Quando ‘naturale’ fa male: la verità sconvolgente sulla vitamina B3

Ultima modifica

“È solo una vitamina, è naturale, che male potrà mai fare?”

Quante volte abbiamo sentito questa frase, magari pensando agli integratori o alle sostanze “naturali” che promettono miracoli?

Eppure, la storia della niacina (vitamina B3) ci ricorda che “naturale” non è sinonimo di “sicuro” né di “efficace” in ogni circostanza. Anzi, in alcuni casi un eccesso può rivelarsi pericoloso, come testimonia la recente associazione tra livelli elevati di metaboliti della niacina e un aumento del rischio cardiovascolare.

La niacina: un nutriente essenziale con una lunga storia

La niacina è una vitamina fondamentale, appartenente al gruppo B, nota anche come vitamina PP (Pellagra Preventis), proprio per il ruolo cruciale che ha avuto nella prevenzione della pellagra, una malattia devastante diffusa fino alla prima metà del XX secolo. Dermatite, diarrea, demenza e morte erano le tappe di questa patologia dovuta a un deficit nutrizionale, superata grazie alla scoperta che la niacina è essenziale per la sopravvivenza e che deve essere assunta regolarmente tramite la dieta.

Ciò che la rende interessante dal punto di vista clinico è che, a differenza di altre vitamine, ha anche la capacità di influenzare i livelli di lipidi nel sangue, in particolare il colesterolo LDL (cosiddetto “cattivo”) e HDL (“buono”).

E a partire dagli anni ‘50, proprio per questa caratteristica, la niacina è stata largamente impiegata come terapia per abbassare il colesterolo e, di conseguenza, ridurre il rischio di infarti e ictus.

Niacina e colesterolo: una promessa mancata

Per decenni, la niacina è stata vista come un rimedio “naturale”, economico e facile da reperire per la prevenzione cardiovascolare. Era prescritta anche a pazienti con ipercolesterolemia resistente alle statine, apparendo come un’opzione terapeutica valida. Tuttavia, la scienza moderna ha iniziato a mettere in discussione questa visione.

Numerosi studi clinici e revisioni sistematiche, tra cui una rigorosa analisi Cochrane del 2017, hanno evidenziato un dato molto importante: pur migliorando i valori di colesterolo LDL e HDL, la niacina non ha dimostrato di ridurre in modo significativo eventi clinici come infarti, ictus o mortalità totale.

In sostanza, la modifica dei parametri di laboratorio non si traduce in un reale beneficio per i pazienti.

Il paradosso della niacina e le nuove evidenze

Uomo che sta avendo un infarto

Il quadro si è fatto ancora più complesso con uno studio del 2024 pubblicato su Nature Medicine, che ha associato alti livelli ematici di metaboliti della niacina un aumentato rischio di malattie cardiovascolari.

Questo suggerisce che l’accumulo di tali sostanze potrebbe favorire l’infiammazione delle pareti arteriose, una delle prime tappe dell’aterosclerosi.

Tale infiammazione attiverebbe il sistema immunitario in modo dannoso, contribuendo così a un rischio cardiovascolare maggiore.

Questa scoperta potrebbe spiegare il cosiddetto “paradosso della niacina”: nonostante l’efficace abbassamento del colesterolo LDL, i benefici clinici reali sono inferiori alle attese e, in alcuni casi, potrebbero addirittura essere compromessi da effetti avversi indotti dalla vitamina stessa.

Rischi e effetti collaterali

A livello pratico, la niacina non è esente da effetti indesiderati, soprattutto se assunta in dosi elevate. Tra i più comuni vi sono arrossamento, bruciore e formicolio cutaneo, prurito, mal di testa e vertigini. Più rari ma seri sono stati segnalati disturbi epatici, ipotensione, disturbi gastrointestinali e alterazioni della glicemia.

Questi effetti avversi, insieme alla mancanza di prove solide di beneficio clinico, hanno portato a un drastico ridimensionamento dell’uso della niacina in ambito cardiovascolare.

Una lezione di cautela e di complessità

La storia della niacina è un esempio eloquente della complessità della medicina e della nutrizione e la niacina resta un nutriente essenziale, da assumere con la dieta, preferibilmente attraverso alimenti nutrienti come cereali integrali, legumi e frutta secca.

Al contrario l’assunzione di megadosi o l’uso come terapia per ridurre il rischio cardiovascolare, alla luce delle evidenze attuali, non è più raccomandata e potrebbe comportare rischi.

Tutte le news di The WOM Healthy su Google

Tutti gli aggiornamenti su salute, alimentazione e benessere.

Seguici su Google
Articoli Correlati
Articoli in evidenza