Allergia a cane/gatto: sintomi, pericoli, rimedi e vaccino

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Introduzione

Qualsiasi animale con il pelo, anche se tipicamente ci riferiamo per motivi di diffusione solo a cani e gatti, può scatenare i classici sintomi allergici come starnuti ed occhi rossi e pruriginosi, oltre a rendere più problematico anche il controllo dell’asma nei pazienti che ne siano affetti.

Siamo quindi portati a pensare che le allergie animali siano legate proprio al pelo, ma questo rappresenta in realtà solo il vettore delle numerose sostanze realmente responsabili (allergeni), che sono minuscole proteine presenti nei frammenti di pelle persi quotidianamente dall’animale, così come nella saliva o in altri residui. Anche gli animali glabri possono quindi causare sintomi.

Non esiste una cura capace di garantire la completa scomparsa dell’allergia agli animali. L’immunoterapia può ridurre i sintomi in pazienti selezionati, ma la risposta è variabile e le evidenze sono più limitate rispetto ad altri tipi di allergia respiratoria. Una combinazione personalizzata di riduzione dell’esposizione, farmaci e controlli medici consente comunque a molte persone di gestire la condizione. Nei casi più gravi, soprattutto in presenza di asma non controllata, può essere necessario rivalutare con il medico anche la possibilità di continuare la convivenza con l’animale.

Donna che si fa leccare in viso da un cane

Shutterstock/Luis Molinero

Cause

Si stima che una qualche forma di allergia agli animali interessi fino al 10-20% della popolazione mondiale e, come per tutte le allergie, questi numeri sono in preoccupante crescita; i sintomi possono essere scatenati potenzialmente da tutti gli animali domestici con pelliccia (non solo cani e gatti, quindi, ma anche conigli, porcellini d’India, criceti, furetti e cavalli) e con piume (ad esempio pappagalli o parrocchetti).

È tuttavia importante comprendere che la reazione dell’organismo (un’allergia è la manifestazione dell’attivazione del sistema immunitario verso sostanze tipicamente innocue) non è scatenata dal pelo in sé, ma dal contatto con le proteine presenti in:

  • cellule morte della pelle (che possiamo immaginare come forfora, anche se spesso invisibile ad occhio nudo)
  • saliva
  • urina.

Il pelo dell’animale funge tuttavia da efficace vettore di queste sostanze che vengono poi disperse nell’ambiente di casa (ed è peraltro lo stesso meccanismo che si osserva in caso ad esempio di allergia ai pollini, alla polvere e alla muffa, che per questo possono essere esacerbate dalla presenza dell’animale per la stessa ragione).

Quando quelle proteine raggiungono mucose e vie aeree (occhi, naso, bocca) e pelle, si attiva la risposta immunitaria e si sviluppano i tipici sintomi allergici.

Sintomi

I sintomi caratteristici delle allergie animali sono sostanzialmente sovrapponibili a quelli di una qualsiasi altra rinite allergica, ovvero:

  • Gonfiore, arrossamento e prurito di occhi e naso
  • Lacrimazione
  • Prurito al palato e alla gola
  • Naso chiuso e che cola
  • Starnuti
  • Tosse
  • Orticaria (prurito sulla pelle e formazione di pomfi in rilievo)

La gravità di ciascuna manifestazione può cambiare soggettivamente da un paziente all’altro ed in alcuni casi comprendere anche:

  • Disturbi del sonno,
  • Senso di stanchezza (dovuto anche al cattivo riposo notturno e talvolta peggiorato dagli antistaminici che causano sonnolenza, soprattutto quelli di vecchia generazione),
  • Irritabilità.

Questi sintomi possono essere scatenati tanto da un contatto con l’animale:

  • dopo averlo accarezzato (e magari poi essersi toccato gli occhi)
  • essere stati graffiati o leccati

od anche indirettamente al contatto degli allergeni presenti nell’ambiente (essendo frammenti microscopici sono presenti spesso anche fluttuanti nell’aria).

Purtroppo è possibile sviluppare allergie in qualsiasi momento della propria vita e queste possono anche modificarsi in intensità nel tempo (nel bene e nel male).

Complicazioni

Nei soggetti sensibilizzati, l’esposizione agli allergeni animali può scatenare una riacutizzazione dell’asma o rendere evidente un’asma non ancora diagnosticata, manifestandosi in forma di:

  • accessi di tosse secca
  • mancanza di respiro, respirazione affannosa (dispnea) e sibilante
  • senso di peso sul torace.

I sintomi respiratori possono comparire rapidamente dopo l’esposizione oppure svilupparsi nelle ore successive.

Diagnosi

La diagnosi di allergia agli animali non si basa sul solo risultato di un test. È necessario dimostrare che i sintomi compaiano o peggiorino in relazione all’esposizione a uno specifico animale e che sia presente una sensibilizzazione immunologica compatibile.

Il medico raccoglie innanzitutto un’anamnesi dettagliata. Chiede quali sintomi si manifestano, quanto durano, dove compaiono e se migliorano quando il paziente si allontana dall’animale. Sono importanti anche l’eventuale presenza di asma, eczema o altre allergie, le caratteristiche dell’abitazione, l’esposizione professionale e l’uso di farmaci.

Durante la visita vengono esaminati soprattutto naso, occhi, pelle e apparato respiratorio. Il medico valuta inoltre possibili diagnosi alternative, come rinite non allergica, infezioni, sinusite, irritazione da fumo o profumi, alterazioni anatomiche del naso e allergie ad acari, muffe o pollini trasportati anche sul mantello dell’animale.

Test allergologici

I principali accertamenti utilizzati per confermare la sensibilizzazione sono:

  • Prick test cutanei: piccole gocce contenenti gli allergeni sospetti vengono applicate sulla pelle, generalmente dell’avambraccio, che viene poi punta superficialmente. La comparsa dopo circa 15-20 minuti di un pomfo, confrontato con appositi controlli, indica sensibilizzazione. Gli antistaminici possono alterare il risultato e devono essere sospesi soltanto seguendo le indicazioni del medico.
  • Ricerca nel sangue delle IgE specifiche: misura gli anticorpi diretti contro determinati allergeni animali. Può essere preferita quando i test cutanei non sono eseguibili o interpretabili, per esempio in presenza di alcune malattie della pelle, quando non è possibile interrompere determinati farmaci o se il medico ritiene opportuno evitare il test cutaneo.

Un risultato positivo indica che il sistema immunitario riconosce quell’allergene, ma non dimostra da solo che sia la causa dei disturbi. Alcune persone sensibilizzate non sviluppano infatti sintomi durante l’esposizione. Allo stesso modo, l’intensità del test non consente di prevedere con precisione la gravità delle reazioni.

La misurazione delle IgE totali non è sufficiente per diagnosticare un’allergia agli animali. In casi selezionati lo specialista può richiedere test diretti verso singole componenti molecolari dell’allergene, utili soprattutto per distinguere una sensibilizzazione primaria da reazioni incrociate tra specie diverse. Questi esami non sono necessari di routine.

Valutazione dell’asma e accertamenti specialistici

In presenza di tosse persistente, respiro sibilante, affanno, senso di costrizione toracica o sintomi notturni può essere necessaria una spirometria, eventualmente ripetuta dopo la somministrazione di un broncodilatatore. Ulteriori esami per l’asma vengono scelti in base all’età e al quadro clinico.

I test di provocazione nasale, congiuntivale o bronchiale mediante esposizione controllata all’allergene sono riservati a centri specialistici e a situazioni dubbie o particolari. Non rappresentano esami di routine e non devono essere riprodotti volontariamente a casa.

È consigliabile rivolgersi all’allergologo quando la relazione tra animale e sintomi non è chiara, i disturbi sono importanti o persistenti, si sospetta un’asma oppure si sta valutando l’immunoterapia. Una valutazione specialistica è particolarmente importante nei bambini e nelle persone che hanno già avuto reazioni respiratorie significative.

Rimedi e prevenzione

Gli obiettivi del trattamento sono ridurre l’esposizione agli allergeni, controllare i sintomi di naso, occhi e pelle, prevenire le riacutizzazioni dell’asma e preservare sonno e qualità di vita. La strategia viene scelta in base all’animale coinvolto, alla frequenza dell’esposizione, alla gravità dei disturbi, all’età e alle eventuali altre malattie.

Non esiste un unico intervento efficace per tutti. Nella maggior parte dei casi si combinano misure ambientali e farmaci; l’immunoterapia viene presa in considerazione soltanto in pazienti selezionati.

Riduzione dell’esposizione

L’allontanamento dell’animale dall’abitazione è la misura che riduce maggiormente l’esposizione, ma gli allergeni possono rimanere negli ambienti per molti mesi ed essere trasportati su vestiti e oggetti. La decisione deve essere valutata con attenzione, tenendo conto sia della salute della persona sia del benessere dell’animale. Può diventare necessaria in caso di asma grave o non controllata nonostante una gestione adeguata.

Quando si continua a vivere con l’animale, può essere utile adottare contemporaneamente più misure:

  • non consentire all’animale di entrare in camera da letto e tenerlo lontano dal letto;
  • limitarne l’accesso a divani, poltrone e altri mobili imbottiti;
  • rimuovere, quando possibile, moquette, tappeti e altri oggetti che accumulano polvere;
  • passare regolarmente un aspirapolvere dotato di filtro HEPA, preferibilmente quando la persona allergica non è nella stanza;
  • spolverare con un panno umido e lavare con regolarità pavimenti, tessuti e biancheria da letto;
  • utilizzare un purificatore d’aria con filtro HEPA nella camera da letto o negli ambienti più frequentati, sapendo che da solo non elimina il problema;
  • evitare ionizzatori e apparecchi che producono ozono, perché possono irritare le vie respiratorie;
  • lavarsi le mani dopo aver toccato l’animale ed evitare di portare le mani a occhi e viso;
  • cambiare gli abiti dopo esposizioni intense e non lasciare indumenti contaminati in camera da letto;
  • affidare, se possibile, la spazzolatura e la pulizia della lettiera a una persona non allergica, preferibilmente in un ambiente ben ventilato;
  • proteggere e pulire regolarmente i sedili dell’automobile se viaggia anche l’animale.

Il lavaggio periodico del cane può ridurre temporaneamente la quantità di allergeni sul mantello, ma il beneficio sui sintomi non è certo e tende a essere di breve durata. Frequenza e prodotti devono essere concordati con il veterinario, per evitare problemi alla pelle dell’animale. Il bagno frequente dei gatti è generalmente poco pratico e non deve comprometterne il benessere.

Esistono alimenti formulati per ridurre l’attività di una delle principali proteine allergeniche presenti nella saliva del gatto. Possono diminuire la quantità di quell’allergene sul mantello, ma le prove sul beneficio clinico nelle persone sono ancora limitate. Non agiscono su tutti gli allergeni, non sostituiscono le altre misure e devono essere valutati con il veterinario, soprattutto se il gatto segue una dieta terapeutica.

Farmaci per naso e occhi

  • Spray nasali corticosteroidei: i medicinali a base di cortisonici sono tra i trattamenti più efficaci per congestione, starnuti, prurito e naso che cola, soprattutto quando i sintomi sono frequenti o moderati-gravi. Devono essere usati con regolarità e con la tecnica corretta; l’effetto completo può richiedere alcuni giorni. Gli effetti indesiderati più comuni sono irritazione, secchezza e piccoli sanguinamenti dal naso. L’assorbimento sistemico è generalmente basso, ma nei bambini, in gravidanza o durante terapie prolungate è opportuno seguire le indicazioni del medico.
  • Spray nasali antistaminici: agiscono più rapidamente e possono essere utilizzati da soli nei disturbi lievi o associati a un corticosteroide nasale. Le formulazioni combinate possono offrire un controllo maggiore quando un solo farmaco non basta. Possibili effetti indesiderati sono sapore amaro, irritazione e, più raramente, sonnolenza.
  • Antistaminici per bocca: quelli di seconda generazione sono utili soprattutto contro starnuti, prurito e sintomi oculari, ma in genere sono meno efficaci degli spray corticosteroidei sulla congestione nasale. Possono comunque causare sonnolenza in alcune persone; è quindi prudente verificarne l’effetto prima di guidare o usare macchinari. Gli antistaminici di vecchia generazione sono più sedativi e non sono normalmente preferiti per il trattamento abituale.
  • Colliri antiallergici: i colliri antistaminici o con azione stabilizzante sui mastociti possono ridurre prurito, arrossamento e lacrimazione. Le lacrime artificiali possono aiutare a rimuovere gli allergeni e alleviare l’irritazione. I colliri decongestionanti non sono indicati per un uso regolare, perché possono causare irritazione e arrossamento di rimbalzo.
  • Decongestionanti nasali: possono dare un sollievo rapido, ma gli spray vasocostrittori devono essere usati soltanto per periodi molto brevi, in genere non oltre 3-5 giorni, per evitare una congestione di rimbalzo. I decongestionanti per bocca possono aumentare pressione e frequenza cardiaca o causare insonnia e difficoltà urinarie. Richiedono particolare cautela in presenza di pressione alta, malattie cardiache, glaucoma, malattie della tiroide, disturbi della prostata e durante la gravidanza.
  • Sodio cromoglicato: dove disponibile, può prevenire il rilascio di mediatori dell’allergia come l’istamina. È generalmente ben tollerato, ma meno efficace degli spray corticosteroidei e richiede somministrazioni frequenti. Funziona meglio se usato regolarmente prima dell’esposizione.

In casi selezionati il medico può prescrivere ipratropio nasale quando il problema principale è una secrezione acquosa abbondante. Montelukast e gli altri antagonisti dei leucotrieni non sono farmaci di prima scelta per la sola rinite allergica; possono essere considerati soprattutto in presenza di asma o quando le alternative non sono adatte. Montelukast può raramente causare disturbi neuropsichiatrici, come alterazioni del sonno, dell’umore o del comportamento, che devono essere segnalati tempestivamente al medico.

Lavaggi nasali

I lavaggi con soluzione salina possono rimuovere muco e parte degli allergeni, migliorando congestione e irritazione. Sono un complemento alle altre cure, non un loro sostituto. Per preparare soluzioni domestiche occorre utilizzare esclusivamente acqua sterile, distillata oppure precedentemente bollita e lasciata raffreddare; il dispositivo deve essere pulito e asciugato dopo ogni uso.

Gestione dell’asma

Tosse, respiro sibilante, affanno o risvegli notturni richiedono una valutazione medica. L’asma non deve essere trattata affidandosi soltanto a farmaci sintomatici presi occasionalmente: in base all’età e alla gravità può essere necessaria una terapia contenente un corticosteroide inalatorio e un piano scritto per riconoscere e gestire le riacutizzazioni.

Nei casi di asma grave possono essere prescritti farmaci biologici sulla base delle caratteristiche della malattia, ma non rappresentano una cura specifica della semplice allergia agli animali.

Stile di vita e gestione quotidiana

È importante evitare il fumo di tabacco, anche passivo, il vaping e altri irritanti respiratori, perché possono amplificare i sintomi nasali e rendere più difficile il controllo dell’asma. Una corretta tecnica di utilizzo degli spray, l’assunzione regolare della terapia prescritta, un sonno adeguato e l’attività fisica compatibile con il controllo dell’asma contribuiscono al benessere generale. Oli essenziali e prodotti profumati non curano l’allergia e possono irritare le vie respiratorie.

Controlli medici

La terapia deve essere rivalutata se i sintomi non migliorano, se servono farmaci quasi ogni giorno, se compaiono effetti indesiderati o se l’allergia interferisce con sonno, scuola, lavoro o attività fisica. Il medico controllerà anche la corretta tecnica di somministrazione e l’eventuale presenza di altre allergie.

In caso di grave difficoltà respiratoria, impossibilità a parlare per frasi, colorazione bluastra di labbra o viso, confusione, rapido peggioramento o mancata risposta ai farmaci di emergenza prescritti è necessario chiamare immediatamente i soccorsi.

Immunoterapia per l’allergia agli animali

L’immunoterapia, talvolta chiamata impropriamente “vaccino per l’allergia”, consiste nella somministrazione controllata di quantità progressivamente adeguate dell’allergene. L’obiettivo è ridurre nel tempo la sensibilità e il bisogno di farmaci, non garantire una guarigione completa.

Può essere valutata dall’allergologo quando la relazione tra esposizione e sintomi è ben documentata, i disturbi sono moderati o gravi e rimangono insufficientemente controllati nonostante misure ambientali e farmaci appropriati. Può essere presa in considerazione anche quando gli effetti indesiderati dei medicinali o un’esposizione difficile da evitare compromettono la qualità di vita.

Per l’allergia al gatto le evidenze disponibili suggeriscono un possibile beneficio in alcuni pazienti, ma sono meno solide rispetto a quelle relative a pollini e acari. Per il cane i dati sono ancora più limitati, anche a causa della varietà degli allergeni e della diversa composizione degli estratti. La decisione dipende quindi anche dalla disponibilità di un prodotto adatto e documentato.

L’immunoterapia può essere somministrata mediante iniezioni sottocutanee o, per alcuni allergeni e prodotti, per via sublinguale. La scelta spetta allo specialista. Il trattamento dura in genere diversi anni e il miglioramento è graduale; non tutte le persone rispondono e il risultato deve essere verificato periodicamente.

Le reazioni locali, come gonfiore nel punto dell’iniezione o prurito in bocca con la via sublinguale, sono relativamente comuni. Più raramente possono comparire reazioni sistemiche, anche gravi. Le iniezioni devono quindi essere eseguite in una struttura attrezzata, con un periodo di osservazione successivo.

L’immunoterapia non deve essere iniziata in presenza di asma non controllata. Gravidanza, malattie cardiovascolari, terapie concomitanti e altre condizioni cliniche richiedono una valutazione individuale; in genere non si avvia il trattamento durante la gravidanza, mentre l’eventuale prosecuzione di una terapia già stabile viene decisa dallo specialista.

Esistono animali ipoallergenici?

Scoprire di essere allergici agli animali può apparire come una vera e propria condanna e per questo è naturale chiedersi se esistano cani o gatti che siano meno critici nei confronti del paziente sensibile; purtroppo la realtà è che un cane o un gatto veramente anallergico non esiste. Lunghezza del pelo, perdita di pelo e appartenenza a una razza definita “ipoallergenica” non garantiscono una minore esposizione.

La quantità e il tipo di allergeni prodotti possono variare tra singoli animali e una persona può reagire più intensamente ad alcuni esemplari rispetto ad altri. Tuttavia, una visita breve a un allevamento o il contatto occasionale con un animale non consentono di prevedere in modo affidabile la tollerabilità della convivenza quotidiana. Prima di accogliere un animale è prudente discuterne con l’allergologo, soprattutto in presenza di asma; chi ha già avuto reazioni respiratorie importanti non dovrebbe sottoporsi volontariamente a prove di esposizione.

Fonti e bibliografia

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