Barotrauma all’orecchio e altri distretti: cause e pericoli

Ultima modifica

Introduzione

Con il termine barotrauma si fa riferimento a lesioni ai tessuti dovute ad una variazione nella pressione esercitata dai gas presenti in una cavità corporea.

La parte dell’organismo dove in assoluto è presente la quota maggiore di gas sono i polmoni, pertanto questi sono la sede anatomica di danno da barotrauma colpita, ma tra gli altri distretti che possono essere affetti si annoverano:

  • seni nasali e frontali
  • orecchie
  • occhi
  • denti
  • tratto gastrointestinale

Essendo l’aria un gas, per sua natura presenta proprietà fisiche di comprimibilità, mentre l’insieme dei tessuti corporei non dispone di questa proprietà; quando si verifica una variazione della pressione esterna all’organismo, quindi, l’aria in esso contenuta offre una scarsa resistenza e può facilmente comprimersi o espandersi, al contrario dei dei tessuti che non godono di questa spiccata elasticità e possono quindi sviluppare lesioni e danni più o meno gravi.

Fattori di rischio

Le situazioni a rischio sono sostanzialmente legate alla pratica degli sport acquatici di profondità, dove l’organismo è sottoposto ad importanti variazioni di pressione (nel corso della discesa e, soprattutto, della risalita) che vanno gestite con grande cura da parte del sommozzatore.

Nello specifico, il rischio maggiore si corre a partire dai 10-15 metri di profondità fino all’affioramento in superficie ed aumenta in caso di condizioni concomitanti quali:

  • Infezioni in corso
  • Ostruzione del condotto faringotimpanico (tromba di Eustachio)
  • Congestione dei seni nasali
  • Presenza di particolari varianti anatomiche
Sub in allenamento in piscina

iStock.com/Loren Mariani

Sovradistensione polmonare

La pressione atmosferica misurata a livello del mare è approssimativamente pari a 1 atm (anche se ovviamente variabile in funzione di numerosi parametri) e la la pressione cui è sottoposto un sommozzatore aumenta proporzionalmente alla profondità dell’immersione: si stima che nell’acqua, grossolanamente, 10 metri di profondità corrispondano in maniera additiva a circa un’atmosfera di pressione (legge di Boyle-Mariotte).

Un sommozzatore giunto, ad esempio, ad una profondità di 25 metri risulta quindi sottoposto ad una pressione di circa 2,5 atmosfere.

Per le caratteristiche di comprimibilità dei gas, l’aria immagazzinata nei polmoni del subacqueo tende a

  • comprimersi in fase di discesa,
  • espandersi in fase di risalita;

ciò cozza con i limiti di elasticità del parenchima polmonare, che può arrivare ad un punto tale per cui avviene la rottura degli alveoli. Tale evenienza, a sua volta, determina lo spandimento di aria nella cavità pleurica con collasso polmonare, che viene detta in gergo pneumotorace.

Non solo: in alcuni casi (fortunatamente meno frequenti) l’aria può raccogliersi nella cavità del mediastino (pneumomediastino) o direttamente nel circolo ematico (embolia gassosa). Quest’ultima possibilità risulta particolarmente temibile in quanto il gas nei vasi forma una bolla di importanti dimensioni, che può incunearsi in un vaso arterioso bloccando di fatto il passaggio di sangue ossigenato al tessuto irrorato (con conseguente anossia dei tessuti e successivo infarto o ictus).

Sintomi

I sintomi caratteristi del barotrauma polmonare sono:

Prevenzione

Esistono delle tecniche per la risalita che ogni subacqueo deve adottare per tornare in sicurezza alla superficie. Nello specifico sono da evitare le risalite con autorespiratori ad aria (ARA) in apnea, ossia l’esecuzione quasi esclusiva di espirazioni senza atti ispiratori.

Anche la risalita in apnea completa, senza autorespiratore ma dopo aver inalato aria compressa in profondità, può causare sovradistensione polmonare. Questa eventualità è tipica in quei casi ove al subacqueo apneista viene “offerta” dell’aria in profondità e poi questo effettua la risalita senza espirare i gas inalati.

Patologie che determinano un certo grado di “intrappolamento” d’aria nelle vie aeree inferiori rappresentano controindicazioni all’attività di immersione subacquea o comunque richiedono uno stretto controllo da parte del medico curante. Alcuni esempi di queste malattie sono:

  • Asma
  • Bronchite
  • Broncopneumopatia cronico-ostruttiva (BPCO)
  • Malformazioni anatomiche

Altre forme di barotrauma

Anche nelle forme non polmonari il meccanismo di danno è simile a quello del barotrauma da sovradistensione: la rapida espansione dell’aria all’interno di strutture poco elastiche determina una loro rottura.

Le sedi più colpite sono:

  • Orecchio medio: otite barotraumatica, rottura timpanica
  • Seni nasali e frontali: sinusite barotraumatica
  • Occhio: l’aria contenuta nella maschera può provocare il “colpo di ventosa”
  • Denti: otturazioni difettose che contengono “sacche” d’aria possono causare la rottura del dente

Sintomi

I sintomi dipendono dalla sede anatomica affetta:

Prevenzione

Lo svolgimento dell’attività subacquea non può prescindere da un rigoroso training che deve essere effettuato da personale qualificato. È possibile infatti prevenire gli incidenti seguendo le regole di compensazione: si tratta di tecniche che mirano a riequilibrare la pressione dell’aria delle cavità corporee con la pressione esterna nel corso della risalita. In particolare, la compensazione viene effettuata solamente per l’orecchio medio in quanto tutte le altre cavità sono in collegamento diretto con il naso e quindi hanno modo di riequilibrarsi da sole.

Le tecniche di compensazione dell’orecchio medio più utilizzate, senza entrare nello specifico, sono:

Esse vanno impiegate nel corso dell’intera durata dell’immersione, e non iniziate al momento di insorgenza dei sintomi!

Per quanto riguarda la compensazione dell’aria contenuta nella maschera è invece sufficiente effettuare qualche piccola espirazione nasale nel corso della discesa (l’effetto della pressione è molto meno evidente, a livello dell’occhio, in fase di risalita). Va da sé che per questo motivo l’impiego degli occhialini da nuoto (i quali sigillano solamente gli occhi e non il naso) è assolutamente controindicato.

Diagnosi

Il percorso diagnostico del barotrauma inizia con una raccolta tempestiva dei dati clinici, fondamentale soprattutto nelle emergenze subacquee. Il medico valuterà innanzitutto la dinamica dell’evento: profondità massima raggiunta, velocità di risalita, eventuale omissione delle tappe di decompressione o esecuzione di manovre incongrue.

Valutazione clinica ed esame obiettivo

L’esame obiettivo si concentra sui distretti sospetti. In caso di barotrauma dell’orecchio, l’otoscopia è il primo passo per classificare il danno alla membrana timpanica (spesso utilizzando scale di valutazione clinica come la scala di Teed) e rilevare l’eventuale presenza di versamento ematico o perforazioni. Per il barotrauma polmonare, il medico ricerca segni di enfisema sottocutaneo (percepibile come un crepitio alla palpazione del collo o del torace) e valuta la simmetria del respiro per escludere il collasso polmonare.

Imaging e test strumentali

La conferma diagnostica si avvale di diversi strumenti di imaging, scelti in base alla gravità del quadro:

  • Radiografia del torace: è l’esame iniziale per identificare uno pneumotorace o un pneumomediastino.
  • Ecografia Point-of-Care (eFAST): estremamente utile in contesti di emergenza per una diagnosi rapida di versamento pleurico o collasso polmonare direttamente sul campo o in pronto soccorso.
  • Tomografia Computerizzata (TC): rappresenta il gold standard per rilevare micro-lesioni parenchimali o bolle gassose profonde non visibili ai raggi X. La TC del cranio è indicata se si sospetta un’embolia gassosa arteriosa con sintomi neurologici.
  • Audiometria e impedenzometria: test necessari per quantificare un’eventuale riduzione dell’udito o danni funzionali all’orecchio medio e interno.

Cura

Gli obiettivi primari della terapia sono la stabilizzazione delle funzioni vitali, la riduzione del volume delle bolle gassose e il ripristino dell’integrità dei tessuti danneggiati. Le opzioni terapeutiche spaziano dal semplice monitoraggio per i casi lievi fino al trattamento d’urgenza in camera iperbarica.

Gestione delle emergenze e ossigenoterapia

In presenza di barotrauma polmonare o sospetta embolia, il primo intervento consiste nella somministrazione di ossigeno normobarico al 100% tramite maschera con reservoir. L’ossigeno ad alti flussi favorisce il riassorbimento dell’azoto e del gas inerte dai tessuti e dalle bolle, migliorando l’ossigenazione periferica. Se è presente uno pneumotorace iperteso, il medico procederà immediatamente con la decompressione tramite ago o l’inserimento di un drenaggio toracico per permettere al polmone di riespandersi.

Terapia iperbarica (OTI)

La camera iperbarica rappresenta il trattamento definitivo per l’embolia gassosa arteriosa e per le forme gravi di barotrauma polmonare associate a sintomi neurologici. Sottoporre il paziente a una pressione superiore a quella atmosferica permette di:

  • Ridurre meccanicamente il volume delle bolle di gas secondo la legge di Boyle.
  • Accelerare l’eliminazione dei gas inerti.
  • Contrastare l’edema e i processi infiammatori acuti.

Trattamenti locali e farmacologici

Per le forme localizzate meno gravi, la terapia è mirata al distretto colpito:

  • Orecchio e seni nasali: si utilizzano decongestionanti nasali, corticosteroidi per ridurre l’infiammazione delle mucose e, se necessario, antibiotici per prevenire sovrainfezioni batteriche dovute al ristagno di liquidi o sangue. In rari casi di rottura timpanica che non guarisce spontaneamente, può essere indicato un intervento chirurgico correttivo (miringoplastica).
  • Occhi e denti: le emorragie sottocongiuntivali solitamente si risolvono spontaneamente senza terapia; le lesioni dentali richiedono invece un intervento odontoiatrico per riparare le fratture e rimuovere eventuali sacche d’aria residue sotto le otturazioni.

Stile di vita e recupero

Il recupero da un barotrauma richiede riposo assoluto dalle attività subacquee e dai voli aerei per un periodo che varia da poche settimane a diversi mesi, a seconda della gravità. È essenziale gestire l’eventuale componente psicologica, come l’insorgenza di un attacco di panico o stati di confusione legati al trauma, attraverso un supporto adeguato. Il ritorno all’attività subacquea deve essere autorizzato esclusivamente da un medico specialista in medicina subacquea e iperbarica dopo esami di controllo completi.

Fonti e bibliografia

Tutte le news di The WOM Healthy su Google

Tutti gli aggiornamenti su salute, alimentazione e benessere.

Seguici su Google
Articoli Correlati
Articoli in evidenza