L’andropausa esiste davvero? Età, sintomi e cura

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Andropausa, il significato del termine

Menopausa è un termine utilizzato per indicare la fine dell’età fertile della donna, con l’interruzione definitiva del ciclo mestruale (deriva dal greco “μήν” mese, e “παῦσις” cessazione); nell’uomo non è possibile individuare un evento fisiologico che costituisca allo stesso modo uno spartiacque tra un prima ed un dopo, quindi parlando di andropausa si fa in genere riferimento ad una progressiva ma graduale riduzione dei livelli di testosterone circolanti, transizione che si verifica in un arco di decenni e che può eventualmente condurre all’ipogonadismo (insufficiente produzione di ormoni sessuali).

  • Andropausa: progressivo abbassamento dei livelli di testosterone legato all’età
  • Ipogonadismo: carenza di testosterone, a prescindere dall’età.

I due concetti sono quindi correlati, ma la presenza di uno non implica necessariamente anche l’altro; quando l’ipogonadismo è conseguente all’età si parla di ipogonadismo ad insorgenza tardiva.

A differenziare ulteriormente uomo e donna si aggiunga infine la considerazione che, se nella donna con la menopausa viene meno la fertilità perché si interrompe definitivamente la produzione di ovuli, un uomo potrebbe essere potenzialmente fertile per l’intero arco della vita, con una produzione di spermatozoi che presumibilmente andrà incontro ad una progressiva diminuzione, ma mai ad una fisiologica o tanto meno brusca interruzione. In questo senso una vera andropausa esiste solo in quegli uomini che abbiano perso la funzione testicolare, a causa di malattie o incidenti, o in quelli con carcinoma prostatico avanzato sottoposti a castrazione chirurgica o medica.

Andropausa

Shutterstock/4 PM production

Sintomi

In caso di ipogonadismo ad insorgenza tardiva alcuni uomini manifestano depressione, perdita del desiderio sessuale, disfunzione erettile e altri sintomi sia fisici che emotivi a cavallo a partire indicativamente dai 50 anni; oltre a questi, che sono sicuramente i più noti ed evidenti, possono comparire anche

  • una generica perdita di entusiasmo ed energia
  • stanchezza inspiegabile
  • sbalzi d’umore e irritabilità
  • perdita di massa muscolare e peggioramento delle capacità fisiche
  • aumento di peso inspiegabile e ridistribuzione del grasso, ad esempio con un aumento della pancia o nei casi più severi di ginecomastia (sviluppo del seno)
  • difficoltà a dormire (insonnia) e/o aumento della stanchezza
  • riduzione della capacità di concentrazione e memoria a breve termine
  • osteoporosi e disturbi collegati, come tendenza alle fratture
  • riduzione dei peli
  • raramente anche vampate di calore.

Questi sintomi possono interferire con la qualità di vita, quando presenti è quindi importante indagarli per caratterizzarne con precisione l’origine e poter quindi intervenire concretamente per trovare sollievo.

Cause

Sebbene sia indiscutibile che i livelli di testosterone diminuiscano con l’età, il declino è in realtà costante e limitato a circa l’1% all’anno a partire dai 30-40 anni di età, ed è quindi improbabile che questo causi problemi di per sé, sia per la diminuzione molto modesta che per il protrarsi negli anni della riduzione.

Una reale carenza di testosterone, ovvero una quantità davvero insufficiente, può comunque manifestarsi in alcuni uomini ed essere responsabile dei sintomi descritti (il quadro clinico prende il nome di ipogonadismo ad esordio tardivo); in molti casi tuttavia i disturbi elencati non hanno nulla a che vedere con gli ormoni, ma sono al contrario l’inevitabile conseguenza di fattori di rischio legati allo stile di vita e ad aspetti più propriamente psicologici. Ad esempio, la disfunzione erettile, la perdita della libido e gli sbalzi d’umore possono essere il risultato di:

sviluppati a prescindere dal testosterone, attraverso la maturazione di pensieri negativi conseguenza ad esempio di problemi sul lavoro o di relazione, divorzio, difficoltà economiche e preoccupazione per i genitori che invecchiano, ma anche della cosiddetta “crisi di mezza età”, frutto magari di un primo bilancio sulla propria vita.

Ci sono anche cause organiche che possono spiegare l’impotenza, come un diabete incipiente, un’aterosclerosi che inizia a dare segno di sé o le prime complicazioni di una pressione troppo alta.

E poi ci sono aspetti che vengono trascurati, derubricati, sottovalutati, come ad esempio

È quindi molto importante comprendere e fare proprie tre considerazioni:

  1. la presenza di sintomi, per quanto suggestivi, non indica necessariamente una reale carenza di testosterone,
  2. al contrario uomini con una carenza accertata non sempre mostrano sintomi, o comunque non tutti quelli che ci si potrebbe aspettare;
  3. un’eventuale carenza di testosterone non è necessariamente solo frutto dell’età, ma potrebbe essere anche il risultato di fattori esterni, legati allo stile di vita o conseguenza di terapie farmacologiche od altre malattie a monte.

Ipogonadismo ad esordio tardivo

La rapidità fisiologica con cui calano i livelli di testosterone è variabile nei diversi individui ed è peggiorata, oltre che dall’età, anche da malattie croniche come il diabete di tipo 2obesità, gravi stress emotivi e farmaci, mentre può essere rallentata e talvolta invertita da un corretto stile di vita; tra i diversi parametri sono l’obesità e la circonferenza in via ad essere considerati tra i più affidabili predittori del rischio di carenza sintomatica di androgeni.

Seppure siano una minoranza, quindi, esistono casi in cui i sintomi potrebbero effettivamente essere legati ad una reale carenza di testosterone, la cui produzione da parte dei testicoli potrebbe essere diventata insufficiente. Si tratta di una condizione medica che prende il nome di ipogonadismo e, quando si sviluppa in età matura e almeno apparentemente senza altre cause, viene ad essere indicata come ipogonadismo ad esordio tardivo.

Vale la pena notare che si tratta come detto di una condizione medica, patologica, non un inevitabile effetto dell’invecchiamento, ecco perché ancora una volta non si può parlare di menopausa maschile.

Diagnosi

La diagnosi di ipogonadismo ad insorgenza tardiva non può basarsi esclusivamente sui sintomi, poiché molti di essi sono aspecifici e comuni ad altre condizioni legate all’invecchiamento o allo stile di vita. Il percorso diagnostico moderno segue protocolli rigorosi per distinguere un calo fisiologico da una condizione patologica che necessita di trattamento.

Valutazione clinica e questionari

Il primo passo è un’anamnesi dettagliata condotta dall’andrologo o dall’endocrinologo. Il medico valuta la presenza di segni clinici (come la riduzione del volume testicolare o della peluria) e sintomi soggettivi. Spesso vengono utilizzati questionari validati, come l’AMS (Aging Males’ Symptoms score) o l’IIEF-5 per la disfunzione erettile, che aiutano a quantificare l’impatto dei disturbi sulla qualità della vita.

Esami di laboratorio: il ruolo del testosterone

La conferma richiede la misurazione dei livelli di testosterone totale attraverso un prelievo di sangue. Per una diagnosi accurata è fondamentale che:

  • Il prelievo venga effettuato al mattino (tra le 8:00 e le 11:00), momento in cui i livelli ormonali sono al picco fisiologico.
  • L’esame venga ripetuto almeno due volte in occasioni diverse, per escludere fluttuazioni temporanee dovute a stress, malattie acute o carenza di sonno.

Se il testosterone totale è ai limiti inferiori della norma, il medico può richiedere il dosaggio della SHBG (globulina legante gli ormoni sessuali) per calcolare il testosterone libero, ovvero la quota biologicamente attiva dell’ormone, che riflette meglio lo stato ormonale reale del paziente.

Diagnosi differenziale e biomarcatori

Per individuare la causa dell’ipogonadismo (se dipenda dai testicoli o da un problema “centrale” a livello di ipofisi), vengono solitamente dosati altri ormoni come LH (ormone luteinizzante) e FSH. In alcuni casi è necessario escludere altre patologie attraverso il dosaggio della prolattina e lo studio della funzionalità tiroidea. Una valutazione della densità minerale ossea (MOC) può essere indicata se si sospetta un’insorgenza di osteoporosi legata al deficit ormonale.

Cura e trattamenti

L’obiettivo principale della terapia non è semplicemente “alzare i numeri” degli esami di laboratorio, ma migliorare la qualità della vita, preservare la salute delle ossa, correggere la composizione corporea e ridurre il rischio metabolico. L’approccio terapeutico è personalizzato e si articola su più livelli.

Modifiche dello stile di vita: la prima linea d’intervento

In molti uomini, i livelli di testosterone possono migliorare significativamente senza farmaci agendo sui fattori correggibili. Il tessuto adiposo viscerale (la “pancia”) converte attivamente il testosterone in estrogeni; pertanto, il calo ponderale è considerato una vera e propria terapia. Un programma basato su:

  • Alimentazione bilanciata: riduzione di zuccheri semplici e grassi saturi a favore di fibre e proteine di alta qualità.
  • Attività fisica regolare: l’allenamento di forza (resistenza) e l’attività aerobica stimolano la produzione endogena di ormoni e migliorano la sensibilità insulinica.
  • Igiene del sonno: dormire almeno 7-8 ore per notte è essenziale, poiché la maggior parte del testosterone viene prodotta durante le fasi profonde del riposo.

Terapia Sostitutiva con Testosterone (TRT)

Quando le modifiche dello stile di vita non sono sufficienti e la carenza è confermata, lo specialista può prescrivere la Terapia Sostitutiva con Testosterone (TRT). Le opzioni disponibili includono:

  • Gel transdermici: applicati quotidianamente sulla pelle, offrono livelli ormonali stabili e mimano il ritmo circadiano naturale.
  • Iniezioni intramuscolari: esistono formulazioni a breve durata d’azione o a lento rilascio (che richiedono somministrazioni ogni 10-14 settimane).
  • Cerotti o formulazioni orali: meno comuni in Italia rispetto alle precedenti opzioni.

La terapia può migliorare sensibilmente il desiderio sessuale, l’umore e la forza muscolare. Tuttavia, la TRT non è priva di rischi e richiede un monitoraggio medico costante.

Sicurezza e monitoraggio

Prima di iniziare e durante il trattamento, è fondamentale monitorare la salute della prostata tramite il dosaggio del PSA e l’esplorazione rettale, sebbene il consenso scientifico attuale indichi che la TRT non causi il tumore della prostata, ma possa accelerarne la crescita se già presente in forma aggressiva. È inoltre necessario controllare periodicamente l’ematocrito (la densità del sangue), poiché il testosterone può stimolare un’eccessiva produzione di globuli rossi.

La terapia è controindicata in presenza di cancro alla prostata o alla mammella maschile non trattati, grave scompenso cardiaco o apnee ostruttive del sonno non controllate. La decisione deve sempre scaturire da un dialogo aperto tra medico e paziente, soppesando benefici attesi e potenziali effetti collaterali.

Fonti e bibliografia

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