E tu sai quali sono gli effetti collaterali degli antinfiammatori?

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Gli antinfiammatori sono tra i farmaci più utilizzati al mondo: li prendiamo per un mal di testa, per i dolori muscolari, per l’influenza, per le mestruazioni dolorose o per una tendinite.

Ma sai davvero cosa succede al tuo corpo quando li assumi?

E soprattutto: siamo consapevoli dei possibili effetti collaterali?

In questo articolo proviamo a rispondere con chiarezza, senza creare allarmismi ma senza nemmeno banalizzare. Perché come tutti i farmaci, anche gli antinfiammatori non sono acqua fresca.

Cosa sono gli antinfiammatori?

Quando si parla di “antinfiammatori” di solito si intende una classe di farmaci chiamata FANS – ovvero “Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei”. I più noti sono l’ibuprofene, il diclofenac, il ketoprofene, il naprossene, l’aspirina (acido acetilsalicilico) e la nimesulide.

Questi farmaci funzionano inibendo la produzione di prostaglandine, molecole che il nostro corpo produce in risposta a traumi, infezioni o altri stimoli infiammatori. Le prostaglandine sono in parte responsabili del dolore, del gonfiore e della febbre, ma svolgono anche funzioni fisiologiche molto importanti in organi come stomaco, reni, cuore e fegato.

Ed è proprio qui che iniziano i possibili problemi.

I disturbi più comuni: stomaco sotto attacco

L’effetto collaterale più frequente è l’irritazione gastrica. Le prostaglandine “buone”, infatti, proteggono lo stomaco stimolando la produzione di muco e regolando l’acidità. Se vengono bloccate, il rivestimento dello stomaco diventa più vulnerabile.
Questo può causare:

Per questo motivo, soprattutto nei trattamenti prolungati, spesso si associano ai FANS i cosiddetti gastroprotettori (come gli inibitori di pompa protonica).

Non solo stomaco: effetti su cuore, reni e fegato

Impossibile stilare un elenco completo di tutti i possibili effetti collaterali, ma senza dubbio è utile elencare ancora tre categorie di possibili conseguenze.

Reni e pressione arteriosa

Le prostaglandine aiutano i reni a regolare l’equilibrio di acqua, sodio e potassio nel corpo. Se questa funzione viene alterata, può verificarsi:

L’uso dei FANS in persone con problemi renali o pressione alta dovrebbe quindi essere attentamente valutato dal medico.

Fegato e tossicità epatica

Molti FANS vengono metabolizzati nel fegato, e un uso cronico può provocare un sovraccarico per questo organo. In alcuni casi, raramente, si è osservata una vera e propria epatotossicità.

Un esempio famoso è quello della nimesulide, che per anni è stata tra i farmaci più prescritti per dolori e febbre. Proprio a causa del suo potenziale danno epatico, è stata ritirata dal commercio in diversi Paesi. In Italia è ancora disponibile, ma con restrizioni: non è più un farmaco di prima scelta e si può vendere solo con ricetta medica.

Cuore e rischio cardiovascolare

L’uso continuativo di FANS – in particolare a dosaggi elevati – è stato collegato a un aumento del rischio di infarto, ictus e insufficienza cardiaca.

Uno studio pubblicato nel 2016 sul British Medical Journal ha analizzato i dati di milioni di pazienti e ha confermato questa associazione, in particolare nei soggetti già a rischio per patologie cardiovascolari.

Anche la FDA (l’agenzia regolatoria statunitense) ha emesso un’allerta in merito, sottolineando che il rischio cresce con la durata della terapia e con l’aumentare della dose.

Quale antinfiammatorio scegliere?

Non esiste “il migliore in assoluto”. Ogni farmaco ha efficacia simile ma può avere profilo di tollerabilità diverso da persona a persona.

Esiste anche la possibilità di usare FANS a uso locale – creme, gel, cerotti, spray o collutori – che agiscono sulla zona interessata senza entrare in circolo nel sangue, riducendo quindi i rischi sistemici.

 

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