gli esami o quando è già previsto un intervento, si ricorre all’artroscopia diagnostica, che permette di visualizzare direttamente l’interno del ginocchio tramite una piccola telecamera.
Cura e terapia
L’obiettivo primario della cura è eliminare il dolore e ripristinare la funzionalità del ginocchio, proteggendo l’articolazione dal rischio di usura precoce. Oggi l’orientamento clinico è sempre più conservativo: si tende a preservare il menisco ogni volta che è possibile, riservando l’asportazione chirurgica solo ai casi strettamente necessari.
Trattamento conservativo (Protocollo RICE)
Per molte lesioni, specialmente quelle degenerative o le piccole rotture stabili, il primo approccio è di tipo non chirurgico. Il protocollo d’urgenza iniziale segue la formula RICE:
- Rest (Riposo): sospensione delle attività sportive e dei carichi eccessivi. In alcuni casi si utilizzano le stampelle per brevi periodi.
- Ice (Ghiaccio): applicazione di impacchi freddi per 15-20 minuti più volte al giorno per ridurre l’infiammazione.
- Compression (Compressione): uso di bende elastiche o ginocchiere per contenere il gonfiore.
- Elevation (Elevazione): mantenere l’arto sollevato per favorire il drenaggio dei liquidi.
Terapie farmacologiche e infiltrazioni
Il medico può prescrivere farmaci antinfiammatori (FANS) per gestire la fase acuta del dolore. Quando il dolore persiste, si possono valutare opzioni infiltrative:
- Infiltrazioni di acido ialuronico: utili soprattutto se la lesione meniscale è associata a una iniziale usura della cartilagine, agiscono come lubrificante e ammortizzatore meccanico.
- Terapie biologiche (PRP): l’uso di plasma ricco di piastrine è una frontiera in forte espansione; l’obiettivo è stimolare i processi riparativi naturali del tessuto, sebbene l’efficacia dipenda molto dal tipo di lesione.
Stile di vita e fisioterapia
Il controllo del peso corporeo, monitorato tramite il BMI, è l’intervento sullo stile di vita più efficace: ogni chilogrammo in eccesso moltiplica lo stress meccanico sui menischi.
La fisioterapia è un pilastro fondamentale del trattamento. Un programma riabilitativo mirato punta a:
- Rinforzare il quadricipite e i muscoli flessori per “scaricare” l’articolazione.
- Migliorare la propriocezione (il controllo del movimento) per prevenire nuove distorsioni.
- Recuperare la completa estensione e flessione del ginocchio.
Intervento chirurgico
Se il trattamento conservativo fallisce dopo 2-3 mesi, o in presenza di un “blocco articolare” (il ginocchio rimane incastrato), si rende necessario l’intervento in artroscopia. L’intervento viene solitamente eseguito in anestesia spinale o locale con sedazione.
Le opzioni chirurgiche attuali includono:
- Sutura meniscale (Riparazione): è la scelta preferibile, soprattutto nei giovani. Si “cuce” la lesione per stimolarne la guarigione. Richiede tempi di recupero più lunghi (uso di tutore e divieto di carico per circa 4 settimane) ma protegge il ginocchio dall’artrosi futura.
- Meniscectomia selettiva (Asportazione): consiste nel rimuovere esclusivamente il frammento rotto e instabile, regolarizzando i bordi del menisco. Il recupero è molto rapido (si cammina quasi subito), ma a lungo termine espone l’articolazione a una maggiore usura.
- Trapianto o scaffold meniscali: in casi molto selezionati di pazienti giovani a cui è stato rimosso gran parte del menisco, si possono impiantare sostituti sintetici o biologici.
La riabilitazione post-chirurgica è sempre necessaria per garantire che il ginocchio riprenda la sua naturale meccanica di movimento e per prevenire rigidità cicatriziali.
Prevenzione
La rottura del menisco è un infortunio piuttosto comune nei soggetti che praticano attività sportiva, soprattutto quando si tratta di calcio, football americano, hockey su ghiaccio e tennis. Per ridurre il rischio di infortunio è consigliabile:
- Fare sempre uso dell’abbigliamento e degli accessori specifici (per esempio le scarpe con i tacchetti per chi gioca a calcio, per migliorare stabilità e bilanciamento).
- Programmare regolarmente specifici esercizi volti all’aumento della forza e dell’elasticità dei muscoli delle gambe.
- Curare con attenzione la tecnica alla base del gesto atletico (ad esempio come ruotare correttamente con il corpo) per evitare di sovraccaricare le articolazioni del ginocchio e relativi menischi.
Autore
Dr. Roberto Gindro
DivulgatoreLaurea in Farmacia con lode, PhD in Scienza delle sostanze bioattive.
Fondatore del sito, si occupa ad oggi della supervisione editoriale e scientifica.