Definizione
Con il termine artrite si indica in medicina un processo infiammatorio a carico di un’articolazione del corpo.
L’artrite idiopatica giovanile è una forma di artrite caratterizzata da:
- infiammazione di una o più articolazioni, interessate in modo simmetrico od asimmetrico,
- talvolta accompagnata da manifestazioni sistemiche,
- origine sconosciuta (da cui il termine idiopatica) ed
- esordio prima dei 16 anni d’età (da cui il termine giovanile).
Si tratta di una artrite cronica, ossia di una malattia reumatica che non ha una durata limitata nel tempo, ma che al contrario tende a persistere a lungo, oltre le sei settimane dal momento della sua prima manifestazione, alternando
- fasi attive della malattia (in cui ci sono i sintomi)
- e fasi di remissione (senza sintomi o con sintomi scarsi).
Interessa con maggiore frequenza il sesso femminile.
Tra le forme di artrite pediatriche è la più comune, colpendo ogni anno circa 10 bambini su 100.000.
Prognosi
L’evoluzione dell’artrite idiopatica giovanile è varia, anche in rapporto al quadro clinico d’esordio.
In tutti i casi si tratta di una malattia cronica per cui non c’è guarigione completa.
In un’alta percentuale dei casi l’artrite idiopatica giovanile ha comunque una prognosticamente favorevole in cui fasi attive della malattia si alternano a lunghi momenti di benessere in cui il paziente non lamenta alcun disturbo.
In alcuni casi può esserci un iniziale interessamento di poche articolazioni (numericamente inferiore a 5) che poi si estende a più articolazioni (numericamente superiore a 5).
In particolari condizioni, infine, alcune forme di artrite idiopatica giovanile possono evolvere con il tempo in malattie reumatiche tipiche degli adulti: in particolare
- la forma poliarticolare con FR positivo può evolvere in artrite reumatoide negli adulti,
- mentre la forma associata ad entesite può progredire in spondilite anchilosante.
Cause
Ad oggi non è nota la causa scatenante dell’artrite idiopatica giovanile, ma è opinione diffusa che possano intervenire essenzialmente due fattori:
- una predisposizione genetica,
- fattori ambientali esterni, come ad esempio infezioni virali o microbiche.
Ciò che si sa è che si tratta di una malattia autoimmunitaria: questo significa che il sistema immunitario dei bambini affetti da artrite idiopatica giovanile, per un qualche motivo, riconosce come “estranea” la membrana sinoviale interna che riveste le nostre articolazioni e pertanto l’aggredisce.
L’articolazione si infiamma e col tempo si ispessiscono la cartilagine e le altre strutture articolari (legamenti e menischi), con conseguente limitazione funzionale dell’articolazione stessa e del movimento.
Sintomi
Clinicamente l’artrite idiopatica giovanile si manifesta con il riscontro di una tumefazione
- calda,
- rossa e
- dolente
che interessa una o più articolazioni accompagnata da
- rigidità articolare, specialmente al mattino dopo il risveglio e
- a volte manifestazioni sistemiche.
Quadri clinici
Il Pediatric Standing Committee of International League of the Association for Rheumatology ha proposto 7 forme d’esordio clinico dell’artrite idiopatica giovanile.
Sistemica
Insieme all’artrite, si verificano manifestazioni cliniche sistemiche (ossia coinvolgenti oltre l’articolazione, anche altre parti del corpo), come la febbre ed uno o più dei seguenti segni clinici:
- rash cutaneo,
- ingrossamento dei linfonodi,
- ingrossamento del fegato e/o della milza,
- sierosite.
La febbre ha un tipico andamento a picchi, uno o due al giorno e per lo più nel tardo pomeriggio o la sera, quando può raggiungere anche i 39ºC, per poi riabbassarsi verso i normali valori di temperatura corporea nel resto della giornata. La febbre dura almeno due settimane, per almeno tre giorni consecutivi.
Accanto ad ogni puntata febbrile possono comparire nel petto, nella pancia e/o nelle braccia delle maculo-papule di colore rosa salmone, talvolta pruriginose.
Il fegato può risultare aumentato di dimensione (epatomegalia), così come la milza (splenomegalia) e/o i linfonodi (linfoadenomegalia) simmetricamente ai due lati del corpo.
Infine può manifestarsi un’infiammazione a carico di una o più delle membrane sierose del corpo che rivestono
- cuore (pericardite),
- polmoni (pleurite)
- e/o gli organi dell’addome (peritonite).
Queste manifestazioni sistemiche possono persistere per settimane, talvolta anche mesi, e ripresentarsi dopo un periodo più o meno lungo di remissione (ossia avere un carattere ricorrente).
L’artrite vera e propria, cioè l’infiammazione a carico di poche o molte articolazioni, può comparire insieme alla febbre o anche settimane (perfino mesi) dopo l’insorgenza della febbre: può coinvolgere sia grandi che piccole articolazioni, ed è simmetrica (cioè interessa le articolazioni di entrambi i lati del corpo, ad esempio polso di destra e di sinistra oppure anca di destra e di sinistra, …).
Questa forma di artrite idiopatica giovanile colpisce sia maschi che femmine, con due picchi di maggiore frequenza: il primo tra 1 e 4 anni di vita, il secondo tra i 10 e 12 anni.
Oligoarticolare
È la forma più frequente di artrite idiopatica giovanile, rendendo conto di circa il 60% di tutti i bambini colpiti. Si tratta comunemente di bambine, di età inferiore ai 4 anni.
Durante i primi sei mesi di malattia sono coinvolte dall’infiammazione da 1 fino ad un massimo di 4 articolazioni: generalmente sono interessate le grandi articolazioni, in particolare ginocchio o l’articolazione tibiotarsica del piede (in forma monoarticolare, quindi solo di destra o di sinistra). Sovente può essere coinvolta solamente l’articolazione temporo-mandibolare del viso. All’esordio raramente è interessato il gomito, e mai l’articolazione coxofemorale della coscia o la spalla.
Dopo i sei mesi di malattia, nella maggior parte dei casi l’artrite rimane localizzata a poche articolazioni o va incontro a remissione: in alcuni casi, tuttavia, può estendersi a più di 4 articolazioni .
In questa forma di artrite idiopatica giovanile non ci sono manifestazioni sistemiche, a parte una possibile complicanza a carico dell’occhio detta uveite.
Poliarticolare
La forma poliarticolare vede una maggiore frequenza nel sesso femminile ed è distinta in due tipi, in base al dosaggio del fattore reumatoide (FR) misurato in almeno 2 prelievi, a distanza di 3 mesi dall’esordio della malattia:
- fattore reumatoide assente (o negativo),
- fattore reumatoide presente (o positivo).
La forma poliarticolare con FR negativo interessa il 30-35% di tutti i casi di artrite idiopatica giovanile.
L’infiammazione coinvolge 5 o più articolazioni. Non ci sono articolazioni con maggior rischio di infiammarsi rispetto ad altre: l’artrite può interessare sia piccole che grandi articolazioni, ed ha generalmente un carattere simmetrico. Possono comparire inoltre insieme all’artrite anche manifestazioni sistemiche, sebbene di minor entità rispetto a quelle tipiche della forma sistemica, quali: febbricola, lieve ingrossamento dei linfonodi, del fegato e/o della milza.
La forma poliarticolare con FR positivo rappresenta non più del 5% di tutti i casi di artrite idiopatica giovanile. Anche in questo caso le articolazioni infiammate sono 5 o più, coinvolte in modo simmetrico, in particolare le articolazioni delle mani. Talora sono presenti manifestazioni sistemiche, come febbre o infiammazione delle pareti dei vasi sanguigni (vasculiti) o delle membrane sierose (sierositi).
Psoriasica
In questa forma di artrite, che rappresenta circa il 15% di tutti i casi di artrite idiopatica giovanile, coesistono insieme artrite e psoriasi. Generalmente la psoriasi compare a distanza di anni dall’esordio dell’artrite e solo in rari casi la precede.
L’infiammazione delle articolazioni si manifesta in modo asimmetrico e predilige in particolare un solo dito (o più dita) di mani o piedi, di un solo lato del corpo, che appiono ingrossate dal tipico aspetto “a salsicciotto”, rossi e dolenti.
In alcuni casi l’artrite non è associata ad una franca psoriasi, ma è evidente almeno una delle seguenti condizioni:
- infiammazione di una o più guaina tendinea dei tendini flessori delle dita (dattilite),
- alterazioni delle unghie (ad esempio onicolisi ossia il distacco dell’unghia dal letto ungueale, oppure unghia deformata o infossata),
- familiarità per psoriasi, ossia un parente di primo grado affetto da psoriasi.
Artrite-entesite
In questa forma di artrite idiopatica giovanile, che riguarda il 3-25% dei casi, c’è sia artrite che entesite: quest’ultima è un’infiammazione delle inserzioni dei tendini o dei legamenti.
È più frequente nei maschi dopo i 6-8 anni di età e si manifesta con maggiore frequenza in caso di familiarità, ossia presenza di parenti di primo grado affetti da artrite-entesite ma anche spondilite anchilosante, sacro-ileite associata a malattia infiammatoria cronica dell’intestino, sindrome di Reiter o uveite anteriore acuta.
L’infiammazione delle articolazioni è soprattutto a carico delle grandi articolazioni delle gambe quali anche, ginocchio, caviglie. In un 20% dei casi può manifestarsi dolore a carico delle ultime vertebre della colonna vertebrale, cioè il tratto lombo-sacrale, o dell’articolazione sacro-iliaca. Può coinvolgere più o meno di 5 articolazioni.
L’infiammazione dei tendini è frequentemente a carico del tendine d’Achille o della fascia plantare del piede.
Indifferenziata
Comprende tutti i casi di artrite idiopatica giovanile che non presentano caratteristiche peculiari di una forma in specifica tra quelle viste precedentemente, o comprende alcuni aspetti in comune con le diverse forme di artrite.
Complicanze
Una complicanza molto temuta, perché potenzialmente fatale, dell’artrite idiopatica giovanile è la MAS, ossia la sindrome di attivazione dei macrofagi: i macrofagi sono cellule che normalmente ci difendono in presenza di un’infezione ma che, in particolari circostanze, possono essere erroneamente attivati.
È ciò che accade in corso della forma sistemica dell’artrite idiopatica giovanile: i macrofagi possono attivarsi ed andare ad attaccare i normali tessuti dei nostri organi.
Se non riconosciuta e trattata tempestivamente questa sindrome può comportare lo sviluppo di un’insufficienza multiorgano e condurre a morte il piccolo paziente.
Un’altra complicanza, tipica in questo caso della forma oligoarticolare di artrite idiopatica giovanile, è l’uveite cronica. L’uveite cronica può comparire anche nelle forme
- poliarticolare (raramente),
- psoriasica
- ed artrite-entesite dell’artrite idiopatica giovanile.
Gli occhi non sono mai coinvolti in presenza della forma sistemica di artrite idiopatica giovanile.
L’uveite cronica è un’infiammazione cronica dell’occhio, in particolare dell’iride e del corpo ciliare. Nel caso della forma oligoarticolare, l’uveite ha un esordio clinico subdolo per cui il paziente non lamenta alcun sintomo: la diagnosi richiede pertanto controlli oculistici frequenti data l’alta percentuale del rischio di comparsa di questa complicanza. Negli altri casi, l’uveite cronica è sintomatica e si manifesta con occhi arrossati, dolenti e maggiormente sensibili alla luce (fotofobia).
Se non riconosciuta e trattata tempestivamente, l’uveite cronica può comportare perdita della vista irreversibile nell’occhio colpito!
Diagnosi
La diagnosi di Artrite Idiopatica Giovanile (AIG) è un processo clinico complesso che si basa principalmente sull’osservazione dei sintomi e sull’esclusione di altre patologie. Per confermare il sospetto diagnostico, l’infiammazione articolare deve persistere per almeno sei settimane consecutive in un paziente di età inferiore ai 16 anni.
Il percorso diagnostico moderno integra la valutazione clinica con parametri di laboratorio e tecniche di imaging avanzate per definire il sottotipo specifico di malattia e guidare la scelta terapeutica.
Valutazione clinica e anamnesi
Il medico specialista (reumatologo pediatra) inizia raccogliendo informazioni sulla durata dei sintomi, la presenza di rigidità mattutina (spesso indicata dal bambino come difficoltà a compiere i primi movimenti dopo il risveglio) e l’eventuale familiarità per malattie autoimmuni o psoriasi. Durante l’esame obiettivo, vengono valutati:
- Sedi articolari: numero di articolazioni coinvolte e simmetria dell’infiammazione.
- Segni locali: presenza di tumefazione (gonfiore), calore e limitazione del movimento, anche in assenza di dolore evidente (spesso i bambini tendono a compensare il dolore evitando di usare l’articolazione).
- Manifestazioni extra-articolari: presenza di febbre persistente, rash cutanei, ingrossamento dei linfonodi o infiammazioni oculari.
Esami di laboratorio
Non esiste un singolo test del sangue per diagnosticare l’AIG, ma le analisi sono fondamentali per la classificazione e la prognosi:
- Indici di flogosi: PCR (Proteina C Reattiva) e VES (Velocità di Eritrosedimentazione) aiutano a monitorare il grado di infiammazione generale.
- Anticorpi Antinucleo (ANA): La loro positività è un importante indicatore del rischio di sviluppare uveite cronica (infiammazione dell’occhio), rendendo necessari controlli oculistici più frequenti.
- Fattore Reumatoide (FR) e Anti-CCP: Utili per identificare la forma poliarticolare che mima l’artrite reumatoide dell’adulto.
- HLA-B27: Un biomarcatore genetico associato spesso alle forme di artrite-entesite.
Diagnostica per immagini (Imaging)
Le tecniche di imaging hanno rivoluzionato la diagnosi precoce, permettendo di visualizzare l’infiammazione prima che causi danni irreversibili:
- Ecografia articolare con Power Doppler: È l’esame di primo livello. Permette di rilevare il versamento articolare e l’ipertrofia della membrana sinoviale, valutando l’effettiva vascolarizzazione (segno di infiammazione attiva).
- Risonanza Magnetica (RM): Utilizzata per articolazioni difficili da studiare (come l’anca o l’articolazione temporo-mandibolare) o per rilevare precocemente l’edema osseo, segno di malattia aggressiva.
- Radiografia tradizionale: Utile principalmente nelle fasi più avanzate per valutare eventuali danni alle ossa o alla cartilagine, o per escludere altre patologie ossee.

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Cura
L’obiettivo primario della terapia nel 2026 è il raggiungimento della remissione completa (assenza di segni clinici e radiologici di infiammazione) attraverso una strategia definita “Treat-to-Target” (curare mirando all’obiettivo). Questo approccio mira a garantire al bambino uno sviluppo armonioso e una qualità di vita sovrapponibile a quella dei coetanei, prevenendo le deformità articolari.
La gestione è multidisciplinare e coinvolge il reumatologo pediatra, il fisioterapista, l’oculista e, quando necessario, lo psicologo per sostenere il bambino e la famiglia nel percorso di cura cronico.
Terapia farmacologica
I protocolli attuali seguono una scala terapeutica personalizzata in base alla gravità e al sottotipo di AIG:
- Farmaci Anti-infiammatori Non Steroidei (FANS): Come il naprossene o l’ibuprofene. Vengono utilizzati per gestire il dolore e la rigidità, specialmente nelle fasi iniziali, ma raramente sono sufficienti come terapia unica a lungo termine.
- Corticosteroidi: L’uso per via sistemica (orale o endovena) è oggi limitato alle fasi acute più gravi per evitare effetti collaterali sulla crescita e sulle ossa (rischio osteoporosi). Molto efficaci sono invece le infiltrazioni intra-articolari locali, che agiscono direttamente sull’articolazione colpita.
- DMARDs (Farmaci antireumatici modificanti la malattia): Il metotrexato rimane il “gold standard” per la sua comprovata efficacia e sicurezza. Agisce rallentando la progressione della malattia e viene solitamente somministrato una volta a settimana.
- Farmaci Biologici: Rappresentano la frontiera più avanzata. Agiscono bloccando molecole specifiche dell’infiammazione come il TNF (etanercept, adalimumab), l’interleuchina-1 o l’interleuchina-6 (tocilizumab). Sono indicati quando le terapie convenzionali non sono sufficienti.
- JAK-inibitori: Nuovi farmaci orali (piccole molecole) che bloccano le vie di segnalazione intracellulari dell’infiammazione, offrendo un’alternativa efficace ai farmaci biologici iniettabili in casi selezionati.
Riabilitazione e attività fisica
Il movimento è parte integrante della cura. La fisioterapia personalizzata serve a mantenere l’ampiezza del movimento articolare e a rinforzare la muscolatura, che funge da “ammortizzatore” per le articolazioni. Lo sport non è controindicato; al contrario, attività a basso impatto come il nuoto o il ciclismo sono caldamente raccomandate per preservare la funzionalità fisica e il benessere psicologico.
Monitoraggio e stile di vita
Il monitoraggio costante è essenziale per adattare la terapia. Gli strumenti di valutazione includono:
- Controlli periodici dall’oculista (lampada a fessura) per escludere l’uveite asintomatica.
- Utilizzo di questionari standardizzati come il Childhood Health Assessment Questionnaire (CHAQ) per misurare l’impatto della malattia sulla vita quotidiana.
- Una dieta equilibrata e sana, pur non esistendo una “dieta specifica per l’artrite”, aiuta a mantenere un peso corporeo ottimale, riducendo il carico sulle articolazioni infiammate.
In ambito domestico, piccoli accorgimenti possono fare la differenza: applicare impacchi caldi al mattino per sciogliere la rigidità, favorire il riposo adeguato durante le fasi di riacutizzazione e utilizzare ausili ergonomici se la presa manuale risulta difficoltosa. La chiave del successo terapeutico risiede nell’aderenza rigorosa alle cure e nella diagnosi precoce.
Fonti e bibliografia
- Malattie reumatiche di Silvano Todesco e P. Franca Gambari
Autore
Dr.ssa Tiziana Bruno
Medico ChirurgoIscritta all'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Trapani n. 3439