Ernia addominale: cause, sintomi, intervento e cura

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Cosa sono le ernie addominali?

Per ernia addominale s’intende la fuoriuscita di una parte di viscere (intestino tenue nella maggior parte dei casi) o di tessuto adiposo attraverso un punto di passaggio a livello della parete addominale.

Si possono distinguere diversi tipi di ernia addominale a seconda del punto in cui fuoriescono gli organi addominali:

  • Ernia inguinale: è più frequente nel maschio, fuoriesce nel canale inguinale e si può portare a livello dello scroto.
  • Ernia femorale: fuoriesce al di sotto del legamento inguinale che è teso tra la spina iliaca e il pube.
  • Ernia epigastrica: fuoriesce attraverso un punto di debolezza posto nella parte superiore dei muscoli retti dell’addome.
  • Ernia di Spigelio: è un’ernia rara che si forma a livello dei vasi epigastrici inferiori.
  • Ernia lombare: si forma posteriormente in due punti di debolezza della parete muscolare.
  • Ernia ombelicale: tipica dei pazienti obesi o con ascite.

Le forme più frequenti sono l’ernia inguinale e femorale: circa il 5-10% della popolazione mondiale tra i 50 e i 70 anni ne è affetta e il 30-35% delle visite ambulatoriali di chirurgia generale riguarda proprio questi due tipi di ernia.

I sintomi dell’ernia addominale variano in base alla sede e alla gravità del quadro clinico, ma nella maggior parte dei casi si può verificare:

  • totale asintomaticità (senza sintomi): è la forma di presentazione più frequente,
  • dolore: non necessariamente è sintomo di un’ernia complicata,
  • irriducibilità che si manifesta con tumefazione persistente.

Attraverso il trattamento chirurgico, la percentuale di pazienti che guariscono è elevata, in altre parole si tratta di una malattia con ottima prognosi, tuttavia è necessario prestare attenzione alle complicanze che possono seriamente compromettere le condizioni cliniche generali tanto da richiedere un intervento in urgenza.

Schema semplificato di un'ernia addominale

iStock.com/ttsz

Cause

L’ernia addominale si viene a formare dove esistono dei punti di debolezza della parete addominale. Per punto di debolezza si intende un’area non coperta dal muscolo, ma caratterizzata dalla sola presenza di tessuto fibroso che si può sfiancare in seguito ad aumenti della pressione addominale.

  • Per porta erniaria si intende quindi il punto in cui il viscere attraversa la parete addominale.
  • Per sacco erniario si intende la struttura rivestita da parete addominale ed eventualmente da membrana peritoneale (che avvolge l’intestino nell’addome) che accoglie il viscere erniato.
  • Per colletto si intende il punto più stretto a livello della porta erniaria.

Fattori di rischio dell’ernia addominale

I fattori di rischio hanno come elemento in comune l’aumento della pressione addominale e la debolezza della parete muscolare:

  • aumento della pressione interna all’addome per
    • età,
    • obesità,
    • sforzi intensi e prolungati,
    • stipsi cronica,
    • gravidanza;
  • lassità delle strutture muscolari della parete addominale anteriore,
  • malattie genetiche dei tessuti connettivali.

Sintomi

Per definizione, l’ernia si presenta come

  • una tumefazione (gonfiore)
  • che è riducibile (cioè applicando una debole pressione il viscere può ritornare nella cavità addominale)
  • e non dolente (almeno nelle prime fasi).

La tumefazione può aumentare quando si effettuano manovre di Valsalva, cioè durante

  • la defecazione,
  • starnuti
  • o manovre di espirazione forzata a glottide chiusa.

Tipicamente associata alla tumefazione, può esserci una lieve dolenzia che aumenta durante il giorno, soprattutto in chi per motivi professionali è obbligato a stare in piedi molto tempo.

Complicazioni

Se il dolore aumentasse e l’ernia non fosse più riducibile, bisogna escludere le eventuali complicanze tra cui:

  • Ernia incarcerata: non è più possibile riposizionare il viscere nella cavità addominale per la formazione di aderenze a livello della porta erniaria.
  • Ernia strozzata o strangolata: si verifica un ostacolo all’irrorazione sanguigna del segmento di viscere erniato che può portare a necrosi (cioè a morte delle cellule) di quel tratto di intestino. Anche un’ernia incarcerata si può complicare ulteriormente in un’ernia strozzata.
Ernia strangolata

Non è più possibile far rientrare l’ernia, il cui afflusso di sangue viene pericolosamente ridotto (iStock.com/blueringmedia)

La necrosi del tratto intestinale può determinare, nei casi più gravi, un quadro di shock con rapido deterioramento delle condizioni cliniche generali. Per questo potrà essere necessario un trattamento chirurgico in urgenza.

Diagnosi

Il percorso diagnostico per l’ernia addominale si basa primariamente su una valutazione clinica accurata condotta da un medico o da un chirurgo specialista. Nella stragrande maggioranza dei pazienti, l’esame fisico è sufficiente per confermare la presenza del difetto e pianificare il trattamento.

Esame obiettivo e anamnesi

Durante la visita, il medico indaga la storia clinica del paziente, cercando di identificare quando è comparsa la tumefazione e se questa è correlata a sforzi fisici o tosse. L’esame obiettivo prevede l’ispezione e la palpazione della parete addominale e delle regioni inguinali.

Il paziente viene solitamente esaminato in due posizioni:

  • In posizione eretta: la forza di gravità e l’aumento della pressione intra-addominale rendono l’ernia più evidente e facilmente palpabile.
  • In posizione supina (sdraiato): per valutare la “riducibilità” dell’ernia, ovvero la capacità del contenuto erniario di rientrare spontaneamente o con una leggera manovra manuale all’interno della cavità addominale.

Viene spesso richiesto al paziente di eseguire un colpo di tosse o la manovra di Valsalva (spingere come per andare di corpo) per evidenziare la fuoriuscita del sacco erniario sotto sforzo.

Imaging e approfondimenti diagnostici

Sebbene la diagnosi sia clinica, in casi selezionati (pazienti obesi, ernie di piccole dimensioni non chiaramente palpabili o dolore in assenza di tumefazione evidente) si ricorre alla diagnostica per immagini:

  • Ecografia della parete addominale: rappresenta l’esame di primo livello. È una tecnica non invasiva che permette di confermare la natura della tumefazione, distinguendola da linfonodi ingrossati o lipomi, e di valutare il contenuto del sacco (grasso o ansa intestinale).
  • TAC addominale: indicata principalmente per lo studio di ernie complesse, ernie recidive o nei casi di sospetta occlusione intestinale legata a un’ernia strozzata. La TAC permette una visione anatomica dettagliata dei muscoli e dei difetti della parete.
  • Risonanza magnetica (RM): meno comune, può essere utile negli sportivi con dolore inguinale cronico (pubalgia) per escludere diagnosi differenziali, o nei rari casi di ernia di Spigelio di difficile interpretazione.

Trattamento e opzioni chirurgiche

L’obiettivo principale del trattamento è la riparazione del difetto della parete addominale per eliminare i sintomi e prevenire complicanze gravi come lo strozzamento. Le strategie terapeutiche moderne si sono evolute verso approcci sempre meno invasivi e personalizzati sul profilo del paziente.

Approccio conservativo (Watchful Waiting)

In passato si riteneva che ogni ernia dovesse essere operata al momento della diagnosi. Oggi, per i pazienti maschi con ernia inguinale totalmente asintomatica o con sintomi minimi, le linee guida internazionali suggeriscono che l’attesa vigile (osservazione clinica nel tempo) sia un’opzione sicura. Se però il dolore compare o peggiora, l’intervento chirurgico diventa necessario.

Tecniche di riparazione chirurgica

L’intervento chirurgico, definito ernioplastica, può essere eseguito con diverse modalità:

  • Chirurgia “a cielo aperto” (open): è la tecnica tradizionale. Attraverso un’incisione cutanea, il chirurgo riposiziona il contenuto dell’ernia e rinforza la parete addominale utilizzando una rete protesica in materiale biocompatibile. Questo approccio viene spesso eseguito in anestesia locale o spinale.
  • Chirurgia laparoscopica: l’intervento avviene tramite 3 piccoli fori nell’addome. Il chirurgo opera guardando un monitor e posiziona la rete all’interno della parete muscolare. Questa tecnica richiede l’anestesia generale ed è particolarmente indicata per ernie bilaterali (da entrambi i lati) o ernie recidive.
  • Chirurgia robotica: rappresenta l’evoluzione della laparoscopia. Offre una precisione millimetrica e una visione 3D superiore, risultando particolarmente utile nelle riparazioni di grandi ernie incisionali (laparoceli) o difetti complessi della parete addominale.

Gestione post-operatoria e recupero

La maggior parte degli interventi avviene in regime di Day Surgery, con dimissione poche ore dopo l’operazione. Il percorso di recupero segue oggi i protocolli ERAS (Enhanced Recovery After Surgery):

  • Mobilizzazione precoce: il paziente viene incoraggiato a camminare già il giorno stesso dell’intervento per ridurre il rischio di trombosi e stimolare la ripresa intestinale.
  • Gestione del dolore: l’uso di farmaci analgesici programmati permette un controllo efficace del fastidio post-operatorio.
  • Alimentazione: è possibile riprendere a mangiare e bere quasi immediatamente.

Importanza dello stile di vita

Lo stile di vita gioca un ruolo cruciale sia nella prevenzione delle recidive che nel successo dell’integrazione della rete protesica. Ai pazienti viene raccomandato di:

  • Gestire il peso corporeo: l’obesità aumenta la tensione sulla ferita e sulla rete, elevando il rischio che l’ernia torni a formarsi.
  • Regolarità intestinale: evitare la stipsi attraverso una dieta ricca di fibre e un’adeguata idratazione previene sforzi eccessivi durante la defecazione; in alcuni casi il medico può prescrivere temporaneamente dei lassativi.
  • Sospensione del fumo: il fumo di sigaretta altera la sintesi del collagene, ostacolando la corretta cicatrizzazione dei tessuti e aumentando la probabilità di fallimento della rete.
  • Attività fisica: gli sforzi fisici intensi e il sollevamento di pesi importanti vanno evitati per circa 3-4 settimane, mentre la camminata e l’attività aerobica leggera sono incoraggiate fin da subito.
Chirurgo che modella la rete per l'ernia inguinale

iStock.com/PhotoGraphyKM

Fonti e bibliografia

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