Le statine sono farmaci largamente prescritti per ridurre il colesterolo LDL (“cattivo”) e, di conseguenza, il rischio di infarto e ictus.
Poiché sia l’alcol che le statine vengono metabolizzati in larga parte dal fegato, molte persone si chiedono se un bicchiere di vino o una birra possano creare problemi durante la terapia, ma prima partiamo da quello che pensa la maggior parte della popolazione che consuma alcolici.
Il vino rosso fa bene al cuore?

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È una credenza molto diffusa che un bicchiere di vino rosso al giorno possa “fare bene al cuore”, grazie alla presenza di polifenoli antiossidanti come il resveratrolo. Alcuni studi osservazionali del passato avevano suggerito un effetto protettivo sul rischio cardiovascolare con un consumo moderato di alcol, in particolare vino rosso, tuttavia le evidenze più recenti e rigorose dimostrano che
Il consumo moderato di alcol non fornisce ulteriori benefici cardiovascolari ai pazienti che già assumono statine e non riduce i principali eventi cardiovascolari avversi in questo gruppo.
Le statine riducono il rischio cardiovascolare in modo potente e ben documentato, e aggiungere alcol nella speranza di “potenziare” l’effetto protettivo non ha basi scientifiche solide; il possibile beneficio degli antiossidanti contenuti nel vino può invece essere ottenuto da fonti alimentari più sicure, come frutti di bosco, noci, verdure a foglia verde e olio d’oliva.
Al contrario il consumo eccessivo di alcol è sempre e comunque NON consigliato, perché associato a trigliceridi più alti, HDL (colesterolo “buono”) più basso e ad altri cambiamenti aterogenici che aumentano il rischio cardiovascolare, anche se il colesterolo LDL non è sempre elevato.
Mischiare alcolici e statine è pericoloso?
I pazienti in terapia con statine possono generalmente consumare alcol, ma un consumo eccessivo aumenta il rischio di effetti collaterali epatici (fegato) e muscolari.
Un consumo moderato di alcol non sembra aumentare significativamente i rischi per la maggior parte degli utilizzatori di statine, ma il consumo eccessivo di alcol dovrebbe essere evitato, soprattutto nei soggetti con malattie epatiche o altri fattori di rischio.
Inoltre la British Heart Foundation pone (giustamente!) l’attenzione su un altro aspetto fondamentale:
Se viene prescritta una statina, è perché il rischio di patologie cardiache, come infarto o ictus, è più elevato. Ciò significa che ci si dovrebbe adoperare per apportare cambiamenti salutari al proprio stile di vita, oltre ad assumere il farmaco, limitando anche la quantità di alcol consumata (non più di 14 unità alcoliche alla settimana).
Perché possono aumentare gli effetti indesiderati?
Il fegato utilizza enzimi specifici (ad esempio il sistema del citocromo P450) per neutralizzare sostanze potenzialmente tossiche, inclusi farmaci e alcol.
- Statine: alcune (simvastatina, atorvastatina, lovastatina) sono maggiormente metabolizzate dal citocromo P450 3A4; altre (pravastatina, rosuvastatina) lo sono in misura minore.
- Alcol: l’etanolo viene trasformato in acetaldeide e poi in acido acetico, un processo che può generare radicali liberi e infiammazione.
Se il fegato deve gestire contemporaneamente alcol e statine può verificarsi un sovraccarico metabolico con potenziale aumento degli enzimi epatici (transaminasi), a testimonianza dello stresso cui sono sottoposte le cellule epatiche.
Quando l’alcol va evitato del tutto
- Malattia epatica rilevante (epatite virale, cirrosi, steatosi severa).
- Enzimi epatici persistentemente elevati
- Uso combinato di altri farmaci con potenziale epatotossicità (antifungini azolici, macrolidi ad alte dosi, amiodarone, …).
- Storia di pancreatite o miopatia (dolori muscolari) associata a statine.
In queste condizioni la sospensione totale di alcol è la scelta più sicura.
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