Endometriosi intestinale: cause, sintomi e cura

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Introduzione

L’endometriosi è una condizione di salute che colpisce esclusivamente le donne e prende il nome dalla parola endometrio, il tessuto che normalmente riveste l’utero.

Si pone la diagnosi di endometriosi quando si osserva la crescita di endometrio anche al di fuori dell’utero e in altre aree del corpo, dove tipicamente non se ne dovrebbe trovare traccia, come ad esempio:

  • ovaie
  • tube di Falloppio
  • tessuti che garantiscono la corretta posizione dell’utero
  • superficie esterna dell’utero.

Se queste aree sono tutte nei dintorni della normale sede dell’endometrio, talvolta si osservano crescite che interessano vagina, cervice, vulva, intestino e vescica; molto raramente sono state riportate forme coinvolgenti polmoni, cervello e pelle.

Il problema legato a queste crescite anomale risiede nella risposta del tessuto alla stimolazione ormonale periodica tipica del ciclo mestruale, che può causare dolore, sanguinamento ed infertilità.

Per una panoramica generale della malattia si rimanda all’articolo dedicato, mentre in questa scheda si concentrerà l’attenzione sulla forma intestinale.

Il dolore è il sintomo caratteristico dell'endometriosi intestinale

Shutterstock/Orawan Pattarawimonchai

Cause

Ad oggi non si conoscono le cause alla base dello sviluppo di endometriosi, ma che potrebbe essere il risultato di una combinazione variabile di fattori quali:

  • predisposizione familiare
  • mestruazione retrograda (piccole parti di tessuto endometriale si muoverebbero in senso inverso durante la mestruazione, attraverso le tube anziché verso la vagina, per poi impiantarsi nell’addome o comunque al di fuori della cavità uterina)
  • effetto indesiderato di interventi chirurgici (parto cesareo, isterectomia, …)
  • diffusione attraverso il sistema linfatico

Classificazione

La gravità dell’endometriosi in generale è valutata secondo una scala di 4 diversi valori e la forma intestinale in genere ricade nel IV stadio (il più grave).

L’endometriosi può colpire l’intestino sia nella porzione addominale che pelvica (a livello del bacino); la penetrazione del tessuto endometriale può avvenire con due modalità:

  • Superficiale (sulla superficie dell’intestino)
  • Profondo (il tessuto penetra nella parete intestinale).

La suddivisione non è netta ed immutabile nel tempo, talvolta alcuni infiltrati possono essere inizialmente superficiale e poi riuscire a penetrare più in profondità nel tessuto.

Sintomi

I sintomi dell’endometriosi intestinale sono in gran parte sovrapponibili a quelli della sindrome dell’intestino irritabile, ma da cui si differenziano perché variabili in intensità in risposta al ciclo mestruale, peggiorando nei giorni precedenti e durante la mestruazione.

Tra gli altri sintomi che possono essere lamentati si annoverano:

Il dolore può essere così severo da diventare debilitante o invalidante, ma va notato che alcune donne al contrario non avvertono alcun sintomo e la diagnosi in questi casi deriva da un’indagine d’imaging richiesta per altre ragioni.

Complicazioni

Il rischio di non trattare l’endometriosi intestinale è unicamente legato ad un possibile peggioramento dei sintomi nel tempo, ad esempio mediante un aumento della profondità di infiltrazione del tessuto.

Le altre possibili complicazioni della condizioni sono quelle dell’endometriosi in sé, come una ridotta fertilità e la possibilità di sviluppare un dolore pelvico cronico.

Diagnosi

In caso di sospetto di endometriosi intestinale è particolarmente utile provare a tenere traccia dell’andamento mensile dei sintomi, per verificare un eventuale nesso con il ciclo mestruale; per quanto il collegamento non sia specifico (molte donne con colon irritabile osservano un andamento simile), è sicuramente sensibile (è improbabile che una donna affetta da endometriosi non rilevi l’andamento).

 

A partire da questa preziosa raccolta di osservazioni, il ginecologo prosegue l’anamnesi indagando la storia clinica della paziente per poi passare all’esame vaginale (esame obiettivo).

In base a quanto emerso è poi possibile avvalersi di esami strumentali, quali ad esempio:

  • Ecografia
  • Sigmoidoscopia (esame endoscopico simile alla colonscopia, ma che si limita all’osservazione dell’ultimo tratto intestinale)
  • Laparoscopia (osservazione degli organi interni condotta mediante l’introduzione in addome di strumenti sottili attraverso piccoli fori chirurgici, che consente eventualmente anche di intervenire rimuovendo il tessuto endometriale)
  • Esami di imaging (TAC e/o risonanza magnetica in caso di sospetta endometriosi profonda)

La difficoltà maggiore consiste ovviamente in una corretta diagnosi differenziale con la sindrome del colon irritabile, che può peraltro sovrapporsi (una diagnosi non esclude l’altra).

Rimedi e cura

Il primo approccio terapeutico all’endometriosi intestinale è tipicamente farmacologico, fondato sulla somministrazione di

Le modifiche allo stile di vita e l’eventuale ricorso a terapie alternative e complementari (agopuntura, omeopatia, fitoterapia) possono rivestire un ruolo nella gestione di alcune pazienti con sintomi minimi, ma va detto che nella maggior parte dei casi le evidenze di efficacia sono nella migliore delle ipotesi dubbie.

La chirurgia è il trattamento d’elezione per i casi non adeguatamente controllati attraverso i medicinali ed esistono diversi approcci, variabili ad esempio in relazione all’area interessata dalla malattia. Una suddivisione generale distingue invece

  • laparosocopia (meno invasiva, richiede poche e piccole incisioni addominali, che consentono al chirurgo di introdurre strumenti sottili ed una piccola telecamera)
  • chirurgia a cielo aperto (che richiede la tradizionale incisione chirurgica).

Non esiste una tecnica migliore in assoluto, la scelta è invece orientata dalle caratteristiche di paziente ed endometriosi, oltre che dall’esperienza del chirurgo.

A livello intestinale tipicamente è possibile operare con tre diversi obiettivi:

  • Rimozione in toto del segmento intestinale colpito (ricongiungendo poi le due estremità residue)
  • Per aree meno estese è possibile procedere all’escissione della sola superficie interessata, richiudendo poi l’apertura praticata.
  • L’opzione meno invasiva, infine, prevede la rasatura superficiale del tessuto endometriale, al costo tuttavia della possibilità di non riuscire a rimuovere interamente il tessuto uterino.

I tempi di recupero sono variabili in relazione alla tecnica scelta ed allo stato di salute generale della paziente, ma tipicamente dopo un intervento laparoscopico ci si può aspettare di tornare a casa dopo 4-7 giorni, mentre un intervento a cielo aperto può richiedere una convalescenza di 8-12 giorni.

Fonti e bibliografia

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