Allergia alla muffa: cause, sintomi e cura

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Introduzione

Le muffe sono una forma di organismo pluricellulare appartenente al regno dei funghi, ovvero differenti tanto dagli animali quanto dalle piante; di per sé non solo non rappresentano un problema né un rischio di salute, ma in alcuni casi diventano obiettivo di una precisa selezione (gli esempi più lampanti sono rappresentati da alcuni formaggi, come gorgonzola e Roquefort, la produzione industriale di antibiotici).

In casa una certa presenza di muffa sospesa nell’aria è del tutto naturale, mentre potrebbero diventare una minaccia per la salute in caso di depositi visibili su muri ed altri superfici (si veda anche l’articolo dedicato), perché capaci di produrre

  • allergeni, ovvero sostanze (tipicamente di natura proteica) in grado di causare disturbi respiratori in soggetti predisposti,
  • irritanti per occhi, pelle, naso, gola e polmoni.

Le muffe tendono a proliferare in presenza di 4 fattori chiave:

  • risorse (cibo),
  • aria,
  • temperatura ed umidità adeguate.

Cause

Chiunque respira in ogni momento muffe presenti nell’aria, ma solo alcuni soggetti ipersensibili, e solo in presenza di concentrazioni elevate, sviluppano reazioni di tipo allergico o asmatico; essere allergici alle muffe significa che il proprio sistema immunitario è eccessivamente sensibile ad alcune specifiche spore prodotte dalle muffe (una sorta di seme che la cellula produce per proliferare a distanza), riconoscendole erroneamente come una possibile minaccia e reagendo di conseguenza.

Esistono centinaia di tipi di muffe, ma non tutti sono in grado di innescare sintomi allergici; tipicamente si tratta di 4 generi:

  • Alternaria,
  • Aspergillus,
  • Cladosporium
  • e Penicillium.

Le reazioni alla presenza delle spore responsabili possono verificarsi in ambienti chiusi, tipicamente umidi e con evidenti tracce di muffe sulle superfici, oppure all’aperto, nei giorni in cui le spore vengono rilasciate nell’aria che respiriamo.

Fattori di rischio

Alcuni soggetti corrono un rischio maggiore di sviluppare allergia alla muffa, eventualmente anche con la manifestazione di sintomi più severi; tra i fattori di rischio più rilevanti si annoverano:

  • familiarità per le allergie (sé stessi o parenti stretti)
  • presenza di altre malattie respiratorie, come asma e BPCO
  • esposizione alla muffa per lunghi periodi (ad esempio in caso di ambiente domestico umido e prono alla proliferazione).

Allergia alimentare

I funghi e le muffe alimentari in genere non causano disturbi respiratori ai soggetti allergici, mentre i sintomi che si osservano sono più spesso conseguenza di reazioni di tipo vascolare (effetti sui vasi sanguigni), ma si tratta di una condizione differente; ad esempio gli alimenti fermentati (come il vino) possono contenere naturalmente una sostanza nota come istamina, la stessa rilasciata dall’organismo durante le reazioni allergiche, che in soggetti predisposti possono condurre a reazioni da ipersensibilità in caso di consumo.

L’allergia ai lieviti è in ogni caso MOLTO più rara di quanto si pensi.

Sintomi

I sintomi scatenati dal contatto con spore di muffa in soggetti allergici sono quelli caratteristici di ogni forma di rinite allergica:

In alcuni casi la reazione avviene subito dopo il contatto, in altri pazienti i sintomi compaiono con un ritardo di qualche ora; anche la severità dei sintomi può variare da un caso all’altro.

Vale la pena notare che, a differenza ad esempio delle allergie ai pollini, nel caso della muffa non si osserva il tipico andamento stagionale dei sintomi; peraltro anche all’esterno le muffe non muoiono con le variazioni di temperatura, anche se estreme, sono in genere in grado di entrare in uno stato inattivo per rimanervi fino a quando le condizioni climatiche non siano nuovamente compatibili con la sopravvivenza, quindi:

  • all’aperto possono causare sintomi in estate ed in autunno (ai nostri climi),
  • all’interno tutto l’anno.

Persona che starnutisce a causa dell'allergia

Complicazioni

In soggetti predisposti la reazione può essere così grave da determinare una crisi asmatica, caratterizzata da disturbi più severi:

Più raramente si osservano condizioni correlati anche gravi, come ad esempio:

In soggetti con sistema immunitario compromesso (ad esempio in caso di AIDS) possono inoltre diventare causa di infezioni sistemiche.

Diagnosi

Il percorso diagnostico per l’allergia alle muffe inizia con un’accurata anamnesi clinica, durante la quale il medico indaga la natura dei sintomi, la loro persistenza e la possibile correlazione con specifici ambienti (case umide, luoghi di lavoro o attività all’aperto). Poiché i sintomi sono spesso sovrapponibili a quelli causati da pollini o acari della polvere, è fondamentale identificare con precisione l’agente responsabile.

Test cutanei (prick test)

Il primo passo nella diagnostica allergologica rimane il prick test. Questa procedura prevede l’applicazione di una goccia di estratto allergenico di muffa (come Alternaria o Aspergillus) sulla cute dell’avambraccio, che viene poi leggermente scalfita con una lancetta sterile. In caso di sensibilizzazione, entro 15-20 minuti si osserva la formazione di un pomfo pruriginoso simile a una puntura di zanzara. È un test rapido, sicuro e ampiamente standardizzato nella pratica clinica italiana.

Diagnostica in vitro (esami del sangue)

Qualora i test cutanei non fossero eseguibili (ad esempio in pazienti con dermatiti estese o che non possono sospendere farmaci antistaminici) o i risultati fossero dubbi, si ricorre al dosaggio delle IgE specifiche nel sangue. Questo esame quantifica la risposta anticorpale del sistema immunitario verso muffe specifiche.

Diagnostica molecolare (CRD)

Un avanzamento significativo è rappresentato dalla Component Resolved Diagnosis (CRD). Questa metodica non si limita a identificare l’allergia alla muffa nel suo complesso, ma analizza la reattività verso singole proteine (componenti molecolari) dell’organismo. Questo permette di distinguere tra una reale allergia primaria e una cross-reattività con altre sostanze, aiutando lo specialista a prevedere l’efficacia di un eventuale vaccino e a personalizzare il percorso terapeutico.

Imaging e test funzionali

Nei casi in cui l’allergia provochi complicanze come asma o sinusite cronica, il medico può richiedere approfondimenti quali:

  • Spirometria: per valutare la funzionalità polmonare e l’eventuale presenza di ostruzioni bronchiali.
  • TC del massiccio facciale o dei polmoni: necessaria solo se si sospettano aspergillosi broncopolmonare allergica (ABPA) o polmoniti da ipersensibilità.

Cura

Il trattamento dell’allergia alla muffa ha come obiettivi principali il controllo dei sintomi infiammatori, il miglioramento della qualità della vita e la prevenzione della progressione verso l’asma bronchiale. L’approccio moderno si basa sulla combinazione di misure ambientali, farmacoterapia mirata e, quando indicato, immunoterapia specifica.

Gestione ambientale e stile di vita

La prevenzione dell’esposizione rimane il pilastro fondamentale. Si raccomanda di:

  • Mantenere l’umidità interna tra il 35% e il 50% utilizzando deumidificatori ed igrometri.
  • Utilizzare purificatori d’aria dotati di filtri HEPA (High-Efficiency Particulate Air) certificati, capaci di catturare le spore microscopiche.
  • Assicurare una ventilazione adeguata, specialmente in cucina e in bagno, e bonificare eventuali infiltrazioni d’acqua o macchie di muffa con soluzioni specifiche (evitando la candeggina spray che può essere irritante per le vie respiratorie se non usata correttamente).
  • All’aperto, indossare mascherine filtranti (tipo FFP2) durante attività a rischio come il giardinaggio o la rimozione di foglie secche.
  • Effettuare lavaggi nasali frequenti con soluzioni saline per rimuovere meccanicamente gli allergeni dalle mucose.

Farmacoterapia di prima linea

I farmaci vengono scelti in base alla gravità e alla frequenza dei sintomi:

  • Corticosteroidi nasali: rappresentano il trattamento più efficace per la rinite allergica persistente, agendo direttamente sull’infiammazione delle mucose.
  • Antistaminici di seconda generazione: somministrati per via orale o topica (spray o colliri), bloccano l’azione dell’istamina riducendo starnuti, prurito e lacrimazione senza causare la sonnolenza tipica dei vecchi farmaci.
  • Antagonisti dei recettori dei leucotrieni: particolarmente utili se l’allergia alla muffa si accompagna a sintomi asmatici.
  • Decongestionanti: possono essere usati per brevi periodi (massimo 3-5 giorni) per dare sollievo immediato al naso chiuso, ma il loro abuso può causare un peggioramento della congestione (effetto rebound).

Immunoterapia specifica (AIT)

Spesso definita “vaccino”, l’immunoterapia è l’unica terapia in grado di modificare il corso naturale della malattia. Consiste nella somministrazione controllata e progressiva di dosi crescenti dell’allergene (per via sublinguale o sottocutanea) per “istruire” il sistema immunitario a tollerarlo. È indicata nei pazienti con sintomi moderati-gravi non adeguatamente controllati dai farmaci o che desiderano un approccio risolutivo a lungo termine.

Terapie avanzate e biologiche

In casi selezionati di asma grave o poliposi nasale associata alla sensibilità alle muffe, possono essere prescritti farmaci biologici (anticorpi monoclonali). Questi trattamenti agiscono selettivamente sulle molecole responsabili dell’infiammazione allergica grave e richiedono una prescrizione specialistica in centri ospedalieri.

Fonti e bibliografia

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